| 24 luglio 2017

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale pubblicato da QUI BERGAMO e attualmente in edicola.
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Ecco arrivata l’estate. Giorni di caldo, proprio come deve essere in questa stagione. Ogni periodo ha i suoi fenomeni caratteristici e non solo quelli meteorologici. Ormai mi sto avvicinando alla soglia dei 60 anni, un’età particolare che apre le porte all’ultimo cammino della vita. Un’età in cui il corpo ti presenta quotidianamente i suoi acciacchi senili. Ma non importa, ci si fa presto l’abitudine. D’altronde la forza fisica non segue più come una volta la volontà della mente. Poi, l’intelligenza intuitiva lascia sovente il posto al grande bagaglio dell’esperienza acquisita. Spesso un senso di solitudine accompagna il trascorrere dei giorni che si fa sempre più veloce. Le mesate sui calendari a muro perdono i fogli come il cader delle foglie ad autunno. Ma non è una solitudine imposta, è ricercata, attesa, voluta insomma. Si preferisce semplicemente restare con se stessi, per ascoltare il suono puro di quell’emozione antica che viene da dentro. Il contorno esteriore e il chiacchierio disturberebbero il suo fluire armonico. Mi accorgo che il tempo è veramente tiranno, ma in questi ultimi anni è diventato addirittura despota assoluto. Scorre con una velocità tumultuosa, da lasciare senza fiato. E’ un continuo susseguirsi di stagioni, il cui ritmo diventa sempre più intenso e sensoriale. Forse per poter rallentare, i pensieri spesso si trasformano in ricordi infiniti di attimi passati. Sono pensieri profumati, fatti di gioie e di dolori intensi. Da giovani l’aria non trasmette tutte queste sensazioni, è l’età che la riempie di tanti odori. Così la vita vissuta assume anche un sapore, che è un po’ dolce e un po’ aspro. Ecco perché mi piace camminare per le vie della nostra bella città ed ascoltare le vibrazioni che salgono dai tanti ricordi trascorsi. Sono sguardi rivolti all’indietro, sono visioni che ritornano, appaiono e scompaiono ad ogni passo. Sono immagini di persone che hanno incrociato comunque un mio cammino lungo. Le vedo, le sento per un attimo solo. Poi scompaiono con lo stesso significato recondito di tante storie dimenticate. Erano anche loro in queste vie, per queste strade, e un tempo hanno incrociato il senso unico del mio destino. Una contaminazione speciale che lascia il segno ancora oggi. Uomini e donne che spesso non si incontrano più, se non nei ricordi lontani della mente. Sono come le nuvole in cielo, che il concerto del vento plasma ogni giorno in forme diverse, le trasporta lontano, per poi farle scomparire. Non tornano mai più uguali a prima, ma ci sono state e lo senti. E’ semplicemente l’alchimia magica del passato. Ma non solo persone. Anche gesti, attimi, momenti particolari ritornano nella mente ad ogni angolo. Quanti passi sono stati fatti su quei marciapiedi in quasi 60 anni di esistenza. Qualcosa è cambiato nella mia città, ma non tutto: le chiese, con il suono delle loro campane, sono sempre uguali da secoli. Io invecchio, loro no. Ed ecco che allora la malinconia si fa largo negli spazi infiniti. La ascolto: spintona semplicemente il presente per riempirlo di emozioni forti e trascorse. Non possono essere riscritte, non si possono cambiare, nemmeno per essere migliorate. Sono esistite, e basta così. Guardo la mia immagine riflettersi in una delle tante vetrine. Il pensiero allora rientra subito in un corpo invecchiato che sembra non appartenergli più. E’ l’immagine del presente che non può tornare indietro. A poco a poco la finzione della mente si scioglie davanti alla crudezza dello sguardo reale. Perché la verità temporale è inconciliabile con la fantasia. Non è una malinconia dolorosa però, ha solo un gusto intenso che pesa sul cuore. Ecco perché inseguo la ricerca del silenzio per arrivare alla riflessione interiore. E’ così bello stringere continuamente la vita per non arrendersi mai. Non tutto è stato felice, semplice, giusto, corretto, buono e vincente, ma ha costruito oltre mezzo secolo di emozioni utili. In questa sera d’estate i passi scorrono veloci in una Bergamo frettolosa. Quante facce sconosciute ci sono nella mia città. E’ il nuovo che avanza! Gente mai incontrata prima, solamente incrociata adesso, in una passeggiata solitaria che va indietro nel tempo. Ma loro non lo sanno. Ora è buio per strada e cade qualche goccia di pioggia. Sono arrivato a destinazione, in una rotonda a pochi passi dalla mia vecchia scuola. E’ ancora lì, uguale ad allora. Stasera c’è una cena con i miei cari compagni di liceo, semplicemente 40 anni dopo la gioventù.
Ho detto che avrei scritto di loro.
E l’ho fatto tra le righe qui sopra.
Col cuore e con una dolce malinconia.
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| 21 luglio 2017

Ieri il Tribunale di Roma, con riferimento al processo per "Mafia Capitale", ha condannato 41 persone a 250 anni complessivi di carcere per i reati di corruzione aggravata, turbativa d'asta con metodo mafioso e associazione a delinquere.
Tra queste ci sono anche politici del PD e di Forza Italia, oltre a vari imprenditori.
A Carminati e a Buzzi le condanne più alte, rispettivamente a 20 e 19 anni.
Eppure molti oggi gongolano perchè è caduta la grave accusa di associazione mafiosa.
Quasi che il metodo affaristico-malavitoso capitolino fosse da educande svizzere.
Ma stiamo scherzando?
Dovremmo gioire perchè Roma non sarebbe mafiosa?
Invece è stato appalesato un insieme di marciume fatto di ricatti, corruzione, violenze e criminalità, che coinvolgeva il potere politico e quello economico non solo romano.
Roba da far arrossire dalla vergogna l'intera capitale.
L'unico rammarico è che, a questo punto, la carcerazione per i rei sarà meno dura e molti usciranno presto, grazie
alle solite attenuanti di legge.
Ma si sa, siamo in Italia!

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| 18 luglio 2017

Nella notte il Tribunale di Brescia ha emesso la sentenza contro l'imputato Massimo Bossetti: ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio avvenuto nel lontano 2010.
Brescia come Bergamo: il giudizio in secondo grado non cambia.
Certo che se l'avv. Salvagni avesse chiesto subito il rito abbreviato, per il suo Cliente non si sarebbero chiuse a vita le porte del carcere.
Ieri una delle cose che hanno impressionato è stata la fiumana di gente che ha voluto presenziare dentro e fuori il tribunale.
Il popolo italiano non protesta nelle piazze per le tasse troppo alte, per i 4 milioni e mezzo di poveri e per la disoccupazione alle stelle, ma per vedere Bossetti fa la fila a metà luglio fino a notte inoltrata.
Perchè ormai i processi si fanno in anteprima sui media e così ognuno di noi si sente elevato al ruolo di giudice.
Peccato però che non conosca il mestiere e che non abbia letto nemmeno tutte le carte, ma ciò non è importante per poter esprimere un giudizio colpevolista o innocentista.
Insomma non si ragiona più in punta di diritto, ma ci si basa sull'opinione personale, costruita dai giornali e dalle televisioni, per magari stracciare intere esistenze di imputati.
Mi astengo da ogni opinione legale sul caso in specie, ma sottolineo che il DNA è una cosa seria e che, se ben analizzato, molto raramente sbaglia.
Noto però che ieri si è vista in tribunale una passerella di vestiti appariscenti, di chiome fonate dai parrucchieri, di visi truccati da abbondante make-up e di gioielli ben in mostra.
Insomma una grande festa da esibizione davanti alle telecamere.
Una sfilata nel processo, in pratica.
Tutto stridente col fatto che in questa vicenda sono girate un sacco di balle, che un uomo si becca l'ergastolo e soprattutto che una ragazzina innocente è stata torturata e uccisa in una fredda notte di 7 anni fa.
Ma così va l'Italia!
Amen.

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| 13 luglio 2017

Bergamo, secondo i dati del Sole XXIV Ore, è una delle prime città italiane per incassi da multe stradali.
Si parla di circa 7 milioni di euro all'anno.
Il dato è in controtendenza se confrontato con il resto del territorio nazionale, perchè nel nostro Comune è in aumento rispetto agli anni precedenti.
Ora, è normale che se uno commetta un'infrazione al codice debba pagare, ma l'accanimento è tutta un'altra cosa.
L'altra sera, verso le 19, in una laterale di via Quarenghi a Bergamo, un signore ha posteggiato per 5 minuti il veicolo senza nessun intralcio alla circolazione e con le 4 frecce accese.
Immediatamente sono arrivati i Vigili ed è scattata la contravvenzione per divieto di sosta.
Inutile è stata la disponibilità dell'automobilista ad andarsene.
Ed inutili sono state le relative proteste.
La risposta dei Vigili è stata letteralmente: "Abbiamo disposizioni di fare così".
Appunto, quello che dà più fastidio è la volontà di fare cassa a tutti i costi.
Cosa serve mettere i 50 all'ora in via Autostrada, una strada senza pericoli e a doppia corsia?
Così il sabato mattina ti ritrovi l'autovelox con due bei
vigili piantati in mezzo al rondò.
E a chi giova avere una tangenziale bergamasca, dove di solito la velocità consentita dovrebbe essere di 110 km/h, con limitazioni che vanno ripetutamente ed alternativamente dai 70 ai 90 km/h?
Salvo trovare poi il solito telelaser nascosto proprio nel tratto di decelerazione.
Ma la rabbia monta quando vedi vecchie macchine scassate, solitamente guidate da extracomunitari, che sono in circolazione senza fari o frecce, senza revisione (sarebbe impossibile passarla in quelle condizioni) e magari senza assicurazione, lasciate in ogni dove.
Questi signori se ne fregano, perchè le multe non le pagano.
Ma si sa, le casse dei Comuni sono vuote e allora non resta che tartassare i soliti mansueti automobilisti orobici.

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| 11 luglio 2017

L'altro giorno l'Unesco ha dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità le antiche mura veneziane.
I siti in questione, tutti fortificati dalla Serenissima, sono Bergamo, Palmanova (Udine) e Peschiera del Garda (Verona) per l'Italia, Zara e Sebenico per la Croazia, Cattaro per il Montenegro.
Bergamo, la mia città, ne è fortemente orgogliosa, anche perchè le sue mura sono davvero possenti e bellissime.
Da secoli avvolgono Città Alta in un continuo ed imponente abbraccio protettivo.
Però in questi anni la manutenzione è stata davvero scarsa, tanto che erbacce e sterpaglie sono evidenti anche nella recente foto qui sopra.
La mancanza di fondi è stata la solita scusa addotta dal Comune.
Ma la bellezza va curata e preservata se si vuole che duri nel tempo.
Soprattutto adesso che, grazie al riconoscimento dell'Unesco, i visitatori stranieri aumenteranno e con loro gli introiti da turismo.
E un'ultima cosa.
L'impianto di illuminazione risale a parecchi anni fa ed è stato fatto con luci bianche, fredde e poco visibili da lontano.
Forse varrebbe la pena sostituire le lampade con quelle a nuova tecnologia a led, che permette di avere delle tonalità di colore più adatte alle grigie pietre murarie.
Se ne parla da almeno 4 anni e consentirebbe anche un notevole risparmio energetico.
Comunque, W Bergamo e le sue belle mura veneziane.

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| 7 luglio 2017

La situazione migranti, come previsto da tempo, sta diventando ingestibile per l’Italia.
Al di là dei problemi sociali e di ordine pubblico, i 200.000 extracomunitari che ogni anno entrano nel nostro paese rischiano di diventare insostenibili economicamente.
L’Italia spende per mantenerli quasi 5 miliardi all’anno ed un’Europa inesistente ha proposto di aiutarci con poche decine di milioni di euro.
Nel frattempo Spagna e Francia hanno bloccato i loro porti alle navi di soccorso.
Così nei giorni scorsi un bel battello maltese ha regolarmente sbarcato il suo carico umanitario in Sicilia invece che nel suo paese.
Una vera presa in giro.
Invece, quando questi enormi flussi di persone hanno cominciato a raggiungere il centro Europa, via Turchia, Grecia, paesi balcanici, Ungheria e Austria, la UE germanica ha subito trovato risorse miliardarie per bloccarli.
Sicuramente qualcuno in Italia sperava di far business con la gestione dei migranti, e l'inchiesta sulle cooperative di Carminati & C. è lì a dimostrarlo, ma ora il vaso è colmo anche per la nostra gente.
Perchè la storia insegna che migrazioni di massa di questo livello sono in grado di destabilizzare un'intera nazione.
Soprattutto se ha un governo senza palle come il nostro.

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| 3 luglio 2017

All'età di 84 anni ci ha lasciati un grande artista: Paolo Villaggio.
Per quelli della mia generazione è stato semplicemente il rag. Fantozzi, lo stereotipo dello sfigato italiano, sempre perdente, con la sua nuvoletta di pioggia sulla testa, ma umilmente tenace e col sorriso sulle labbra.
Essere un Fantozzi era diventato persino un modo di dire per collocare una persona nel mondo della sfortuna paradossale.
Tanti sono stati i personaggi inventati dal geniale Paolo Villaggio.
Come non ricordare Giandomenico Fracchia e il prof. Kranz?
Amava dire: "Il comico non diventa mai adulto, resta sempre un bambino."
E la sua comicità non è mai stata volgare o offensiva, la sua satira era pungente e sapeva enfatizzare la vita grottesca dell'italiano medio.
Villaggio è stato davvero un grande attore, uno scrittore e uno sceneggiatore tra i più sensibili.
Per questo oggi l'Italia lo piange sinceramente.
Ora Fantozzi sarà in Paradiso, o lì vicino, per far sorridere anche San Pietro.
Tra una tazza di caffè griffato e un pò di sfortuna celestiale.

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| 30 giugno 2017

Vi lascio da leggere il mio editoriale pubblicato da QUI BERGAMO e che potete trovare attualmente in edicola.
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La bassa pianura bergamasca è ancora ricca di cascine agricole, dove il regista Ermanno Olmi ha ambientato un film famoso per descrivere la vita contadina di un tempo che fu: “L’albero degli zoccoli”. Gli anziani di oggi ricordano bene quegli anni di sacrifici e di povertà estrema. Gesti semplici, ma dettati dalla sopravvivenza: allora d’inverno le coperte prima di essere messe sui letti venivano scaldate sulle schiene delle mucche, i vestiti erano grezzi, gli zoccoli si intagliavano direttamente dai tronchi del bosco, il cibo spesso non bastava per tutti, i panni si lavavano al fiume e le stagioni scandivano il ritmo naturale di una vita dura. La gente però si aiutava e le famiglie potevano crescere anche tra mille difficoltà. Però non c’erano aiuti pubblici e lo Stato forniva solo l’assistenza sanitaria e quella scolastica. Per il resto bisognava adattarsi e arrangiarsi con la fatica nei campi. Questi stessi anziani vedono ora i loro paesi totalmente cambiare. Una moltitudine di africani, arabi e indiani hanno trovato lavoro, anche in nero, nelle stalle e nelle serre. Lo stipendio è alto, ma, si sa, gli italiani non vogliono più fare certi mestieri. Persone straniere che vengono da culture diverse, con usanze molto differenti e che fanno fatica ad integrarsi. Però non sono loro a creare malumore. Sono le altre centinaia di migliaia che arrivano qui e a cui lo Stato italiano offre vitto, soldi, cure e alloggi gratuiti senza pretendere nulla in cambio. Extracomunitari che ciondolano tutto il giorno senza lavorare e senza rendersi utili alle comunità che li ospitano. Per loro non esistono regole di integrazione, o leggi da rispettare. Anzi, le nostre scuole hanno persino abolito certe ricorrenze religiose e alcuni segni della tradizione cattolica pur di non suscitare dissapori in classi sempre più multietniche. Chiunque tenti di far capire che esiste una bella differenza tra l’immigrazione economica, che è il 90%, e quella umanitaria (10%), viene subito tacciato di razzismo e di cattiveria. Ma c’è anche un problema non da poco, finanziario e morale. L’Italia spende per i migranti stranieri quasi 5 miliardi di euro all’anno e non se lo può assolutamente permettere. Non solo per una questione di bilancio statale, ma soprattutto perché ci sono più di 8 milioni di connazionali in povertà assoluta o relativa che non ricevono nessun aiuto pubblico, se non quello di alcune associazioni benefiche private. Come è possibile pensare agli altri se non si è in grado prima di mantenere se stessi? E torno ai nostri contadini. Se andate nella bassa e provate a chiedere cosa ne pensi la gente di questa situazione, vi troverete di fronte a tanto, tantissimo malessere e disappunto. Loro 50 anni fa il vitto, il salario e l’alloggio se lo sono dovuti guadagnare col sudore della fronte e con il rispetto silenzioso. E, badate bene, non è populismo, non è razzismo, è solo un ragionamento dettato dalla logica dei fatti. Ma parlare in questo modo ad una infervorata Boldrini e a una certa area della sinistra oggi non è possibile. Non è che non intendono, è che proprio non vogliono capire. La stessa Presidenta della Camera si dichiara contro le armi e non saluta i nostri paracadutisti della Folgore che sfilano a Roma nella parata del 2 giugno, ma alla sua personale scorta armata quotidiana, pagata dai contribuenti, non rinuncia di certo. Ecco l’ipocrisia della politica e l’arroganza delle istituzioni. Invece cosa ci sia, economicamente parlando, dietro al traffico dei migranti, lo dimostrano le tante inchieste e le evidenze giudiziarie, ma guai a farlo presente ai soliti buonisti di turno. E la religione qui non c’entra niente, perché il terrorismo dei fanatici islamici contro i cristiani e lo scontro ideologico basato su fedi diverse che per secoli non sono riuscite a convivere, sono tutta un’altra cosa. Questa è solo una semplice analisi asettica di un mondo sociale che si è trasformato anche in mancanza di leggi precise e di doveri da rispettare. E la situazione sta velocemente degradando verso una società sregolata, sempre meno tollerante, lontana dalle tradizioni, colma di contraddizioni e costretta a convivere forzatamente senza che ci sia stata una libera scelta dei cittadini italiani. Diversità che perciò continueranno a dividere, in una guerra di ingiustizie palesi tra i tanti poveri, nostrani e stranieri che siano. Poi sarà inutile chiudere le nostre stalle quando i buoi saranno già scappati. E “L’albero degli zoccoli 2” Ermanno Olmi non lo girerà più.
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| 26 giugno 2017

Dire balle non porta bene, e Renzi oggi deve averlo capito.
Forse.
I ballottaggi delle elezioni amministrative hanno visto i sindaci PD ridursi notevolmente di numero, a favore di quelli del centrodestra (di più) e del Movimento 5 Stelle (di meno).
Perchè è inutile indorare a parole una situazione generale ancora molto difficile e poi sperare di raccoglier voti dalla gente.
Ed è superfluo fare false promesse per poi disattenderle con puntualità.
Ora l'effetto Renzi sembra valere solo in casa del PD, ma i fatti dimostrano che le elezioni nazionali non sono le primarie di un partito.
Chi ha vinto per davvero sono gli astensionisti che vanno ben oltre il 50% degli aventi diritto al voto.
Questa politica ha perso credibilità, consensi e fiducia.
E allora la gente preferisce andare al mare o in montagna.
Tanto non cambia mai niente e persino l'ottuagenario Berlusconi può ora gongolare beatamente.
Buona fine di giugno!

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| 23 giugno 2017

Una cosa è certa: che il nostro sistema bancario fosse messo male lo si sapeva da tempo.
D'altronde, se con la crisi economica è fallito oltre il 30% delle imprese italiane, è facile immaginare quanti crediti inesigibili avessero in pancia (e iscritti a bilancio) le nostre banche.
Si parlava qualche anno fa di quasi 200 miliardi di euro!
Nel frattempo, dal 1 gennaio 2016, qualcuno al Governo ha firmato in sede europea il bail-in senza nemmeno capire bene cosa fosse e cosa comportasse.
Così ci ritroviamo al collasso di molti istituti di credito e migliaia di risparmiatori ne sono pesantemente coinvolti.
Le responsabilità sono tante ed eclatanti.
Dalla Banca d'Italia ai vari Comitati di Sorveglianza e Controllo, fino agli stessi amministratori (pagati a peso d'oro) delle banche in questione.
Quindi, per non far saltare il coperchio di una pentola da cui potrebbero uscire troppi scheletri, si cercano salvataggi border-line che però non suscitino il diniego dell'Europa.
E allora come si fa?
Semplice.
A ricapitalizzare le banche saranno soprattutto i cittadini contribuenti dello Stato italiano.
Cioè tutti noi.
Basti pensare che il recente decreto salva-banche, creato ad hoc per salvare Monte dei Paschi e le altre banche italiane in crisi, prevede un esborso per le casse statali come minimo di 20 miliardi di euro.
Sono per ogni italiano esattamente 333,34 € a testa, neonati e ultra novantenni inclusi!
Solo l'ultima operazione Intesa-Banche venete impegnerà almeno 8 miliardi di euro di soldi pubblici.
Ma così va l'Italia.
Tra chi non capisce, chi non vuole far capire e chi fa finta di non capire.

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