| 21 novembre 2017

Giornata triste quella di ieri per Milano.
L'Agenzia Europea del Farmaco è stata assegnata ad Amsterdam, grazie al lancio di una monetina beffarda.
E' assurdo che la sede di un ente così importante, in grado di far fatturare 1,7 miliardi di € all'anno e con oltre 800 addetti, sia decisa dal fato.
Questo dimostra a cosa si sia ridotta la burocrazia europea, dove non esistono degli alti funzionari in grado di decidere tecnicamente, al momento del ballottaggio, sull'analisi dei progetti operativi.
La Lombardia aveva addirittura messo sul piatto il Pirellone, il prestigioso grattacielo milanese, che era già pronto per l'uso.
Mentre ad Amsterdam si dovranno costruire in futuro i nuovi uffici del farmaco.
Inoltre il Governo italiano ha appalesato una scarsa capacità di tessere relazioni politiche di peso.
Durante la votazione, la stessa Spagna ci ha tradito, mentre la Slovacchia si è addirittura astenuta.
Sembra che nessuno, nemmeno l'unico nostro Sottosegratario presente, quando Milano è andata allo spareggio, si sia mosso tra i tavoli per raccogliere il solo consenso che ci mancava.
L'Italia invece va molto bene agli altri europei quando fa da colonia balneare alle migliaia di migranti africani che, tra l'altro, ci costano 5 miliardi all'anno di soldi nostri.
Allora siamo votati da tutti e all'unanimità.
In ultimo, a noi l'euro ci ha proprio rovinati e, anche quando viene lanciato in aria per il testa o croce, ci porta sfiga.
Che siano le gufate di Renzi?

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| 14 novembre 2017

Ieri sera a San Siro è divenuta realtà una previsione che era nell'aria da tempo.
Undici modesti, calcisticamente parlando, vichinghi hanno mandato a casa la strapagata nazionale italiana.
E così la prossima estate, dopo 60 anni, i nostri azzurri potranno vedere il mondiale solo dalla televisione.
A parte le gufate di Renzi, che nel giugno 2015, davanti ad un allibito Putin, profetizzava la vittoria dell'Italia ai mondiali russi, ieri sera si è consumata una vera e propria tragedia popolare.
Ma non solo.
In termini economici c'è chi sostiene che un mondiale del pallone valga un punto di Pil.
Oggi un quotidiano scrive addirittura che, tra ricavi diretti ed indiretti, l'Italia perderà 10 miliardi di euro.
Di fatto è una vera Caporetto, il cui responsabile primo ha un nome e cognome: Carlo Tavecchio, presidente della FIGC dall'agosto 2014.
Ragioniere bancario, classe 1943, sindaco democristiano di Ponte Lambro (CO), fondatore e dirigente della Polisportiva Pontelambrese, ha anche scritto un libro per insegnare ai più piccoli come si gioca al calcio.
Pare l'abbiano comprato in pochi.
E' lui che sceglie uno sgangherato Ventura, dopo un grande allenatore come Conte.
Deve far quadrare i bilanci e Sventura costa solo (!) 1,4 milioni di stipendio all'anno.
Il prode Ventura, che ieri sera parlava all'erba dei bordi del campo, ha allenato anche squadre del calibro del Rapallo Ruentes e dell'Entella Bacezza.
E infatti i risultati si son visti.
Ormai è andata così!
Ora non resta che attendere le dovute dimissioni di questi due signori del pallone, molto attaccati alla loro panchina d'oro.
Quest'estate invece non ci resta che tifare Svizzera, una piccola, risparmiosa nazione, montanara e vicina, che si è comunque qualificata.

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| 6 novembre 2017

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale, pubblicato da QUI BERGAMO e attualmente in edicola.
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Il 22 ottobre la Lombardia e il Veneto sono chiamati ad esprimersi, con un apposito referendum consultativo, su una possibile maggiore autonomia delle due regioni rispetto allo Stato centrale. Nulla di straordinario, perché quando le tasse sono troppo alte ed imperversa la crisi economica, i popoli si fanno più egoisti e timorosi. Si pensa che piccolo sia bello e che non si debbano condividere le proprie ricchezze con chi sprechi impunemente. Il ragionamento non farebbe una piega, se i mercati ormai non fossero globali. Lo vediamo con le imprese produttive. Oggi i colossi industriali reggono meglio la concorrenza, hanno grandi mezzi per innovare e affrontano il mondo con più risorse economiche. Invece le micro imprese fanno fatica a resistere, non possono permettersi investimenti onerosi e spesso non reggono il passo dei competitori più strutturati. La politica però questo ragionamento fa fatica a capirlo e invece che muoversi su un binario di sano sviluppo economico, vive giorno dopo giorno di teorismi includenti, navigando per lo più a vista. Non mette mano agli sprechi pubblici, non fa riforme strutturali e strangola il popolo con tasse sempre più alte. Chi osa lamentarsi è subito tacciato di populismo. L’esempio più eclatante l’abbiamo visto con la Germania da un lato e con la Spagna dall’altro. La Merkel a settembre ha preso una sonora batosta elettorale, nonostante l’economia tedesca vada bene e la disoccupazione sia ai minimi storici. Perché? Semplice, perché comunque il tenore di vita per molti tedeschi si è abbassato e la forbice tra ricchi e poveri si è allargata sensibilmente. Inoltre la fiducia verso il futuro è sempre incerta. Ma alla fine nelle urne uno vale uno, nonostante il reddito o la fortuna personale. Quando il governo non pensa ai problemi dell’intera popolazione, nasce l’estremismo del pensiero della gente comune. Perché non si può avere una società armoniosa in presenza di troppi emarginati e di troppi poveri, soprattutto quando l’economia nazionale va bene, altrimenti si è puniti inesorabilmente con il voto contrario. Il caso della Spagna poi è ancora più assurdo. Il primo di ottobre abbiamo assistito alla vergognosa imbecillità della moderna democrazia europea. Un premier incapace come Rajoy ha per anni trascinato maldestramente, nella più ottusa visione politica, le velleità indipendentiste della Catalogna. Invece che concedere nel tempo maggiore autonomia e permettere un referendum democratico, che probabilmente non avrebbe avuto la maggioranza dei consensi, ha schierato con violenza la Polizia, chiuso molti seggi e aggredito duramente i dimostranti. Alla fine è riuscito a votare solo il 42% degli aventi diritto e di questi il 90% si è espresso per una nuova repubblica catalana. L'esempio trascorso della Gran Bretagna, con le sue lungimiranti concessioni liberiste alla Scozia, non è servito a niente. Così il premier spagnolo, grazie ad un re silente e poco coraggioso, ha duplicato l'atteggiamento arrogante e bellicoso che fu di Belgrado in Jugoslavia. Ma la storia insegna sempre, anche a chi non la sa ascoltare e sappiamo bene cosa sia poi accaduto nei Balcani. Insomma si è palesata una pagina umiliante dell’antica monarchia spagnola e un atteggiamento sbagliato di un premier ottuso, accompagnati dal silenzio dell'Unione Europea che, come al solito, non sa mai che pesci pigliare. Così in Spagna il ricorso alla violenza di Stato ha dimostrato l'imbecillità del governante. E in Italia cosa succederà? Siamo messi abbastanza male, sia economicamente che politicamente, ma soprattutto non siamo un popolo bellicoso. Da noi le proteste e le sollevazioni di piazza non sono percorribili con facile spontaneità. Allora i Berlusconi di turno possono ritornare baldanzosi anche dopo 20 anni di passato ed inefficace governo. In fin dei conti, da noi le autonomie sono più semplici da dichiarare che da ottenere. Poi tutto torna come prima e nulla cambia in concreto. Silenziosamente e pacificamente si fa largo la legge della tipica sopravvivenza italiana, dove anche l’imbecille diventa furbo.
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| 31 ottobre 2017

Secondo i recenti sondaggi un italiano su quattro voterebbe il PD alle prossime elezioni.
Non importa se Renzi ad ogni stazione deve scendere velocemente dal suo treno-giocattolo per non essere subissato dai fischi di un pubblico tutt'altro che plaudente.
Anche con l'elezione di Visco a Governatore della Banca d'Italia, il teleimbonitore fiorentino ha fatto una figuraccia.
Allora i suoi fidi sodali, Maria Elena Boschi in testa, stringono le fila e si ancorano alle poltrone.
In barba alla coerenza e allo stesso senso del pudore.
E fanno bene.
Perchè se, nonostante tutto, portano ancora a casa il 25% dei consensi, un buon motivo ci sarà.
Ma gli italiani son così.
Pacioni, tradizionalisti, creduloni e buonisti, soprattutto nelle urne.
E lo dimostra Matusalemme Berlusconi che, a oltre 80 anni e dopo 20 anni di politica e di governi, sembra ancora convincere un buon 15% degli elettori.
Così, tra i berluscorenzi, siamo uno su tre!
Buon Halloween.

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| 24 ottobre 2017

Il mondo del calcio non è solo pieno di soldi e di campioni, ma pullula anche di idioti, soprattutto tra i tifosi.
Spesso sono esempio di violenza e di atti che nulla hanno a che fare con il vivere civile.
I tifosi della Lazio sono stati messi nell'ultima partita di campionato, a causa della loro indisciplina, anche nella curva di quelli della Roma.
A fine partita hanno riempito quegli spalti con la fotografia di Anna Frank che indossa la maglietta giallo-rossa (v. foto).
Subito si sono levate le proteste, compresa quella della immancabile Boldrini, contro questo gesto di antisemitismo.
Io però non la vedo così.
Tanti anni fa ho letto il diario di Anna Frank, da cui traspare l'intelligenza rara di una ragazzina che vive gli orrori della guerra fino alla morte.
Il libro, tradotto in più di 60 lingue e venduto in oltre 30 milioni di copie, è stato inserito nel 2009 dall'UNESCO nell'Elenco delle Memorie del Mondo.
Uno straordinario successo postumo per una fanciulla di soli 16 anni.
Perciò, se fossi un tifoso della Roma, sarei davvero onorato per questo accostamento storico e ringrazierei quegli imbecilli della Lazio (non tutti, ovviamente) per un gesto dal significato non travisabile.
Soprattutto ricordando le tenere parole scritte da Anna: "È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo che può sempre emergere."

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| 19 ottobre 2017

Il 1º agosto 2013 la Corte di Cassazione conferma a Silvio Berlusconi la decisione di condanna della Corte di Appello riguardo al processo Mediaset con quattro anni di detenzione, di cui tre beneficiati dall'indulto.
Per l'ex Cavaliere i Giudici hanno anche stabilito, come pena accessoria, l'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e l'interdizione per tre anni a contrattare con la pubblica amministrazione.
Nel frattempo si sta attendendo la pronunciazione della Corte Europea dei diritti dell'uomo sul ricorso presentato da Berlusconi sull'ammissibilità della Severino, che lo ha portato alla decadenza dalla carica di senatore.
Veniamo a Renzi.
Pochi giorni prima del referendum di dicembre 2016, il borioso fiorentino sentenziava: “È del tutto evidente che se perdo il referendum considero fallita la mia esperienza in politica”.
Risultato?
Siamo in Italia e le parole dei politici stanno a zero.
Il popolo dimentica in fretta e così ci ritroviamo i due ex presidenti del Consiglio a correre di nuovo per le prossime elezioni.
Le loro presenze pubbliche sono infinite e costanti.
Come se nulla fosse!
Dai, scordiamoci il passato e diamo il benvenuto a chi impunemente ritorna, nonostante l'età e i risultati.

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| 16 ottobre 2017

Il 2017 è un anno di dura siccità e anche in questo inizio di autunno le piogge non si fanno vedere.
Mentre il nord Europa attende l'uragano Ophelia, qui da noi le temperature sono da inizio estate.
Se va bene per il turismo, va male per l'agricoltura e va malissimo per l'aria che respiriamo.
In pianura padana le PM 10 e le PM 2.5, aggiunte al biossido di azoto, sono almeno il doppio del valore di allarme.
Senza pioggia e vento, l'aria non si lava dai tanti inquinanti che auto, aerei e fabbriche scaricano continuamente in atmosfera.
La pianura Padana è poi una valle chiusa su tre lati e il ricambio è di per se difficile per natura.
Non è un problema da poco, anche se è di difficile risoluzione.
I blocchi del traffico non servono a quasi niente e soluzioni drastiche sono socialmente impensabili.
Di fatto, ogni anno, l'inquinamento uccide in silenzio più di 84.000 persone in Italia e quasi mezzo milione in Europa.
I nostri medici ben lo sanno, ma il Ministro Lorenzin, non sapendo che pesci pigliare, prende tempo e cerca dati statistici per un'ulteriore conferma.
Allora una domanda sorge spontanea.
Perchè non diminuire almeno le tasse in chi abita nelle zone maggiormente inquinate?
Infatti, per curarci da tutte le malattie ambientali, al Nord dobbiamo spendere molto di più rispetto al resto del paese.
E per molti vivere qui è una scelta obbligata.

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| 10 ottobre 2017

Fabrizio Quattrocchi (classe 1968) era una guardia di sicurezza privata italiana uccisa in Iraq nel 2004, mentre svolgeva "missioni dedicate alla protezione di persone e di infrastrutture commissionate da clienti statunitensi".
Questo secondo varie testimonianze dirette, trasmesse anche dalla televisione della Svizzera Italiana nel maggio 2004.
In Italia non le abbiamo mai viste.
Fabrizio è stato ucciso, dopo essere stato legato in ginocchio, dagli iraqueni con uno o più colpi alle spalle.
Prima di morire tentò di togliersi il cappuccio e proferì la famosa frase: "Adesso vi faccio vedere come muore un italiano!".
L'episodio è stato confermato anche da uno dei suoi rapitori, tale Abu Yussuf.
Per questo gesto eroico, a Quattrocchi, con decreto del 13 marzo 2006, su proposta del Ministero dell'interno Giuseppe Pisanu, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito la medaglia d'oro al valor civile.
Oggi numerose sono le vie italiane che portano il suo nome.
Anche a Genova, dove da tempo si erge un cippo che ricorda Carlo Giuliani (il ragazzo ucciso durante gli scontri del G7 mentre tentava di lanciare un estintore contro i carabinieri), ieri si voleva delibare l'intitolazione di una via a Quattrocchi.
Però la sinistra e tutto il PD sono insorti per modificare la proposta e l'ex vicesindaco Dem, Stefano Bernini, ha ribadito che Quattrocchi non era altro che "un mercenario".
Ora i casi sono due: o il Presidente Ciampi è stato abbagliato da tanto fiero eroismo italiano, o i signori del PD distinguono i valori a seconda del colore politico di appartenenza.
E chi non la pensa come loro, eroe non può essere a prescinde.
Povera Italia!

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| 9 ottobre 2017

I ritardi e le lentezze nella ricostruzione del dopo sisma in Centro Italia sono noti a tutti.
Uno Stato leale dovrebbe provare vergogna per queste inefficienze burocratiche e di sistema, che causano da mesi disagi e insofferenza in migliaia di persone.
Ma quello che è accaduto a Peppina Fattori, 95 anni, di San Martino di Fiastra (MC) è davvero uno scandalo.
I suoi famigliari le avevano costruito sulla loro proprietà una casetta in legno.
E' vero, è abusiva, perchè doveva rispettare i vincoli paesaggistici, così come prevede la legge.
Ma è perfettamente smontabile e stiamo parlando di una zona terremotata dove lo Stato non ha ancora ricostruito quasi un bel niente.
E poi siamo in Italia, un paese dove le costruzioni abusive, anche per scopo turistico, sono centinaia di migliaia e sono ancora tutte in piedi.
E invece nonna Peppina ieri se ne è dovuta andare, o meglio è stata sfrattata, a causa di una sentenza oscena, ma in punta di diritto, del relativo Tribunale.
Queste le sue parole, pesanti come pietre: "È uno schifo. È proprio uno schifo. Sono una persona molto religiosa e prego per loro. Ma so’ stati tanto cattivi con me. Bestie. Proprio bestie".
Verrà alloggiata in un vicino container, con solo un termosifone elettrico a riscaldare l'ambiente e senza un bagno.
A nulla sono serviti gli appelli al Papa e al Presidente Mattarella.
Non è stata degnata nemmeno di una risposta.
Forse perchè i due Signori sono troppo impegnati ad ospitare migranti e a propagandare lo Ius Soli.
Vergogna nazionale!
E un abbraccio all'italianissima nonna Peppina.

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| 3 ottobre 2017

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale pubblicato da QUI BERGAMO e attualmente in edicola.

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I recenti dati economici appalesano una certo aumento del PIL italiano, ma siamo a livello dell’uno virgola. Anche l’occupazione sembra migliorare e il Governo non ha tardato a suonare campane di giubilo per la soddisfazione. Purtroppo come crescita siamo al penultimo posto in Europa e ben al di sotto della media dei paesi UE. La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, resta ancora molto alta. Però è vero che, dopo la peggior crisi dal dopoguerra ad oggi, è meglio intravedere segnali positivi piuttosto che negativi. Il problema italiano è invece un altro. Sono purtroppo ancora presenti degli ostacoli strutturali, che limitano lo sviluppo delle imprese e gli investimenti stranieri. Sono principalmente tre i vincoli: tasse, burocrazia e giustizia. E se non si prendono decisioni veloci e migliorative su questi argomenti, rischiamo di rientrare rapidamente nel tunnel della crisi, dopo averne intravista l’uscita. Al di là della retorica e delle continue parole della politica, vediamo i fatti concreti. Per quanto riguarda le tasse, oggi le nostre imprese pagano, tra dirette ed indirette, qualcosa come il 67%, una cifra enorme che rende soprattutto le piccole e medie aziende poco competitive ed impossibilitate a fare nuovi investimenti. Poi, il costo del lavoro in Italia è assoggettato a gravami fiscali statali così alti da far praticamente raddoppiare quanto viene erogato al dipendente come netto in busta paga. Anche il sistema bancario, coperto da centinaia di miliardi di euro di passati crediti inesigibili, ora concede finanziamenti alle imprese col contagocce, solo se sono super garantiti e con tempi biblici. Infine il costo dell’energia elettrica, che in Italia è molto caro per le aziende (tra i più elevati d’Europa), diventa un handicap significativo per la competitività industriale. Questo discorso si collega ad una burocrazia esasperante. Ad esempio, per un ampliamento di una fabbrica servono decine di pratiche comunali, provinciali, regionali, nazionali e anni di tempo per una autorizzazione o una concessione edilizia. Sono davvero centinaia le norme e le regole a cui un’impresa deve sottostare nel suo operare quotidiano. Vengono continuamente aggiornate o modificate dai vari Governi e obbligano gli imprenditori ad assumere un commercialista e un avvocato a tempo indeterminato. Il rapporto con gli enti statali raramente può essere gestito on line e il tempo che si butta via in coda agli sportelli è una prerogativa tutta italiana. Inoltre mancano grandi opere strutturali che favoriscano lo sviluppo consolidato. Pensate che l’autostrada A1, la principale via di collegamento tra Nord e Sud, da Roma a Firenze è ancora a due corsie. E da Civitavecchia alla provincia di Livorno non è mai stato costruito un breve tratto di autostrada in modo da completare l’asse tirrenico. In Cina la asfalterebbero in una settimana! Infine abbiamo il problema della Giustizia italiana. E non è solo un discorso di certezza della pena. La provincia di Roma ha lo stesso numero di avvocati di tutta la Francia, ma i tribunali sono un augurio di lunga vita. Per una sentenza civile di primo grado da noi ci vogliono almeno 5 anni. Per una sentenza definitiva nel penale può non bastare un decennio. Non parliamo poi di un recupero crediti: certe leggi sembrano fatte apposta per tutelare i debitori più astuti, anziché chi vanta dei pagamenti. Da noi ci sono aziende fallite perché lo Stato non ha pagato per tempo i lavori da lui commissionati: pura follia! I tribunali del Lavoro emettono sentenze che nel 99% dei casi sono comunque favorevoli al lavoratore ed impediscono il consolidarsi di un concetto di meritocrazia aziendale e di dovere professionale. Il caso dei “furbetti del cartellino” ne è un esempio eclatante. E’ ovvio che un possibile investitore straniero sia sconcertato da questi cavilli italioti e preferisca spendere i suoi soldi altrove. Concludendo, non credo che l’Italia possa considerarsi ancora fuori dal baratro. Assistiamo a continui proclami verbali che nulla hanno a che fare con azioni concrete e permanenti. Non vorrei che questa ripresina sia più da addebitarsi a fattori esterni al nostro Paese, piuttosto che a reali cause interne. E non ho parlato di spesa dello Stato e di debito pubblico. Un macigno incredibile, pronto a rotolare a valle qual’ora il costo del denaro dovesse salire. Per coprire le troppe spese pubbliche (compresi i 5 miliardi all’anno di costi per i migranti), con la manovra di autunno arriveranno i soliti ed inevitabili aumenti di bollette, autostrade, ticket e forse Iva. Poi, visto che ormai le pensioni per i neo parlamentari a settembre sono maturate, nella prossima primavera andremo finalmente a votare. Ma incombe il rischio che, nel frattempo, vengano approvate leggine onerose, fatte apposta solo per aumentare il consenso elettorale. Ma si sa, il popolo italiano è buono e paziente, e una soluzione temporanea per sopravvivere la troverà sempre. Almeno così si spera. E la speranza è l’ultima a morire.
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