| 2 luglio 2010
Momento difficile per la nostra povera Repubblica.
Anche il Presidente Napolitano sembra aver assunto un atteggiamento diverso, forse tardivamente esasperato da un Governo che pensa più alla Magistratura e ai conflitti d'interesse che a come affrontare la crisi economica.
Mentre i giornalisti scendevano in piazza contro la legge bavaglio, ieri è stato sospeso l'ennesimo politico coinvolto in festini a base di coca e trans.
L'abbiamo già detto.
La decadenza etico-morale di questo Parlamento è veramente preoccupante. La decenza è stata ampiamente superata.
E l'indice di fiducia dei cittadini su Governo e Premier è di conseguenza in caduta libera.
Vi lascio da leggere, per questo afoso week end, un'analisi impietosa su Berlusconi e la sua carriera, scritta dai giornalisti Gomez e Travaglio.
Perchè per capire è necessario essere informati.
Per scandalizzarsi è fondamentale conoscere.
Per cambiare bisogna essere uniti.
Potete cliccare direttamente qui:
http://www.cdbchieri.it/rassegna_stampa_2005/berlusconi_travaglio.htm
Anche il Presidente Napolitano sembra aver assunto un atteggiamento diverso, forse tardivamente esasperato da un Governo che pensa più alla Magistratura e ai conflitti d'interesse che a come affrontare la crisi economica.
Mentre i giornalisti scendevano in piazza contro la legge bavaglio, ieri è stato sospeso l'ennesimo politico coinvolto in festini a base di coca e trans.
L'abbiamo già detto.
La decadenza etico-morale di questo Parlamento è veramente preoccupante. La decenza è stata ampiamente superata.
E l'indice di fiducia dei cittadini su Governo e Premier è di conseguenza in caduta libera.
Vi lascio da leggere, per questo afoso week end, un'analisi impietosa su Berlusconi e la sua carriera, scritta dai giornalisti Gomez e Travaglio.
Perchè per capire è necessario essere informati.
Per scandalizzarsi è fondamentale conoscere.
Per cambiare bisogna essere uniti.
Potete cliccare direttamente qui:
http://www.cdbchieri.it/rassegna_stampa_2005/berlusconi_travaglio.htm
| 1 luglio 2010
Una decina di giorni fa ha destato stupore la nomina in tutta fretta di un Ministro senza portafoglio (vuol dire che non può spendere un euro), Aldo Brancher.
Quali siano le sue deleghe non è ancora chiaro, tant'è che non sono state pubblicate per tempo sulla Gazzetta Ufficiale.
Comunque Brancher e Berlusconi si conoscono molto bene, perchè negli anni '80 lui (Aldo) era dirigente della Fininvest e l'altro (Silvio) era ovviamente il suo datore di lavoro.
Quando scoppia Tangentopoli Brancher finisce in carcere a S. Vittore per tre mesi.
Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, è stato condannato con giudizio di primo grado ed in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti. In Cassazione il secondo reato va in prescrizione (per riduzione dei termini decisa dal governo Berlusconi), mentre il falso in bilancio è stato depenalizzato dal Governo Berlusconi II, del quale lo stesso Brancher faceva parte.
Passano gli anni e nel 2005 arriva un altro scandalo, quello di Antonveneta.
E Brancher viene nuovamente indagato a Milano per ricettazione: la Procura ha rintracciato, presso la Banca Popolare di Lodi (quella del mitico Fiorani), un conto intestato a sua moglie con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300 mila euro in due anni.
A 5 giorni dalla nomina a Ministro, avvenuta il 18 giugno 2010, Aldo Brancher ha subito eccepito, in base alla nuova legge del suo ex principale, il legittimo impedimento.
Infatti il 26 giugno era prevista l'udienza del processo, proprio sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi, in cui il neo Ministro è imputato.
Brancher ovviamente ha motivato la richiesta di sospensione del processo con la necessità di organizzare il nuovo ministero. E ci mancherebbe che ci fosse riuscito in meno di una settimana!
Ecco forse spiegata tatticamente la velocissima nomina d'inizio estate.
Ma in che paese viviamo, se un curriculum del genere non è sufficiente per interrompere una carriera politica?
O forse in Parlamento vige un'etica diversa dal comune senso del pudore?
Tanto che il Senatore Dell'Utri, dopo la recente condanna in secondo grado a 7 anni per certe frequentazioni mafiose, si permette di definire "il mio eroe" un omicida condannato all'ergastolo.
Povera Italia e poveri italiani, tutti con le chiappe al sole.
Quali siano le sue deleghe non è ancora chiaro, tant'è che non sono state pubblicate per tempo sulla Gazzetta Ufficiale.
Comunque Brancher e Berlusconi si conoscono molto bene, perchè negli anni '80 lui (Aldo) era dirigente della Fininvest e l'altro (Silvio) era ovviamente il suo datore di lavoro.
Quando scoppia Tangentopoli Brancher finisce in carcere a S. Vittore per tre mesi.
Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, è stato condannato con giudizio di primo grado ed in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti. In Cassazione il secondo reato va in prescrizione (per riduzione dei termini decisa dal governo Berlusconi), mentre il falso in bilancio è stato depenalizzato dal Governo Berlusconi II, del quale lo stesso Brancher faceva parte.
Passano gli anni e nel 2005 arriva un altro scandalo, quello di Antonveneta.
E Brancher viene nuovamente indagato a Milano per ricettazione: la Procura ha rintracciato, presso la Banca Popolare di Lodi (quella del mitico Fiorani), un conto intestato a sua moglie con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300 mila euro in due anni.
A 5 giorni dalla nomina a Ministro, avvenuta il 18 giugno 2010, Aldo Brancher ha subito eccepito, in base alla nuova legge del suo ex principale, il legittimo impedimento.
Infatti il 26 giugno era prevista l'udienza del processo, proprio sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi, in cui il neo Ministro è imputato.
Brancher ovviamente ha motivato la richiesta di sospensione del processo con la necessità di organizzare il nuovo ministero. E ci mancherebbe che ci fosse riuscito in meno di una settimana!
Ecco forse spiegata tatticamente la velocissima nomina d'inizio estate.
Ma in che paese viviamo, se un curriculum del genere non è sufficiente per interrompere una carriera politica?
O forse in Parlamento vige un'etica diversa dal comune senso del pudore?
Tanto che il Senatore Dell'Utri, dopo la recente condanna in secondo grado a 7 anni per certe frequentazioni mafiose, si permette di definire "il mio eroe" un omicida condannato all'ergastolo.
Povera Italia e poveri italiani, tutti con le chiappe al sole.
| 21 giugno 2010
Chi avesse avuto l'ardire di vedere ieri pomeriggio la partita Italia-Nuova Zelanda, si ritrova oggi con tanta amarezza dentro.
Una squadra di impiegati, che giocano al pallone nel dopo lavoro e hanno preso le ferie per disputare il mondiale, ha messo sotto alla grande le nostre stelle milionarie (in euro).
Povera Italia!
Senza campioni di spicco e con poche idee (ma come si fa a crossare alto al centro per 90 minuti quando ci sono dall'altra parte difensori di quasi due metri i stazza?), si ritrova strapazzata anche dai Kiwi.
Chi non perde il suo incrollabile ottimismo è il toscanaccio Lippi.
Un C.T. un pò spocchioso, che sembra arringare dall'alto del suo piedistallo alla Paul Newman chi gli fa notare la pochezza degli azzurri.
Ma nell'ultimo quadrienno non si è investito sulle nuove leve, con il contorno di mille polemiche inutili (Cassano e Ballotelli) e di molte rinunce incomprensibili (Totti e Miccoli).
Forse se Lippi fosse restato sotto il sole della Versilia a curare i suoi affari, non avrebbe sporcato l'immagine vincente di quattro anni fa.
Ma tant'è.
I po..po..popopopo.. sono solo un ricordo e la Nazionale rischia con la Slovacchia di ritornare a casa prima del tempo.
D'altronde costruire un gruppo pescando tra i giocatori più anziani (avete l'imbarazzo della scelta), tra gli attaccanti più spuntati (Gila e Iaquinta) e tra chi è arrivato lontano dalle vette dello scudetto (i bianconeri), vuol dire avere le fette di salame sugli occhi.
Calcisticamente parlando.
Speriamo comunque di essere cattivi profeti e pessimi salumieri.
Una squadra di impiegati, che giocano al pallone nel dopo lavoro e hanno preso le ferie per disputare il mondiale, ha messo sotto alla grande le nostre stelle milionarie (in euro).
Povera Italia!
Senza campioni di spicco e con poche idee (ma come si fa a crossare alto al centro per 90 minuti quando ci sono dall'altra parte difensori di quasi due metri i stazza?), si ritrova strapazzata anche dai Kiwi.
Chi non perde il suo incrollabile ottimismo è il toscanaccio Lippi.
Un C.T. un pò spocchioso, che sembra arringare dall'alto del suo piedistallo alla Paul Newman chi gli fa notare la pochezza degli azzurri.
Ma nell'ultimo quadrienno non si è investito sulle nuove leve, con il contorno di mille polemiche inutili (Cassano e Ballotelli) e di molte rinunce incomprensibili (Totti e Miccoli).
Forse se Lippi fosse restato sotto il sole della Versilia a curare i suoi affari, non avrebbe sporcato l'immagine vincente di quattro anni fa.
Ma tant'è.
I po..po..popopopo.. sono solo un ricordo e la Nazionale rischia con la Slovacchia di ritornare a casa prima del tempo.
D'altronde costruire un gruppo pescando tra i giocatori più anziani (avete l'imbarazzo della scelta), tra gli attaccanti più spuntati (Gila e Iaquinta) e tra chi è arrivato lontano dalle vette dello scudetto (i bianconeri), vuol dire avere le fette di salame sugli occhi.
Calcisticamente parlando.
Speriamo comunque di essere cattivi profeti e pessimi salumieri.
| 18 giugno 2010
In questi giorni gli studenti delle scuole medie e delle superiori sono impegnati negli esami di fine scuola.
E' la prima prova importante ed emozionale di una carriera che li porterà ad affrontare innumerevoli ostacoli. Anzi qualcuno sostiene, non ha torto, che nella vita gli esami non finiranno mai.
Oggi i professori si trovano di fronte ad una gioventù molto diversa da quella di qualche decennio fa.
Il rispetto e l'educazione spesso sono una chimera ed in alcune classi durante l'anno è praticamente impossibile tenere le lezioni tanto è la caciara.
Forse la cultura post sessantottina, in cui tutto era permesso (pena l'occupazione), ha creato una classe docente troppo permissiva e poco autorevole.
Alcuni genitori accondiscendenti hanno poi fatto il resto e "l'avvocato facile" ha reso i loro figli degli intoccabili.
I ragazzi ne hanno subito approfittato, confondendo la libertà con la maleducazione.
Così gli esami sono diventati l'ultima prova selettiva per premiare i migliori e per stangare i peggiori. Una sorta di giudizio liberatorio senza appello. In cui i più preparati, ma anche i più furbi, possono saltare l'ostacolo.
Un pò come la mannaia dei compiti a casa. Una mole di lavoro estenuante ed inaccettabile che rende troppo occupati gli studenti e troppo liberi i prof.
Ma questi sono i tempi e quindi in bocca al lupo a tutti.
E' la prima prova importante ed emozionale di una carriera che li porterà ad affrontare innumerevoli ostacoli. Anzi qualcuno sostiene, non ha torto, che nella vita gli esami non finiranno mai.
Oggi i professori si trovano di fronte ad una gioventù molto diversa da quella di qualche decennio fa.
Il rispetto e l'educazione spesso sono una chimera ed in alcune classi durante l'anno è praticamente impossibile tenere le lezioni tanto è la caciara.
Forse la cultura post sessantottina, in cui tutto era permesso (pena l'occupazione), ha creato una classe docente troppo permissiva e poco autorevole.
Alcuni genitori accondiscendenti hanno poi fatto il resto e "l'avvocato facile" ha reso i loro figli degli intoccabili.
I ragazzi ne hanno subito approfittato, confondendo la libertà con la maleducazione.
Così gli esami sono diventati l'ultima prova selettiva per premiare i migliori e per stangare i peggiori. Una sorta di giudizio liberatorio senza appello. In cui i più preparati, ma anche i più furbi, possono saltare l'ostacolo.
Un pò come la mannaia dei compiti a casa. Una mole di lavoro estenuante ed inaccettabile che rende troppo occupati gli studenti e troppo liberi i prof.
Ma questi sono i tempi e quindi in bocca al lupo a tutti.
| 14 giugno 2010
In Sud Africa sono cominciati i mondiali di calcio e stasera tocca alla nostra nazionale.
Non c'è molto ottimismo (Lippi a parte), visto il recente gioco degli azzurri, ma in un torneo tutto può succedere ed alla fine siamo sempre i campioni in carica.
La cosa più bella però è il fantastico casino che fanno le migliaia di vuvuzele suonate a tutto fiato per gli interi 90 minuti.
Quando si accende la TV si sente subito questo ronzio continuo, che sembra non smettere mai, e che ti fa capire cosa stai guardando.
La vuvuzela è una trombetta ad aria della lunghezza di circa un metro. Essa è divenuta una sorta di simbolo dello stesso calcio nel paese africano. E' talmente invadente, che la FIFA la voleva vietare durante le partite. Ma il folklore e la tradizione popolare hanno vinto.
L'origine del suo nome è controversa: potrebbe infatti derivare da un termine zulu che significa "fare rumore", ma anche dal suono "vuvu" emesso dallo strumento che ricorda il ronzio di un intero sciame d'api.
La si può comprare pure su e-bay a prezzi che vanno dai pochi euro in su.
Avrà successo anche da noi?
Credo di sì, ma più che allo stadio bisognerebbe usarla sotto le finestre di chi si vuol acusticamente contestare.
Pensate ad una bella manifestazione davanti al Parlamento. A chi rompe le scatole, un paio d'ore di vuvuzela renderebbe pan per focaccia.
Altro che il bavaglio alla libertà di stampa!
Basta avere dei buoni polmoni ed il gioco è fatto.
Non c'è molto ottimismo (Lippi a parte), visto il recente gioco degli azzurri, ma in un torneo tutto può succedere ed alla fine siamo sempre i campioni in carica.
La cosa più bella però è il fantastico casino che fanno le migliaia di vuvuzele suonate a tutto fiato per gli interi 90 minuti.
Quando si accende la TV si sente subito questo ronzio continuo, che sembra non smettere mai, e che ti fa capire cosa stai guardando.
La vuvuzela è una trombetta ad aria della lunghezza di circa un metro. Essa è divenuta una sorta di simbolo dello stesso calcio nel paese africano. E' talmente invadente, che la FIFA la voleva vietare durante le partite. Ma il folklore e la tradizione popolare hanno vinto.
L'origine del suo nome è controversa: potrebbe infatti derivare da un termine zulu che significa "fare rumore", ma anche dal suono "vuvu" emesso dallo strumento che ricorda il ronzio di un intero sciame d'api.
La si può comprare pure su e-bay a prezzi che vanno dai pochi euro in su.
Avrà successo anche da noi?
Credo di sì, ma più che allo stadio bisognerebbe usarla sotto le finestre di chi si vuol acusticamente contestare.
Pensate ad una bella manifestazione davanti al Parlamento. A chi rompe le scatole, un paio d'ore di vuvuzela renderebbe pan per focaccia.
Altro che il bavaglio alla libertà di stampa!
Basta avere dei buoni polmoni ed il gioco è fatto.
| 11 giugno 2010
Oggi molti organi di stampa sono listati a lutto per l'approvazione in Senato del DDL sulle intercettazioni.
Vista così sembra una legge che sia più di aiuto ai privilegi dei potenti che alla libertà dei cittadini.
Ecco perchè dà così fastidio.
Una cosa è certa: siamo arrivati a un livello di indecenza moralmente inaccettabile per chi finisce sotto processo.
La presunzione di innocenza non esiste più. Gli atti di indagine, che dovrebbero essere secretati, sono invece divulgati prima alla stampa che agli interessati. La riservatezza che deve precedere un'eventuale condanna è ormai una chimera. Le intercettazioni telefoniche, tra l'altro molto costose per il contribuente, sono diventate lo strumento principe dell'attività investigativa a discapito della ricerca di prove concrete. La vita privata dei cittadini viene così scempiata senza alcun diritto di replica.
Ma si poteva fare una legge, ad esempio, che responsabilizzasse maggiormente la discrezione dei Magistrati e delle Procure, piuttosto che mettere il bavaglio ai giornalisti.
Però ancora una volta sorge spontaneo un ragionevole dubbio.
Forse qualcuno preferisce far discutere sulla libertà di parola, piuttosto che tenere impegnate le menti su come si affronta concretamente la crisi economica.
Il popolo si agita, mentre il potere politico confabula nei meandri nascosti di una finanziaria che ogni giorno cambia i suoi contenuti.
Ma si sa, quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito.
Buona visone, dunque.
Vista così sembra una legge che sia più di aiuto ai privilegi dei potenti che alla libertà dei cittadini.
Ecco perchè dà così fastidio.
Una cosa è certa: siamo arrivati a un livello di indecenza moralmente inaccettabile per chi finisce sotto processo.
La presunzione di innocenza non esiste più. Gli atti di indagine, che dovrebbero essere secretati, sono invece divulgati prima alla stampa che agli interessati. La riservatezza che deve precedere un'eventuale condanna è ormai una chimera. Le intercettazioni telefoniche, tra l'altro molto costose per il contribuente, sono diventate lo strumento principe dell'attività investigativa a discapito della ricerca di prove concrete. La vita privata dei cittadini viene così scempiata senza alcun diritto di replica.
Ma si poteva fare una legge, ad esempio, che responsabilizzasse maggiormente la discrezione dei Magistrati e delle Procure, piuttosto che mettere il bavaglio ai giornalisti.
Però ancora una volta sorge spontaneo un ragionevole dubbio.
Forse qualcuno preferisce far discutere sulla libertà di parola, piuttosto che tenere impegnate le menti su come si affronta concretamente la crisi economica.
Il popolo si agita, mentre il potere politico confabula nei meandri nascosti di una finanziaria che ogni giorno cambia i suoi contenuti.
Ma si sa, quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito.
Buona visone, dunque.
| 7 giugno 2010
Ieri il giovane Primo Ministro inglese Cameron ha dichiarato che il debito britannico, incrementato dalle manovre contro la crisi, è enorme e che in futuro serviranno sacrifici molto duri.
Anche l'Ungheria comincia a barcollare a causa della sua forte esposizione con i principali istituti bancari europei.
Di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo abbiamo già detto.
E in Italia?
La manovra fiscale da quasi 30 miliardi di euro la pagheranno sempre gli stessi, mentre lo Stato spendaccione non taglia le sue spese inutili.
Il Quirinale può godere di un budget che è 4 volte quello della Regina d'Inghilterra (a cui comunque il Parlamento inglese ha già chiesto di ridurre le spese). Lo stesso dicasi per Camera e Senato nostrani.
Le auto blu in Italia sono 600.000 (!!!) con i relativi autisti, 20 volte tanto quelle americane che hanno una popolazione sestupla della nostra.
L'energia elettrica da noi costa il 30% in più della media dei paesi europei e le imprese sono vessate da centinaia di norme che le ingessano pericolosamente.
Intanto i banchieri e i top managers si aumentano di nuovo benfits ed emolumenti nonostante il crollo in borsa dei loro titoli azionari, mentre gli Onorevoli non rinunciano ai privilegi da casta medioevale.
Ho sentito mille parole economiche in questo periodo, ma vediamo la sostanza.
I debiti si possono pagare solo se si producono utili. Senza crescita sostanziosa ciò non è possibile. Il nostro paese negli ultimi dieci anni ha avuto un aumento complessivo del PIL pari al 5% (meno dello 0,5% medio annuo), mentre l'Europa è cresciuta del 15%. Quindi è inutile vantarsi per i dati dell'ultimo trimestre 2010.
Tanto per avere un paragone e smentire un'affermazione politica recente, il debito tedesco è la metà del nostro, ma il suo prodotto interno è molto più grande di quello italiano. Allora senza crescita reale e importante, con un rapporto debito/PIL superiore al 100% (come quello italiano) si rischia nei prossimi anni il fallimento.
Quindi sacrifici, ma non per tutti?
In questo contesto arriva l'ennesima battuta calderoniana: tagliare gli stipendi dei calciatori.
Un pò come dare da bere una goccia d'acqua calda ad uno che sta morendo di sete.
Ma si sa, siamo alla vigilia dei mondiali. Ed il pallone è l'oppio dei popoli moderni.
Anche l'Ungheria comincia a barcollare a causa della sua forte esposizione con i principali istituti bancari europei.
Di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo abbiamo già detto.
E in Italia?
La manovra fiscale da quasi 30 miliardi di euro la pagheranno sempre gli stessi, mentre lo Stato spendaccione non taglia le sue spese inutili.
Il Quirinale può godere di un budget che è 4 volte quello della Regina d'Inghilterra (a cui comunque il Parlamento inglese ha già chiesto di ridurre le spese). Lo stesso dicasi per Camera e Senato nostrani.
Le auto blu in Italia sono 600.000 (!!!) con i relativi autisti, 20 volte tanto quelle americane che hanno una popolazione sestupla della nostra.
L'energia elettrica da noi costa il 30% in più della media dei paesi europei e le imprese sono vessate da centinaia di norme che le ingessano pericolosamente.
Intanto i banchieri e i top managers si aumentano di nuovo benfits ed emolumenti nonostante il crollo in borsa dei loro titoli azionari, mentre gli Onorevoli non rinunciano ai privilegi da casta medioevale.
Ho sentito mille parole economiche in questo periodo, ma vediamo la sostanza.
I debiti si possono pagare solo se si producono utili. Senza crescita sostanziosa ciò non è possibile. Il nostro paese negli ultimi dieci anni ha avuto un aumento complessivo del PIL pari al 5% (meno dello 0,5% medio annuo), mentre l'Europa è cresciuta del 15%. Quindi è inutile vantarsi per i dati dell'ultimo trimestre 2010.
Tanto per avere un paragone e smentire un'affermazione politica recente, il debito tedesco è la metà del nostro, ma il suo prodotto interno è molto più grande di quello italiano. Allora senza crescita reale e importante, con un rapporto debito/PIL superiore al 100% (come quello italiano) si rischia nei prossimi anni il fallimento.
Quindi sacrifici, ma non per tutti?
In questo contesto arriva l'ennesima battuta calderoniana: tagliare gli stipendi dei calciatori.
Un pò come dare da bere una goccia d'acqua calda ad uno che sta morendo di sete.
Ma si sa, siamo alla vigilia dei mondiali. Ed il pallone è l'oppio dei popoli moderni.
| 30 maggio 2010
Il tradimento, e non parlo solo di quello amoroso, è un atteggiamento difficile da prevenire, ma che sortisce quasi sempre effetti disastrosi per chi lo subisce.
I più grandi condottieri della storia sono caduti per colpa di questo genere di persone. Nemmeno Gesù Cristo ne fu immune.
Eppure tra le specie animali solo l'uomo si è specializzato nel tradire i suoi simili.
Perchè lo fa? Soprattutto per interesse personale. Da quello del piacere nel sesso, a quello economico negli affari.
Difficile, se non impossibile difendersi. Perchè l'attacco è quasi sempre nascosto, ben pianificato e proviene solitamente dalle persone più vicine. Già, proprio coloro che conoscono meglio i punti di debolezza della vittima. E dai quali meno se la aspetta.
E il traditore è in grado di portare con efficacia i suoi agguati. Li costruisce nel tempo, li programma senza fretta, trova sodali che lo aiutano e quando attacca è quasi sicuro di vincere, perchè, pur corrompendo, normalmente è già diventato servo di qualche potente.
Colui (o colei) che tradisce lo fa soprattutto per godere delle fortune del tradito. E quindi per aumentare le proprie ricchezze (fisiche e materiali) a discapito del tradito. Insomma vende qualcuno, ma nello stesso momento vende anche sè stesso.
Purtroppo questo genere di persone oggi sono in aumento, perchè quando in una società il senso dei valori e della morale sciama, il male trova terreno fertile per attecchire.
Allora se il traditore scala impunemente le vette del successo, affascina sempre nuovi adepti pronti a seguirlo nell'esempio negativo.
Ma non sa una cosa.
Che il primo ad essere tradito, alla fine è proprio chi tradisce.
I più grandi condottieri della storia sono caduti per colpa di questo genere di persone. Nemmeno Gesù Cristo ne fu immune.
Eppure tra le specie animali solo l'uomo si è specializzato nel tradire i suoi simili.
Perchè lo fa? Soprattutto per interesse personale. Da quello del piacere nel sesso, a quello economico negli affari.
Difficile, se non impossibile difendersi. Perchè l'attacco è quasi sempre nascosto, ben pianificato e proviene solitamente dalle persone più vicine. Già, proprio coloro che conoscono meglio i punti di debolezza della vittima. E dai quali meno se la aspetta.
E il traditore è in grado di portare con efficacia i suoi agguati. Li costruisce nel tempo, li programma senza fretta, trova sodali che lo aiutano e quando attacca è quasi sicuro di vincere, perchè, pur corrompendo, normalmente è già diventato servo di qualche potente.
Colui (o colei) che tradisce lo fa soprattutto per godere delle fortune del tradito. E quindi per aumentare le proprie ricchezze (fisiche e materiali) a discapito del tradito. Insomma vende qualcuno, ma nello stesso momento vende anche sè stesso.
Purtroppo questo genere di persone oggi sono in aumento, perchè quando in una società il senso dei valori e della morale sciama, il male trova terreno fertile per attecchire.
Allora se il traditore scala impunemente le vette del successo, affascina sempre nuovi adepti pronti a seguirlo nell'esempio negativo.
Ma non sa una cosa.
Che il primo ad essere tradito, alla fine è proprio chi tradisce.
| 28 maggio 2010
Arriva l'estate e con il sole le attività all'aperto sono incentivate.
Tra queste anche quelle di bar e ristoranti.
Dall'interno vengono portati fuori ombrelloni, tavolini e persino belle poltrone.
Sono sistemati sulle piazze e sui marciapiedi antistanti. Tutto suolo pubblico ed i Comuni incassano così copiosi contributi.
A Bergamo però è accaduta una cosa che non ho mai visto da nessuna altra parte.
Un noto locale cittadino, in pieno centro, ha piazzato una grande piattaforma esterna sul prato del giardino pubblico che sta proprio di fronte. Il verde in città è già poco e risulta alquanto strano che il Comune abbia concesso il permesso di coprire un sostanzioso e storico pezzo di prato con tutta la relativa attrezzatura commerciale.
Saranno contenti anche i tanti proprietari di cani che portavano i loro animali a scorrazzare in quella zona e che stavano ben attenti a non sporcare. Pena: multe salate. Ma si sa un poltrona con un bel cocktail non può essere paragonata ad una volgare pupù.
Però a ben guardare la cosa non è poi così eccezionale.
Perchè, come spesso accade ultimamente anche in altri settori, alcune piazze agli "amici degli amici" possono essere sempre aperte. Anche sull'erba di tutti.
Insomma una nuova Bergamo da bere.
Tra queste anche quelle di bar e ristoranti.
Dall'interno vengono portati fuori ombrelloni, tavolini e persino belle poltrone.
Sono sistemati sulle piazze e sui marciapiedi antistanti. Tutto suolo pubblico ed i Comuni incassano così copiosi contributi.
A Bergamo però è accaduta una cosa che non ho mai visto da nessuna altra parte.
Un noto locale cittadino, in pieno centro, ha piazzato una grande piattaforma esterna sul prato del giardino pubblico che sta proprio di fronte. Il verde in città è già poco e risulta alquanto strano che il Comune abbia concesso il permesso di coprire un sostanzioso e storico pezzo di prato con tutta la relativa attrezzatura commerciale.
Saranno contenti anche i tanti proprietari di cani che portavano i loro animali a scorrazzare in quella zona e che stavano ben attenti a non sporcare. Pena: multe salate. Ma si sa un poltrona con un bel cocktail non può essere paragonata ad una volgare pupù.
Però a ben guardare la cosa non è poi così eccezionale.
Perchè, come spesso accade ultimamente anche in altri settori, alcune piazze agli "amici degli amici" possono essere sempre aperte. Anche sull'erba di tutti.
Insomma una nuova Bergamo da bere.
| 26 maggio 2010
Mi hanno spedito via mail questa storia.
Leggetela con attenzione. E' una riflessione in questi tempi bui di ristrettezze e di cattiverie.
E guardate in fondo chi l'ha scritta.
............................................................
Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
«Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno».
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato.
Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio :
«Non capisco!»
- E' semplice; - rispose Dio - essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire se' stessi, ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
Quelli dell'altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi.
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura. La differenza la portiamo dentro di noi.
Mi permetto di aggiungere.
"Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi.
I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo".
Mahatma Gandhi
........................................................
Leggetela con attenzione. E' una riflessione in questi tempi bui di ristrettezze e di cattiverie.
E guardate in fondo chi l'ha scritta.
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Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
«Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno».
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato.
Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio :
«Non capisco!»
- E' semplice; - rispose Dio - essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire se' stessi, ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
Quelli dell'altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi.
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura. La differenza la portiamo dentro di noi.
Mi permetto di aggiungere.
"Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi.
I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo".
Mahatma Gandhi
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