| 27 maggio 2019

Le urne europee sono state scrutinate e in Italia la Lega ha trionfato, diventando il primo partito per percentuale di consensi.
E' la semplice legge della democrazia, visto che si sono tenute regolari elezioni: vince chi prende più voti.
Ma per la sinistra, o meglio per i sinistri, sembra non essere così.
In particolare sui social stamani questi soggetti si sono scatenati alla grande, tacciando di razzismo, coglioneria, anticlericalismo e fascismo, tutti quelli che non hanno scelto il PD e i sodali vari, cioè il 50% dei votanti.
Non c'è niente da fare, è più forte di loro.
Chi non la pensa a sinistra è considerato da media compiacenti, dagli ambienti della cultura catto-comunista, dalla maggioranza del mondo dello spettacolo, alla stregua di un appestato celebrobleso da emarginare e da combattere con ogni mezzo, cappi inclusi.
E' il tipico fascismo dell'antifascismo italiano, impregnato del concetto errato che i voti non vanno contati, ma pesati.

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| 24 maggio 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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Il noto accademico Claudio Magris ha scritto un pezzo sul "Corriere della Sera", di mercoledì 22 maggio, titolato "Il mio incontro con Macron".
Un incontro che Macron dedica, a porte chiuse, ad un certo numero di noti intellettuali, scrittori, saggisti, romanzieri e architetti provenienti da tutte le parti del mondo.
Che sia a porte chiuse, lo si nota anche dalla fotografia dell'incontro, dove Macron compare con una ospite illustre dietro a una grande porta a vetri, ermeticamente chiusa.
Infatti parlar di politica avrebbe messo in difficoltà Macron, che sarebbe stato costretto a ricordare i gilet gialli o le periferie di Parigi o Marsiglia.
O magari l'Unione Europea, da trasformare in una "patria europea" con una Costituzione comune, come era stata pensata agli inizi del 2000, che la Francia aveva affossato con il referendum del 2005, buon compagna dei Paesi Bassi.
"Il naufragio della costituzione Europea, le spoglie di quello che avrebbe dovuto essere un super governo europeo, vennero fatte a pezzi e i paesi più forti si accaparrarono i ruoli di maggior rilievo.
Oggi, di fatto, la Germania esercita le funzioni di Cancelliere e Ministro dell'Economia dell'Europa. E la Francia quello di Ministro degli Esteri e della Difesa". Sono parole di Prodi e non di Salvini.
E Magris forse non avrebbe potuto esimersi dal chiedere a Macron come mai blocchi gli immigrati a Ventimiglia.
Sembra però che la politica non sia cultura.
Non è neppure cultura il parlare del falò di Notre Dame, affidata alla cura - come proprietà dello Stato - ai Beni Culturali francesi.
Tuttavia Magris, magari senza volerlo, un ironico appunto al Presidente l'ha fatto, ricordando come alla costruzione della "patria europea" contribuisca in modo determinante "la cultura musicale, soprattutto nell'opera in cui confluiscono fermenti e motivi plurisecolari o fuggitivi, le tragedie, le farse, le commedie di quell'epopea e enciclopedia della vita che si chiama Europa"
Oso sperare che, parlando di cultura musicale, non si riferisse al frastuono da discoteca che accompagnava le inguainate fanciulle che sculettavano davanti alla Piramide del Louvre in attesa del Vincitore.

Gen Guala
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| 21 maggio 2019

Domenica si voterà per l'elezione del nuovo Parlamento europeo.
In Italia il voto assume anche un carattere tipicamente locale, di consenso o meno per questo strano governo giallo-verde.
Da tempo le opposizioni sono scatenate e hanno cavalcato i temi più disparati: rigurgiti di fascismo, pseudo attacchi religiosi, esaltazione della solidarietà, pericoli alla stabilità democratica, lo spauracchio per lo spread.
Insomma chi più ne ha, più ne metta.
Salvini è dipinto come il diavolo fatto persona e lui, in piazza Duomo a Milano, ha provato a tirar fuori rosari e santini per smentire qualsiasi patto col demonio.
Un assalto di queste proporzioni ad un Governo non si era mai visto.
Ma il potere, che è legato ai soldi, è una brutta bestia e chi lo perde rischia di andare ai matti.
Così la sinistra, che lo ha gestito per decenni, e il vecchio Berlusconi, che è ormai ha percentuali di consenso ad una sola cifra, stanno tirando le loro ultime, potenti ed isteriche bordate.
Domenica le urne diranno, perchè alla fine i voti si contano e non si pesano.

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| 20 maggio 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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I coni ottici.

I coni ottici sono dei punti particolari da cui avere una vi sta completa, o quasi,di Città Alta, senza dover utilizzare un binocolo.
A parte alcune deroghe, di cui ora non possiamo che prendere atto, erano un dogma per chi volesse costruire in Bergamo.
Col passare del tempo forse ci sarebbe anche stato bisogno di qualche riposizionamento.
Nel 2011 era scoppiato uno scandalo col palazzo sorto a lato di via Autostrada sopra la COOP, di cui era stato autorizzato oltre a tutto in extremis il sopralzo di un piano.
E' inutile ripercorrere la tragicommedia.
Siccome alla fine, checché se ne dica, tutto finisce a tarallucci e vino, " L'Eco di Bergamo" poteva titolare: "Spiraglio nel muro di via Autostrada. Un salverà la vista di Città Alta".
Come l'abbia salvata, è lì da vedere.
Direi che è inutile piangere sul latte versato.
Volgiamo uno sguardo al futuro.
Anche se è un futuro che ci è stato preannunciato, studiato, ristudiato e pianificato più volte, come fiore all'occhiello di diverse Amministrazioni.
Parliamo, tanto per capirci di Porta Sud, che sotto la regia dell'archistar spagnola Mangado, "trasformerà la città in un grande laboratorio, in cui l'ex scalo ferroviario è uno spazio strategico".
Lo auguro per l future generazioni di bergamaschi.
Una volta ogni tanto voglio essere ottimista, perché con l'ottimismo si gode. Quindi suggerisco una piccola cosa, che riguarda i coni ottici, lasciando perdere argomenti di soluzioni di viabilità generale, di cui Porta Sud si farà sicuramente carico.
Da via Europa, fra la clinica Gavazzeni ed il polo scolastico, c'é un vista impagabile di Bergamo Alta. Mentre si è ancora in fase di studio non venga posizionato, per precluderla definitivamente, un palazzone tipo via Autostrada.
Qualche speranza rimane, perché nel team dei progettisti ci sono anche architetti di Bergamo, che la città, le sue bellezze e le sue tradizioni la conoscono. Contrariamente, gridare dopo allo scandalo. sarebbe perfettamente inutile.

Gennaro Guala
Domenica 19 maggio '19
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| 14 maggio 2019

Il Vaticano ha molti problemi, interni e di consenso esterno.
La politica di Papa Francesco, a favore soprattutto di migranti e rom, non viene vista bene da molti cattolici, che preferirebbero un Pontefice più vicino alla parola di Dio che a quella dei centri sociali.
Così la domenica piazza San Pietro si svuota e molti preferiscono allontanarsi da questa chiesa cattolica.
Il Vaticano non ha sicuramente dei problemi economici.
Solo il suo patrimonio immobiliare ammonta ad oltre 2.000 miliardi di euro (!), il 20% di tutti gli immobili italiani è di sua proprietà e conta oltre 115.000 case.
Poi ci sono beni artistici,mopere d'arte, banche, ospedali, università, scuole, giornali, tv, editoria, aziende produttive varie, attività economiche e tanto denaro che arriva da lasciti, eredità, oboli e dall'8 per mille italiano.
Perciò il gesto dell'Elemosiniere polacco, tal cardinal Konrad Krajewski (v. foto), che si è infilato in uno scantinato per ricollegare l'energia elettrica a 400 occupanti abusivi di un palazzo dello Stato italiano, assurge a livello di una vera provocazione politica ben programmata col consenso papale.
E non basta.
Ovviamente è stato commesso pure un grave reato penale, ma il cardinale gode dell'immunità diplomatica vaticana e perciò può fregarsene altamente della legge italiana.
Ma non solo.
Ha pure violato i Patti Lateranensi (che è un trattato internazionale) che vieta allo Stato del Vaticano "di intromettersi nella vita politica e amministrativa dello Stato italiano, così come i pubblici ufficiali italiani non possono intromettersi negli affari religiosi".
La domanda allora nasce spontanea.
Perchè invece di commettere un crimine, il cardinale non ha provveduto semplicemente a pagare i 300.000 € di bollette arretrate e fatto ricollegare legalmente la luce dall'Acea?
Questo gesto non è sicuramente di buon esempio civile e ora, per pericolosa emulazione, autorizzerebbe le migliaia di famiglie italiane in difficoltà a fare lo stesso.
Ma così va il mondo, anche nella Chiesa.
Amen.

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| 13 maggio 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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Il Re e la Regina di Spagna.

Al teatro San Carlo concerto in onore del Re Borbone di Spagna, presente il nostro Presidente della Repubblica. Assiso Lui, nel palco centrale destinato, ai Re d'Italia e prima - ironia della storia - ai Re Borboni di Napoli. Quello che è successo lo sanno in tanti.
Come inno in onore dell'Ospite Augusto è stato suonato l'inno di Franco.
Per quei pochi che non lo sapessero, Franco è quel generale, poi dittatore, che ha soffocato nel sangue la rivolta popolare in Spagna con l'aiuto delle truppe inviate da Mussolini e gli aerei di Hitler.
L'incidente è stato preso un po' come un'arlecchinata.
A mio avviso nasconde cose più profonde.
Non sicuramente di sfondo fascista (crederete che qualcuno di loro sappia cos'era il fascismo e cos'è stato l'antifascismo militante?), ma spia della pigrizia, o dell'ignavia o dell'ignoranza di tutti coloro che hanno organizzato "la serata di gala".
Vi sembra possibile che nessuno, fra pifferi e tromboni (non parlo solo degli orchestrali) interessati all'evento, si sia preso la briga di controllare quale fosse l'inno nazionale spagnolo?
A Napoli poi, dove tutti sono appassionati di calcio, e l'inno spagnolo è risuonato più volte negli stadi?
A parte questo, vorrei saper che can-can si sarebbe scatenato, con tanto di accuse di apologia di fascismo, se una banda di paese in una festa a Pontida, a cui fosse stato invitato uno sparuto manipolo di accesi sostenitori dell'indipendenza della Catalogna, avesse intonato l'inno di Franco.
O se un sindaco leghista, giovane e ignorante fin che si vuole, andasse il 25 aprile in camicia nera a depositare la corona d'alloro alla lapide in onore della Resistenza.
Da far godere per almeno tre sere Lilli e i suoi ospiti!

Gennaro Guala
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| 8 maggio 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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Politicamente incorretto; forse.

Castrovillari, anni 60. Un giovane uomo veniva a prendere un caffè in albergo la sera. Si annoiava, girando con la sua fuori serie, in attesa di andare a passare qualche mese in Costa Azzurra.
"Hai una bella rendita!" gli faccio notare.
"La mia rendita? Quei ceppi bruciacchiati di olivo su quelle collinozze dei miei antenati.
Ho una corposa certificazione, con tutte la perizie e gli avalli del caso, che quei radi monconi sono un fiorente oliveto, con tante piante per acro. Tanto per ulivo e, scusami, ma io guadagno almeno cinque volte tanto un vostro dirigente d'azienda. Non so neppure se i soldi mi arrivano da Roma o dall'Europa."
Un caso?
Migliaia, con le motivazioni più fantasiose.
Adesso si dà l'elemosina ( mica poi tanto) a quelli che sono rimasti fuori dal giro.
Mi è balenata un'idea, banale.
Lascio al politico-filosofo De Mita il compito di affinarla, che sa benissimo che le "loro" banche sono piene di soldi.
"Loro" - regioni, comuni, consorzi, comunità, cooperative, start-up - individuano che attività intraprendere. Lo Stato ci mette il 50%a fondo perso. "Loro" con sottoscrizioni, a loro rischio, l'altro 50%. Se è vero quello che ci dicono, della loro voglia e capacità di fare, in vent'anni, il problema del sottosviluppo del sud, che si trascina dal dopoguerra, verrebbe certamente risolto una volta per tutte.

Gennaro Guala
Bergamo 7 maggio 2019
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| 7 maggio 2019

L'Atalanta quest'anno ha dato grandi soddisfazioni a tutta la tifoseria bergamasca e lustro anche alla città.
Così va il calcio che, in Italia, è sicuramente lo sport più seguito.
Adesso lo stadio è stato venduto all'Atalanta e da pochi giorni sono iniziati i lavori di ristrutturazione.
Nascono però due considerazioni.
1) Lo stadio era un bene pubblico del Comune di Bergamo ed è stato ceduto ad un soggetto privato senza un referendum (anche on line) che chiedesse un parere su tale dismissione all'oltre milione di cittadini della provincia bergamasca.
Dico questo, perchè quando si aliena un bene pubblico di una certa importanza, bisognerebbe ascoltare anche l'opinione dei suoi veri proprietari (il popolo) e non solo quella del Consiglio Comunale.
Altrimenti la Raggi potrebbe vendere, a suon di maggioranza consiliare, anche il Colosseo ai cinesi.
2) Lo stadio di Bergamo insiste praticamente nel centro della città, non è delimitato da parcheggi sufficienti e può essere eventualmente servito solo da pullman navetta.
Ma pure in periferia i posteggi sono scarsi.
Poi, le tifoserie esterne (non sempre così educate) e i giocatori avversari, per raggiungere la struttura, devono per forza attraversare il centro città, con tutte le conseguenze del caso.
E' sufficiente verificare, durante le partite, dove gli automobilisti lascino, anche pericolosamente, la loro vettura per capire il senso del problema.
Detto questo, brava Atalanta!

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| 29 aprile 2019

Riceviamo e pubblichiamo.

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Silenzio pre-elettorale.

Sarebbe auspicabile, invece il vociare è così assordante che mi permetto di mormorare due cose anch'io.
La prima riguarda le quattro stazioni della metropolitana di Roma, chiuse per il malfunzionamento delle scale mobili.
Si cercano colpe e discolpe, e se ne fa un caso politico. Forse una qualche ragione non manca.
Ma il motivo vero non è mai citato: l'arroganza dei politici di scegliersi dei tecnici che dicano loro sempre di sì, o la viltà dei tecnici nel avallare le loro ragioni.
Le motivazioni: bisogna finire per la tal data, perché c'è una tornata elettorale. Oppure: dobbiamo risparmiare sulle opere (per ricevere mazzette). Fingendo di non sapere che se uno dà dieci in nero è perché deve guadagnarci come minimo venti.
In conclusione.
Se le stazioni di Roma avessero anche, accoppiate alle mobili, le semplici scale "pedonali", come ci sono ad esempio a Milano o a Parigi e come qualsiasi ragionevole progettista avrebbe dovuto suggerire, i romani e i turisti i loro convogli andrebbero a prenderli ovunque.
La seconda riguarda Bergamo.
Mi voglio congratulare con l'ufficio stampa del nostro Sindaco, che ci ha comunicato che sono stati sguinzagliati duecento agenti in borghese per le strade della città, in modo da renderle sicure per i cittadini.
Spero che siano quasi tutti precari, assunti solo per accompagnarci a a votare; se si dovesse assumerli tutti, addio al precario equilibrio dei bilancio comunale!
Prima però ci avevano detto che sono stati messi a dimora 20.000 alberi.
Con 25/30 mq a testa, un area equivalente a circa un centinaio di campi di calcio. Senza chiedere dove mai siano, a chiunque venga eletto, chiederei umilmente di sostituire i pochi alberi di Giuda mancanti in via Paglia e piantare quattro o cinque tigli sul bordo dello squallido piazzale all'incrocio di questa via con via Paleocapa.
Non è poi molto, mi sembra e sarebbe una bella miglioria.

Gennaro Guala
Bergamo 28 aprile 2019
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| 26 aprile 2019

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale pubblicato nel mese di aprile da QUI BERGAMO.

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Il mondo si trasforma in continuazione. Il passato non torna più, il presente dura un attimo e il futuro è ancora sconosciuto. L’Homo Sapiens, il progenitore dell’uomo moderno, è apparso sulla Terra circa 200.000 anni fa, un’inezia rispetto ai 4 miliardi e mezzo di età del nostro pianeta. L’uomo si è evoluto man mano fino all’era moderna, dove ora la tecnologia la fa da padrona. Anche il suo comportamento sociale è cambiato, passando dalla clava al computer, ma forse non tutto è andato per il meglio. La convivenza con gli altri simili, e ciò vale anche per il mondo animale, obbliga tutti al rispetto di determinate regole, altrimenti la società diventa un anarchico caos e il più forte domina con la violenza e il sopruso. Così nei secoli il genere umano per gestirsi si è dato delle leggi, prima verbali e poi scritte, ma quella di maggior peso è sicuramente la regola del buon senso rispettoso. Prendiamo per esempio il problema scottante dell’inquinamento da plastica. Questo materiale, derivato dal petrolio, è stato inventato solo negli anni ’30 del secolo scorso per poter essere durevole, leggero e economico. Visto il suo basso costo, l’uomo invece ne ha fatto un uso massivo, anche per costruire prodotti usa e getta che durano lo spazio di un giorno. Ma la plastica è praticamente indistruttibile in natura, in quanto non si scioglie, non si erode e non si polverizza. Se gettata nell’ambiente, vi può rimanere per migliaia di anni. E’ però un materiale riciclabile e facilmente distruttibile se avviato in appositi impianti di lavorazione e di smaltimento. Perciò il problema non è la plastica in se stessa, che non cammina, non si sposta e non vola da sola, ma è l’uomo che la getta irresponsabilmente nel mare, nei fiumi, per le strade e nei campi.
E’ lui il vero protagonista, non la sua invenzione! Così oggi si stanno introducendo delle nuove leggi per limitare l’utilizzo della plastica, ma non per punire il maleducato umanoide incivile che è invece la vera causa dell’inquinamento. Un ossimoro, perché è come impedire l’uso della parola per evitare le offese verbali. E allora perché lo si fa? Perché la logica ci dice che è più semplice e più veloce vietare che educare un popolo. Nelle nostre città italiane la maleducazione ambientale e l’assenza di senso civico si nota dappertutto. E’ sufficiente guardare cosa viene buttato sui nostri marciapiedi e negli angoli della città per rendersene conto: cartacce, sacchetti, pezzi di carta, mozziconi di sigarette, bottigliette e via andare. Quante volte si vedono automobilisti e ciclisti che gettano impunemente la loro immondizia mentre passano nei paesi. Fatevi un giro per Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo o Cagliari, e poi domandatevi chi è il vero responsabile di questo scempio, che non trovate sicuramente in metropoli del Nord Europa, in Svizzera o in Australia. Infatti le regole di civiltà non devono essere solo legiferate, ma vanno applicate, insegnate e fatte rispettare nel tempo. Il lassismo e il permessivismo, lasciano danni irrecuperabili, come l’evidenza è lì a dimostrarlo. Forse i nostri antenati cavernicoli, anche senza tanta educazione, erano più rispettosi dell’ambiente in cui vivevano, perché sapevano che da esso traevano ogni sostentamento. E senza rispetto per la Madre Terra non ci può essere una sana evoluzione. Allora, la prossima volta prima di gettare un rifiuto per terra o in acqua, facciamoci un bel esame di coscienza, nel rispetto assoluto di un comune e globale senso civico.

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