| 22 gennaio 2021

Riceviamo e pubblichiamo
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Vedendo ritornare al centro della scena un noto uomo politico, mi è venuta in mente la novella del Boccaccio “Calandrino e l’elitropia”.
Devo ammettere che oggi i Maso e i Buffalmacco, sono tanti, anche se non hanno la pronuncia toscana e la faccia da furbo.
Ma Calandrino - lo sprovveduto che prende le sassate dopo che l’hanno convinto di essere invisibile - è uno solo: il popolo italiano, che crede agiscano in buona fede.
E oltre le sassate la beffa finale, dopo che lui ha menato la moglie accusandola di aver rotto il sortilegio.
E la casta se la ride, e cercherà qualcuno cui addossare la colpa.
Si assolve da sola.
L’accostamento è un poco bislacco, ma non tanto da renderlo incredibile.

Ma voglio dilettarvi parlando di un tema che mai nessuno sfiora: di come era ed è gestita e incanalata la sacrosanta volontà del popolo con le votazioni.
Alcune procedure grossolane e illecite:
a) Una scarpa data prima del voto e l’altra dopo che il donatore è stato eletto. Qualcuno ancora si ricorda di Achille Lauro e della sua bella Napoli?
b) Poi la promessa di qualcosa di più consistente, tipo buono da cento litri di benzina, tagliato a metà. Controllare con precisione chi avesse votato, lui e la sua famiglia - e il parentado, se si trattava di un posto da guardacaccia - era semplice, quando ogni lista contenevano una trentina di nomi. Ai futuri beneficiari del “regalino” bastava dire: voi votate 1-3-27. A un altro gruppo: 1-2-16, e via di seguito. Così l’1, o il 2, o il 3 ottenevano il massimo dei voti, mentre gli altri erano messi per fare numero. Allo spoglio, uno scrutinatore prendeva nota. Sì, i cinque Ciarniello hanno votato 1-3-27. Bene! Diamogli l’altro mezzo buono. E vada al distributore di benzina nostro amico.
c) Il voto mafioso. Non nascondiamoci dietro a un dito. In quel di Monza, non a Corleone, la magistratura ha constatato, qualche anno fa, che la mafia aveva “influenzato” tremila votanti. Non pochi, quando qualche decina di preferenze fanno la differenza fra l’uno e l’altro dei candidati. E qualche centinaio, fra i partiti.
Si può dire che sia acqua passata, e che il voto di scambio, più o meno scoperto, esista ormai solo in Parlamento e solo per quel tanto che serve. Io ci ripenserei. Mutati i tempi, si è cercato solo, di dare un’apparenza di liceità al sistema.
a) Pensiamo alle Regioni in cui un partito comanda da più di mezzo secolo. In cui nulla è dato, da un incarico importante all’autorizzazione per un passo carraio, senza il suo benestare. E se proprio una cosa deve essere concessa, magari da un sindaco ardito, tra corsi e ricorsi la fanno penare per anni, con tutti gli inghippi possibili. E quando l’ha avuta, una persona, un gruppo, se la tienie stretta, e fa che nulla cambi, per paura di perderla. Soprattutto se si tratta di un beneficio.
b) Pensiamo alla parzialità dell’informazione. Non di quella gestita da gruppi editoriali privati - che diamo per scontata – ma da quella programmata della TV di Stato, che fra le pieghe si nota anche in Rai-Storia, che Paolo Mieli, rispettabile studioso, tenta di rendere attraente, facendo domande concordate a dei ragazzini che hanno studiato la risposta a memoria. Peggio che il “Grande fratello”.
c) Pensiamo al ricorso, continuo, al refrain di far passare per bifolchi trinariciuti e a guardare con commiserazione chi non la pensa come dettano i cosiddetti intellettuali, che, certi del benessere di cui godono, giocano a fare i sociologi. E della gente comune se ne sbattono allegramente. Come facevano quelle dame che accompagnavano la Regina a visitare gli ospedali militari durante la grande guerra; con l’aria addolorata e compassionevole, e intanto pensavano alla toilette da indossare al ballo della sera.
Quello che è peggio, tuttavia, è la nostra immaturità, per cui beviamo tutto quello che ci viene detto da chi pensiamo la “pensi” come noi.
E ci ubriachiamo, votando come tira il vento, come fanno gli stormi degli uccelli, scambiando vigili urbani per grandi statisti. Chiedendo scusa ai vigili urbani.

Gennaro Guala
Bergamo – sabato 23/1/2021
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Alla prossima e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 21 gennaio 2021

Ieri è entrato in carica il 46^ presidente americano Joe Biden, 79 primavere il prossimo novembre.
Uomo navigato e da quasi mezzo secolo in politica, prende in mano un paese diviso e preoccupato.
La sua vice è la 56enne Kamala Harris una indo-giamaicana d'origine, che è molto più giovane, ma assolutamente esperta.
Qualcuno prevede che in realtà sarà lei il vero presidente dietro le quinte.
Trump è uscito di scena senza onore, dimostrando che far fare politica agli imprenditori è una scelta ad alto rischio.
Ce ne eravamo accorti anche in Italia con Berlusconi.
Sono personaggi troppo centrati su se stessi, con un ego smisurato, vanitosi, arroganti, abituati a vedere eseguiti gli ordini senza tante domande e poco inclini alla condivisione del potere.
Con loro trovare un equilibrio da veri statisti è praticamente impossibile.
Perchè pensano più al loro smisurato interesse personale, piuttosto che al bene comune di un intero popolo.
Insomma, i business men non sono affidabili in politica.
Biden ha tenuto a Washington un discorso moderato e colmo di buoni propositi, ma che non nasconde i grandi problemi, interni ed esterni, di quella che era la prima grande potenza del mondo.
Così Trump è uscito di scena in solitudine, umiliato, denigrato, processato e pure impicciato.
E quando il re cade, molti sono quegli sciacalli postumi che si avventano sul suo cadavere ancora fumante.
Il peggiore è stato sicuramente il giornalista americano, ma che ha fatto fortuna in Italia, Alan Friedman, il quale ieri sera alla Rai, servizio pubblico nazionale, ha definito l'ex first lady Melania una escort (puttana di alto bordo).
Non è solo stata una caduta di stile colossale e una vigliaccata impagabile, ma soprattutto una maleducazione sessista e offensiva da vera e propria denuncia penale.
Naturalmente al momento nessuna delle nostre donne politiche di sinistra, Boldrina in testa, ha battuto ciglio.
Ma così vanno le cose, dai due pesi e due misure, in certi ambienti "democratici".

Alla prossima e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia,

| 16 gennaio 2021

Riceviamo e pubblichiamo.

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VOTAZIONI E SPROVVEDUTEZZA

Si sente ripetere da più voci, è diventato un refrain, che è impossibile andare a votare in tempi di pandemia.
Negli Stati Uniti hanno votato, e nessuno ha mai contestato la cosa, tipo la scarsa affluenza alle urne o l’emotività del momento.
Sembra un fatto incontestabile, ma qualcuno dei nostri informatissimi corrispondenti ci ha mai parlato di questo? Da parte mia, ammettendo di essere prevenuto, sono convinto che leggano solo il New York Times, ascoltino la CNN, e nei giorni di intenso lavoro, quando all’esterno ci sono 20 gradi sotto zero e non possono andare a zonzo, spulcino dalle veline della “Associated Press” o della “United Press International”, che è più semplice e comodo ancora.
Naturalmente esagero, ma dopo i filtri delle nostre TV, fatti di domande che anticipano la risposta o interruzioni pubblicitarie, sembra proprio che sia così.
Anche per rispettabilissimi studiosi, come Rampini.
Ma torniamo al voto.
Forse che non è valido il voto degli italiani all’estero, che lo inviano per posta?
Ardentemente desiderato e voluto da Tremaglia, che, con i dodici seggi a loro riservati, hanno mandato a casa Berlusconi di cui lo stesso Tremaglia era ministro. Proprio lui e Berlusconi che aveva avuto la dabbenaggine di accontentarlo.
Perché non e possibile estendere questo diritto agli italiani residenti in Italia?
Una volta tanto, dato che, si voglia o no, siamo - anche per numero di morti al giorno - in stato di guerra?
Primo: perché solo dire una cosa del genere sarebbe scandaloso?
Come si potrebbe garantire il voto segreto?
Ma in quanti casi, fra i membri di una famiglia il voto è un segreto?
E anche così, se qualcuno desidera mantenerlo segreto, lo può fare, basta lo voglia.
Per gli italiani all’estero, non vale la stessa cosa?
Se poi sono all’estero da vent’anni, cosa si pensa sappiano di cosa avviene in Italia, se non influenzati dai loro parenti, che votano per l’uno o per l’altro?
Secondo: ma almeno qualcuno lo ha pensato, in stato di estrema necessità con la pandemia ancora in corso, nel caso non si riescano più a formare maggioranze parlamentari anche agli occhi del Presidente della Repubblica, pur con tutti gli inciuci possibili e immaginabili?
Ci credo poco, perché sarebbe come rompere le regole di un gioco che va avanti da quasi ottant’anni, e chi ha quel briciolo di fantasia di uscire dai solchi tracciati?

Che in giro ci siano degli sprovveduti, incapaci di vedere al di là del proprio naso, è ancora da dimostrare?
Si sapeva da sempre che in autunno ci sarebbe stato una recrudescenza della pandemia.
Questione di corsi e ricorsi o di sbalzi di temperatura, non ha molta importanza.
Che somministrare il vaccino contro il covid-19 a trenta o quaranta milioni di italiani avrebbe richiesto del tempo. Molto tempo, se si ipotizzano almeno due anni.
Con la gente in lunghe colonne, sotto il sole o a pioggia, ad aspettare pazientemente la salvifica chiamata.
Si presentano due casi: o la gente - tutta con la propria brava tessera sanitaria, cioè rintracciabile anche attraverso i medici di base - può farsi trasportare o guidare un’auto, oppure non può muoversi da casa.
Nel primo caso: perché nei saloni vuoti delle fiere (per fare un esempio, ma ce ne sono altri) che hanno ampi parcheggi non si sono attrezzati cinque, sei, dieci “stalli” in cui fare le vaccinazioni, con in ognuno un’infermiera ed un aiuto, infermiere o non, per darsi il turno all’ago in modo di non stressarsi, con un medico chiamato nei casi dubbi o di necessità?
E non vengano a raccontarci che per insegnare a qualcuno come si fa una “puntura”, ci vogliono tre anni di preparazione.
Nel secondo caso: perché non ordinare in tempo un numero sufficiente di mezzi (tipo quelli in cui si donava, o forse ancor si dona il sangue) che si muovano casa per casa, o paesino per paesino, a vaccinare chi non può muoversi, e magari anche altri che si trovano nei paraggi.
Oltre agli ospedali, anch’essi, non avrebbero nessuna difficoltà a ricevere e conservare il vaccino.
E ai medici di base, che comunque qualche grana l’avrebbero nel garantire una temperatura di 70 gradi sotto lo zero alle loro forniture.
Si è fatto qualcosa, o altro di analogo (sicuramente più efficace e dettagliato della mia rudimentale pensata), dato che paghiamo o eleggiamo migliaia o migliaia di persone che pensino al nostro posto, nei cinque o sei mesi che hanno passato a macinare parole?
Di chi è la colpa, oltre che della nostra dabbenaggine?
Di tanti, a tutti livelli della politica, della burocrazia, e di chi invoca a scusa del suo immobilismo gli intralci posti dalla burocrazia stessa.
E di chi non sa fare delle semplici divisioni e moltipliche: tanto per tanto diviso tanto mi dà tanto, traendone le conclusioni e imponendo le iniziative da intraprendere.

Gennaro Guala
Bergamo – 16/01/2021
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Alla prossima e in alto i cuori.

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| 13 gennaio 2021

Uno dei peggiori governi della storia italiana forse ha le ore contate.
Per fare politica, senza far danni, occorre cultura, attitudine, esperienza e preparazione, doti che evidentemente sono mancate a questa banda di improvvisati.
A partire da Conte, un avvocatino che nessuno conosceva e che si è ritrovato a guidare quella che era una delle prime 10 potenze economiche del mondo.
Per non parlare della banda improvvisata di Grillo: braccia rubate all'agricoltura che si sono viste catapultare in Parlamento senza nemmeno sperarlo.
Basti pensare che come Ministro del Lavoro è stato nominato un ragazzino campano senza arte nè parte, che non aveva mai avuto prima nemmeno un'occupazione fissa.
Se l'attuale Parlamento italiano rappresenta il meglio della popolazione, siamo purtroppo destinati a fallire sotto il peso della pochezza.
E sono lì a dimostrarlo alcune evidenze, che tutti in coscienza dovrebbero saper cogliere.
Vediamone alcune.
La pandemia è stata gestita con un'incapacità assoluta, soprattutto da settembre in avanti.
La scuola è stata abbandonata a se stessa tra banchi a rotelle e una didattica a distanza che ha stressato studenti e professori. Parentesi, è bene ricordare che le tasse scolastiche non sono state sospese, o almeno ridotte, nonostante gli istituti fossero chiusi.
Le imprese sono state abbandonate a se stesse, con finanziamenti mai arrivati, cassa integrazione in ritardo, licenziamenti bloccati, chiusure obbligatorie senza adeguati ristori, banche che non hanno accettato nemmeno le garanzie dello Stato e cartelle esattoriali, tasse e adempimenti che avanzano senza tregua.
Il turismo, vero motore italiano, è stato messo in ginocchio e ormai non ci sono più speranze di risollevarlo a breve.
Degli oltre 200 miliardi di finanziamenti europei non esiste un piano programmatico e dettagliato, così nessuno sa dove andranno veramente a finire e chi li gestirà accuratamente.
Per non parlare dei vari scandali, come quelli che riguardano gli acquisti di mascherine, i dati sanitari farlocchi, la scelta dei vaccini e le spese astronomiche per i padiglioni vaccinali con tanto di margherite petalose.
Di fatto il Paese è economicamente crollato e le macerie si accumulano ogni giorno di più.
La gente è esasperata e preoccupata, tanto che migliaia di ristoratori hanno deciso di aprire lo stesso nonostante i divieti dei vari DPCM notturni.
Perchè il 2021 probabilmente sarà pure peggiore del precedente anno nefasto.
Ma il Governo soprassiede, non decide e tentenna, millantando un falso problema sanitario qualora si andasse a votare.
in realtà sa perfettamente di essere ormai in minoranza.
Allora aprite gli occhi e preparate i seggi.

Alla prossima e in alto i cuori.

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| 8 gennaio 2021

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale, pubblicato dai mensili QUI BERGAMO e QUI BRESCIA, attualmente in edicola.
Buon weekend.
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E’ con immenso piacere che finalmente sta per finire uno degli anni più oscuri della storia mondiale.
Annunciatosi come anno bisesto, il 2020 ha mantenuto tutte le sue premesse di sfortuna e di malaugurio. Purtroppo non si potrà scendere in piazza il 31 dicembre per far esplodere tutta la nostra gioia a suon di botti e fuochi d’artificio, e non sarebbe bastato il cannone della rocca bergamasca per enfatizzare il tripudio popolare. E’ stato davvero un anno durissimo, non solo per Bergamo e per Brescia, che ha devastato la salute e l’economia di interi paesi. Una pandemia quasi annunciata, ne parlò persino l’informatico Bill Gates nel 2015, che è stata gestita nel peggiore dei modi, non solo in Italia. Pensavamo che il globalismo avrebbe potuto portare almeno ad una unità di intenti e che l’Europa sarebbe stata capace di coordinarsi aiutando tutti indistintamente. A posteriori possiamo dire che nulla di tutto ciò è accaduto. Egoismi nazionali e improvvisazioni locali l’hanno fatta da padrone. Poi sono scorsi fiumi di parole non verificate e un mare di opinioni contraddicibili nello stesso giorno. Coloro che dovevano essere degli scienziati prudenti, anziché parlare con cognizione di causa e con prove conclamate, si sono sbizzarriti in ipotesi pubbliche per lo più fantasiose e inaffidabili. Le televisioni e i main media hanno fatto di peggio, rincorrendo soprattutto la conta dei morti, anziché la verità scientifica. E più erano i decessi e più sembravano provare un cinico compiacimento da macabro avanspettacolo. La matematica è così diventata un’opinione e la realtà si è trasformata in una sceneggiata raccapricciante. Di seri protocolli sanitari condivisi a livello globale, neanche l’ombra. In un tripudio mediatico che ha ottenuto solo una cosa, quella di terrorizzare la gente. Ma quando si instaura il panico generalizzato, arrivano inesorabilmente le tenebre della ragione. Così è iniziata la caccia all’untore, la segregazione forzata di intere comunità, i decreti legislativi fatti la notte per entrare in vigore all’alba, la rincorsa ad acquistare delle miracolistiche mascherine a cui si affidava la salvezza per mezzo euro. Ma il virus non guarda in faccia a nessuno. Noi da 40 anni conviviamo con quello dell’Aids o HIV, che non è ancora stato debellato, e a cui abbiamo sacrificato 35 milioni di morti fino a oggi, ma abbiamo ancora quasi 2 milioni di nuovi contagiati l’anno, mentre 40 milioni di persone sono tuttora infette e contiamo 700.000 vittime nel solo 2019. Eppure pochi ne parlano e nessun governo si è mai sognato nel tempo di vietare i rapporti sessuali non protetti! Noi invece ci concentriamo unicamente sul Covid, a dimostrazione dei dannosissimi effetti di una pandemia mediatica. E allora le persone vivono nell’angoscia e cominciano ad evidenziare dei seri problemi psicologici causati dai lock down, dalla crisi economica e dall’incertezza verso il futuro. La depressione, l’ansia, la schizofrenia, l’aumento dei suicidi, la solitudine, il senso di abbandono, le violenze in famiglia, stanno colpendo sempre più persone. Ma suvvia, in conclusione siamo arrivati, anche se malconci, a questo sobrio Natale virale, regolamentato da Conte con editti di stile sovietico: niente cenone, niente assembramenti, niente sciate in montagna, niente visite parenti, niente messe di mezzanotte. Dovremo isolarci anche a Capodanno, ma con la grande certezza che questo orribile 2020 se ne sia andato per sempre.
Tiè!
E allora non mi resta che fare gli auguri più affettuosi a tutti voi resilienti.
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Alla prossima e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 7 gennaio 2021

Riceviamo e pubblichiamo.
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VIENE, VIENE LA BEFANA

Sono talmente stufo di vedere sempre le stesse facce, sentire sempre gli stessi discorsi, che devo fare uno sforzo su me stesso per non farmi sopraffare da una completa apatia.
Sicuramente questo è dovuto in parte al fatto che leggo poco i giornali e mi informo dalla TV, in parte all’isolamento che mi sono imposto per cercare di superare questa peste subdola che non si sa ancora con precisione come si trasmette, a parte lo sputacchiarsi in faccia senza mascherina.
Come attenuante per la prima ipotesi, resta il fatto che giornalisti e direttori dei maggiori quotidiani compaiono direttamente sullo schermo a dirci la loro, e sappiamo a priori dove, più o meno velatamente, vanno a parare.
Per la seconda, dato che per l’età sono in una categoria a rischio altissimo, non vorrei lasciare senza autista mia moglie, che, dopo aver conseguito la patente ai diciotto anni canonici, non ha più voluto toccare un volante.
Conte o non Conte, that is the question.
Perché non la si smette con questo dilemma e si decide una volta per tutte?
Se va bene, teniamolo. Se va male, mandiamolo a casa.
In tempo di pandemia non si può.
Perché?
In quanto tempo Mussolini è stato spedito sul Gran Sasso, sfiduciato dallo stesso Gran Consiglio costituito di gerarchi che lui stesso aveva voluto, tutti di provata fede fascista, quando costoro si sono resi conto che nell’ultimo anno si era precipitati in una situazione insostenibile?
Non tenendo conto che tre anni prima la maggioranza degli italiani riempiva le piazze per applaudirlo?
Gerarchi che hanno rischiato parecchio, altro che una poltrona!
Per mera scarogna, loro prima e di Mussolini poi, i tedeschi sono andati a riprenderselo.
Loro sono stati fucilati alla schiena su un piazzale erboso a Verona, a cavalcioni su una sedia con le spalle al plotone di esecuzione.
Lui, o per essere precisi, il suo cadavere, è finito esposto in Piazzale Loreto.
Ma i nostri molto onorevoli rappresentanti rischiano solo uno scranno, e, a meno che siano capaci di firmare solo con una croce, il posto da presidente di qualche ente, o consigliere di due o tre enti o società, statali, parastatali e non, gli sarà sempre assicurato.
Se non finiscono addirittura al Parlamento Europeo.
Chi li sostituisce al potere pensa: "Oggi tocca a loro, domani può toccare a me”, non diamo il “cattivo” esempio cancellando abitudini consolidate.
E’ indubbio che non è giusto generalizzare, ma mi sarà permesso fare un poco di ironia in mezzo alla superficiale seriosità da cui siamo sommersi?
Forse aspettiamo che Conte diventi uno statista, come lo sarebbe stato Mussolini se l’Italia avesse vinto la guerra?
O vogliamo farne un capro espiatorio, anche se non si usa più appendere gli sconfitti a un distributore di benzina? Qualcuno ha avanzato anche l’ipotesi di un’analogia fra Giuseppe Conte e Winston Churchill, che, vinta la guerra è stato mandato a casa dagli inglesi.
Forse, chi l’ha detta, accostando i due personaggi, voleva celiare.
Io spero, ma penso si sia in tanti a sperarlo, che la guerra contro il covid, Conte la vinca presto, indipendentemente dal suo futuro di uomo politico.

(Nota scritta il 6 gennaio, prima che il “Gran Consiglio” lasciatoci dalle ultime elezioni, decida cosa fare di questo governo. Speriamo che la Befana, nel suo sacco, non abbia solo carbone.)

Due brevi annotazioni sui vaccini.

La prima.
Si dice che in Italia ne andranno fatti almeno quaranta milioni, a cui bisogna aggiungere il richiamo, che però deve essere iniettato in una data precisa, ventun giorni dopo secondo i ben informati.
Così ci sentiamo ripetere pappagallescamente, perché sembra che il virus non sia come la “Bella addormentata” della favola, ma si ridesti da solo, senza bisogno del bacio del principe.
Tuttavia, fra vaccini e richiami, fanno ottanta milioni. Si è considerato questo numero, che oltre a tutto deve essere programmato tenendo conto delle scadenze del secondo intervento, inesorabili come quelle dell’Agenzia delle Entrate?
Con la differenza che queste non scadono mai, e prima o poi te le fanno pagare.
La seconda.
Come mai il personale addetto alla sanità non è ancor stato tutto vaccinato?
Gente che un’iniezione è capace di farsela da sola?
Perché mancano i vaccini, io sono sicuro, e non perché per loro, qualche giorno di più o di meno non fa differenza. Sapendo che altri sono in lista d’attesa.

Gennaro Guala
Bergamo – 5 gennaio 2021
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Alla prossima e in alto i cuori.

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| 5 gennaio 2021

Ho letto sui social una frase capace di ben riassumere in poche parole quello che ci sta succedendo: "Ci siamo giocati la vita, pur di salvare la pelle."
Siamo ancora in lock down e la percentuale di positivi non accenna a diminuire, quindi possiamo dedurre che la perdita di libertà è servita a poco.
Il piano vaccini è terribilmente in ritardo e, calcoli alla mano, di questi ritmi in Italia serviranno 3 anni per vaccinare, richiami inclusi, il 70% della popolazione.
Ammesso e non concesso che le fiale siano sufficienti per tutti.
Astra Zeneca che vende i suoi vaccini a 2,5 € è stata bloccata dalle autorità sanitarie, mentre la Pfizer che lo commercializza a 5 volte tanto va avanti spedita, ma non è in grado di star dietro ai quantitativi richiesti.
Misteri della scienza.
A marzo la gente capirà il vero scempio che è stato fatto dell'economia e sono decine di migliaia le imprese che si preparano a chiudere.
I giovani cominciano a soffrire, anche psicologicamente, questo assurdo isolamento forzato.
Nel frattempo il Governo di incapaci giallo-rossi cosa fa?
Litiga per le poltrone e affronta nuove possibili suddivisioni del potere.
Basti dire che l'inaffidabile Matteo Renzi, che aveva addirittura proclamato un referendum per abolire il Senato e che aveva spergiurato a reti unificate di voler lasciare per sempre la politica, si ritrova da Senatore a minacciare una crisi istituzionale.
Cose da pazzi, ma al popolo gregge va bene così.

Alla prossima e in alto i cuori.

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| 29 dicembre 2020

Durante le vacanze natalizie dobbiamo ancora stare attenti ai colori delle nostre regioni.
Ormai si capisce poco, se non il fatto che i governanti ci invitano a uscire di casa il meno possibile.
La gente ne ha gli zebedei pieni, anche perchè il tempo passa, l'allarmismo cresce e i dati sanitari rimangono incerti e ballerini.
Di fatto 305.000 imprese italiane, soprattutto commercianti, agenzie di viaggio e ristoratori, durante il periodo Covid hanno già chiuso definitivamente.
Se calcoliamo una media di 3 lavoratori ad impresa, quasi 1 milione di persone non hanno più un reddito.
Nel frattempo con un'enfasi da strilloni di vecchio stampo, sono iniziati i vaccini anche in Italia.
Sono poco più di 9.000, il numero più basso in tutta Europa, ma si sa, dobbiamo sempre accontentarci e saper godere degli effetti speciali.
Così questo orribile 2020 sta per andarsene, ma molti temono che il 2021 sarà ancora peggio.
Tutti zitti però, perchè altrimenti si viene tacciati di negazionismo e si viene emarginati da questa società di pecore ubbidienti e senza un cervello pensante.

Alla prossima e in alto i cuori.

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| 21 dicembre 2020

Riceviamo e pubblichiamo.
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UN PO' PER CELIA E UN PO' SERIAMENTE

Sentita pochi giorni fa su Rai Uno, quindi non una delle tante reti dilettantesche.
Un conduttore, maschio tanto per essere precisi e non venire accusato di essere sessista, cercava di rattristare il pomeriggio dei telespettatori.
“Una signora anziana (settantaquattro anni) è morta di covid.
Pensate che durante i suoi funerali i vicini di pianerottolo sono andati a frugarle l’appartamento, sottraendo quattordicimila Euro.
Ma - con voce velata dalla tristezza ma vibrante di indignazione - ascoltiamo il nostro inviato in sito.”
Interviene l’inviato, microfono in mano e mascherina sulla bocca – accompagnato come minimo da qualcuno che lo riprende - che inquadra il portone di casa, o la casa, come se a qualcuno la cosa importasse, e ripete tutta la storia, aggiungendo che i quattordicimila Euro non sarebbero mai stati trovati, se qualcuno non avesse fatto la spiata che i vicini avevano anche una cantina.
E altri dettagli che non sto a ripetere.
Commento finale del conduttore: “E adesso la signora come sta?”
Se non si parlasse di cose tristi e serie, da torcersi dalle risate.
Più attento Sgarbi, che quando è invitato dalla Palombelli, mentre i telespettatori dovrebbero bersi avidamente ogni sua parola, sbadiglia e legge i messaggi sul suo telefonino.
Probabilmente sa già cosa deve dire, indipendentemente del parere espresso dall’uno o dall’altro degli altri ospiti
Tornando all’episodio precedente, io un conduttore così lo manderei a scopare i corridoi a Saxa Rubra. Pensate a cosa ci raccontano, quando si tratta di opinioni!

Cambiando argomento.
Ormai anche i più accesi sostenitori di questo Governo, ammettono che è difficile negare che stia in piedi perché troppi hanno paura di non essere rieletti in caso di nuove consultazioni (anzi, alcuni ce l’hanno nel proprio statuto, ma vedrete che troveranno una scappatoia per svicolare; farebbero bene, perché una norma così scema non si è mai vista, nonostante i voti che li ha aiutati a raccogliere da parte di elettori creduloni).
In seconda battuta, oltre che alle nomine dei responsabili degli enti di Stato e del presidente della Repubblica, vogliono nell’immediato essere arbitri nella spartizione dei miliardi che ci erogherà l’Europa.
Potrebbe essere solo maldicenza, ma se tanto mi dà tanto, ho seri dubbi che si tratti di una ipotesi azzardata.
Una piccola ma significativa anteprima.
Il governo ha fissato quattro norme per la distribuzione dei primi vaccini, tutti destinati al personale sanitario. Nulla da eccepire, se non fosse che la Regione Lazio ha chiesto più vaccini che la Lombardia.
E la Lombardia ha il doppio degli abitanti del Lazio.
Ci sono molte possibilità che possono giustificare perché ciò sia potuto avvenire:
che le norme non siano così chiare come sembrano;
che i funzionari della Regione Lombardia siano degli incapaci;
che i funzionari della Regione Lazio abbiano ciurlato nel manico;
che l’Assistenza Sanitaria in Lombardia sia proprio disastrata, tanto che in questa regione ci sarebbe una persona addetta alla sanità ogni trenta abitanti, mentre nel Lazio ce ne sarebbe una su quindici;
che i lombardi debbano sempre e comunque essere presi per i fondelli, pur sapendo che sono i maggiori contribuenti delle casse dello Stato, cinquanta miliardi in più versati rispetto a quelli avuti indietro; e questo ogni anno;
che ci sia una ragione, un tacito accordo, per cui Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria e le altre regioni minori a nord del corso del Po, con almeno un terzo della popolazione italiana, non hanno un ministro che li rappresenta nel Governo che si è installato a Roma (e neppure in un ventilato rimpasto).
Nel mazzo, ogni lettore può scegliere una o più ipotesi.
E anche dissentire da tutte, come è sottinteso.

Gennaro Guala
Bergamo – Domenica 17 dicembre 2020
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Alla prossima e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 15 dicembre 2020

Riceviamo e pubblichiamo.
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Talvolta bisognerebbe conservare un poco di memoria del passato recente, e non saltare sempre a un passato remoto, fortunatamente irripetibile.
Io che, per quel poco che può interessare, sono un europeista convinto, avevo accettato con entusiasmo l’operato di Prodi, quando aveva speso tante parole convincenti perché l’Italia entrasse a pieno titolo nell’Unione Europea.
Non mi era assolutamente pesato pagare la tassa che aveva imposto agli italiani - a un certo numero di italiani - per dimostrare ai nostri partner che si presentava al tavolo della trattativa con alle spalle i conti in regola. E questi signori, se non avevano le fette di salame sugli occhi, per motivi politici avevano fatto finta di crederci.
Prodi non aveva certamente previsto, o in caso contrario non aveva certamente detto loro che il nostro bel paese avrebbe sfruttato, per molti anni a venire, la clausola che permetteva (e permette), di aumentare il debito pubblico del 3% del PIL ogni anno (anche il 3,3%, se si va a Bruxelles a piangere miseria), ma non si sognava neanche lontanamente, a meno che anche a lui convenisse avere le fette sugli occhi, che l’Italia potesse ridurre l’ammontare del suo debito pubblico al 60% del PIL.
Ora si prevede di arrivare vicino al 170%, complice per un dieci o quindici per cento il covid.
Ma lo si raggiungerà fatalmente quando ci arriveranno i fondi europei, anche se su questi saranno pagati tassi favorevoli.
E sentirci dire che il debito lo pagheranno le future generazioni non consola un granché.
Credeteci, lo paghiamo tutti, giorno per giorno, sotto forme più subdole che lo spread, come prima lo pagavamo con l’inflazione che erodeva i nostri risparmi e i nostri stipendi, o salari.
Voglio rammentare come è iniziato questo andazzo, che dagli Enti di Stato, anno dopo anno, ha contaminato milioni di cittadini.
Quando Fanfani è venuto a Bergamo (Fanfani era il capocorrente della sinistra democristiana, con il retro-pensiero che quanto di sinistra andava predicando non si addicesse ai suoi famigliari), l’Amministrazione comunale gli aveva mostrato con orgoglio i propri bilanci in pareggio.
Invece che un elogio, sindaco e assessori erano stati sollevati da terra, con l’accusa di essere dei biechi conservatori, mentre per aprirsi a una politica sociale era necessario ricorrere all’indebitamento pubblico.
Ci può consolare il fatto che in quei tempi lontani alcune riforme serie erano state varate, portandoci fra i paesi più civili del mondo.
Ma dopo?
Per distribuire prebende o raccattare i voti necessari per essere eletti?
Ora, in uno scenario del genere, ci scandalizza che altri paesi dell’UE chiedano di verificare come spenderemo i soldi che ci prestano, sapendo, per di più, che troppi nostri decisori, in testa, al posto del cervello hanno al massimo un pallottoliere?

Guala Gennaro
Bergamo - Domenica 13 dicembre
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Alla prossima e in alto i cuori.

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