| 4 febbraio 2010
Ieri è passata alla Camera la legge sul Libero Impedimento.
In pratica il Primo Ministro e il suo Consiglio non possono andare a processo per eventuali reati commessi.
Se ne riparlerà solo a fine mandato.
Non credo che il Paese sentisse il bisogno di una legge simile, anche perchè le udienze, e le relative convocazioni in Tribunale, possono già essere spostate dagli avvocati degli imputati.
In realtà si tratta di un mini lodo che rinvia i processi a data da destinarsi, perchè se uno venisse rieletto 2 volte Primo Ministro, e poi magari anche Presidente della Repubblica, i Magistrati lo rivedrebbero dopo 17 anni!
Poi è sempre poco elegante vedere dei Parlamentari della maggioranza che adottano, a gran fretta, leggi per tutelare sè stessi, mentre la nazione annaspa in una crisi ancora durissima.
Credo che la riforma della Giustizia si debba invece basare su presupposti ben diversi: la certezza della pena, il contenimento delle spese processuali, la determinazione dei tempi certi, le garanzie degli imputati, il segreto istruttorio (che oggi viene regolarmente scempiato dagli organi d'informazione), la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.
Tutte belle cose che ci sono già. In via teorica però.
Cominciamo con l'applicarle veramente.
In pratica il Primo Ministro e il suo Consiglio non possono andare a processo per eventuali reati commessi.
Se ne riparlerà solo a fine mandato.
Non credo che il Paese sentisse il bisogno di una legge simile, anche perchè le udienze, e le relative convocazioni in Tribunale, possono già essere spostate dagli avvocati degli imputati.
In realtà si tratta di un mini lodo che rinvia i processi a data da destinarsi, perchè se uno venisse rieletto 2 volte Primo Ministro, e poi magari anche Presidente della Repubblica, i Magistrati lo rivedrebbero dopo 17 anni!
Poi è sempre poco elegante vedere dei Parlamentari della maggioranza che adottano, a gran fretta, leggi per tutelare sè stessi, mentre la nazione annaspa in una crisi ancora durissima.
Credo che la riforma della Giustizia si debba invece basare su presupposti ben diversi: la certezza della pena, il contenimento delle spese processuali, la determinazione dei tempi certi, le garanzie degli imputati, il segreto istruttorio (che oggi viene regolarmente scempiato dagli organi d'informazione), la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.
Tutte belle cose che ci sono già. In via teorica però.
Cominciamo con l'applicarle veramente.
| 29 gennaio 2010
La Fiat per anni è stato il timone dell'economia italiana. Gli Agnelli erano i veri sovrani della nostra nazione. I più potenti, i più influenti, i più importanti, i più temuti.
Lo Stato ha sempre coccolato questo impero ed i finanziamenti pubblici sono arrivati a pioggia per decenni. Si parla di decine di miliardi di euro, non di patatine, molto più di quelli che sono stati i denari apportati dalla stessa proprietà.
Ora Marchionne chiude in perdita il bilancio 2009, ma stacca comunque dividendi milionari agli azionisti.
Ma non è tutto.
Dopo aver portato a casa gli ennesimi contributi statali, senza i quali la Fiat sarebbe arrivata sull'orlo del fallimento, chiude uno stabilimento in Sicilia e mette in cassa integrazione a zero ore altri 30.000 lavoratori.
L'analisi economica sulla possibilità di produrre automobili in Italia dipende da una strategia a lungo termine e spetta alla Fiat (il cui 80% del fatturato è prodotto con auto di fascia bassa), ma deve essere chiara e rispettosa di ogni regola.
A priori, non a posteriori!
Perchè non si possono privatizzare gli utili e statalizzare le perdite per poi andarsene.
Questa dovrebbe essere la nuova e sana economia post crisi, da applicare a tutti. Fiat e banche comprese.
Lo Stato ha sempre coccolato questo impero ed i finanziamenti pubblici sono arrivati a pioggia per decenni. Si parla di decine di miliardi di euro, non di patatine, molto più di quelli che sono stati i denari apportati dalla stessa proprietà.
Ora Marchionne chiude in perdita il bilancio 2009, ma stacca comunque dividendi milionari agli azionisti.
Ma non è tutto.
Dopo aver portato a casa gli ennesimi contributi statali, senza i quali la Fiat sarebbe arrivata sull'orlo del fallimento, chiude uno stabilimento in Sicilia e mette in cassa integrazione a zero ore altri 30.000 lavoratori.
L'analisi economica sulla possibilità di produrre automobili in Italia dipende da una strategia a lungo termine e spetta alla Fiat (il cui 80% del fatturato è prodotto con auto di fascia bassa), ma deve essere chiara e rispettosa di ogni regola.
A priori, non a posteriori!
Perchè non si possono privatizzare gli utili e statalizzare le perdite per poi andarsene.
Questa dovrebbe essere la nuova e sana economia post crisi, da applicare a tutti. Fiat e banche comprese.
| 28 gennaio 2010
Dalla notte dei tempi l'uomo ha fatto la storia e l'ha anche scritta affinchè i posteri potessero ricordare.
Leggendo la gestione politica dello Stato di migliaia di anni fa, desta meraviglia come non fosse poi tanto diversa da quella di oggi.
Cambiando le date, i vizi ed i difetti sono più o meno gli stessi.
Ma la storia non serve solo per ricordare, osannare, contemplare, ma ha soprattutto il compito di insegnare alle generazioni presenti e future.
Infatti imparandola bene si possono evitare un sacco di errori che invece, a cicli, non tardano a ripetersi.
Ciò accade perchè l'uomo, nella sua presunzione, pensa di essere unico nelle sue caratteristiche e nelle sue scelte. Più forte della natura, degli altri, del destino, delle sue azioni e delle relative conseguenze.
Ieri ricorreva il Giorno della Memoria in tutto il mondo. Non si voleva dimenticare la capacità di pochi di essere così crudeli da poter determinare la morte di molti.
Indelebile nel tempo resta una incredibile violenza asservita all'imposizione del potere personale.
Al di là delle religioni, delle razze, delle connotazioni politiche è questo che non va mai scordato.
L'essere umano è capace, in un qualsiasi momento, di perdere la luce della ragione pur di raggiungere i suoi obiettivi di potere e ricchezza.
Leggendo la gestione politica dello Stato di migliaia di anni fa, desta meraviglia come non fosse poi tanto diversa da quella di oggi.
Cambiando le date, i vizi ed i difetti sono più o meno gli stessi.
Ma la storia non serve solo per ricordare, osannare, contemplare, ma ha soprattutto il compito di insegnare alle generazioni presenti e future.
Infatti imparandola bene si possono evitare un sacco di errori che invece, a cicli, non tardano a ripetersi.
Ciò accade perchè l'uomo, nella sua presunzione, pensa di essere unico nelle sue caratteristiche e nelle sue scelte. Più forte della natura, degli altri, del destino, delle sue azioni e delle relative conseguenze.
Ieri ricorreva il Giorno della Memoria in tutto il mondo. Non si voleva dimenticare la capacità di pochi di essere così crudeli da poter determinare la morte di molti.
Indelebile nel tempo resta una incredibile violenza asservita all'imposizione del potere personale.
Al di là delle religioni, delle razze, delle connotazioni politiche è questo che non va mai scordato.
L'essere umano è capace, in un qualsiasi momento, di perdere la luce della ragione pur di raggiungere i suoi obiettivi di potere e ricchezza.
| 25 gennaio 2010
Dopo i bamboccioni di recente memoria, in questi giorni il Ministro (e candidato Sindaco di Venezia) Brunetta ha riportato alla ribalta la famiglia italiana.
Il problema sarebbe la tarda età in cui i ragazzi se ne vanno di casa per lasciare il tetto natio ed intraprendere una propria vita autonoma.
E' vero! Nelle altre nazioni, soprattutto in quella americana, i ragazzi oltre i 30 anni ancora tra le mura domestiche di papà e mamma sono una rarità.
Ma le condizioni sociali al contorno sono molto diverse da quelle italiane.
E se si solleva un problema, bisognerebbe anche saperlo analizzare nei dettagli per non fare semplicemente la politica delle sparate.
Un pò come dire che i processi si accorciano veramente solo se si investe in nuove risorse e si ottimizza la produttività delle Procure. Altrimenti la brevità la si ottiene unicamente con un indulto camuffato.
Torniamo ai bamboccioni.
Innanzitutto il mondo del lavoro in Italia è molto rigido e non consente ai ragazzi delle carriere rapide. Perciò si rischia di entrare con un salario da 600 euro al mese e di vederlo crescere al ritmo di una tartaruga zoppa. Senza contare che per i giovani la maggior parte delle porte che si aprono sono con contratti a termine o da precari.
Secondo effetto è quello "casa", che è collegato al primo.
Da noi quelle in affitto sono una minoranza ed a prezzi elevati, mentre i mutui per l'acquisto di un immobile sono di difficile accensione se non si dimostra di avere dei buoni e stabili salari.
E siamo da capo.
C'è da dire poi che la famiglia italiana è al momento il miglior ammortizzatore sociale non a spese dello Stato che oggi esista e che senza di questa i figli sarebbero in mezzo ad una strada incavolati neri.
Allora Brunetta dovrebbe darsela a gambe, inseguito da una giovane folla di senza tetto e senza lavoro.
Mediti Brunetta, mediti.
Il problema sarebbe la tarda età in cui i ragazzi se ne vanno di casa per lasciare il tetto natio ed intraprendere una propria vita autonoma.
E' vero! Nelle altre nazioni, soprattutto in quella americana, i ragazzi oltre i 30 anni ancora tra le mura domestiche di papà e mamma sono una rarità.
Ma le condizioni sociali al contorno sono molto diverse da quelle italiane.
E se si solleva un problema, bisognerebbe anche saperlo analizzare nei dettagli per non fare semplicemente la politica delle sparate.
Un pò come dire che i processi si accorciano veramente solo se si investe in nuove risorse e si ottimizza la produttività delle Procure. Altrimenti la brevità la si ottiene unicamente con un indulto camuffato.
Torniamo ai bamboccioni.
Innanzitutto il mondo del lavoro in Italia è molto rigido e non consente ai ragazzi delle carriere rapide. Perciò si rischia di entrare con un salario da 600 euro al mese e di vederlo crescere al ritmo di una tartaruga zoppa. Senza contare che per i giovani la maggior parte delle porte che si aprono sono con contratti a termine o da precari.
Secondo effetto è quello "casa", che è collegato al primo.
Da noi quelle in affitto sono una minoranza ed a prezzi elevati, mentre i mutui per l'acquisto di un immobile sono di difficile accensione se non si dimostra di avere dei buoni e stabili salari.
E siamo da capo.
C'è da dire poi che la famiglia italiana è al momento il miglior ammortizzatore sociale non a spese dello Stato che oggi esista e che senza di questa i figli sarebbero in mezzo ad una strada incavolati neri.
Allora Brunetta dovrebbe darsela a gambe, inseguito da una giovane folla di senza tetto e senza lavoro.
Mediti Brunetta, mediti.
| 22 gennaio 2010
Craxi fu un uomo politico e di governo che ebbe il merito di far vedere le palle di un paese debole e burocrate.
In quel periodo la politica costava e i finanziamenti da industrie, americani e russi arrivavano a pioggia. Una valanga di soldi che serviva a tenere in piedi una macchina partitica imponente e potente.
Con Craxi i congressi diventarono apoteosi mediatiche che coinvolgevano migliaia di persone. Lui aveva capito, col suo amico Berlusconi, che la comunicazione poteva fare la differenza sulle masse.
Ma c'è anche da dire che senza DC, PCI e PSI gli affari grandi, quelli che fanno le 100 famiglie più importanti d'Italia, non si potevano nemmeno prendere in considerazione.
Durante i processi di Mani Pulite furono dimostrate tangenti personali per centinaia di miliardi, ma altre furono passate sotto silenzio per "tutelare" certi partiti e certe lobbies.
Alla fine di quegli anni, che decretarono la morte apparente della Prima Repubblica, Craxi fu condannato ad oltre 5 anni di reclusione.
Scelse di diventare un latitante, rimise dentro la fodera le sue palle d'oro, e se ne andò nell'ospitale Tunisia. Altri politici fecero il carcere, rimasero in Italia e intrapresero la via giudiziaria per potersi rifare una vita.
La storia giudicherà se quella di Craxi fu una carriera da portare come esempio, tanto da volergli intitolare vie e piazze, oppure se con quella fuga (conseguente a comportamenti ben precisi) rovinò tutto.
L'unica cosa che mi permetto di osservare è che quando la politica sfocia nella corruzione e nella concussione non può trovare, in una sana democrazia, la scusa che così comunque facevano (e forse ancora) fanno tutti.
Altrimenti muore in un attimo la dignità e l'etica di un intero paese.
In quel periodo la politica costava e i finanziamenti da industrie, americani e russi arrivavano a pioggia. Una valanga di soldi che serviva a tenere in piedi una macchina partitica imponente e potente.
Con Craxi i congressi diventarono apoteosi mediatiche che coinvolgevano migliaia di persone. Lui aveva capito, col suo amico Berlusconi, che la comunicazione poteva fare la differenza sulle masse.
Ma c'è anche da dire che senza DC, PCI e PSI gli affari grandi, quelli che fanno le 100 famiglie più importanti d'Italia, non si potevano nemmeno prendere in considerazione.
Durante i processi di Mani Pulite furono dimostrate tangenti personali per centinaia di miliardi, ma altre furono passate sotto silenzio per "tutelare" certi partiti e certe lobbies.
Alla fine di quegli anni, che decretarono la morte apparente della Prima Repubblica, Craxi fu condannato ad oltre 5 anni di reclusione.
Scelse di diventare un latitante, rimise dentro la fodera le sue palle d'oro, e se ne andò nell'ospitale Tunisia. Altri politici fecero il carcere, rimasero in Italia e intrapresero la via giudiziaria per potersi rifare una vita.
La storia giudicherà se quella di Craxi fu una carriera da portare come esempio, tanto da volergli intitolare vie e piazze, oppure se con quella fuga (conseguente a comportamenti ben precisi) rovinò tutto.
L'unica cosa che mi permetto di osservare è che quando la politica sfocia nella corruzione e nella concussione non può trovare, in una sana democrazia, la scusa che così comunque facevano (e forse ancora) fanno tutti.
Altrimenti muore in un attimo la dignità e l'etica di un intero paese.
| 15 gennaio 2010
La nostra è una società che sta evolvendo verso l'apparenza esteriore come termine di paragone vincente.
Soprattutto nelle piccole città si è solo se si ha.
Vestiti griffati, macchine lussuose, oggetti costosi, frequentazioni di noti, visi al botulino, gambe liposucchiate, vacanze nei paradisi tropicali, case imponenti, lavori eccellenti, fanno di una persona un "arrivato" e quindi lo collocano in una posizione apicale.
Quello che c'è veramente dietro non ha più alcuna importanza.
Come e quando tutto ciò che si ha è stato ottenuto diventa una condizione secondaria.
Onestà, rispetto, lealtà, prudenza, bontà, umiltà sono termini diventati fuori moda o, peggio, da società medioevale. L'ostentazione è modernità da imitare.
A Bergamo nei giorni scorsi una ragazza in macchina è stata presa in giro da un'altra automobilista perchè non era bella.
Purtroppo i canoni della bellezza "tipo" non erano stati rispettati in quanto condizionati dalla leucemia e da tutte le conseguenze delle cure invasive.
Non c'è da stupirsi.
Di questo passo chi non è ricco, alla moda e col pelo sul cuore non sopravviverà nel mondo della falsa apparenza.
Ma i brutti incantesimi durano poco e prima o poi svaniscono. Lasciando gli adepti all'oblio del tempo che eleva solo la bellezza interiore.
Buon week end.
Soprattutto nelle piccole città si è solo se si ha.
Vestiti griffati, macchine lussuose, oggetti costosi, frequentazioni di noti, visi al botulino, gambe liposucchiate, vacanze nei paradisi tropicali, case imponenti, lavori eccellenti, fanno di una persona un "arrivato" e quindi lo collocano in una posizione apicale.
Quello che c'è veramente dietro non ha più alcuna importanza.
Come e quando tutto ciò che si ha è stato ottenuto diventa una condizione secondaria.
Onestà, rispetto, lealtà, prudenza, bontà, umiltà sono termini diventati fuori moda o, peggio, da società medioevale. L'ostentazione è modernità da imitare.
A Bergamo nei giorni scorsi una ragazza in macchina è stata presa in giro da un'altra automobilista perchè non era bella.
Purtroppo i canoni della bellezza "tipo" non erano stati rispettati in quanto condizionati dalla leucemia e da tutte le conseguenze delle cure invasive.
Non c'è da stupirsi.
Di questo passo chi non è ricco, alla moda e col pelo sul cuore non sopravviverà nel mondo della falsa apparenza.
Ma i brutti incantesimi durano poco e prima o poi svaniscono. Lasciando gli adepti all'oblio del tempo che eleva solo la bellezza interiore.
Buon week end.
| 13 gennaio 2010
Stanotte la terra ha tremato di nuovo.
Si è scrollata di dosso ciò che uno dei paesi più poveri del mondo ci aveva costruito sopra.
Quasi fosse una sgroppata per ripulire ciò che la schiena non vuole sopportare, facendo crollare tutto.
Lì sotto migliaia di respiri si sono fermati in un attimo.
E' sempre difficile comprendere eventi così disastrosi, che, tra l'altro, toccano una misera popolazione che ogni giorno deve lottare anche solo per sopravvivere.
I fenomeni naturali sono praticamente imprevedibili e ogni volta dimostrano la pochezza della forza e dell'ingegno umani.
Senza rispetto abbiamo stuprato, offeso, mezzo distrutto il pianeta azzurro, asservendolo alla nostra volontà e ai nostri piaceri. Convinti come siamo di essere i padroni invincibili di ogni cosa.
Ma non è così.
Ancora una volta la Terra ci ha dimostrato che siamo solo semplici ospiti a mala pena tollerati. Striminziti puntini in un universo che si muove a velocità enorme. Con noi o senza di noi.
In un concetto di relativismo che la natura porta, ogni tanto, alla sua giusta dimensione.
Al di là della commiserazione per le povere vittime, sia oggi un giorno di riflessione per i "potenti" del mondo.
Si è scrollata di dosso ciò che uno dei paesi più poveri del mondo ci aveva costruito sopra.
Quasi fosse una sgroppata per ripulire ciò che la schiena non vuole sopportare, facendo crollare tutto.
Lì sotto migliaia di respiri si sono fermati in un attimo.
E' sempre difficile comprendere eventi così disastrosi, che, tra l'altro, toccano una misera popolazione che ogni giorno deve lottare anche solo per sopravvivere.
I fenomeni naturali sono praticamente imprevedibili e ogni volta dimostrano la pochezza della forza e dell'ingegno umani.
Senza rispetto abbiamo stuprato, offeso, mezzo distrutto il pianeta azzurro, asservendolo alla nostra volontà e ai nostri piaceri. Convinti come siamo di essere i padroni invincibili di ogni cosa.
Ma non è così.
Ancora una volta la Terra ci ha dimostrato che siamo solo semplici ospiti a mala pena tollerati. Striminziti puntini in un universo che si muove a velocità enorme. Con noi o senza di noi.
In un concetto di relativismo che la natura porta, ogni tanto, alla sua giusta dimensione.
Al di là della commiserazione per le povere vittime, sia oggi un giorno di riflessione per i "potenti" del mondo.
| 11 gennaio 2010
E siamo arrivati al 2010.
Più invecchio e più mi accorgo di come gli anni, dopo una certa età, fuggano via rapidi come il vento.
Ti giri ed in un attimo il tempo è passato.
Ha trascinato via i problemi, ma certe volte anche le speranze.
Sarà un anno duro pure questo. La crisi pesa e la disoccupazione cresce a due cifre in tutta l'area Euro (10%).
Visto il calo dei consumi, l'inflazione è rimasta bassa, ma col primo di gennaio sono arrivati come fulmini degli inaspettati aumenti.
Autostrade, la luce, acqua, gas, l'immancabile benzina, persino i giornali (+20%) hanno fatto lievitare i prezzi.
Cosa fare?
Il Governo ha annunciato un calo delle tasse con la semplificazione in due aliquote. Una scelta forte, ma di sicuro effetto positivo per la ripresa.
Ma poi oggi ha fatto retromarcia, dicendo che i conti pubblici per tutto il 2010 non lo consentiranno.
Sarà come l'IRAP? Sempre sull'orlo di essere abolita, ma mai soppressa.
Probabile, ma la speranza è l'ultima a morire.
E il tempo scorre veloce.
Più invecchio e più mi accorgo di come gli anni, dopo una certa età, fuggano via rapidi come il vento.
Ti giri ed in un attimo il tempo è passato.
Ha trascinato via i problemi, ma certe volte anche le speranze.
Sarà un anno duro pure questo. La crisi pesa e la disoccupazione cresce a due cifre in tutta l'area Euro (10%).
Visto il calo dei consumi, l'inflazione è rimasta bassa, ma col primo di gennaio sono arrivati come fulmini degli inaspettati aumenti.
Autostrade, la luce, acqua, gas, l'immancabile benzina, persino i giornali (+20%) hanno fatto lievitare i prezzi.
Cosa fare?
Il Governo ha annunciato un calo delle tasse con la semplificazione in due aliquote. Una scelta forte, ma di sicuro effetto positivo per la ripresa.
Ma poi oggi ha fatto retromarcia, dicendo che i conti pubblici per tutto il 2010 non lo consentiranno.
Sarà come l'IRAP? Sempre sull'orlo di essere abolita, ma mai soppressa.
Probabile, ma la speranza è l'ultima a morire.
E il tempo scorre veloce.
| 26 dicembre 2009
Come augurio di Natale vi lascio il mio editoriale pubblicato questo mese da Qui Bergamo e Qui Brescia (Edita Periodici srl).
Serene vacanze a tutti voi e ci vediamo dopo la Befana.
---------------------------------------------------------
Non fa troppo freddo in questa fine d’autunno. Anche le piogge, a parte qualche giorno particolare, non sono state invasive. E così lo scorrere veloce del tempo ci ha portato di nuovo a ridosso del Natale.
Ci dicono che non sarà duro come quello passato, perché la crisi sembra (sottolineo il sembra) aver affievolito i suoi morsi violenti. Le luci e gli addobbi sono stati rinforzati ed anticipati di parecchio nelle grandi città. La teoria è sempre quella: gli incantesimi si possono fare con le opportune condizioni al contorno. E ciò che abbaglia aiuta.
Il mio pensiero quest’anno va però a tutte quelle persone che in questo periodo hanno ancora il buio nell’anima. E non sto parlando dei tanti che soffrono, che sono disperati, nel cui cuore alberga il dolore, ma mi voglio rivolgere a quelli che dentro mantengono una particolare oscurità. Nulla di spaventoso, perché il mondo da sempre è fatto di contrapposizioni in una vita che è il continuo incontrarsi degli opposti, di estremi che generano equilibrio, di positività che si contrappone alla negatività. Senza il salato non esisterebbe la dolcezza, senza il buio non si apprezzerebbe la luce, senza la pioggia il sole ucciderebbe, senza la guerra non cercheremmo la pace, senza il dolore non si esalterebbe la gioia, insomma senza un diavolo non ci sarebbe un dio. Però alla fine tutto tende all’infinito verso un miglioramento costruttivo.
Ora stiamo assistendo a grande cambiamenti nella nostra società perché le persone animate dalla cattiveria, dall’egoismo, dalla materialità sembrano essere diventati dei buoni maestri. A loro sorride il potere, il denaro, la carriera, la ricchezza. La loro forza incute timore e vengono ossequiati, corteggiati, temuti dal resto della gente. I loro averi vengono ostentati e il loro status induce a pericolose imitazioni. Così anche i giovani ricercano strade effimere che sembrano portare a successi veloci. Una volta fare del male veniva vissuto con una certa ritrosia ed il concetto di “malfattore” equivaleva ad etichettare un emarginato. Invece ora si dice che, se si vuole arrivare ad un certo livello, un paio di condanne penali bisogna portarsele appresso come una laurea. Nei giorni scorsi ho sentito in radio una frase che mi ha fatto riflettere molto: “Quando la politica diventa criminale, i criminali diventano politici”. La dice lunga su che tipo di trasformazione è in corso. Essere buoni assume perciò un contorno diverso, che oggigiorno purtroppo rasenta la fesseria. Allora mi piacerebbe che questi individui, i cui i sentimenti sono resi aridi da un concetto di società opulenta e violenta, potessero guardare alle luci del Natale per trovarvi una nuova alba interiore. Perché quando si ha veramente tutto, si rischia di non vedere più niente. E allora nel lavoro non c’è più morale pur di produrre redditi sempre più alti. Nell’educazione dei figli si sostituiscono i tanto utili dinieghi con il permissivismo assoluto. I rapporti interpersonali vengono finalizzati alla sudditanza psicologica del “sei se hai”. Il potere gestito dal male non è più talentuoso, ma si basa sulla paura, sull’autorità, sul servilismo indotto, sul dispotismo arrogante. Il tutto autorizzato da una verità che è diventata bugia da palcoscenico e che serve a distruggere gli avversari. A queste persone che vivono col buio dentro chiedo di fermarsi a riflettere almeno a Natale. Come stanno in realtà senza luce? Da chi sono circondati veramente? Quali sentimenti generano? Che soddisfazioni durature incontrano? Che esempi stanno dando? Non hanno forse spento anche gli ultimi ideali veri? E con essi anche i sogni più belli?
Alla fine della vita poi scoprono di essere stati in realtà più deboli che forti, isolati in un mondo dorato a cui non appartengono e che nemmeno li ricorderà.
A queste persone, che navigano nella durezza dello spirito, non manca proprio niente di materiale, ma sono digiuni di amore vero e di altruismo spirituale. Allora il mio augurio è che almeno a Natale possano trovare lo spazio per fare qualcosa di buono che riesca ad arricchirli in modo nuovo.
Le anime buone sanno già come godere della luce di queste festività. Ecco perché ho parlato a quelle che sembrano non esserlo, nella speranza che trovino, proprio in queste notti magiche, un cammino soave di luce rigenerante.
Auguri dal cuore a tutti voi.
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Serene vacanze a tutti voi e ci vediamo dopo la Befana.
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Non fa troppo freddo in questa fine d’autunno. Anche le piogge, a parte qualche giorno particolare, non sono state invasive. E così lo scorrere veloce del tempo ci ha portato di nuovo a ridosso del Natale.
Ci dicono che non sarà duro come quello passato, perché la crisi sembra (sottolineo il sembra) aver affievolito i suoi morsi violenti. Le luci e gli addobbi sono stati rinforzati ed anticipati di parecchio nelle grandi città. La teoria è sempre quella: gli incantesimi si possono fare con le opportune condizioni al contorno. E ciò che abbaglia aiuta.
Il mio pensiero quest’anno va però a tutte quelle persone che in questo periodo hanno ancora il buio nell’anima. E non sto parlando dei tanti che soffrono, che sono disperati, nel cui cuore alberga il dolore, ma mi voglio rivolgere a quelli che dentro mantengono una particolare oscurità. Nulla di spaventoso, perché il mondo da sempre è fatto di contrapposizioni in una vita che è il continuo incontrarsi degli opposti, di estremi che generano equilibrio, di positività che si contrappone alla negatività. Senza il salato non esisterebbe la dolcezza, senza il buio non si apprezzerebbe la luce, senza la pioggia il sole ucciderebbe, senza la guerra non cercheremmo la pace, senza il dolore non si esalterebbe la gioia, insomma senza un diavolo non ci sarebbe un dio. Però alla fine tutto tende all’infinito verso un miglioramento costruttivo.
Ora stiamo assistendo a grande cambiamenti nella nostra società perché le persone animate dalla cattiveria, dall’egoismo, dalla materialità sembrano essere diventati dei buoni maestri. A loro sorride il potere, il denaro, la carriera, la ricchezza. La loro forza incute timore e vengono ossequiati, corteggiati, temuti dal resto della gente. I loro averi vengono ostentati e il loro status induce a pericolose imitazioni. Così anche i giovani ricercano strade effimere che sembrano portare a successi veloci. Una volta fare del male veniva vissuto con una certa ritrosia ed il concetto di “malfattore” equivaleva ad etichettare un emarginato. Invece ora si dice che, se si vuole arrivare ad un certo livello, un paio di condanne penali bisogna portarsele appresso come una laurea. Nei giorni scorsi ho sentito in radio una frase che mi ha fatto riflettere molto: “Quando la politica diventa criminale, i criminali diventano politici”. La dice lunga su che tipo di trasformazione è in corso. Essere buoni assume perciò un contorno diverso, che oggigiorno purtroppo rasenta la fesseria. Allora mi piacerebbe che questi individui, i cui i sentimenti sono resi aridi da un concetto di società opulenta e violenta, potessero guardare alle luci del Natale per trovarvi una nuova alba interiore. Perché quando si ha veramente tutto, si rischia di non vedere più niente. E allora nel lavoro non c’è più morale pur di produrre redditi sempre più alti. Nell’educazione dei figli si sostituiscono i tanto utili dinieghi con il permissivismo assoluto. I rapporti interpersonali vengono finalizzati alla sudditanza psicologica del “sei se hai”. Il potere gestito dal male non è più talentuoso, ma si basa sulla paura, sull’autorità, sul servilismo indotto, sul dispotismo arrogante. Il tutto autorizzato da una verità che è diventata bugia da palcoscenico e che serve a distruggere gli avversari. A queste persone che vivono col buio dentro chiedo di fermarsi a riflettere almeno a Natale. Come stanno in realtà senza luce? Da chi sono circondati veramente? Quali sentimenti generano? Che soddisfazioni durature incontrano? Che esempi stanno dando? Non hanno forse spento anche gli ultimi ideali veri? E con essi anche i sogni più belli?
Alla fine della vita poi scoprono di essere stati in realtà più deboli che forti, isolati in un mondo dorato a cui non appartengono e che nemmeno li ricorderà.
A queste persone, che navigano nella durezza dello spirito, non manca proprio niente di materiale, ma sono digiuni di amore vero e di altruismo spirituale. Allora il mio augurio è che almeno a Natale possano trovare lo spazio per fare qualcosa di buono che riesca ad arricchirli in modo nuovo.
Le anime buone sanno già come godere della luce di queste festività. Ecco perché ho parlato a quelle che sembrano non esserlo, nella speranza che trovino, proprio in queste notti magiche, un cammino soave di luce rigenerante.
Auguri dal cuore a tutti voi.
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| 23 dicembre 2009
Ogni volta è la stessa solfa.
Bastano pochi centimetri di neve per mandare in tilt un sistema paese.
Il maltempo ha però una caratteristica eccezionale: mette a nudo le deficienze strutturali ed organizzative delle nostre città.
Nonostante le previsioni meteorologiche annuncino con largo anticipo l'arrivo delle perturbazioni, frane, allagamenti, blocco dei trasporti, calo di tensione elettrica sono assicurati.
Il caos insomma è frutto di anni di cattiva programmazione delle nostre infrastrutture, non dei fiocchi di neve che accompagnano gli inverni da secoli.
E che dire della gestione dell'emergenza?
Migliaia di passeggeri vengono lasciati negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie senza uno straccio di informazioni. Ma costa così tanto, cari Amministratori Delegati, curarsi dei vostri clienti? Perchè non spiegare chiaramente come stanno le cose?
E che dire di tutti i militari chiusi nelle caserme che potrebbero dare una mano a spalare? Mi sembra che gli ottocento uomini impiegati qui al Nord siano un pò pochini rispetto alle esigenze di intere provincie.
Forse basterebbero una maggiore organizzazione e un migliore coordinamento per evitare certe spiacevoli situazioni.
Ma si sa: la neve prima o poi si scioglie da sola.
E tutto passa. Anche la rabbia della gente.
Bastano pochi centimetri di neve per mandare in tilt un sistema paese.
Il maltempo ha però una caratteristica eccezionale: mette a nudo le deficienze strutturali ed organizzative delle nostre città.
Nonostante le previsioni meteorologiche annuncino con largo anticipo l'arrivo delle perturbazioni, frane, allagamenti, blocco dei trasporti, calo di tensione elettrica sono assicurati.
Il caos insomma è frutto di anni di cattiva programmazione delle nostre infrastrutture, non dei fiocchi di neve che accompagnano gli inverni da secoli.
E che dire della gestione dell'emergenza?
Migliaia di passeggeri vengono lasciati negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie senza uno straccio di informazioni. Ma costa così tanto, cari Amministratori Delegati, curarsi dei vostri clienti? Perchè non spiegare chiaramente come stanno le cose?
E che dire di tutti i militari chiusi nelle caserme che potrebbero dare una mano a spalare? Mi sembra che gli ottocento uomini impiegati qui al Nord siano un pò pochini rispetto alle esigenze di intere provincie.
Forse basterebbero una maggiore organizzazione e un migliore coordinamento per evitare certe spiacevoli situazioni.
Ma si sa: la neve prima o poi si scioglie da sola.
E tutto passa. Anche la rabbia della gente.
