| 8 marzo 2010
Un paese dove le regole del gioco vengono cambiate dopo che si è iniziato a giocare deve destare come minimo preoccupazione.
E il pastrocchio delle liste elettorali, rese valide da un decreto approvato in tutta fretta, la dice lunga.
Riceviamo in proposito e pubblichiamo.
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Alle ultime elezioni comunali di Bergamo la lista BERGAMO A CINQUE STELLE fu esclusa dalla competizione elettorale in quanto le firme raccolte (abbondantemente sufficienti) erano state presentate su fogli staccati anziché su un foglio a quattro facciate come previsto dalla legge. Quanti voti avrebbe potuto avere? Si sarebbe potuti andare al ballottaggio? Il risultato elettorale non è stato falsato per “colpa” della burocrazia (che non può sostituirsi alla democrazia)?
Nelle stesse elezioni la lista AMA BERGAMO non ha ottenuto alcun consigliere comunale perché moltissimi voti sono stati annullati in quanto nelle schede oltre al voto di lista è stato erroneamente segnato il numero della preferenza oltre al nome. Una “ingenuità” pagata a caro prezzo.
Dura lex, sed lex. Qualcuno ha fatto ricorso, ed è stato giustamente respinto. La legge non ammette l’ignoranza (o i pasticci).
Ma solo per qualcuno. Le gloriose macchine elettorali dei grandi partiti possono invece combinarne di tutte che ci sarà sempre qualcuno che vi porrà rimedio (un bel De-cretino) perché la burocrazia “non può cancellare la democrazia”
Vedrete che, come diceva la mia nonna, la legge sarà uguale per “quasi tutti”.
D’altronde, basta guardarsi intorno. Si fanno ordinanze (da destra e da sinistra) contro chi chiede la carità, mentre un aeroporto che opera palesemente al di fuori delle prescrizioni di legge, minacciando la salute e la sicurezza dei cittadini, viene osannato e portato ad esempio dai politici e dai media. I quattrini non sono mai illegali (o si fa un bel decreto a sanatoria).
Siamo proprio nella repubblica delle banane.
email firmata
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E il pastrocchio delle liste elettorali, rese valide da un decreto approvato in tutta fretta, la dice lunga.
Riceviamo in proposito e pubblichiamo.
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Alle ultime elezioni comunali di Bergamo la lista BERGAMO A CINQUE STELLE fu esclusa dalla competizione elettorale in quanto le firme raccolte (abbondantemente sufficienti) erano state presentate su fogli staccati anziché su un foglio a quattro facciate come previsto dalla legge. Quanti voti avrebbe potuto avere? Si sarebbe potuti andare al ballottaggio? Il risultato elettorale non è stato falsato per “colpa” della burocrazia (che non può sostituirsi alla democrazia)?
Nelle stesse elezioni la lista AMA BERGAMO non ha ottenuto alcun consigliere comunale perché moltissimi voti sono stati annullati in quanto nelle schede oltre al voto di lista è stato erroneamente segnato il numero della preferenza oltre al nome. Una “ingenuità” pagata a caro prezzo.
Dura lex, sed lex. Qualcuno ha fatto ricorso, ed è stato giustamente respinto. La legge non ammette l’ignoranza (o i pasticci).
Ma solo per qualcuno. Le gloriose macchine elettorali dei grandi partiti possono invece combinarne di tutte che ci sarà sempre qualcuno che vi porrà rimedio (un bel De-cretino) perché la burocrazia “non può cancellare la democrazia”
Vedrete che, come diceva la mia nonna, la legge sarà uguale per “quasi tutti”.
D’altronde, basta guardarsi intorno. Si fanno ordinanze (da destra e da sinistra) contro chi chiede la carità, mentre un aeroporto che opera palesemente al di fuori delle prescrizioni di legge, minacciando la salute e la sicurezza dei cittadini, viene osannato e portato ad esempio dai politici e dai media. I quattrini non sono mai illegali (o si fa un bel decreto a sanatoria).
Siamo proprio nella repubblica delle banane.
email firmata
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| 2 marzo 2010
La sentenza civile (di cui al post precedente) con le relative motivazioni è uscita settimana scorsa.
I contenuti sono molto intensi e ricchi di spunti, ma per il momento non voglio commentarla.
Volevo però ringraziare sinceramente tutte le care persone che mi hanno mostrato la loro solidarietà.
Non le dimenticherò mai e a loro va il mio affetto più grande.
Grazie.
I contenuti sono molto intensi e ricchi di spunti, ma per il momento non voglio commentarla.
Volevo però ringraziare sinceramente tutte le care persone che mi hanno mostrato la loro solidarietà.
Non le dimenticherò mai e a loro va il mio affetto più grande.
Grazie.
| 20 febbraio 2010
Dopo anni di calvario personale è arrivato il dispositivo della causa civile sul noto affare venezuelano della Cartiera Pigna. Le motivazioni della sentenza le si sapranno solo nei prossimi giorni.
Si tratta della conclusione di una mera operazione commerciale andata male, condivisa da me in assoluta buona fede, di cui sono chiamato a risponderne con pesantissime ripercussioni economiche.
Leggo oggi sulla stampa locale e nazionale che tutti sono contenti.
C'è chi con i miei beni è felice perchè salverà i bilanci della società che era della mia famiglia e chi gioisce perchè non è vero che sono l'unico responsabile di quella che oggi si appalesa come una truffa.
A me tutto ciò non interessa e, come ho sempre detto, prendo atto in silenzioso rispetto di quanto deciso dai Giudici.
Non sono contento, ovvio, e non lo sarò mai, comunque vada a finire il secondo grado e l'eventuale Cassazione.
Ma non è per la possibilità di finire sul lastrico, non è nemmeno perchè una parte di verità probabilmente non verrà mai a galla (anche se tutti gli interessati la conoscono bene) e non è perchè le colpe ed i risarcimenti sono condivisi anche da chi ieri e oggi è ancora in quella società.
Soffro profondamente e sono umiliato per aver ferito con violenza tutte le persone che mi conoscono, che ancora mi vogliono bene e che mi hanno dato fiducia.
Soprattutto la mia famiglia che mi ha trasmesso i valori sacrali dell'onestà e del rispetto.
Non commento perciò questa sentenza, perchè gli errori si pagano senza enfasi e a testa bassa.
Mi hanno messo in ginocchio, è vero, ma è una posizione che accetto con umiltà e che può aiutare alla preghiera.
Pubblicamente chiedo scusa a tutti e, sapendo che il perdono è di Dio e non degli uomini, affido a Lui il mio dolore per il futuro di tutte le persone buone che ho avuto la fortuna di incontrare in questi durissimi 5 anni.
Grazie di cuore.
Si tratta della conclusione di una mera operazione commerciale andata male, condivisa da me in assoluta buona fede, di cui sono chiamato a risponderne con pesantissime ripercussioni economiche.
Leggo oggi sulla stampa locale e nazionale che tutti sono contenti.
C'è chi con i miei beni è felice perchè salverà i bilanci della società che era della mia famiglia e chi gioisce perchè non è vero che sono l'unico responsabile di quella che oggi si appalesa come una truffa.
A me tutto ciò non interessa e, come ho sempre detto, prendo atto in silenzioso rispetto di quanto deciso dai Giudici.
Non sono contento, ovvio, e non lo sarò mai, comunque vada a finire il secondo grado e l'eventuale Cassazione.
Ma non è per la possibilità di finire sul lastrico, non è nemmeno perchè una parte di verità probabilmente non verrà mai a galla (anche se tutti gli interessati la conoscono bene) e non è perchè le colpe ed i risarcimenti sono condivisi anche da chi ieri e oggi è ancora in quella società.
Soffro profondamente e sono umiliato per aver ferito con violenza tutte le persone che mi conoscono, che ancora mi vogliono bene e che mi hanno dato fiducia.
Soprattutto la mia famiglia che mi ha trasmesso i valori sacrali dell'onestà e del rispetto.
Non commento perciò questa sentenza, perchè gli errori si pagano senza enfasi e a testa bassa.
Mi hanno messo in ginocchio, è vero, ma è una posizione che accetto con umiltà e che può aiutare alla preghiera.
Pubblicamente chiedo scusa a tutti e, sapendo che il perdono è di Dio e non degli uomini, affido a Lui il mio dolore per il futuro di tutte le persone buone che ho avuto la fortuna di incontrare in questi durissimi 5 anni.
Grazie di cuore.
| 16 febbraio 2010
L'inverno 2009-2010 è più duro del solito.
Freddo e neve sono arrivati presto e tardano ad andarsene.
La gente si lamenta perchè i disagi fisici sembrano aumentare ed imperversa un malessere diffuso.
Ma la salute e l'umore dipendono anche dal clima?
La scienza dice di sì.
Oltre il 20% della popolazione è metereopatica, con un'accentuata sensibilità per le scariche elettriche e la ionizzazione dell'aria.
Così con l'arrivo di una perturbazione questi soggetti, come molti animali, avvertono una maggiore inquietudine, in quanto aumenta nell'organismo la serotonina (un ormone) che influenza proprio l'umore e i ritmi circadiani (tra cui il ciclo sonno-veglia).
Poi luce e buio, insieme al ciclo delle stagioni, agiscono con incisività sulla nostra vita ed in particolare sui cicli biologici. Dallo studio delle popolazioni nordiche, dove d'inverno il giorno si riduce a poche ore, si è scoperto che l'assenza di luce provoca, tra l'altro, un disordine affettivo nell'uomo. Tanto è vero che in questo periodo di prevalenza del buio aumentano i suicidi.
In ultimo anche il freddo provoca delle aggravanti nel sistema cardio-vasco-cicolatorio, stimolando tutto ciò che nel nostro organismo non va bene e quindi facendo emergere i malanni nascosti.
Insomma se vi state lamentando per questo meteo, ora sapete che avete tutte le ragioni.
Freddo e neve sono arrivati presto e tardano ad andarsene.
La gente si lamenta perchè i disagi fisici sembrano aumentare ed imperversa un malessere diffuso.
Ma la salute e l'umore dipendono anche dal clima?
La scienza dice di sì.
Oltre il 20% della popolazione è metereopatica, con un'accentuata sensibilità per le scariche elettriche e la ionizzazione dell'aria.
Così con l'arrivo di una perturbazione questi soggetti, come molti animali, avvertono una maggiore inquietudine, in quanto aumenta nell'organismo la serotonina (un ormone) che influenza proprio l'umore e i ritmi circadiani (tra cui il ciclo sonno-veglia).
Poi luce e buio, insieme al ciclo delle stagioni, agiscono con incisività sulla nostra vita ed in particolare sui cicli biologici. Dallo studio delle popolazioni nordiche, dove d'inverno il giorno si riduce a poche ore, si è scoperto che l'assenza di luce provoca, tra l'altro, un disordine affettivo nell'uomo. Tanto è vero che in questo periodo di prevalenza del buio aumentano i suicidi.
In ultimo anche il freddo provoca delle aggravanti nel sistema cardio-vasco-cicolatorio, stimolando tutto ciò che nel nostro organismo non va bene e quindi facendo emergere i malanni nascosti.
Insomma se vi state lamentando per questo meteo, ora sapete che avete tutte le ragioni.
| 12 febbraio 2010
Cambiare un'intera nazione richiede determinazione, valori, metodo e soprattutto tempo.
Perchè un paese è formato dalla sua gente, dalle tradizioni e dai comportamenti indotti.
Normalmente un sistema di governo non dura più di 20 anni e dopo questo periodo arriva un "quantum leap" che cambia tutto.
Così si può riformare ed intraprendere una nuova strada per migliorare.
Oppure può succedere un'altra cosa: che si cambi tutto per non cambiare niente.
Ciò che in Italia è successo dal 1992 dopo Mani Pulite (18 anni fa) è ormai palese. I vizi sono rimasti gli stessi, anzi sono stati trasformati in virtù. E il potere politico lo si è circoscritto tra pochi, cercando pure di delegittimare i controlli di legge.
Gli organi d'informazione sono stati plasmati a dovere e la gestione dello Stato è diventata per gli eletti la gallina dalle uova d'oro. E quando il pollo finisce in pentola si cerca di tenere il coperchio ben premuto.
Fino a quando, passato il ventennio, il bollire della gente non lo fa saltare.
E questo è il rischio che stiamo correndo, anche se qualcuno fa finta di non vederlo.
Buon week end.
Perchè un paese è formato dalla sua gente, dalle tradizioni e dai comportamenti indotti.
Normalmente un sistema di governo non dura più di 20 anni e dopo questo periodo arriva un "quantum leap" che cambia tutto.
Così si può riformare ed intraprendere una nuova strada per migliorare.
Oppure può succedere un'altra cosa: che si cambi tutto per non cambiare niente.
Ciò che in Italia è successo dal 1992 dopo Mani Pulite (18 anni fa) è ormai palese. I vizi sono rimasti gli stessi, anzi sono stati trasformati in virtù. E il potere politico lo si è circoscritto tra pochi, cercando pure di delegittimare i controlli di legge.
Gli organi d'informazione sono stati plasmati a dovere e la gestione dello Stato è diventata per gli eletti la gallina dalle uova d'oro. E quando il pollo finisce in pentola si cerca di tenere il coperchio ben premuto.
Fino a quando, passato il ventennio, il bollire della gente non lo fa saltare.
E questo è il rischio che stiamo correndo, anche se qualcuno fa finta di non vederlo.
Buon week end.
| 11 febbraio 2010
La Protezione Civile in Italia è in realtà un super ministero.
Me ne sono occupato per dieci anni ai tempi del terremoto del Friuli e dell'Irpinia, ma era un'altra cosa, quella del volontariato pionieristico.
Oggi invece può liberamente disporre di fondi e risorse come nessun altro.
Il Capo della Protezione Civile Bertolaso gode di un grandissimo potere e di innegabili appoggi (è nipote anche del Cardinal Ruini). E così le invidie e le gelosie sono un'emergenza quotidiana che deve saper affrontare alla stregua delle calamità naturali.
Da ieri è indagato per fatti che il GIP di Firenze definisce "gravissimi".
Si è correttamente dimesso, come dovrebbero fare tutti i politici che finiscono sotto inchiesta.
Nella riservatezza e nel silenzio dovuto, potrebbe difendersi nel migliore dei modi.
Ma la politica di oggi è diversa, perchè parte dal presupposto che la Magistratura è politicizzata e che chi governa non può finire sotto processo nemmeno se beccato con le mani nella marmellata.
All'estero si devono dare le dimissioni se si mettono indebitamente 50 sterline in un rimborso spese parlamentare, o se si alzano le mani sulla moglie nella propria privata abitazione.
L'Italia è diventata uno strano paese, dove i pregiudizi diventano condanne e dove i reati veri diventano pregiudizi.
Tra le urla dei tanti e gaudenti mistificatori.
Me ne sono occupato per dieci anni ai tempi del terremoto del Friuli e dell'Irpinia, ma era un'altra cosa, quella del volontariato pionieristico.
Oggi invece può liberamente disporre di fondi e risorse come nessun altro.
Il Capo della Protezione Civile Bertolaso gode di un grandissimo potere e di innegabili appoggi (è nipote anche del Cardinal Ruini). E così le invidie e le gelosie sono un'emergenza quotidiana che deve saper affrontare alla stregua delle calamità naturali.
Da ieri è indagato per fatti che il GIP di Firenze definisce "gravissimi".
Si è correttamente dimesso, come dovrebbero fare tutti i politici che finiscono sotto inchiesta.
Nella riservatezza e nel silenzio dovuto, potrebbe difendersi nel migliore dei modi.
Ma la politica di oggi è diversa, perchè parte dal presupposto che la Magistratura è politicizzata e che chi governa non può finire sotto processo nemmeno se beccato con le mani nella marmellata.
All'estero si devono dare le dimissioni se si mettono indebitamente 50 sterline in un rimborso spese parlamentare, o se si alzano le mani sulla moglie nella propria privata abitazione.
L'Italia è diventata uno strano paese, dove i pregiudizi diventano condanne e dove i reati veri diventano pregiudizi.
Tra le urla dei tanti e gaudenti mistificatori.
| 10 febbraio 2010
L'ultimo week end è stato funestato dalle tragedie sulle montagne italiane.
A causa delle slavine 7 persone sono decedute, tra queste un giovane papà di Bergamo.
Riceviamo e pubblichiamo una lettera in suo ricordo.
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Ennesima vittima della montagna. Questa volta non il solito azzardato inesperto che rischia inutilmente la propria, e soprattutto quella degli altri, vita. Oggi ricordiamo un vero esperto, al quale però la propria conoscenza non è bastata per farlo tornare a casa.
Quando la passione è vera toglie il respiro. Niente e nessuno ti fa rinunciare a viverla fino all’estremo. Non si può spiegare: le parole non servono per capire se non si condivide la stessa emozione.
Quante volte abbiamo sentito queste affermazioni da coloro che amano la montagna, che hanno sudato sangue per raggiungere la meta, che hanno raccolto il corpo morente del compagno di scalata, che hanno asciugato le lacrime dei loro parenti e che non hanno rinunciato a sfide sempre più pericolose.
Dunque se non condividi non capisci. Non capisci e ti sembra di non saper neppure accettare il dolore di quei bambini che cresceranno senza un padre che tanto amavano e di cui tanto ancora necessitavano. Non capisci, ma nello stesso tempo non riesci a condannare. Una scelta d’amore, così mi piace pensare, è stata comunque fatta. Forse è in questo modo che Stefano voleva insegnare ai sui figli il valore della vita. Credere fino in fondo nei propri ideali, nelle proprie passioni, nella bellezza di quel creato che noi, distrattamente, troppo spesso neppure vediamo.
E’ con questa convinzione che mi piace lasciare queste poche righe. Non come un banale compianto, ma come un gaudente rimpianto di non saper condividere quelle passioni che ti spingono ad amare la vita più della vita.
Amare da morire.
E’ così che Stefano vivrà per sempre.
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A causa delle slavine 7 persone sono decedute, tra queste un giovane papà di Bergamo.
Riceviamo e pubblichiamo una lettera in suo ricordo.
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Ennesima vittima della montagna. Questa volta non il solito azzardato inesperto che rischia inutilmente la propria, e soprattutto quella degli altri, vita. Oggi ricordiamo un vero esperto, al quale però la propria conoscenza non è bastata per farlo tornare a casa.
Quando la passione è vera toglie il respiro. Niente e nessuno ti fa rinunciare a viverla fino all’estremo. Non si può spiegare: le parole non servono per capire se non si condivide la stessa emozione.
Quante volte abbiamo sentito queste affermazioni da coloro che amano la montagna, che hanno sudato sangue per raggiungere la meta, che hanno raccolto il corpo morente del compagno di scalata, che hanno asciugato le lacrime dei loro parenti e che non hanno rinunciato a sfide sempre più pericolose.
Dunque se non condividi non capisci. Non capisci e ti sembra di non saper neppure accettare il dolore di quei bambini che cresceranno senza un padre che tanto amavano e di cui tanto ancora necessitavano. Non capisci, ma nello stesso tempo non riesci a condannare. Una scelta d’amore, così mi piace pensare, è stata comunque fatta. Forse è in questo modo che Stefano voleva insegnare ai sui figli il valore della vita. Credere fino in fondo nei propri ideali, nelle proprie passioni, nella bellezza di quel creato che noi, distrattamente, troppo spesso neppure vediamo.
E’ con questa convinzione che mi piace lasciare queste poche righe. Non come un banale compianto, ma come un gaudente rimpianto di non saper condividere quelle passioni che ti spingono ad amare la vita più della vita.
Amare da morire.
E’ così che Stefano vivrà per sempre.
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| 4 febbraio 2010
Ieri è passata alla Camera la legge sul Libero Impedimento.
In pratica il Primo Ministro e il suo Consiglio non possono andare a processo per eventuali reati commessi.
Se ne riparlerà solo a fine mandato.
Non credo che il Paese sentisse il bisogno di una legge simile, anche perchè le udienze, e le relative convocazioni in Tribunale, possono già essere spostate dagli avvocati degli imputati.
In realtà si tratta di un mini lodo che rinvia i processi a data da destinarsi, perchè se uno venisse rieletto 2 volte Primo Ministro, e poi magari anche Presidente della Repubblica, i Magistrati lo rivedrebbero dopo 17 anni!
Poi è sempre poco elegante vedere dei Parlamentari della maggioranza che adottano, a gran fretta, leggi per tutelare sè stessi, mentre la nazione annaspa in una crisi ancora durissima.
Credo che la riforma della Giustizia si debba invece basare su presupposti ben diversi: la certezza della pena, il contenimento delle spese processuali, la determinazione dei tempi certi, le garanzie degli imputati, il segreto istruttorio (che oggi viene regolarmente scempiato dagli organi d'informazione), la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.
Tutte belle cose che ci sono già. In via teorica però.
Cominciamo con l'applicarle veramente.
In pratica il Primo Ministro e il suo Consiglio non possono andare a processo per eventuali reati commessi.
Se ne riparlerà solo a fine mandato.
Non credo che il Paese sentisse il bisogno di una legge simile, anche perchè le udienze, e le relative convocazioni in Tribunale, possono già essere spostate dagli avvocati degli imputati.
In realtà si tratta di un mini lodo che rinvia i processi a data da destinarsi, perchè se uno venisse rieletto 2 volte Primo Ministro, e poi magari anche Presidente della Repubblica, i Magistrati lo rivedrebbero dopo 17 anni!
Poi è sempre poco elegante vedere dei Parlamentari della maggioranza che adottano, a gran fretta, leggi per tutelare sè stessi, mentre la nazione annaspa in una crisi ancora durissima.
Credo che la riforma della Giustizia si debba invece basare su presupposti ben diversi: la certezza della pena, il contenimento delle spese processuali, la determinazione dei tempi certi, le garanzie degli imputati, il segreto istruttorio (che oggi viene regolarmente scempiato dagli organi d'informazione), la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.
Tutte belle cose che ci sono già. In via teorica però.
Cominciamo con l'applicarle veramente.
| 29 gennaio 2010
La Fiat per anni è stato il timone dell'economia italiana. Gli Agnelli erano i veri sovrani della nostra nazione. I più potenti, i più influenti, i più importanti, i più temuti.
Lo Stato ha sempre coccolato questo impero ed i finanziamenti pubblici sono arrivati a pioggia per decenni. Si parla di decine di miliardi di euro, non di patatine, molto più di quelli che sono stati i denari apportati dalla stessa proprietà.
Ora Marchionne chiude in perdita il bilancio 2009, ma stacca comunque dividendi milionari agli azionisti.
Ma non è tutto.
Dopo aver portato a casa gli ennesimi contributi statali, senza i quali la Fiat sarebbe arrivata sull'orlo del fallimento, chiude uno stabilimento in Sicilia e mette in cassa integrazione a zero ore altri 30.000 lavoratori.
L'analisi economica sulla possibilità di produrre automobili in Italia dipende da una strategia a lungo termine e spetta alla Fiat (il cui 80% del fatturato è prodotto con auto di fascia bassa), ma deve essere chiara e rispettosa di ogni regola.
A priori, non a posteriori!
Perchè non si possono privatizzare gli utili e statalizzare le perdite per poi andarsene.
Questa dovrebbe essere la nuova e sana economia post crisi, da applicare a tutti. Fiat e banche comprese.
Lo Stato ha sempre coccolato questo impero ed i finanziamenti pubblici sono arrivati a pioggia per decenni. Si parla di decine di miliardi di euro, non di patatine, molto più di quelli che sono stati i denari apportati dalla stessa proprietà.
Ora Marchionne chiude in perdita il bilancio 2009, ma stacca comunque dividendi milionari agli azionisti.
Ma non è tutto.
Dopo aver portato a casa gli ennesimi contributi statali, senza i quali la Fiat sarebbe arrivata sull'orlo del fallimento, chiude uno stabilimento in Sicilia e mette in cassa integrazione a zero ore altri 30.000 lavoratori.
L'analisi economica sulla possibilità di produrre automobili in Italia dipende da una strategia a lungo termine e spetta alla Fiat (il cui 80% del fatturato è prodotto con auto di fascia bassa), ma deve essere chiara e rispettosa di ogni regola.
A priori, non a posteriori!
Perchè non si possono privatizzare gli utili e statalizzare le perdite per poi andarsene.
Questa dovrebbe essere la nuova e sana economia post crisi, da applicare a tutti. Fiat e banche comprese.
| 28 gennaio 2010
Dalla notte dei tempi l'uomo ha fatto la storia e l'ha anche scritta affinchè i posteri potessero ricordare.
Leggendo la gestione politica dello Stato di migliaia di anni fa, desta meraviglia come non fosse poi tanto diversa da quella di oggi.
Cambiando le date, i vizi ed i difetti sono più o meno gli stessi.
Ma la storia non serve solo per ricordare, osannare, contemplare, ma ha soprattutto il compito di insegnare alle generazioni presenti e future.
Infatti imparandola bene si possono evitare un sacco di errori che invece, a cicli, non tardano a ripetersi.
Ciò accade perchè l'uomo, nella sua presunzione, pensa di essere unico nelle sue caratteristiche e nelle sue scelte. Più forte della natura, degli altri, del destino, delle sue azioni e delle relative conseguenze.
Ieri ricorreva il Giorno della Memoria in tutto il mondo. Non si voleva dimenticare la capacità di pochi di essere così crudeli da poter determinare la morte di molti.
Indelebile nel tempo resta una incredibile violenza asservita all'imposizione del potere personale.
Al di là delle religioni, delle razze, delle connotazioni politiche è questo che non va mai scordato.
L'essere umano è capace, in un qualsiasi momento, di perdere la luce della ragione pur di raggiungere i suoi obiettivi di potere e ricchezza.
Leggendo la gestione politica dello Stato di migliaia di anni fa, desta meraviglia come non fosse poi tanto diversa da quella di oggi.
Cambiando le date, i vizi ed i difetti sono più o meno gli stessi.
Ma la storia non serve solo per ricordare, osannare, contemplare, ma ha soprattutto il compito di insegnare alle generazioni presenti e future.
Infatti imparandola bene si possono evitare un sacco di errori che invece, a cicli, non tardano a ripetersi.
Ciò accade perchè l'uomo, nella sua presunzione, pensa di essere unico nelle sue caratteristiche e nelle sue scelte. Più forte della natura, degli altri, del destino, delle sue azioni e delle relative conseguenze.
Ieri ricorreva il Giorno della Memoria in tutto il mondo. Non si voleva dimenticare la capacità di pochi di essere così crudeli da poter determinare la morte di molti.
Indelebile nel tempo resta una incredibile violenza asservita all'imposizione del potere personale.
Al di là delle religioni, delle razze, delle connotazioni politiche è questo che non va mai scordato.
L'essere umano è capace, in un qualsiasi momento, di perdere la luce della ragione pur di raggiungere i suoi obiettivi di potere e ricchezza.
