| 23 febbraio 2018

Riceviamo e pubblichiamo.
Buon weekend!
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A proposito di flat tax alcune considerazioni minimali:
• é un assioma che chi ha evitato fino ad ora di pagare le tasse desideri ardentemente di pagarle in futuro, perché gli si promette che, almeno inizialmente e poi si vedrà, che verserebbe al fisco meno di quello che dovrebbe fare adesso. Personalmente lo dubito: che è abituato a frodare adesso, e sono milioni di persone, continuerà a farlo in futuro.
• abbiamo un debito pubblico che fa paura. Di quanto aumenterà nel tempo (quattro o cinque anni almeno) in cui tutti si convinceranno dell'onestà - da parte dello stato, questa volta, che troppo spesso ha barato sull'argomento per essere credibile - di questa soluzione e incominceranno a pagare il dovuto?
• Si aumenteranno le verifiche fiscali, si dice. Perché non si fanno già da adesso, o non si sono fatte da prima?
• Ognuno di noi deve tenersi le cartelle delle dichiarazioni del reddito dei cinque anni arretrati; i commercialisti consigliano addirittura dieci se si hanno detrazioni per opere sugli immobili. Chi può pensare che chi ha frodato corra il rischio di denunciare improvvisi redditi per le stesse attività che non gli hanno reso nulla negli anni passati, visto che la Finanza può chiedergliene conto, e infliggergli delle salatissime ammende? E allora un altro bel condono, e chi ha dato ha dato, e chi ha avuto, ha avuto.

A proposito di bonus:

• Tempo, parecchio tempo addietro, parlavo on un mio amico geometra (lo era diventato frequentando i corsi serali mentre lavorava) che era stato assunto a quattordici anni come operaio. Orfano di padre e di madre, aveva due sorelle più giovani a carico e una vecchia nonna. La sua paga era di 15000 Lire (circa 8 Euro di adesso) al mese cui si aggiungevano 15000 Lire di assegni famigliari. Si era nel primo dopoguerra.
• Solo ieri parlavo con un bocconiano, più giovane di me di circa vent'anni, che appena laureato faceva gli stipendi per una grossa impresa di costruzioni a Milano. Aveva muratori che percepivano 50000 Lire di paga e 50000 di assegni famigliari per moglie e figli. Questo quando regnava la bieca DC.
E adesso vengono ad inventare i bonus! Conoscessero almeno come andavano più equamente la cose, quando loro dicono che andavano male! Ma sono talmente ignoranti! Peggio, non vogliono imparare, acciecati come sono dalla loro presunzione e facondia!

Gen Guala
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| 20 febbraio 2018

Ha fatto scalpore l'esternazione di ieri del Ministro Calenda che ha definito "gentaglia" il management di Embraco, l'azienda piemontese che fa parte del gruppo multinazione Whirlpool.
Infatti, anche a causa della crisi del settore elettrodomestico italiano, 500 lavoratori diretti perderanno il posto di lavoro, oltre alle ripercussioni su tutto l'indotto dei vari fornitori.
Le dure regole del mercato capitalistico e globalizzato sono queste.
Quando un'azienda non produce più utili, anzi accumula perdite, inesorabilmente viene chiusa.
Già nel 2004 la Embraco navigava in cattive acque e solo un contributo pubblico di 12 milioni di euro aveva mantenuto a galla la società.
Ora le linee produttive andranno nella più conveniente Slovacchia e tanti saluti a tutti.
La politica, sotto elezioni, fa finta di essere furiosa, ma si dimentica alcune cosine semplici, semplici, che non sono mai cambiate nel corso dei decenni.
In Italia sono tanti i gap a sfavore delle aziende: tasse sul costo del lavoro tra le più alte d'Europa, crediti aziendali non tutelati, giurisprudenza lenta e quasi sempre contraria, norme e tributi da far impallidire i più onesti, contratti lavorativi ancora rigidi, costi dell'energia elevati, burocrazia mastodontica, sistema bancario poco favorevole, infrastrutture carenti e agevolazioni all'imprese quasi nulle.
Continuo?
Meglio di no.
Ma ormai è inutile piangere sul latte versato.
Ed è superfluo fare teatrini politici, quando i buoi sono scappati da una delle tante stalle pericolanti.

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| 12 febbraio 2018

I gioielli dell'impresa italiana vengono venduti agli stranieri.
Che ne pensate?
Riceviamo e pubblichiamo.
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Abbiamo a suo tempo ceduto la San Pellegrino ai francesi; sempre ai francesi la Magrini; ai cinesi la Riva, ai tedeschi l'Italcementi, multinazionale bergamasca ramificata in mezzo mondo.
Tanto per portare alcuni esempi che ci sono vicini.
La Fiat se ne è andata da Torino e pagherà le tasse chissà dove. Adesso venderemo Italo agli americani o a qualche fondo non ben precisato, poi toccherà ad Alitalia.
Fincantieri è diventata a metà dei francesi, ed è considerato un successo.
Come può essere vantato a sostegno della buona gestione economica e sociale dei nostri governi che investitori stranieri vengano a fare shopping delle nostre migliori imprese, licenziando gente e facendo lavorare gli altri fin quando garba loro (Amazon docet) con stipendi o paghe indecenti, come se fossimo paesi del Terzo Mondo?

Gen Guala
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| 8 febbraio 2018

"Fatta questa premessa rilevo che il mio nome e la mia immagine sono stati offerti all’opinione pubblica, solo per il fatto che sono il padre di uno degli indagati ed esercito le funzioni di Procuratore della Repubblica, a Brescia non a Bergamo, nel cui circondario rientra il territorio di Zogno, ove si è verificato il fatto. Alla notizia è stata data notevole rilevanza mediatica, facendo costante riferimento al fatto che a compartecipare alla rapina fosse stato il figlio del Procuratore Capo di Brescia, quasi che questa fosse la vera notizia da offrire all’opinione pubblica, alla quale, evidentemente, deve interessare sapere non che sia stato commesso un reato i cui autori siano stati identificati e arrestati, ma il fatto che uno di essi, peraltro incensurato, sia il figlio del Procuratore della Repubblica di un’altra città. Per inciso degli altri due si dice veramente poco, perché uno, essendo scappato non è stato identificato, e l’altro, essendo pregiudicato, non suscita interesse, perché non fa notizia: non ha la sfortuna di avere un padre magistrato! Così Giustizia è fatta e l’opinione pubblica è soddisfatta!"
Così scrive il Procuratore Capo di Brescia Tommaso Buonanno ad un noto quotidiano italiano, dopo che il figlio è stato arrestato per una rapina a mano armata a Zogno (BG).
Dato per scontato che i padri non possono essere accusati delle colpe dei figli maggiorenni, noto con un certo stupore che il Procuratore si è reso conto di come funzioni la macchina del fango in Italia.
E parlo anche per esperienza personale.
Quante volte escono dai Tribunali, da chissà quali vie, informazioni riservate sugli indagati, che distruggono, permanentemente e prima del processo, l'onorabilità degli stessi.
Per non parlare delle intercettazioni telefoniche, che vengono date alla stampa addirittura in anticipo rispetto alla difesa e che possono rovinare intere esistenze.
Oggi è toccato ad un Procuratore Capo capire cosa significhi un preventivo processo mediatico.
Mi spiace, ma gli italiani lo subiscono da decenni e molti di loro non possono contare nemmeno su un papà Magistrato.
Questa è l'Italia, caro dr. Buonanno!

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| 3 febbraio 2018

Riveviamo e pubblichiamo la lettera di un pensionato italiano.
Fa riflettere e merita di essere letta.
Ah, non spaventatevi, le cifre citate sono in vecchie Lire, per cui 100 milioni equivalgono a circa 50.000 €.
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Lo dico non in base a ragionamenti e ipotesi politiche, sociologiche o economiche: semplicemente, perché le consuetudini, le leggi e le norme che si sono susseguite nel tempo, sembrano state studiate, messe in atto al momento giusto, quasi per farmi dispetto.
Parto da lontano, il 1946, primo anno del dopoguerra, anche se in questo caso la mia sorte è stata condivisa da parecchi altri. Dagli studi: di quei pochi che facevano le medie, metà li costringevano a smettere; il 50% dei sopravvissuti che andava al liceo subiva la stessa decimazione; restava il 25%. Di questi il 5% si iscriveva ad ingegneria al Politecnico di Milano. Quattrocento studenti in tutto: ordine tassativo al corpo docente, segatene duecento nel primo biennio. Questi duecento riuscivano quasi tutti a laurearsi; qualcheduno, a fare il triennio, ci metteva altri cinque o sei anni, perché qualche professore si compiaceva di farti ripetere un esame sei volte, e avevi a disposizione due sessioni d’esami all’anno.
Fresco di laurea, sono andato a militare: l’ultimoessere che ha fatto 18 mesi di naia, diminuendo poi sempre di durata della leva fino a quando il servizio militare è stato abolito
Tornato a casa di giovedì, il lunedì successivo era già al semestre di prova in Edison Volta. Sono stato assunto a 85.000 Lire nette al mese (cinquemila in più di un disegnatore con pari anzianità), l’equivalente di 85 cene alla Tampa, locale alla moda per il dopoteatro alla Scala. Antipasto, primo, secondo, formaggio, dolce, frutta, caffè e mezza bottiglia di vino di annata, perché l’altra metà era riservata a chi veniva con te, anche se astemia. Con la stessa cifra andavi al Riccione, dove Gianni Brera un giorno alla settimana si trovava con i giocatori dell’Inter; al ristorante Abruzzi con degli amici, vicino a piazza Repubblica, spendevi il 20% in più, ma mangiavi e bevevi fino a quando non potevi infilarti in bocca un altro boccone. Te beato, direbbero oggi! Dopo due anni il prezzo che i socialisti avevano chiesto per sostenere il governo era stata la nazionalizzazione delle aziende elettriche, così sono diventato dipendente ENEL.
All’inizio mi era andata anche bene. Avevano alzato gli stipendi per far contenta la gente, avevo fatto anche una carriera insperata, data la mia giovane età e senza appoggi di sorta. Lavoravo però come un matto, anche se in un campo che mi piaceva, e quando alle 11 di sera tornavo a fare una capatina al mio bar di Lodi, mi sentivo dire:” eccolo qui quello dell’Ente Nazionale Ex Lavoratori!”
Dopo un paio d’anni Saragat aveva sconvolto le decisioni del C.d.A.dell’Enel smembrando il Centro in cui lavoravo a Milano, per portarne una fetta a Torino, la sua città natale.Mi sono trovato chiuso in Lombardia,dopo essermi abituato a tutta l’Italia.
Con l’impazienza dei giovani ho piantato un posto sicuro e senza rischi (in Enel più nessuno voleva ormai correre rischi) per trasferirmi a Bergamo.
Adesso la faccio breve, vengo al punto e arrivo alla flattax.
Anche a Bergamo ho fatto un pò di carriera, ma quello che guadagnavo in più, anno dopo anno, veniva in buona parte risucchiato dalle tasse, con aliquote di poco invariate rispetto a quelle fissate a suo tempo da Vanoni, quando un milionario (non necessariamente multimilionario) si comprava la Ferrari: il mio stipendio finale, di circa dodici milioni netti al mese (non lo ricordo con esattezza), non mi avrebbe permesso lo stesso numero di pasti da Vittorio (ma neanche al Pianone), che mi sarei potuto concedere da neoassunto quarant’anni prima a Milano in ristoranti della stessa categoria. Ma anche in questo altri hanno avuto la mia stessa sorte.
Però:
• I dirigenti d’azienda avevano un tetto di 120 milioni circa su cui versare i contributi per la pensione: per cui, tenendo conto dell’inflazione, io ho versato per più di quarant’anni, annualmente, più o meno la stessa cifra. Quindi, indipendentemente da Boeri e dalla Fornero, ho versato di più di quanto io riceva: logicamente chi ha versato di più, pace all’anima sua, ha detto la Fornero, contribuirà all’aumento dei minimi.
• Per inciso, il fondo pensioni dei dirigenti era gestito in modo irresponsabile: fino ad un certo periodo bastavano cinque anni di iscrizione al fondo per avere la pensione da dirigente: pensate che pacchia per chi aveva la più piccola attività industriale, dopo aver frodato per tutta la vita l’INPS, iscriversi al fondo cinque anni prima di andare in pensione! Lui, la segretaria che era stata l’amante del padre, o il fratello rimbambito che teneva come magazziniere. Poi, anche se per me non cambiava nulla, dopo profonda riflessione, i cinque anni sono diventati 10.
• Quando ho compiuto i 60 anni, con i miei quarant’anni di contributi, avrei dovuto avere, oltre lo stipendio, anche mezza pensione: come era stato per tutti i miei colleghi. Nossignore: proprio in quei mesi, il fondo ha stabilito che quella norma non sarebbe stata più valida. Meglio che un dissesto, è il minore dei mali, ho pensato. Peccato che la norma sia stata rintrodotta al compimento del mio sessantacinquesimo compleanno, a due o tre masi dal mio pensionamento.
• Comunque l’INPDAI è andata a patrasso e tutto e passato all’Inps; col fatto che chi percepiva duecento milioni, o l’equivalente in Euro, pagava la sua parte, e il datore di lavoro la sua, molto superiore.Se fossi stato iscritto tutta la vita all’INPS, a parità di stipendi, avrei una pensione non dico doppia, ma quasi.
• Sono 17 anni che sono in pensione, il costo della vita è raddoppiato, ma non ho visto, praticamente, una lira di aumento.
Andato in pensione ho continuato a lavorare fino a pochi mesi fa: su quello che guadagnavo pagavo, oltre al commercialista, quasi il 50% di tasse, che, con qualche altro balzello e il contributo alla Cassa professionale cui mi son dovuto iscrivere (che per restituirmi quanto le ho dato, senza contare gli interessi, dovrei vivere almeno fino a 110 anni), arrivavo al 65%, incamerandone quindi il 35%.
Tenendo conto che ora mi sono messo in quiescenza, che dovrò vivere con la pensione, considerando tutte le norme sfavorevoli e la rogna che hanno caratterizzato la parte economia della mia vita, volete che non ci siano buone probabilità che venga approvata in un prossimo futuro una FlatTax, (aumentando sicuramente qualche altra tassa) visto che la cosa ormai non mi porterebbe alcun beneficio?
A che livello? Non lo so. Ci sarà però un genio maligno che, nell’ipotesi improbabile venga introdotta, farà in modo che io ci perda qualcosa.

Per completare:
Mia moglie ha lavorato fino a 26 anni circa, fino alla nascita di nostro figlio: poi abbiamo versato, come la legge vigente allora prevedeva,contributi, (suoi+ quelli che avrebbe dovuto il datore di lavoro, quindi non indifferenti) per raggiungere i famosi 17 anni e rotti di anzianità contributiva necessari per ottenere una pensione a 55 anni. Sarà la minima, mi avevano detto all’INPS, perché si prevede un’inflazione così forte, che è assurdo versare soldi in più che saranno sicuramente non rivalutati.
Mia moglie ha avuto una pensione di poco più di cento Euro a 63 anni. Perché non la minima? Perché ha qualche reddito suo, non da lavoro, o perché tengono conto del reddito familiare o di qualche altro artificio, per cui di pensione minima neanche a parlarne. Questa è l’Italia dei diritti acquisiti (per qualcuno).
Qualcuno dovrebbe spiegarmi come i tanti dipendenti dello stato, centinaia di migliaia solo tra i professori, andati in quiescenza con quel provvedimento, abbiano cominciato a percepire la pensione a 36 anni circa (oggi di circa 1000 Euro al mese, allora pari quasi allo stipendio) indipendente da ogni forma di reddito, passato, presente e futuro, miliardari o multimiliardari non conta, e qualsiasi attività abbiano, anche molto redditizia, svolto dopo i 36 anni.Vuol dire anche, in parole spicciole, che cittadini italiani, che dovrebbero avere gli stessi diritti di fronte allo stato, a parità di condizioni, qualcuno percepirà un monte pensione di più di mezzo milione di Euro, mentre altri dai venti ai trentamila euro, se sono fortunati.
Poi mi vengono a raccontare che tutti i cittadini sono trattati allo stesso modo da quelle istituzioni di fronte a cui dovremmo inchinarci riverenti!
N.B. C’è stata gente più scarognata ancora di me, ne sono certo, ma fortuna e sfortuna non dovrebbero dipendere da quelle mille persone che a Roma “dedicano la vita” al bene degli italiani.

G.G.
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| 26 gennaio 2018

Siamo nel 2018 e l'uomo sta programmando il suo primo viaggio su Marte.
Siamo vicino a Pioltello, prima dell'alba di ieri, e un treno italiano porta al lavoro e a scuola centinaia di pendolari.
Cedono 20 cm di binario, dove forse mancava anche un bullone, ed è una carneficina.
Sullo stresso tratto a luglio un altro treno era deragliato, ma fortunatamente senza danni ai passeggeri.
Basta salire la mattina presto su uno dei treni qui al Nord, sempre che arrivi puntuale, per capire lo stato di degrado delle nostre ferrovie.
Sporcizia, gente accalcata, ritardi, vagoni vecchi, problemi di sicurezza, sono sotto l'occhio quotidiano di tutti.
Però quello che ieri ha più imbarazzato sono state le inopportune parole della politica comunale, regionale e nazionale.
Sbagliate, polemiche, impreparate, speculative e strumentali.
I tagli alle manutenzioni e all'ammodernamento della rete ferroviaria in Italia continuano da tempo.
I Ministri si giustificano come se loro da 5 anni non fossero al governo e allora le responsabilità rimbalzano sull'onda dell'ipocrisia elettorale.
Che pena vedere un livello così basso della nostra classe politica, incapace di programmare e persino di capire.
Un abbraccio forte ai famigliari delle vittime.

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| 24 gennaio 2018

Riceviamo e pubblichiamo.
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Trasmissione de La 7, dopo Lilly, dell’11 gennaio.

Qualche giovane migrante, sperando di trovare a Parigi miglior accoglienza che da noi, attraversa il valico del Moncenisio, sepolto sotto la neve, per essere accolto a braccia aperte dai valligiani d’oltralpe. Documentario strappalacrime sulle difficoltà incredibili che deve affrontare, con i suoi compagni di sventura, in jeans e scarpe da pallacanestro o da footing al parco del Valentino a Torino, così aspre che neppure i nostri uomini in tute da esploratore dell’Alaska, con sci da alpinismo ai piedi, ripresi nel filmato, riescono a superare. Intervista al sindaco di Briançon, che vanta lo spirito di accoglienza dei suoi compaesani, e a riprova ci mostra i transfughi satolli e rinfrancati; nessun segno degli stenti passati nel freddo e nella tormenta, ma neanche delle privazioni subite in Italia o, peggio, delle cose terribili, della fame e degli stenti a cui sono riusciti a sottrarsi fuggendo dall’Africa e rischiando la vita nei deserti sotto lo sferzare del Ghibli e sui gommoni fra le onde del Mediterraneo. Impressionante una bellissima e giovane nera, radiosa nella sua felicità, senza la più piccola screpolatura sulla pelle del viso o sulle labbra sorridenti.
Truccare la verità per portare i telespettatori a deprecare Salvini è una cosa anche tollerabile, in campagna elettorale; prendere per i fondelli i telespettatori può anche infastidire solo chi ha un minimo di senso critico; ma non ci sarà stato qualcuno che si è chiesto: ma se i francesi sono cosi di buon cuore, perché non li accettano con esultanza, questi migranti, su un comodo treno italiano proveniente da Ventimiglia? Anche i più accaniti xenofobi e razzisti, il biglietto di prima classe almeno fino a Lione glielo pagherebbero molto volentieri.
Promemoria. Come dico sempre, in me i migranti destano molta pena, un po’ di simpatia e mi danno molto meno fastidio tanti tele-conduttori e giornalisti televisivi e non, che li sfruttano per mostrare il loro buon cuore o la loro apertura mentale, o l’ossequio alle direttive del loro editore, perché con loro, leggendo i giornali o guardando la televisione, devo praticamente convivere. Stessa cosa se, al contrario, ce li dipingono come il diavolo. Tuttavia ho il sospetto che tanti di loro vengono in Europa semplicemente perché non sopportano più il tipo di vita, semi-ancestrale, cui dovrebbero adattarsi nel loro paese di origine, o temono il capo tribù che è diventato il ras della loro regione; non perché hanno fame. Se è solo per questo però non si fermino in Italia: forse sarebbe meglio per loro vivere nel loro mondo difficile, talvolta molto difficile, che in uno non facile e ipocrita. Tutto il mondo è paese; anche tanti italiani vorrebbero andare a vivere in Svizzera.

Gen Guala
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| 17 gennaio 2018

Il candidato alla presidenza della Regione Lombardia, l'avvocato Attilio Fontana (Lega), si lascia scappare alcune considerazioni sulla "razza bianca", che hanno infiammato il web e gli avversari politici.
Riceviamo e pubblichiamo in proposito:
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Indipendentemente che sono i fatti e non le parole che contano, cosa può fare di più il candidato del centrodestra alla presidenza della Lombardia per regalare uno o più punti nei sondaggi a Gori, che dire, approssimativamente " bisogna salvaguardare la razza bianca"?
Non lo sa che dire "razza" è come dire negro a un nero, se non peggio? Bianca, poi, ma scherziamo?
Gori, pur se avesse le sue stesse idee, avrebbe detto:" in questo contesto pieno di difficoltà, che ci costringe a misure che non ci convincono ma che sono necessarie data l'insensibilità di alcuni stati membri dell'Unione, dobbiamo continuare con la nostra umanitaria opera di assistenza verso chi rischia la vita attraversando il Mediterraneo, integrandoli nella cultura italiana ed europea."
E poi se ne fotte sapendo che Minniti cerca di farli internare nei lager creati nel Sahara. Almeno fino a dopo le elezioni.
So che quanto dico e di un'assoluta banalità e ovvietà.
Ma non viviamo in un mondo banale e perfino troppo drammaticamente ovvio?

Cordialità.

Gen Guala
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| 15 gennaio 2018

Italiani, il 4 marzo di vota!
E allora fiato alle trombe dei tanti politici in lizza per il nuovo governo.
La neo legge elettorale obbliga la formazione di coalizioni capaci di raggiungere il 40% dei voti per ottenere una maggioranza.
Raggruppamenti strani, prima abiurati, oggi convenienti, si presentano al popolo sovrano.
Sui media i soliti noti si sono scatenati.
C'è il redivivo Berlusconi, capace di risorgere a 82 anni e dopo oltre 20 anni di politica attiva, in grado di far credere alla gente che lui è il nuovo che ritorna.
Onestamente, saggiamente e con esperienza.
E' un uomo incredibile, nel senso che non è credibile, ma è capace di abbindolare milioni di persone che ancora vedono in lui il salvatore della patria.
Poi c'è Renzi, uno abile nello sparare teleballe galattiche e nel presentarsi con una faccia di bronzo che rasenta il fantastico.
Ma oggi tutti i contendenti hanno acquisito una caratteristica eccezionale.
Stanno promettendo l'inverosimile e l'impagabile.
Dal taglio del 50% delle tasse all'aumento delle pensioni, dalla rottamazione fiscale al reddito di cittadinanza, dall'arrivo di Babbo Natale alla vincita sicura al Superenalotto.
Se si osserva bene, si scopre che la maggior parte di loro sono politici riciclati, che sono stati in Parlamento per decenni senza combinare più di tanto, che hanno indebitato il nostro paese alle stelle e che ora pensano di avere la risolutiva bacchetta magica.
Così tanti elettori ci credono ancora e voteranno per la solita idea, mentre altri si affideranno agli outsiders di turno.
Questi ultimi verranno additati dal vecchio sistema come dei populisti e degli ignoranti culturali.
Ma statene certi che il primo partito sarà quello degli astensionisti, che non si recheranno ai seggi nemmeno col naso turato.
Allora, tra quelli che andranno al mare senza votare, purtroppo ci saranno moltissimi giovani, a cui questa politica proprio non interessa più.
E il disastro è compiuto.

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| 10 gennaio 2018

A gennaio, con la nuova Legge di Stabilità, la mannaia del Governo si è abbattuta su oltre un milione e mezzo di italiani che usano con regolarità la sigaretta elettronica.
Infatti sul liquido che la alimenta, si è abbattuta una tassa da ben 455 € al litro (Iva inclusa), una vera follia.
In pratica la glicerina e gli aromi naturali, contenuti nel fluidi per le sigarette elettroniche, costeranno più dell'argento puro (460 € al kg).
Non solo, la vendita dei flaconcini è da oggi vietata anche on-line.
Un vero regalo natalizio alle multinazionali del tabacco, perchè, visti i prezzi, molto svapatori saranno costretti a tornare alle sigarette tradizionali.
Considerando che per tabagismo muoiono in Italia 80.000 persone all'anno e che la sigaretta elettronica è del 95% meno dannosa di quella normale, possiamo ben capire di quanto saliranno i costi a carico della Sanità nazionale per questa trovata renziana.
E pensate che la tassa dovrebbe portare alle casse dello Stato non più di una decina di milioni di euro!
Ma ci sono anche i danni economici.
Il settore fattura 300 milioni di € ed era in crescita, con 3.500 operatori e oltre 30.000 addetti nell'indotto.
In Gran Bretagna la sigaretta elettronica è addirittura gratuita e fornita dal Sistema Sanitario Nazionale, proprio perchè riduce le malattie collegate al tabagismo.
Ora, o l'italiano accetta supinamente questa assurda super tassa sull'aria, oppure 1 milione e mezzo di svapatori devono cominciare a far sentire la loro voce.
Piazze pubbliche e piazze virtuali sono lì ad aspettarli.
E non dimentichiamoci che il 4 marzo è vicino e questo milione e mezzo di voti conta!

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