| 10 dicembre 2018

La strage dei ragazzini in discoteca a Corinaldo, che attendevano l'esibizione del loro rapper Sfera Ebbasta, ha suscitato la solita moltitudine di commenti che lasciano il tempo che trovano.
Nell'ipocrisia generale qualcuno si sta accorgendo che i minorenni bevono, si fanno le canne e adorano il rap.
E la colpa, come al solito, è della società, della scuola, degli educatori, delle istituzioni e di Babbo Natale.
Tutta ipocrisia al quadrato.
Chi vende e somministra l'alcool ai minori quando in Italia è vietato?
Chi gestisce discoteche senza controlli efficienti?
Chi tollera il degrado morale delle nuove generazioni?
Dove sono le famiglie che educano e vigilano sui figli di dodici anni che escono la notte a sballare?
La droga gira regolarmente nelle scuole come se niente fosse e tutti, insegnanti compresi, sanno pure chi spaccia all'interno dei plessi scolastici.
Così i ragazzini "foppano" tutte le volte che si incontrano, nelle feste private o in discoteca, e chi non beve viene escluso dalla compagnia.
I rapper hanno successo nello stesso modo in cui avevano successo, presso gli attuali genitori, i vari Rolling Stones, Marylin Manson, Jim Morrison e gli ACDC.
Così vanno i tempi, che non sono altro che lo specchio della nostra realtà.
Perchè i figli degli anni '70 - '80 sono i genitori dell'attuale gioventù, cresciuta troppo in fretta nel permissivismo esagerato e nella tolleranza a prescindere.
E quando si hanno dei cattivi maestri, questi sono i risultati.

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| 5 dicembre 2018

I media hanno fatto fatica a dare la notizia di quanto stava accadendo realmente in Francia, forse per inefficienza, o più probabilmente per timore di un effetto contagio.
In realtà, decine di migliaia di Gilet Gialli hanno messo a ferro e fuoco Parigi in una protesta spontanea e popolare dagli sfumati colori politici.
Per fortuna c'è la rete che, via social, ha contributo a render nota la protesta in tutto il mondo.
Cosa è successo è semplice da capire: la gente comune è esasperata per un'elevata imposizione fiscale ed una politica di austerity che non hanno niente da invidiare a quelle italiane.
E quando il popolo non arriva a fine mese, gli animi si accendono in un attimo, anche perchè i francesi non sono buoni e pazienti come gli italiani.
Così Macron e la sua elite di poteri finanziari hanno palesemente sottovalutato il fenomeno ed ora non sono più in grado di controllarlo.
Ma c'è di più.
In molti paesi europei, tra i quali Belgio, Bulgaria e Germania, i gilet gialli cominciano ad esser indossati da parecchie persone.
E l'Europa delle ricche lobbies adesso se la fa sotto, perchè le ghigliottine non sono solo un fantasioso ricordo, ma storia vera!

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| 3 dicembre 2018

Riceviamo e pubblichiamo.
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A proposito di informazione.
Nessuna persona amante della libertà e della democrazia, cioè la stragrande maggioranza della gente di tutto il mondo, si sogna di mettere in discussione l'indipendenza del quarto potere.
Esclusi coloro che della questione non gliene importa proprio un fico secco, perché pensano solo ai loro affari, più o meno puliti.
A qualcuno potrebbe venire il dubbio che indipendenza presupponga anche una certa dose di obiettività, cioè informare o discutere delle cose che piacciono e anche quelle che dispiacciono, a chi scrive o pontifica dal piccolo schermo.
Ma sembra che per costoro questa sia una questione del tutto secondaria.
Un piccolo esempio.
In Francia in questi ultimi dieci giorni sta succedendo un pandemonio (colloquialmente userei un altro termine). Non nego che nei telegiornali qualcuno l'abbia detto, ma parlandone un poco come dell'incendio in California, cioè di cose che non ci hanno mai interessato più di tanto.
Ma della politica in Francia ci hanno fatto il testone, cominciando da Lilli Gruber e da tutti gli intellettuali sparsi nelle varie TV
Vorrei vedere se la baraonda fosse scoppiata con Le Pen, invece che con l'amico Macron: state pur certi che per le nostre serate ci sarebbe ben altro argomento, e non quanto ha detto o non ha detto il ministro Tria, o delle previsioni sull'auspicato divorzio fra Salvini e Di Maio!

Gen Guala
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| 30 novembre 2018

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale pubblicato da QUI BERGAMO e QUI BRESCIA, attualmente in edicola.
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Negli anni ‘80 scrissi un articolo per l’allora quotidiano”Il Giornale di Bergamo”, che mi aveva chiesto di parlare di inquinamento. Un argomento quasi avveniristico per quei tempi, dove tutto andava bene, la gente era felice e non si parlava ancora di riscaldamento climatico. I dubbi sulla qualità dell’aria nella pianura padana mi venivano dai miei continui viaggi aerei settimanali da Roma a Bergamo e viceversa. Quando l’aereo si abbassava di quota per l’atterraggio, si vedeva chiaramente una impressionante coltre marroncina che sovrastava le nostre città lombarde. Anche all’epoca, le industrie erano davvero tante e la leggera brezza durante il giorno sospingeva i fumi dalla pianura fin verso le montagne delle Prealpi. Lì stagnavano, poi di notte accadeva il contrario col vento che scendeva dai monti: era il noto fenomeno dell’inversione termica. Prima di scrivere l’editoriale, cercai di informarmi meglio sul tema, perché già esisteva un’agenzia regionale che misurava la qualità dell’aria. Con mia meraviglia però, mi fu negato l’accesso a qualsiasi dato, in quanto all’epoca non dovevano essere resi pubblici. Sembra strano, ma era così. La gente ovviamente respirava, ma non sapeva cosa. Allora chiesi un favore ad un mio amico, che era proprio Consigliere Regionale, il quale dopo poco tempo mi fornì un fascicolo colmo di informazioni e di rilevamenti. Rimasi stupito, perché, quasi 40 anni fa, i valori degli inquinanti erano già molto alti. Lo capii facilmente, perché di fianco ad ogni numero era segnata la soglia massima ammissibile: in pratica quasi tutti i valori la superavano. Parlai anche con dei medici che conoscevo, chiedendo se la presenza di tutti questi inquinanti non provocasse effetti collaterali sulla salute. Tutti ammisero che, già allora, numerosi erano i casi di malattie polmonari, di tumori e di patologie riconducibili esclusivamente all’inquinamento, ma che non potevano parlarne pubblicamente per non mettere a rischio il loro posto di lavoro in ospedale. Che tempi! In questi decenni i rilevamenti si sono fatti più puntuali, le centraline ambientali sono gestite dall’ARPA, un’agenzia regionale, e le misurazioni vengono fornite con continuità all’opinione pubblica, ma la sostanza non cambia. Ebbene la Pianura Padana è una delle zone più inquinate del mondo e non solo in termini di polveri sottili, i cui valori di pericolo vengono regolarmente superati per molti giorni durante l’anno. Il debito in salute che la comunità paga all’inquinamento è spaventoso, peggio di una guerra. In Italia le morti per inquinamento, quasi tutte concentrate al Nord, assommano a 91.000 all’anno, di cui 66.630 a causa delle polveri sottili PM 2.5, 21.040 per il diossido di azoto e 3.380 per l’ozono. Le cause inquinanti sono ben note: traffico stradale, agricoltura, industria e riscaldamento. La tecnologia moderna sta provando a contenere questo fenomeno nocivo, ma ci vorranno ancora lustri per riportarlo nei limiti tollerabili dal nostro organismo. Soprattutto qui nella Val Padana, dove la morfologia del territorio non aiuta al normare ricambio dell’aria. Molti sostengono che questo sia il nefasto ed inevitabile contributo da pagare alla modernità. Siccome nessuno vuol rinunciare alle comodità, allora sembra che non si possa percorrere, almeno al momento, una via alternativa ed efficace. Chi mai andrebbe solo in bicicletta per abbassare l’inquinamento? Chi rinuncerebbe all’energia elettrica, o al riscaldamento per avere meno CO2? Chi non brucerebbe rifiuti (tra Bergamo e Brescia, nell’arco di 50 km, abbiamo ben 5 inceneritori e tutti vicini al centro città) per non emettere polveri sottili? Impensabile, dai. Però un ragionamento va fatto. Se vivo in una zona altamente inquinata, devo assolutamente conoscere i rischi nel dettaglio. Cioè è davvero chiaro a tutti che in Italia 1.500 persone ogni milione muoiono prematuramente a causa dell’inquinamento? In Spagna ad esempio sono 600 e nel Regno Unito circa la metà che da noi. Le zone più inquinate si conoscono da tempo: Pianura Padana, soprattutto intorno a Milano, tra Venezia e Padova, Napoli, Taranto, la Sicilia sudorientale, Frosinone, Benevento, Roma e la Valle dell’Arno. Ma perché per gli abitanti di queste zone le tasse locali non sono più basse? Perché più respiro quest’aria e più rischio di ammalarmi (e addirittura di morire) e quindi più costi devo sostenere. In quest’ottica, sono assurdi e penalizzanti anche i palliativi che le varie amministrazioni comunali vanno inseguendo. Bloccare le auto Euro 3 o 4 non ha senso, se poi si continuano a far pagare bollo e assicurazione per tutto l’anno e se non si danno dei reali incentivi ai proprietari per poter cambiare l’auto. Di solito, chi ha l’automobile più vecchia, ha anche meno disponibilità economiche per sostituirla. Così invece di aiutare, lo Stato emette divieti poco efficaci. Se l’aria è un bene comune e la nostra è inquinata, allora più respiro e meno tasse devo pagare. Se vivo in Pianura Padana lo devo fare consapevole dei rischi e del rapporto costi-benefici. Poi a me la scelta: aria buona con tasse alte, o aria cattiva con tasse basse. Nella disperata ricerca di un ambiente migliore.
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| 27 novembre 2018

Riceviamo e pubblichiamo.
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Non sono certo le nostre primedonne televisive che hanno a cuore la quota 100 di Salvini.
Anzi, sarebbero terrorizzate se venisse in un certo qual modo obbligatoria, o per lo meno consigliata ai loro datori di lavoro, per un ricambio generazionale.
Non le vedo andare in pensione queste ultrasessantenni, quando si truccano e si vestono da trentacinquenni.
A proposito di mini abbigliamenti.
Barbara D'Urso ha fatto indirettamente sapere che ha casa a Capalbio. Fosse Ansedonia, dove c'era la villa di Modugno (chiedo scusa alla sua memoria) e di altri Vip televisivi, passi!
Ma a Capalbio, il roccolo dell'intellighenzia della sinistra!
A meno che sia un'infiltrata nelle reti del Berlusca, non è che deve trovare vicini molto accoglienti.
O forse la sinistra non esiste più.
O forse è questa la nuova sinistra?
O è questa l'intellighenzia delle nuove generazioni?

Gen Guala
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| 23 novembre 2018

Non ci sono più le stagioni di una volta.
E anche il tempo è diventato troppo veloce.
Nel mondo dell'apparenza tutto corre e passa in fretta, consumando sapori e sentimenti in un attimo.
Quest'anno le città hanno acceso le luminarie di Natale all'inizio di novembre, quando la gente girava per strada ancora a maniche corte.
Tra poco festeggeremo il Capodanno in anticipo a Ferragosto!
Il Black Friday (che poi sarebbe oggi) da noi non dura un giorno, come in America dove l'hanno inventato, ma almeno una settimana.
Insomma stanno cambiando i termini di riferimento e, con loro, la concezione del tempo.
Buon weekend.

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| 19 novembre 2018

Riceviamo e pubblichiamo.
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DONNE E POTERE.

Forse da qualche parte del mondo potrà anche essere vero, forse anche in qualche famiglia italiana, ma dire che le donne hanno poco o nessun potere, mi sembra ipocrisia bella e buona.
In politica .
Non è dubbio il sesso di Margaret Thatcher né quello di Angela Merkel, che da sole hanno deciso più di decine di primi ministri maschi degli altri paesi europei.
Qualcuno potrebbe anche non percepirlo, ma Ilary Clinton ha pesato sulla politica americana molto più del marito; solo quando ha voluto strafare, perché talvolta anche le donne si montano la testa, ha dato il via libera a un avversario che tanti vedono come il fumo negli occhi.
E la signora Macron? Chi ha guidato l'ascesa e la politica del marito?
Il potere si esercita anche da dietro le quinte. E poi vuoi mettere la soddisfazione di avere sconfitto (uso un termine politicamente corretto) un'altra donna, e fare dispetto ad un altra ancora, contando quella segreta di Hollande? Se poi le donne russe preferiscono il caviale al potere, non sta a noi fasciarci la testa.
Nella televisione.
Quella italiana,tanto per citare un qualcosa verificabile giorno per giorno, e non solo esporre opinioni, le mie come quelle di tutti, che sono più o meno o per nulla condivisibili.
Lasciamo perdere le trasmissioni del pomeriggio o di intrattenimento puro: sono di un livello tale che potrebbero e possono benissimo essere lasciate agli uomini, se facessero più audience.
E infatti i giochini, così puerili da sembrar taroccati, che precedono i telegiornali delle venti, sono il loro dominio.
Ma chi sono le conduttrici che fanno opinione? Lilli Gruber, Cristina Gabbianelli e, buon ultima, Stefania Palombelli, per citare le più note.
Cos'è il potere, l'inebriante potere che non paga dazio - non considererei un gran sacrificio passare da un giornale ad una televisione, o da una televisione all'altra - se non l'influenzare l'opinione di milioni di persone?
Loro rimangono, mentre gli altri passano: presidenti del consiglio, vicepresidenti, ministri e sottosegretari.
Un umile consiglio che non vale logicamente per tutte: non strafate nell'imporre il vostro pensiero, mescolando visibilmente le carte, e per favore, non truccatevi da ragazzine, per non farci sentire vecchi decrepiti!

Gennaro Guala
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| 12 novembre 2018

Molti anziani bergamaschi fanno affidamento sull'aiuto di badanti più o meno esperte.
La maggior parte di queste sono straniere e vengono soprattutto dall'Est Europa.
Le potete incontrare durante i weekend anche nei giardinetti vicino ai propilei.
Non tutte sono regolari in Italia e qui sorge il problema.
In attesa di avere i relativi documenti ufficiali, molte vengono presentate dalle loro connazionali alle famiglie bergamasche come colf temporanee, o come un aiuto in casa.
Chiaramente non possono essere messe a libri, in quanto non hanno la necessaria regolarizzazione in Italia.
Ma suvvia, un pò di carità in nero per qualche mese non è niente di male, soprattutto se viene fatta verso persone che scappano dalla povertà dei loro paesi in guerra.
E invece no!
Prestate attenzione, perchè queste signore dell'Est Europa, ma non solo, sono molto scaltre e conoscono a perfezione la legge italiana.
Molto più di chi le aiuta.
Sono anche supportate da qualche personaggio bergamasco delle nostre valli, che ha così creato una specie di organizzazione collaterale.
Risultato?
Dopo un certo periodo di prestazione lavorativa in nero, queste signore riescono a regolarizzarsi e a tal punto ricattano la famiglia che le ha ospitate e fatte lavorare.
Se non viene versata loro una cifra consistente per il passato, si rivolgono al Sindacato per la conseguente denuncia penale e il ristoro del pregresso (contributi, ferie, liquidazione).
Quindi prestate attenzione e non fatevi ingannare da millantate situazioni di bisogno da parte di queste persone extracomunitarie, referenziate anche da soliti furbetti locali.
Infatti sono già numerosi i casi segnalati nella bergamasca.

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| 6 novembre 2018

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale, pubblicato da QUI BERGAMO e QUI BRESCIA, attualmente in edicola.
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E’ un mondo strano quello di oggi. Corre inesorabilmente verso cambiamenti continui e repentini. Il futuro è davvero difficile da capire e ancor più da interpretare. Tutto questo provoca tensioni interiori e preoccupazioni forti, perché quando manca la sicura certezza, i pensieri si fanno tenebrosi. In una situazione del genere, si fa avanti il cosiddetto relativismo moderno, cioè un atteggiamento mentale che considera la conoscenza come incapace di riferirsi ad una realtà oggettiva e assoluta. Insomma l’apoteosi del tutto e del contrario del tutto. Pensate alla politica odierna. Un episodio può trasformarsi in un attimo nel suo esatto opposto, in funzione del colore politico dello stesso osservatore. Così si diventa buonisti o razzisti non tanto per degli atteggiamenti reali, ma piuttosto per un’espressione di parte. Non è una bella cosa, perché la realtà non è più soggettiva, ma diventa oggettiva, e la conoscenza obiettiva non può, di conseguenza, svilupparsi su basi semplicemente mutevoli a seconda dei punti di vista. Un conto è dubitare, che è sempre lecito, un altro è deformare la verità. C’è anche un altro fattore. Quando si vivono tempi di dura crisi economica, l’uomo può perdere anche la sua dignità ed è portato a guardare soprattutto a ciò che è stato e a ciò che sarà, con una proiezione della sua mente soprattutto rivolta al passato e al futuro. Due fattori temporali che però non esistono nell’oggi. Perché sono già accaduti e non torneranno più, o perché sono futuribili e quindi di incertissima realizzazione. Invece sarebbe necessario che la nostra mente si ancorasse a quello che sussiste nell’attimo in cui lo vive, in pratica, come molti affermano, “al qui e ora”. Rimuginare sul passato non ha alcun significato, in quanto difficilmente il tempo ripete dei medesimi eventi. Il prima, il come era, sono finiti e non hanno più alcuna possibilità di essere riscritti di nuovo. Nello stesso modo è inutile proiettarsi totalmente nel futuro, perché non è ancora accaduto e non può avere risvolti retroattivi sul presente. In pratica, in parole semplici, di “se” e di “ma” son piene le fosse. Perciò non dobbiamo farci traviare dal tempo “mentale”, che è ben diverso dal tempo reale. Si deve avere la straordinaria capacità di analizzare la situazione presente con oggettività e con distacco. Come ci si è arrivati, è importante solo per l’esperienza. Come si trasformerà, è unicamente un’ipotesi dell’incertezza. Le religioni (che non sono il Divino), sono chiamate l’oppio dei popoli e si sono mosse in tal senso. Cercano di dare speranza a chi conduce una vita disperata. Così, se su questo mondo ci sono tante sofferenze, possiamo però confidare in un paradiso futuro che ci accoglierà per la gioia eterna. E allora il popolo sta buono e non si ribella al suo destino disperato. La politica fa la stessa cosa, creando futuribili obiettivi soavi ed evitando drastiche soluzioni immediate da applicare nel presente. La gente si calma, si fida e spera in un avvenire migliore. Perché faccio questo discorso, non semplice e forse troppo succinto? Perché, come abbiamo visto, quando impera il relativismo moderno, la realtà si distorce a seconda del pensiero soggettivo e così diventa immaginaria, trascinando la verità in un equilibrio di versioni totalmente contrapposte e di difficile gestione. Ma un mondo simile non soddisferà mai la sete di conoscenza vera delle persone, che diventano sempre più insicure, arrabbiate e malleabili. In tale condizione, si aggrapperanno a qualsiasi pensiero forte, o addirittura feroce, che verrà loro enunciato. Una propaganda nuova e coinvolgente, indimostrabile a prescindere, che potrà trasformare quello che tristemente è l’oggi, in ciò che felicemente potrebbe essere il domani. E su questa speranza fallace nascono i peggiori disastri della storia.
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| 2 novembre 2018

Brutto periodo per la Chiesa cattolica.
Da tempo si appalesano lotte interne tra i cardinali che si oppongono alle riforme di Papa Francesco e quelli che le appoggiano, poi una posizione del Pontefice troppo favorevole all'accoglienza a prescindere di migliaia di clandestini, ancora nefaste profezie storiche che fanno coincidere questo periodo con la crisi della Chiesa e della famiglia, infine evidenti contraddizioni tra lo sfarzo del Vaticano e le difficoltà economiche di milioni di cattolici, provocano un distacco e un certo disappunto tra tanta gente.
Considerate che una recente stima, valuta in duemila miliardi di euro (!) il valore dei soli immobili di proprietà della Chiesa nel mondo.
E pensare che Gesù aveva scelto di vivere in una capanna!
Così ieri in piazza San Pietro, per l'Angelus di Ognissanti, c'erano poche centinaia di persone a ricevere la benedizione del Papa.
E adesso arriva un'altra tegola oscura.
Sotto il pavimento della sfarzosa Annunziatura Apostolica a Roma, in pratica l'ambasciata vaticana in Italia (v. foto), spuntano le ossa probabilmente di due donne, sepolte lì da una trentina di anni.
La memoria va subito alla misteriosa sparizione di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori.
Ma cosa ci fanno dei resti umani nascosti in una sede diplomatica della Chiesa?
Insomma, le troppe tenebre del Vaticano rischiano oggi di oscurare anche la fede.

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