| 22 giugno 2018

L'economia deve essere qualcosa di incomprensibile per molti, e non solo per me.
Ci dicono che uno dei parametri da rispettare nel misurare il suo stato di salute sia il raggiungimento del 2% nell'inflazione annua.
Siccome, da quanto ci hanno detto oggi nei telegiornali, non si raggiungerà questo livello, mi aspetto di sentire accusare il governo che non sa incrementarne la crescita: in parole povere, se la terminologia ha ancora un significato, è un bel guaio se il costo della vita non aumenta, o aumenta solo di poco, nel nostro caso, più dell'aumento del PIL.
Confessando tutta la mia ignoranza, pensavo che fosse il contrario: che in genere un più alto PIL e una inflazione più bassa fossero segni di benessere in aumento, e non il contrario.
Mi aspetto che qualche solone televisivo spighi l'arcano, dicendoci almeno come dovrebbero essere correlati fra loro gli indicatori economici, o socio-economici, perché il 2% diventi un assioma.
O si tratta di un sistema complesso, in cui. in una economia sana, al reale variare di un indice dovrebbero variare (adeguarsi) tutti gli altri? E viceversa?
N:B: L'inflazione penalizza chi ha un reddito fisso, o che non si adegua la suo ritmo. Impoverisce cioè milioni di persone.

Gennaro Guala

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| 19 giugno 2018

L'Italia buonista insorge per le parole di ieri del Ministro Salvini che vorrebbe dare una regolata ai campi Rom.
Niente di trascendentale, perchè si richiede di avere una situazione sullo status quo degli zingari in Italia.
Invece c'è chi si indigna per un possibile censimento razzista di hitleriana memoria e chi parla di rigurgito fascista da bloccare sul nascere.
Quanta ipocrisia!
Ognuno di noi vive nel quotidiano, sulla propria pelle, il problema della sicurezza.
Basta salire su un treno pendolari al mattino, o sulla metropolitana, per trovarli pieni di africani senza biglietto e con i soliti zingari che chiedono insistentemente l'elemosina.
Nessuno può dire o fare niente, perchè, anche se ti sfilano il portafoglio, godono praticamente di una specie di immunità legislativa.
Non voglio citare degli esempi: sono troppi numerosi e sarei anche noioso.
Eppure i Rom, che dovrebbero essere un popolo nomade, in realtà non lo sono, se non in minima parte.
I loro accampamenti, quasi tutti border line, stazionano per anni e usufruiscono di luce e acqua pubblica gratuita.
Stranamente (metafora) al loro interno si può ritrovare refurtiva di ogni genere e i conti correnti dei loro capi sono spesso a 6 zeri, come le poche inchieste aperte hanno dimostrato.
Forse è giunto il momento di far rispettare le regole a tutti e non solo agli italiani, che sono già censiti fino all'ultimo pelo, e che proprio in questi giorni sono coperti di tasse da pagare.

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| 14 giugno 2018

Il problema delle grandi migrazioni di massa nel mondo è sempre avvenuto nei secoli.
Però le nazioni, che l'hanno subita in modo sregolato e indiscriminato, hanno subito gravi conseguenze politiche e sociali.
L'Italia, che negli ultimi anni ha visto l'arrivo di centinaia di migliaia di migranti, per la stragrande maggioranza irregolari e venuti qui solo per motivi economici, deve sostenere spese per oltre 5 miliardi di € all'anno, al netto dei contributi europei (pochi).
Senza contare tutti i problemi di carattere sociale e di sicurezza che da tempo ne derivano.
Il Governo precedente, sull'onda dell'accoglienza per tutti e del buonismo umanitario a prescindere, ne ha subito fatto un vero e proprio business, nemmeno tanto nascosto, con centinaia di cooperative, pagate dallo Stato, nate per gestire questa massa di uomini allo sbando.
Ora c'è un altro Governo e il Ministro dell'Interno Salvini ha finalmente alzato la voce.
Non è più tollerabile che Francia, Spagna, Austria, Ungheria, Malta, solo per ricordarne qualcuno, chiudano le frontiere e la Germania faccia la vergine accogliendo solo qualche migliaio di regolari dalla nazionalità preselezionata.
Vedere poi un Macron, che ci dà dei vomitevoli in materia, fa girare letteralmente i cosiddetti.
Da che pulpito arriva la predica!
Infatti la Francia ha bombardato e destabilizzato la Libia per gestirne il suo petrolio.
Ha fatto una guerra contro l'indipendenza algerina negli anni '60, che ha provocato un milione di morti solo tra i civili (il 10% della popolazione).
Ancora oggi pretende da 14 Stati africani un patto di debiti coloniali, con il deposito delle 85% delle loro riserve in valute estere nella banca nazionale francese.
Per non parlare dei recenti duri respingimenti di Bordighera, Ventimiglia e dei valichi transalpini.
Insomma i vari Gino Strada, Saviano, Vairo, Toscani, Parenzo, De Benedetti e annesse ONG, è meglio che riflettano bene prima di dare dei cattivi razzisti a chi osa dire che così non si può più andare avanti.
E le varie navi Aquarius, diventate dei veri e propri collettori di migranti a poche miglia dalle coste africane, dovrebbero dirci, finalmente, da chi sono finanziate e quanto guadagnano.
Vero Soros?
Perchè neanche un cane scodinzola per niente.

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| 11 giugno 2018

Su Lilli Gruber e dintorni, riceviamo e pubblichiamo

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Santo cielo, non riesco neppure a sopportare più fino in fondo neppure "Otto e mezzo", che, merito di, o nonostante Lilli Gruber, meritatissima invece la sua carriera televisiva, dal chador indossato a favore dei telespettatori - allora della RAI - per commentare, forse da Roma, quasi certamente da un posto sicuro, la guerra in Iraq, cosa che potrebbe aver favorito poi la sua comparsa a Strasburgo; lei, cittadina di una delle regioni autonome economicamente più favorite dallo Stato Italiano perché Mangano la smettesse di far saltare i tralicci dell'elettricità, cosa di cui si guarda bene di far cenno, o di far discutere in una delle sue serate, era l'unica trasmissione che trattasse di politica in modo decente.
Amareggiata dall'aver puntato tanto su Renzi (che ora si reca negli USA a commemorare la morte di Kennedy, assieme ad altri statisti - RAI 2 nei sottotitoli cita solo lui e Clinton; se non sbaglio Clinton è stato per otto anni Presidente degli USA; accostamento casuale, o di statura politica?) ora si sfoga, con i suoi quattro o cinque fedelissimi, a "parlar male", non una molesta monotonia, delle intenzioni del nuovo governo.
Gentile dottoressa, se siamo a questo punto di chi è la colpa?
Sono solo gli undici anni del governo Berlusconi (a cui, in fondo, sembra piacere tanto quello che piaceva a Kennedy e a Clinton, solo che per loro due la cosa andava benissimo) o anche, negli ultimi anni , del servilismo di una stampa e di una televisione nei riguardi di chi era al potere e, passando per socialista, emanava leggi che neanche il Duce avrebbe promulgato? Lo dica, carissima Lilli, a tutti gli improvvisati economisti che parlano di potere dei marcati, che forse frugando nelle pieghe di un bilancio dello stato, che dà contributi a radio, televisioni, festival, sagre del pesce,cineasti da strapazzo e chi più ne ha più ne metta, ci potrebbe anche essere qualcuno che riesce a fare qualche riforma senza far naufragare il paese.
Non tutto quanto promesso, ma avviarsi sulla strada giusta, non le sembrerebbe auspicabile?
Ha letto, tanto per far paragoni, le previsioni di bilancio fino al 2020 fatte da Gentiloni, che aumenta costantemente il debito pubblico inasprendo magari le iniquità che già si constatano oggi?
Ad ogni modo questo è un divagare da parte mia, e mi scuso dello spazio rubato e di cui ho profittato.
C'è una questione semplice che vorrei porre al suo affezionato Gianrico Carofiglio che, nella sua trasmissione, chiedeva al nuovo Presidente del Consiglio, di venire a giurare sulla Bibbia (me la passate?), di non essere fascista.
Secondo Lei, egregio dottore, il nostro Presidente della Repubblica, che tanto si è impuntato su un Savona, gli avrebbe conferito l'incarico se avesse anche solo pensato che fascista lo fosse davvero?
Mi astengo da ulteriori commenti.

Gennaro Guala
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| 5 giugno 2018

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale, pubblicato da QUI BERGAMO e attualmente in edicola.
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Bergamo ha un nuovo ospedale, il Papa Giovanni XXXIII, inaugurato a fine 2012 e costato oltre mezzo miliardo di euro pubblici. Ha già avuto qualche problema di infiltrazioni di acqua, a causa della specificità del terreno dove sorge, ma è inutile fare troppo i cavillosi su ciò che è stato ormai costruito. E’ al servizio di oltre un milione di cittadini bergamaschi e ci sono molti pazienti che arrivano anche da fuori provincia. Insomma è un’eccellenza della sanità lombarda, ma non sono tutte rose e fiori. Infatti non si può dire la stessa cosa del suo moderno Pronto Soccorso. Il problema è che per un “codice verde” in media bisogna aspettare 7 ore prima di essere visitati da un medico, mentre per i più gravi “codici gialli” il tempo si dimezza, ma resta comunque lungo. C’è poi da considerare che i pazienti devono pagare il parcheggio esterno, che non è certo economico quando si parla di ore di sosta. Sabato 28 aprile è stata una giornata davvero memorabile che vi voglio raccontare per esperienza diretta, e non è un’eccezione. Verso le 10 di mattino, l’apposito tabellone luminoso segnalava circa 2 ore e 45 minuti di attesa per i codici verdi, un tempo comunque accettabile se non si è conciati malissimo. La sala era già abbastanza piena. I medici in servizio erano 6 e il personale ospedaliero gentilmente provvedeva a schedulare i pazienti. Ma più le ore passavano e più continuava ad aumentare la coda: verso mezzogiorno il solito tabellone enunciava 6 ore di attesa, sempre per i verdi. La stranezza era che i pazienti erano sempre gli stessi del mattino. Andavano avanti solo chi aveva bambini da far visitare in pediatria e ovviamente gli ammalati più gravi. Di conseguenza, nel primo pomeriggio ci si conosceva in pratica tutti. Cominciavano a nascere le prime amicizie, anche multietniche, ma si sa, il momento del bisogno avvicina sempre gli animi. Personalmente sono persino riuscito a rivedere, dopo quasi 20 anni, un amico di infanzia. L’inesorabile tempo trascorso ci aveva reso quasi irriconoscibili, ma quando il personale ha urlato il suo nome, l’ho subito identificato. Eggià, perché al Pronto Soccorso la privacy è davvero poca. Perché, anche se si ha un numero di accettazione che compare pure sul tabellone luminoso, si viene chiamati a gran voce nella sala d’attesa per nome e cognome. Così il pomeriggio trascorreva lento, tra chiacchiere da bar e pre-diagnosi sanitarie fatte da paziente a paziente. Tutte esperienze di vita vissute, che venivano condivise tranquillamente, come se ci conoscesse da sempre. Ogni tanto lo sguardo finiva sul famigerato tabellone e l’attesa cresceva insesorabilmente. I codici verdi erano ormai stimati a 8 ore, con buona pace del leghista Salvini, mentre i rossi e i gialli ovviamente erano più veloci, forse grazie al reggente orobico Martina. Battute a parte, la sala era completa, tanto che i pazienti dovevano usare le carrozzine a rotelle alla stregua delle normali sedie tutte occupate. Poi c’era il campionato di calcio, con gli anticipi del sabato a fare compagnia, in attesa del derby nazionale Inter-Juve della sera, che iniziava alle 21 e che tutti erano convinti di vedere comodamente dalla poltrona di casa. Poveri illusi! Tra i primi nuvoloni temporaleschi, scendeva mesta la sera di fine aprile e noi eravamo sempre lì, sempre gli stessi, nonostante qualche rara defezione. Alle 20 il tabellone scandiva le sue nefaste previsioni: 13 ore di attesa per i codici verdi e 6 ore e mezza per i codici gialli: un vero record! E c’era un ulteriore problema: da quell’ora i dottori disponibili non erano più 6, ma 2. La gente allora ha cominciato a rumoreggiare, in pratica il paziente non era più “paziente”, ma diventava intollerante. Anche perché non stavamo lì in gita di piacere e molti presentavano uno stato di salute alquanto precario e doloroso. Infatti al Triage, una delle domande d’ingresso è proprio relativa alla soglia del dolore percepito, che va a zero a 10. In pratica, se sei onesto, sei fregato. Alle 20.30, a titolo precauzionale, si sono presentati in sala d’attesa tre addetti alla Vigilanza Interna, con tanto di pistole nella fondina. Hanno tentato di riportare un po’ di calma, ma tener buona tanta gente dolorante, che stava lì dalle 8.30 del mattino, non era un affare semplice. Le giustificazioni fornite sono ormai note a tutti. La Sanità, e non solo quella, non ha più soldi e allora, con tutti questi tagli alla spesa pubblica, medici da mettere in più non ce ne sono. Dunque la colpa è della politica e del nostro debito pubblico stellare. Come è finita? Che molte persone hanno passato in quella saletta anche 15 ore prima di essere visitate. E qualche medico e infermiere, ha anche osato affermare che, se eravamo rimasti lì, era per una nostra libera scelta, o per una fiducia incrollabile in quel bel ospedale. Attenzione però, perché la salute è un diritto sacrosanto del cittadino, sancito anche dalla Costituzione (art. 32). E un’ultima cosa va detta. Gli italiani scendono in piazza a protestare duramente se lo Stato chiude uno stadio calcistico per una giornata, ma restano sommariamente tranquilli se, sempre lo Stato, li lascia per lo stesso tempo in una triste sala d’attesa di un Pronto Soccorso. E allora, buona coda a tutti!
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| 4 giugno 2018

Corsi e ricorsi storici.
Riceviamo e pubblichiamo.
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Philippe Daverio, nella suo Museo Immaginario, illustrato e commentato nel volume "il SECOLO SPEZZATO delle AVANGUARDIE", a pag.308, parlando di Francesco Giuseppe, cui sono legati lo splendore iniziale e la decadenza poi dell'Impero Austro-ungarico, culminata con la sconfitta nella prima guerra mondiale, fa una costatazione che potrebbe far piacere ai leghisti (allora forse li chiamavano carbonari, e li abbiamo sempre considerati delle élite):
"Nel 1849, con la battaglia di Solferino, perde la cassaforte: il Lombardo-Veneto contribuiva con oltre il 50% delle entrate finanziarie dell'impero".
Ho capito appieno solo ora il Giusti, cui, con la penna facile che aveva, non era servita molta fantasia nel descrivere in modo magistrale e conciso i due poveri impalati soldati d'oltralpe in fondo a Sant'Ambrogio (vado a memoria):
"muti, derisi, solitari stanno, strumenti ciechi di occhiuta rapina, che a lor non tocca e che forse non sanno"
Sono passati quasi due secoli, ma l'occhiuta rapina, in forme e modalità diverse, con la forza dell'economia e non con quella delle armi, si sta ora riproponendo pari pari.
Basta tener presente i casi clamorosi di cessioni di imprese locali a società teutoniche che avvengono e sono avvenuti da ultimo in Bergamasca (anche una importante ditta dolciaria sembra se ne stia andando) per rendersene conto.
Qualche famiglia si arricchisce (o pensa di arricchirsi), qualche altra di non fallire.
Però state tranquilli: i soldi che vengono investiti in Italia, ritorneranno da dove sono venuti, con tanto di interessi.
Ma noi, come collettività, se non ci si dà in qualche modo una mossa, fatte le dovute proporzioni e distinguo, diventeremo come era l'Albania per noi, quando faceva le scarpe per le ditte delle Marche e dell'Umbria.
Una nazione di prestatori d'opera, pagati il meno possibile.

Gennaro Guala
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| 28 maggio 2018

Mai era successo prima nella storia repubblicana.
Le urne avevano sancito la vittoria di due partiti, penalizzando duramente quelli che avevano gestito l'Italia nei lustri precedenti.
Ma Lega e Movimento 5 Stelle sono sicuramente di rottura, rispetto agli equilibri dell'establishment e dei poteri forti consolidati.
C'era il forte rischio che il Governo del cambiamento portasse a delle riforme epocali, rimettendo al centro gli interessi nazionali rispetto a quelli europei.
Non è una novità, perchè Gran Bretagna, Ungheria, Austria si stanno già muovendo in tal senso.
E non è una questione di moneta unica o meno, visto che ben 8 nazioni UE ad oggi si guardano bene di adottare l'euro.
Nemmeno la scusa dello spread e del rating sembra tenere, perchè con Berlusconi, e non solo, siamo arrivati a oltre 500 punti.
E neanche il nome del Prof. Savona (già ex ministro di Ciampi e uomo di Mediobanca) può, in sè, essere stato un ostacolo, in un paese dove si sono eletti tranquillamente ministri come Boschi, Fedeli, Lorenzin, Galan, Scajola, Brancher e Cosentino.
Così come non c'azzecca la tutela dei risparmi degli italiani, anche in considerazione del fatto che il precedente Governo ha speso una dozzina di miliardi di soldi pubblici solo per salvare le banche mal gestite.
Senza contare che il debito pubblico è aumentato di oltre duecento miliardi di € durante i 5 anni di Renzi-Gentiloni.
Qual è il problema, allora?
Il problema è che il potere non si molla, costi quello che costi, altrimenti il castello dorato della troika europea, Merkel in testa, cade.
Noi siamo una nazione da quasi 2.000 miliardi di fatturato all'anno ed è meglio che non si cambi niente per non cambiare niente.
E così Mattarella in un attimo ha fulminato la volontà di milioni di elettori e rimesso al posto giusto (secondo lui) con un golpe autorizzato, tal Cottarelli, il solito tecnico non votato, non voluto dalla gente e senza alcuna maggioranza in Parlamento.
Di fronte a cotanta arroganza istituzionale, ormai non restano che le manifestazioni di piazza!
Altrimenti un popolo di pecore non si lamenti più del cattivo pastore.

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| 24 maggio 2018

Ieri il prof. Conte ha ricevuto il mandato di Primo Ministro dal presidente Mattarella.
Uno dei tanti problemi che il Governo dovrà risolvere, è quello della burocrazia pachidermica nella Pubblica Amministrazione.
A tal proposito riceviamo e pubblichiamo.

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Possiedo un'auto ibrida, munita del particolare permesso su cartoncino verde - molto personalizzato, con tanto di targa indicata e quindi non cedibile ad altri - rilasciato dal Comune di Bergamo, che consente di sostare fra le righe blu, nei tempi consenti per ogni parcheggio, senza pagare il balzello che, trovata la macchinetta, devolvono gli altri guidatori.
Nel tempo concessomi per la sosta, il cartoncino verde durante la manovra era scivolato a terra, senza che me ne accorgessi. Giusta, quindi, la multa contestatami. (Giusta, diciamo, perché nessuno può pretendere che il vigile di turno faccia una semplice verifica in automatico col cellulare al loro archivio dati; qualcuno eccepisce anche che non si sia infranto il divieto di sosta, e che la sanzione dovrebbe avere come base il balzello non pagato; ma lasciamo perdere). Il punto non è questo.
• Mentre risalgo in macchina, passa un vigile. Gli dico "guardi che multa da sciocco mi son presa" e lui "Non si preoccupi, vada al Comando che gliela annulleranno certamente".
• Nel pomeriggi vado al Comando. in via Coghetti, trovo solo un piantone, che mi dice: "Deve andare in Comune a fare certificare il ricorso".
• Vado in Comune, con tanto di fotocopie di documenti, spiego il caso e due impiegate mi danno il modulo da compilare e sottoscrivere.
A quel punto mi sembra di avere sistemato la faccenda. Dopo quindici giorni arriva una comunicazione in cui si dice che mi sarà recapitata una notifica per il pagamento dell'infrazione fatta.
Chiedo: "Perché mi avete fatto fare tutta questa trafila per nulla?"
Risposta. Approssimativamente " Abbiamo fatto tutte le verifiche; la sua macchina è a posto, era parcheggiata entro l'orario consentito, ma la multa deve pagarla lo stesso.Vorrà mica che il vigile o gli impiegati conoscano le nostre (arcane) regole interne?"
La notifica mi è poi arrivata firmata da un comm. tal dei tali. (comm. vorrà dire quasi certamente commissario, non commendatore o commodoro).Vorrei chiedergli. A personale che ha fatto almeno la scuola d'obbligo, perché non fate un corso di una mezza giornata per insegnar loro cosa devono rispondere o suggerire a un cittadino di fronte a situazioni così semplici?
Il mio timore è che tanta parte dell'apparato pubblico sia a questo livello.
Se è così, dove speriamo di andare?

Gennaro Guala
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| 23 maggio 2018

Il Governo non c'è ancora, ma su alcuni punti del programma si sta già discutendo.
A proposito di Flat Tax, riceviamo e pubblichiamo.
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I nostri giornalisti, specie quelli della corte di Lilli Gruber, son diventati tutti costituzionalisti. Tutti difensori dell'articolo 53 (spero di non sbagliarmi) che parla delle progressività della tassazione in base al reddito, che di contro sarebbe eluso dalla ventilata flat tax. Deide, il Presidente della Repubblica, non approverebbe mai una legge simile.
Mi vogliono dire in base a che articolo della costituzione, e che Presidente, ha approvato la legge che consente:
• a chi ha rendite, magari milionarie, affittando immobili col contratto quadriennale, di assolvere ai suoi obblighi col fisco con il 20% dei suoi introiti:
• a chi ha rendite, magari altrettanto milionarie, da interessi da capitali, con 26% di quanto introita, senza che alcunché compaia nella denuncia dei redditi:
• chi, saggiamente, fa metà e metà, il 23%.
Più flat tax di questo, per ricchi ma anche meno ricchi, cosa si può immaginare? A parte che sarebbe anche doveroso dire in che percentuale l'Irpef incide sulle entrate dello Stato (circa il 50% del PIL), sembra che queste considerazioni neanche li sfiorino.
O fanno gli gnorri?

Gen Guala
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| 15 maggio 2018

Le prove per formare un nuovo Governano continuano.
I due "ragazzi" Salvini e Di Maio ce la stanno mettendo tutta, ma trovare la quadra non è semplice.
La vecchia establishment non vuole mollare il potere e non perde occasione per mettere il bastone tra le ruote.
Non si capisce perchè la Germania impieghi sei mesi per fare un contratto di maggioranza, perchè la Merkel possa sottoporre a referendum le sue scelte di coalizione ed invece in Italia venga giù il mondo, o l'Europa, se accade la stessa cosa.
In realtà dietro le quinte si stanno studiando mosse alternative al sodalizio Lega - 5 Stelle.
La ricandidabilità di Berlusconi è arrivata fulminea e addirittura in anticipo, rispetto ai tempi consueti del Tribunale di Milano, cambiando gli equilibri nel Centrodestra.
Che caso, vero?
Renzi sembra sparito, ma è ancora lì che, sotto sotto, manovra, e i recenti crac societari della sua famiglia sono stati poco enfatizzati dai media delle lobbie.
Anche l'opposizione interna al PD è stranamente silente.
Perchè?
E poi il Presidente della Repubblica Mattarella ha già pronto un governo neutro, ermafrodita, di scopo insomma.
In poche parole, sarà il solito cumulo di tecnici non eletti, che però sono graditi a Bruxelles e al mondo economico.
La vedo dura per i due Di Maio e Salvini, e il passare del tempo, come l'incognita sul nome del futuro Primo Ministro, è lì a dimostrarlo.
Forse era meglio cambiare la legge elettorale e ritornare al voto in tutta fretta.
O no?
Perchè di fatto il popolo è sovrano, ma non in Italia.

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