| 18 novembre 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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A voler essere sincero, non mi ricordo chi sia stato il primo a dire che il riso è ciò che distingue l’uomo dalla bestia.
Anche il sorriso, aggiungo, pur se tante volte è uso menzionare “il sorriso da iena”.
Per cui qualche giorno fa mi sono meravigliato nel vedere Peter Gomez, ospite della serafica signora Palombelli, su rete quattro di Mediaset, scattare come un crotalo a cui avessero pestato inavvertitamente la coda, contro un’altra giovane e bella ospite - non ne ho afferrato il nome, però mi è sembrata timida, una faccia nuova nelle trasmissioni impegnate, su una rete o sull’altra, delle otto e trenta di sera - rimproverandole un breve sorriso che le era scappato, proprio scappato, mentre lui concionava sulla fondamentale funzione dello Stato e della fiducia che lui riponeva incondizionatamente nello Stato stesso
Inciso.
Tutto era nato da una delle solite “provocazioni” di Sgarbi – che come “provocazione” io ho maturato da tempo, pur piangendo amare lacrime nel pagare le tasse fino all’ultima lira – che asseriva che gli evasori avrebbero impiegato meglio i loro soldi nel far marciare l’economia, di quanto potesse farlo lo Stato. Evidentemente una tesi immorale e non sopportata, neppure come provocazione” da un giustizionalista incallito come Gomez.
Nessuno però è anarchico, lo Stato è nato dall’evolversi nei millenni del clan per far fronte ad esigenze o desideri di gruppi sempre più allargati, con maggiori risorse (necessarie per mantenere nuove caste o funzioni), e che del clan hanno presto perso la connotazione, diventando passo dopo passo, popolo o nazione.
La struttura dello Stato però non è una cosa astratta: è fatta, in modo determinante, anche dai suoi “servitori”, politici o funzionari che siano.
E’ in un’idea astratta di Stato o è in questi personaggi, nella loro capacità di operare, che bisogna avere necessariamente cieca fiducia?
E se lo Stato cadesse in mano a un Hitler, a uno Stalin o a un Mussolini, gestito dai loro “servi”, fra cui i loro tribunali?
Mi verrebbe voglia di chiederlo a Gomez, anche se ho l’impressione che dei distinguo lui li abbia sempre fatti, pur operando in una democrazia dove il popolo è chiamato a votare.
Tornando a bomba: al sorriso.
Se sarcastico o ironico sappiamo qual è la parte che ne ha fatto bandiera.
Non è malanimo, credo; è solo presunzione intellettuale. Una forma un po’ puerile di dimostrare la propria superiorità con uno scherno velato per chi non la pensa nello stesso modo.
Impossibile, ma mi piacerebbe vedere Peter Gomez e Marco Travaglio discutere attestati su tesi opposte.
Sarebbe interessante vedere a quale dei due finirebbe l’Oscar degli ironici o sarcastici sorrisi.

Gennaro Guala
Domenica 17/11/’19
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| 13 novembre 2019

Il maltempo di metà autunno ha messo nuovamente l'Italia in ginocchio.
Una tristezza infinita l'hanno generata Matera e Venezia, due perle artistiche, che sono finite coperte di fango e sott'acqua.
L'alta marea nella laguna veneta ha quasi raggiunto il livello record del 1966, avvicinandosi al metro e novanta.
Sedici anni fa lo Stato aveva dato il via alla costruzione di specifiche barriere idrauliche che contenessero l'alta marea, il cosiddetto progetto Mose.
Ad oggi sono stati spesi quasi 6 miliardi di € e ne mancano almeno due per finire un'opera la cui efficacia è ancora un'incognita.
I lavori dovevano essere ultimati nel 2016, ma dopo tre anni, non si vede la fine.
Nel frattempo è intervenuta la Magistratura, perchè sono girate tangenti milionarie e corruzione a gogo.
Questa è la solita Italia, dove tutto scorre lento tranne le tasse e il brutto tempo.

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| 11 novembre 2019

Riceviamo e pubblichiamo.

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TARANTO

Noi non vogliamo rendercene conto - o se ne siamo tentati ci reputiamo da soli razzisti o vittime di preconcetti - ma dovremmo renderci conto che c‘è qualcosa che nel sud della Penisola che funziona meno bene che dalle altre parti d’Italia.
Forse la colpa è in parte dello Stato - di tutti noi qualcuno direbbe, adducendo varie ragioni - forse di una civiltà troppo antica, portata dai greci (potevano trovare un posto più sicuro di Taranto dove ancorare i loro legni?), che come le cose che durano troppo portano inevitabilmente al declino.
Lasciano, nobile eredità, una tendenza al fatalismo, alla speranza che “nulla cambi”, quindi all’inconscio opporsi all’adeguamento richiesto dal fluire del tempo.
Però, per quanto riguarda lo Stato: il sud non ha la maggior rappresentanza nelle istituzioni?
Per quanto riguarda la storia, una presunta superiorità intellettuale (De Mita e Cirino Pomicino ne sono un esempio), può far vaneggiare e scambiare le illusioni per realtà.
Non son passati molti anni da quando Niki Vendola (governatore della Puglia) sosteneva che avrebbe fatto di Bari il centro culturale ed economico di tutto il Mediterraneo!
Ma la cosa peggiore, come i nobili del Gattopardo, è pensare che tutto sia dovuto, facendo poco per guadagnarselo.
Parlo di gruppi sociali, non di singoli individui, che da soli possono far poco e lasciare incancrenire le cose ne è la triste conseguenza.
Proprio l’acciaieria di Taranto ne è un esempio.
Ma di chi è la colpa se palazzi multipiano (tutti li vediamo in TV) sono cresciuti come funghi a ridosso del muro dell’acciaieria, se non è sorto un indotto industriale come pensava Saragat quando è andato a inaugurarla nel 1965, se gli impianti sono rimasti obsoleti, se l’automazione di tante funzioni è stata rinviata, i cui costi si sarebbero tramutati in sicurezza sul lavoro e risanamento ambientale, ma che forse avrebbero ridotto il numero degli addetti?
In questo ultimo caso cosa è prevalso: una cosa e l’altra?
C’è qualcuno, giovane e vecchio, che dovrebbe farsi un esame di coscienza.
Soprattutto non si dovrebbe lasciare un Di Maio venire dalla Palombelli (Rete 4 del Berlusca) a dire che la multinazionale, cui brillantemente si sperava di aver scaricato la patata bollente dell’acciaieria, dire che questa società “deve comportarsi come uno che ha preso in affitto una casa, e non può rescindere il contratto.”
O prende i telespettatori per scemi - cosa probabile – o non ha mai dato in affitto un appartamento, o non ne ha mai sentito parlare.
Spero proprio che non sia con questi argomenti che affronta la spinosa questione.
Lilli Gruber glielo avrebbe subito contestato.
Cambiando argomento, prima di girare canale, a giustificazione della tassa sulla plastica, mi è sembrato di sentirgli dire che ogni ora (o minuto, non ricordo, ma sarebbe impensabile anche per uno che non ha molta dimestichezza con i numeri) si scaricano in mare quarantamila bottiglie di tale turpe materiale.
Questo vuol dire che ogni tre o quattro giorni c’è una bottiglia di plastica ogni metro di costa.
Cento bottiglie di plastica ogni metro in un anno. Bel record!
Da dove?
Non certo scendono dal Po, ma neanche da Napoli, spero. Questo neanche la sorridente signora Palombelli doveva lasciarglielo dire!

Gennaro Guala
Bergamo – domenica 10/11/’19
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| 4 novembre 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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Non bisogna lasciarci vincere dal pessimismo.
Sempre meglio avere i politici di oggi, che generali in tempo di guerra.
Anche per i giovani, che possono andarsene in giro vestiti come meglio piace loro e frequentare la discoteca e lamentarsi di tutto, piuttosto che essere inquadrati in divisa e spediti a dormire in caserma e dire signorsì.
Ed è meglio ascoltare sproloqui da intellettuali fasulli, assoldati da un partito o da una tv, che discorsi di dittatori da balconi o palchi addobbati dai minacciosi simboli del loro regime.
Soprattutto nessuno ci impedisce di sorridere della seriosità di questi signori, e manifestare un certo scetticismo, anche dissentire, di fronte alle loro dotte elucubrazioni.
Ciò premesso, può anche darsi che io non abbia capito bene, ma mi sembra che solo per far quadrare (si fa per dire) il bilancio, questo governo intenda mettere una tassa sulla plastica, o su alcuni prodotti di plastica. Le contorsioni mentali di questi pseudo-intellettuali, che vogliono giustificare questo provvedimento con motivazioni ecologiche sono patetiche: ho perfino sentito dire che è per imboccare la via della redenzione nel seguire la buona novella che Greta sta elargendo all’umanità.
I suoi vecchi dovevano essere cretini, se hanno dato il Nobel a chi la plastica l’ha inventata.
Sulla dispersione della plastica, soprattutto nei mari, (avete mai fatto una traversata in traghetto fra Reggio e Messina? L’ultima volta, anni fa, mi ha assalito un senso di repulsione, a vedere com’era tempestato di immondizie galleggianti l’azzurro su cui una volta guizzavano i pesci spada) ho già detto altre volte come la penso. Infliggerei pene corporali a chi segue questa pratica incivile, e metterei in galera i consigli di amministrazioni di quegli enti che, addetti alla raccolta dei rifiuti, non la indirizzano al riciclaggio, ma la seppelliscono in fosse profonde.
Se ce n’è troppa, di plastica di scarto per essere riciclata, la possono indirizzare ai termovalorizzatori; sembra che finora non si siano trovate controindicazioni.
Non sono io, comunque, che devo risolvere il problema, su cui mezzo mondo sta dibattendo.
Perché il bello ed il brutto della plastica consiste nel fatto che è eterna, e che sopravviverà al petrolio, se sarà riutilizzata.
C’è la plastica biodegradabile e quella da scarti o rifiuti compostabili.
Ben vengano!
Ma non mi si dica che possono essere usate per le bottiglie dell’acqua minerale!
Torniamo al vetro?
A parte il peso che tende quasi a raddoppiare e che graverà sulle braccia di chi va a fare la spesa, nessuno ha tenuto in conto che crescerà in ugual misura l’inquinamento atmosferico dovuto al suo trasporto? Considerazioni diverse, che portano a conclusioni che fanno sorgere altrettanti dubbi, valgono per una miriade di altri prodotti di utilizzo generale, fra cui la conservazione in contenitori di plastica degli alimentari, proprio quelli che consumano nello stesso modo ricchi e poveri.
Che differenza ci sia quindi fra la tassa sulla plastica e un pizzico di aumento dell’IVA, qualcuno dovrebbe spiegarmelo.
Ma tutti questi sono già ragionamenti di second’ordine. Possiamo pretendere che, nel mondo della disinformazione, chi si affanna ad inviare una lettera più o meno credibile a Bruxelles, pensi anche a simili dettagli?

Gennaro Guala
Bergamo – domenica 3 novembre ‘19
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Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 29 ottobre 2019

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale, pubblicato da QUI BERGAMO e QUI BRESCIA, attualmente in edicola.
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Greta Thunberg è sicuramente il personaggio del momento. La ragazzina svedese, che ha abbandonato la scuola per dedicarsi a una battaglia ecologista, sembra aver risvegliato la coscienza di milioni di giovani. Intorno a lei si è scatenata una macchina mediatica che ha dell’incredibile. Infatti se un nostro figliolo, dopo la terza media, con problemi psicologici, decidesse di interrompere gli studi per protestare da solo davanti a Montecitorio, non solo verrebbe redarguito duramente dai genitori, ma in pratica non verrebbe preso in considerazione da nessuno. Invece Greta è diventata in poco tempo un’icona planetaria ed è anche riuscita a smuovere il sonnacchioso mondo politico occidentale. Misteri e miracoli di un destino bio green che sembra scritto su uno spartito misterioso. Molti però si chiedono se Greta sia davvero un esempio positivo. L’assunzione di una responsabilità ecologista, soprattutto da parte delle nuove generazioni, è sicuramente un aspetto da condividere, perché può sollecitare un nuovo senso civico. Oggi si vedono milioni di persone gettare spudoratamente cartacce, mozziconi, sacchetti, bottigliette e immondizia varia per terra. E’ sufficiente fare due passi per i nostri centri cittadini e ci si può subito rendere conto della manifesta maleducazione civica insita nella nostra gente. Però un conto è allarmare le coscienze verdi ed un altro è parlare di scienza terrestre. Così come una cosa sono i cambiamenti climatici, mentre un’altra è l’inquinamento dell’ambiente. Tutto ciò viene studiato da decenni da scienziati specializzati, che poco hanno a che fare con la spettacolarizzazione delle emozioni e con i movimenti ambientalisti di massa. E’ opportuno fare una breve chiosa sui cambiamenti climatici. Ho chiesto recentemente ad alcuni ragazzi, che manifestavano per i Fridays for Future, se sapessero quale fosse oggi la temperatura media della Terra. Ho avuto delle risposte che rasentavano le barzellette. Ebbene, cominciamo col segnalare il primo inconfutabile dato scientifico, tanto per capire di cosa stiamo parlando: nel 2018 la temperatura media terrestre è stata di 14,7 gradi. Non è poi così rovente, no? La Terra nei suoi oltre 4 miliardi e mezzo di vita ha avuto numerose e intense escursioni termiche, che l’hanno fatta passare da ere inter glaciali a surriscaldamenti intensi, e viceversa. Ciò non può dipendere esclusivamente dalla presenza dell’homo sapiens che risale a 130.000 anni fa, e nemmeno dall’industria pesante che ha solamente 2 secoli di vita. Perché i due dati sono un’inezia infinitesima di fronte allo scorrere del tempo universale. Come spiegano gli studiosi, il clima varia da quando esiste il pianeta, con l’alternarsi di fasi naturali fredde e calde: “La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento.” Il recente caldo, poi, cresce con un ritmo inferiore della metà di quanto era stato inizialmente previsto e meno della metà di ciò che ci si poteva aspettare venti anni fa. Pensate che, proprio verso la fine di settembre di 2200 anni fa, Annibale valicò le Alpi, attraverso un passaggio montano situato a 3.000 metri di altitudine, coi suoi 37 elefanti africani, con 10.000 cavalli e con 40.000 uomini a piedi. L’ardua impresa fu possibile perché la temperatura della Terra all’epoca dei romani era ben più alta, di almeno un grado e mezzo, rispetto a quella di oggi. E sapete perché la Groenlandia (terra verde) si chiama così, quando oggi è tutta grigia e quasi totalmente ricoperta di ghiacci? Perché quando vi arrivò Erik il Rosso, intorno all’anno 1000, si era in corrispondenza del cosiddetto “periodo caldo medioevale”, durato circa 500 anni e la Groenlandia era fertile e puntualmente verde. Poi al Nord tornò il freddo intenso e gli stessi Vichinghi vissero gravi problemi di sopravvivenza a causa di questa mini glaciazione. In ultimo, si fa un gran parlare della pericolosità della CO2, l’anidride carbonica, quando in realtà non è così nociva come ci vogliono far credere, tanto è vero che viene prodotta, ogni giorno e in enormi quantità, dalle stesse piante e dai mari. Un noto ricercatore ha stimato che ogni anno gli alberi emettono circa 439 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in atmosfera, gli oceani 332 e le attività umane 29 miliardi di tonnellate. Discorso diverso è invece quello che riguarda l’inquinamento atmosferico, terrestre e marino causato dall’uomo, con gas e sostanze nocive, altamente tossiche e dannose per la salute. Qualcuno dice che questo sia il contributo inevitabile che abbiamo dovuto pagare al progresso tecnologico per avere case riscaldate, energia a sufficienza e mezzi a motore con cui spostarsi velocemente. Ma è tutta un’altra vicenda rispetto ai climate changes! Così ricordiamoci che la vera scienza non è avanspettacolo, né tanto meno strumentalizzazione delle menti. E chi parla solo per proclami ecologici, populisti e quasi manicheisti, dimenticandosi degli studi scientifici in proposito, di solito non è mai attendibile fino in fondo.
Altrimenti ci troveremmo di fronte ad un inquinamento artefatto dello stesso sapere.
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| 28 ottobre 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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LA FESTA DEGLI ALBERI

Ho sentito Zingaretti in TV proclamare che il nuovo governo metterà a dimora, durante il suo mandato, prima di fine legislatura, milioni e milioni di alberi.
Non ricordo più quanti milioni, ma non pochi di certo.
Fa piacere prendere nota che almeno un politico conosca un poco di storia.
Forse è solo perché si sente laziale, e quindi sa che cerimonie in onore dei verdi custodi della nostra salute si tenevano già ai tempi di Romolo e Remo, e forse anche prima.
Magari non a scopi elettorali.
Sicuramente Zingaretti non ha voluto copiare Mussolini, che nel bieco ventennio l'aveva preceduto.
Mi ricordo che ogni anno per la Festa dell'Albero, al tempo propizio all'attecchimento, ragazzi e ragazze delle elementari - nel paese di mezza montagna dov'ero sfollato non c'erano scuole di grado superiore - catechizzati sulla piazza dal Podestà e scortati da maestri e maestre, con in cima al corteo la presidentessa delle "Massaie rurali", si recavano in divisa su balze abbandonate, senza più braccia che le coltivassero (troppi i giovani morti nella prima guerra mondiale, i sopravvissuti assorbiti dai lanifici della Valle Strona, poi falciati dalla tisi assassina e infine chiamati alle armi, i pochi rimasti, dal conflitto in corso) a piantare, noi bimbi, frassini e olmi.
Io avevo la mantellina di figlio della lupa; camicia e pantaloni non erano già più arrivati.
La mantellina, sempre più striminzita, mi avrebbe riparato dalla pioggia e dal gelo in quegli anni di guerra.
Fatto molto secondario: quando son nato io, mio nonno aveva piantato a fianco di un castagneto, quaranta querce che attualmente, come è logico, hanno la mia età. Radicato era il sentimento di amore per l'albero, e di protezione che gli si attribuiva.
Oggi il sentiero per raggiungerle è ricoperto da rovi, testimoni del colpevole abbandono in cui troppe zone collinari e pedemontane sono lasciate.
Tuttavia Zingaretti un maestro, che gli ha tracciato la via, l'ha avuto: il nostro sindaco, che nel suo passato mandato, ha piantumato Bergamo con 20.000 alberi.
L'ha detto lui, e i nostri concittadini l'hanno presa per buona.
Ora l'iniziativa continua indefessa.
In via Quarenghi sono stati posati una ventina di vasi, snelle piramidi rovesce dalla punta tronca, che alloggiano un non ben definito alberello.
Forse è per lenire la nostalgia delle selve di casa agli Afro-italiani che la abitano, dato che gli italiani che vi risiedevano prima si dovevano accontentare della Maresana.
Forse è per questo che in tanti hanno traslocato.
Comunque quei vasi per qualcuno saranno certamente una pacchia: per i cani che sapranno dove alzare la zampa! Peccato non votino.

Gennaro Guala
Portovaltravaglia domenica 27-ott.-'19
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| 23 ottobre 2019

La maggioranza degli italiani, fin dal dopo guerra, non è mai stata di sinistra.
Stanno a dimostrarlo la somma dei i voti raccolti nelle varie legislature dai partiti come la Democrazia Cristiana, i Liberali, i Repubblicani, il Movimento Sociale, il CDU, Forza Italia, Alleanza Nazionale, Fratelli d'Italia e la Lega.
Quindi non c'è da meravigliarsi se ancora oggi il centro destra raccolga tanti consensi.
La sinistra invece attacca questi elettori tacciandoli ingiustamente di sovranismo, di razzismo, di populismo e di neofascismo.
Insomma per questi sinistri, che tra l'altro controllano in maggioranza i media, la scuola, la giustizia, lo spettacolo e la cultura, gli italiani che votano Salvini & C. sono assolutamente antidemocratici.
Nulla di più falso.
Ed è per questo che il PD non capirà mai il successo della Lega e dei suoi alleati.
Il popolo, che vive la realtà quotidiana, assapora amaramente un momento di grave crisi economica e infatti i dati ci dicono che dal 2005 l'indice di felicità della popolazione è in continuo calo.
La paura di un futuro incerto fa chiudere la gente a riccio, alla ricerca di una tutela personale che va a discapito anche dell'interesse generale.
Soprattutto quando uno Stato e l'Europa si dimostrano nel tempo inefficienti, non affidabili, ingiusti, spreconi e avidi di tasse.
Perciò chiunque cavalchi concretamente i temi della sicurezza, della riduzione delle imposte, del lavoro vero, dell'interesse nazionale, e del benessere possibile, vince.
E' così difficile capirlo?

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| 21 ottobre 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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E’ ricominciato il tormentone dell’evasione fiscale.
Chi non paga le tasse?
Nessuno si chiede: chi sarebbe a pagarle, se chi le evade fosse costretto a farlo?
Partiamo da una considerazione preliminare, e facciamo due conti approssimati: ogni cittadino italiano costa, in media, per i servizi erogati dallo Stato, circa 13.000 Euro all’anno. Non tutti, ma quasi tutti gli 800 miliardi, derivano dalle tasse che la collettività paga.
Una quota parte viene dall’aumento del debito pubblico che, per semplificare, stimandolo nel 2% del Pil, quindi del 4% delle entrate dello Stato, assomma a 30 miliardi di Euro.
Il che significa un ulteriore aumento del debito pubblico italiano di circa 500 Euro per persona ogni anno.
Con disperazione dei commissari europei, non perché si preoccupino di noi, ma perché la cosa indebolisce la moneta unica.
Con questi 30 miliardi si porterebbe la situazione ad essere stabile, cosa ben lontana dal rientro del debito a quel 60% del Pil che aveva promesso Prodi per farci accogliere nell’UE, ingannandoci ed illudendoci nello stesso tempo (io ero fra quelli che, pensando alle generazioni future, credevo nel miracolo).
Ora i principali accusati dell’ammanco sono gli autonomi.
Allora ditemi: qualcuno crede che chi viene a disintasare il tubo di scarico del vostro lavello rilasci fattura con Iva, in più paghi le tasse, diciamo il 25% su quel che si fa pagare, rinunciando ai suoi abituali 50 Euro per l’uscita e ai suoi 20 Euro per il quarto d’ora di lavoro?
No di certo.
E’ il cliente sfortunato, che dovrà dargli più o meno 100 Euro e non 70, perché è molto difficile convincere l’autonomo, (che non risulta diventi milionario, anche se guadagna decentemente), a rinunciare al guadagno che ha fatto fino ad oggi.
E, come lui, altri milioni di cittadini, che esborseranno 30 Euro in più su cui quasi tutti hanno già pagato le tasse.
Tutto questo perché lo stato possa poi recuperare che cosa? Qualcosa più di un miliardo, su circa 40 milioni di interventi simili.
Il semplice cittadino non può fare molto di più, se si tiene conto che nei ristoranti e nei negozi lo scontrino gli viene sempre rilasciato.
Almeno nei locali che frequento io.
Alla fin fine, ragionandoci bene, è un balzello in più che sugli onesti.
Quasi onesti, diciamo, per mettere in pace la loro coscienza e, soprattutto, quella dell’idraulico.
E per arrivare ai 7 miliardi, traguardo minimo che elimina solo molto parzialmente il malcostume, cosa farà lo Stato e la Guardia di Finanza, che è il suo braccio secolare”?
Ricordando che il problema è e rimane nostro, mi piacerebbe tuttavia che a consuntivo qualcuno ce lo dicesse.

Gennaro Guala
Bergamo – domenica 20 ott. ‘19
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| 17 ottobre 2019

Siamo in autunno, la stagione dei tanti colori nei boschi, della fine del caldo afoso, delle potature, della vendemmia tardiva, delle foglie dorate che cadono e delle giornate che si accorciano.
E' anche il preludio dell'inverno.
Una stagione dove tutto sembra morire poco a poco, verso una fine che la natura annuncia ogni giorno, anche sostituendo la luce con il buio.
In verità non è così.
Tutto si trasforma, per fermarsi durante l'inverno, ma per poi rinascere ancora più bello a primavera.
Anche nella vita dovrebbe essere così.
Perchè dopo i successi estivi, l'autunno arriva in ogni esistenza, preludio di un un inverno dove le difficoltà attanagliano ciascuno di noi.
Allora la natura insegna che vale la pena fermarsi un attimo, non solo per riflettere, ma anche per trovare nuove energie e nuove soluzioni per il futuro.
Quando cadono come foglie, le occasioni felici della vita, e cadono sempre, quasi sicuramente affronteremo un periodo di buio, di freddo e di dolore intenso.
Ma al nostro interno, anche se non li vediamo, già fremono i boccioli di un nuovo rinnovamento.
Basta saper aspettare e, approfittando del silenzio interiore, provare a pianificare il domani.

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| 15 ottobre 2019

Governare gli italiani non è impossibile, ma sembra inutile.
Il retaggio culturale di una nazione, che è un agglomerato di tanti campanili, è difficile da superare.
Lunghe dominazioni hanno reso il popolo italico furbo e paziente.
Così fatta la legge, da noi si trova subito l'inganno, con uno spirito generale di adattamento, legato alla sopravvivenza in uno Stato ladrone.
Il nuovo Governo sta studiando altre nuove tasse per cercare di fare quadrare i conti in un bilancio ormai sfasciato.
Si colpiranno, tra l'altro, le solite cose: benzina, sigarette, autostrade, gas e luce.
Insomma, ecco la minestra economico-finanziaria già vista da decenni!
Nulla di più sbagliato, quando l'imposizione fiscale è ormai alle stelle.
L'ho scritto tante volte: se le aziende pagano il 65% tra tasse e imposte, se le partite Iva sono assoggettate ad un 70%, se il cuneo fiscale è più del doppio dello stipendio netto del lavoratore, se l'Iva è al 22%, l'evasione spesso diventa di mera sopravvivenza.
Il carcere facile, le pene restrittive, la restrizione dell'uso del contante, non servono a niente se prima non si abbassano le tasse per le imprese e i cittadini, e non si consente a questi ultimi di detrarre i costi di trasporto per andare al lavoro, la manutenzione della casa, le spese per i figli, ecc.
Si dirà che non ci sono gli spazi finanziari per fare manovre simili.
Tutte balle, perchè il gettito aumenterebbe, se l'evasione è davvero di centinaia di miliardi di euro, così come sarebbe incrementato il prodotto interno lordo e, di conseguenza, i redditi distribuiti con la nuova occupazione e con nuovi consumi interni.
Certo, serve gente competente al Governo e un popolo cosciente sul territorio.

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