| 5 giugno 2020

Con questa Fase 2 l'acqua è bassa e la papera non galleggia, ma è talmente bassa che anche i pesci stanno asfissiando.
Purtroppo la pandemia ha colpito duramente il tessuto economico e con esso la fiducia dei consumatori e delle imprese.
L'avevo scritto a suo tempo in questo Diario Virale, ma le annunciazioni della politica e le contraddizioni degli scienziati, in questi mesi hanno creato false aspettative.
Di soldi veri se ne vedranno forse l'anno prossimo e aiuteranno solo chi è riuscito a sopravvivere nelle pozzanghere dei mercati falcidiati.
Intanto cambiano anche i costumi della gente e di creduloni in giro se ne vedono sempre meno.
Dicono che la fame aguzzi l'ingegno, ma a pancia vuota e senza fatturati la mente non riesce più a ragionare.
Intanto le strategie finanziarie per affrontare la crisi nei vari paesi non sono tutte uguali, ma quelle italiane si basano sulla creatività e sull'immaginario delle promesse non mantenute.
Così qualcuno vive ancora sperando, ma molti purtroppo moriranno cantando.

A lunedì e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 1 giugno 2020

Riceviamo e pubblichiamo.
----------------------------------------------------

A PROPOSITO DI LOMBARDIA


Nel mio precedente pensiero molesto, avevo evidenziato alcuni numeri che facevano un paragone fra la burocrazia italiana e quella europea.
Forse sono stato noioso, ma vi ero stato tirato per i capelli dall’argomento su cui tutti dicevano e dicono la propria, senza mai citare un dato oggettivo.
I numeri delle statistiche sono ancora quelli che descrivono nel modo migliore le entità macroscopiche.
Questa settimana sono stato spiacevolmente sorpreso per un’altra cosa.
Non per quello che è successo alla Camera, considerato da tanti uno spettacolo sconcertante, ma per la frase che l’ha provocato, che è peggio che un pugno in faccia ben dato, anche se la faccia fosse quella di un “onorevole”.
Un rappresentante del popolo italiano ha rinfacciato alla Lombardia di aver speso ben 26 milioni per aver costruito un reparto di rianimazione alla Fiera, che poi non è servito.
Qual è stato l’errore?
Che Fontana non è andato a intervistare lui, moderna Sibilla Cumana, che gli avrebbe predetto che il picco del morbo sarebbe stato superato al momento dell’entrata in funzione di questa struttura di emergenza?
E che all’ultimazione della stessa, passata l’eccezionale emergenza, la Sanità lombarda, nonostante tutte le sue disfunzioni, sarebbe stata in grado di far fronte alla pandemia con la sua organizzazione normale, non peggio, forse meglio di tante altre regioni appena sfiorate dal morbo?
Siccome non sono Sgarbi, o non ho gli avvocati pagati da un editore che mi difendano, devo tenere per me quello che penso.
Desidero solo che qualcuno ricordi a quel signore, che non so da che regione d’Italia sia stato catapultato sulla poltrona romana, che il residuo fiscale delle regioni italiane – lui certamente sa che il residuo fiscale rappresenta la differenza di quanto una regione versa allo stato, e lo stato restituisce alla regione – per le regioni “virtuose” è, secondo gli ultimi dati a disposizione di un comune mortale, di 110 miliardi di Euro, e che di questi 110 miliardi ben 54 miliardi li versa la Lombardia.
(Solo da questa regione se ne vanno ogni anno più di 60 container, contenenti ciascuno 25 tonnellate di oro, contro la botte di monete d’oro che i notabili del sud, a scusante della “povertà” delle loro terre, accusavano Garibaldi di aver sottratto ai Borboni con l’aiuto di un carretto trainato da un asino.)
Il che equivale a dire che ogni cittadino lombardo versa 5426 Euro pro capite in più di quanti ne riceve (a voi il raffronto con i circa 2,5 Euro pro capite spesi per il reparto della Fiera), mentre, ad esempio, un cittadino calabro ne riceve 5344 in più di quanti ne versa.
Simili disparità non sono di un anno, ma durano da tempo immemore e non sono più giustificabili a quasi ottanta anni dalla fine della guerra e di democrazia parlamentare, in cui i cittadini hanno tutti gli stessi diritti e doveri.
Sappiamo che la Lombardia spende per la sanità 1900 Euro pro capite, con l’alto Adige che ne spende 2300 e la Campania, fanalino di coda, con 1700 Euro.
In parole povere, 200 Euro più della regione più maltrattata ma anche, solo per caso, risparmiata dalla pandemia.
Ma la Lombardia cura anche tanti Campani, e in più tante badanti, ucraine e non, che tornano appositamente dal loro paese per farsi curare i propri malanni.
Durante la pandemia la Lombardia può avere anche sbagliato in alcune cose, come hanno fatto N.Y. o altri centri nevralgici del mondo, ma, per fortuna di tutti, lo stesso tsunami non si è abbattuto su altre regioni.
Ciò premesso, è intollerabile che qualcuno dei nostri “onorevoli” pensi ancora di essere ai tempi di Francesco Giuseppe, quando il Lombardo-Veneto versava il 50% degli introiti dell’Impero Austroungarico, ma il valzer lo ballavano a Vienna.
Nb. Guardare in faccia la realtà non è razzismo: può servire ad avviare riforme al sistema, di cui potranno godere i nostri nipoti e pronipoti, in qualsiasi parte d’Italia essi nascano o vivano.

Gennaro Guala
Bergamo, domenica 31/05/2020
-------------------------------------------------------

Alla prossima e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 29 maggio 2020

L'uomo mascherato spesso è stato ricondotto dalla fantasia popolare alla figura di un eroe misterioso.
Zorro è rimasto famoso per generazioni, così come Diabolik e Batman.
Capitan America è un tipo tosto, ma anche l'Uomo Ragno non scherza.
Insomma la maschera serviva per nascondere una doppia identità e separare il super eroe dallo stesso soggetto normale di tutti i giorni.
In pratica una specie di bipolarismo occultato a fin di bene.
Il Covid è riuscito a cambiare anche questa tradizione della fantasia popolare.
Ha mandato con la faccia mezza coperta tutta la popolazione non per nascondere qualche tendenza eroica, ma piuttosto per cercare di contenere una possibile infezione sconosciuta.
Così è riuscito a spegnere i sorrisi, ha reso irriconoscibili anche i volti conosciuti, ha storpiato le voci e ha mandato in affanno il respiro.
Insomma siamo diventati un mondo di uomini mascherati, ma purtroppo non abbiamo alcun potere dei tanti super eroi.
Anzi.

A lunedì e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 26 maggio 2020

In Italia ormai questo virus fa meno morti giornalieri di molte altre patologie cliniche.
Di sole malattie cardiache muoiono da noi in media oltre 650 persone tutti i giorni (240.000 all'anno).
Che il Covid19 si sia indebolito poi è una certezza.
Eppure il terrorismo di Governo continua impunemente.
Vietati gli assembramenti, vietate le bevande alcoliche da asporto, vietati gli spostamenti interregionali, vietato uscire senza mascherina, vietato abbracciarsi, vietato manifestare.
Nel frattempo l'economia è alla canna del gas e gli aiuti promessi non arrivano.
Le banche trovano mille cavilli per non erogare finanziamenti alle imprese.
E così il tempo passa e il popolo non sa più che pesci pigliare.
Anche perchè pure le sardine sono sparite con la pandemia.
Invece c'è tanta voglia di tornare alla normalità e questo impedirlo ha il sapore di un complotto ben orchestrato.
A chi e a cosa servirebbero 60.000 assistenti civici per controllare la gente?
Ma stiamo scherzando?
Vivere in uno stato di Polizia è tipico delle dittature anche sanitarie.
E intanto alcuni magistrati italiani fanno bassa politica, cercando, in un tintinnare di manette, di abbattere il leader di un partito di opposizione, con duri insulti persino sul piano personale.
Ma tutto tace e si preferisce deridere un Gallera (v. foto) che non sa spiegare una media statistica.

A domani e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 25 maggio 2020

Riceviamo e pubblichiamo.
-----------------------------------------------

MORIRE DI CORONA VIRUS O DI BUROCRAZIA?

La domanda echeggia continuamente, e nessuno sa dire quale sia il peggiore dei due mali.
In questo momento, passata la grande paura del morbo, il dito di tutti è puntato contro la burocrazia che ostacola la ripresa.
Coloro che pontificano dovrebbero dirci: per burocrazia intendono il corpo dell’impiego pubblico, o le leggi che esso deve rispettare per non essere incriminato dal giudice di turno, o le due cose insieme.
Se così fosse, dovrebbe essere messo sotto accusa anche il legislatore.
Ma anche in questo caso il legislatore, se esistesse come ente astratto, potrebbe obiettare: le leggi le scrivono gli alti burocrati, su input non chiari e per scopi non chiari, non certo quelle mille persone che voi italiani ci mandate a Roma e che le votano o meno, a seconda se fanno parte della maggioranza o dell’opposizione, senza porsi il problema delle conseguenze che comporteranno in futuro.
Non voglio addentrarmi in una polemica in cui potrei essere smentito non una, ma mille volte, su mali che vengono da lontano e che minano la solidità di quella che si reputa una fra le prime potenze industriali del mondo. Mi limito a riportare alcuni dati significativi (dando per scontato che il metodo di rilevamento sia uniforme), riferiti però al 2015 (sembra impossibile averne di più aggiornati) e a paesi con cui attualmente siamo in polemica, riprendendoli da uno studio approfondito di “France Stratégie”.
Cosa noiosissima, ma guardate se riuscite a cavarne un ragno dal buco.
Ho preso i dati dei paesi UE di cui sentiamo sempre parlare, escludendo a priori Belgio e Lussemburgo per ovvi motivi.
Numero di addetti all’Impiego Pubblico ogni 1000 abitanti:
Norvegia: 159 – Danimarca: 144 – Svezia: 138 – Francia: 86 – Grecia: 67 – Germania: 56 – Italia: 55.
Numero di addetti all’Impiego Pubblico in senso lato (servizi pubblici, più quelli affidati ai privati), per ogni 1000 abitanti:
Norvegia: 187 – Svezia: 158 – Danimarca: 156 – Francia: 123 – Germania: 128 – Grecia: 89 – Italia: 76
Da questi primi numeri si può dedurre che l’Italia è sempre il fanalino di coda, e che la Germania è la nazione che affida la quota maggiore dei compiti definiti di “servizio pubblico” a società o enti privati: circa il 130%, contro la Norvegia con il 18%, la Danimarca con l’8%, la Svezia con il 15%. La Grecia con il 33%; l’Italia con il 38% e la Francia con il 43% si collocano più o meno al doppio della Norvegia.
Un osservatore neutrale nota immediatamente l’enorme differenza fra le politiche seguite dalla Germania non soltanto da quelle dei paesi del nord Europa, ma anche da Francia, Grecia ed Italia.
Cercando di tediare il meno possibile, l’incidenza dei salari dei dipendenti dell’Amministrazione Pubblica sul Pil varia dal 16% della Danimarca al 7,55% della Germania e al 7,38% dell’Italia.
Questi valori, credo, vanno aumentati delle percentuali calcolate precedentemente per i servizi affidati all’esterno.
Per cui con un 17% la Germania si avvicina alla Danimarca, che tocca il 18%.
Sorvolo su una tabella che riporta l’ammontare del costo delle retribuzioni dei dipendenti pubblici rispetto al reddito medio (Pil/ab) della popolazione, tabella tutta da interpretare, che vede finalmente in testa alla classifica con il loro 1,8 l’Italia, con Grecia e Spagna, e in coda Svezia e Norvegia con uno 0,9.
E’ decisamente più significativa quella che mette in colonna:
“LA SPESA PER GLI STIPENDI PRO CAPITE DELL’IMPIEGO PEBBLICO, ESPRESSO IN DOLLARI, A PARITA’ DI POTERE D’ACQUISTO”
Italia: 65.000 – Paesi Bassi, Germania e Spagna: circa 64.000 – Norvegia: 57.000 – Danimarca: 52.000 – Svezia: 42.000.
Alleluia! Finalmente l’Italia è in testa al gruppo.
Ognuno tragga le sue conclusioni, tenendo in debito conto che si tratta di medie: ma che siano di meno e pagati meglio dei loro colleghi europei è incontestabile.
Che poi siano troppo pochi nei servizi che contano e facciano solo quello che possono (un esempio ne è la lentezza della giustizia), mentre altri sono strapagati per fare poco o niente, è ancora un altro discorso.

Gennaro Guala
Bergamo Domenica 24/05/2020
------------------------------------------------------
A domani e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 22 maggio 2020

Uno dei più grandi geni dell'umanità, Leonardo da Vinci, soleva dire: "La semplicità è la più grande sofisticatezza."
Noi invece ci perdiamo nei dettagli e, ancor peggio, siamo abili nel creare delle complicazioni anche alle cose semplici.
Questo ingarbugliato modo di fare non solo trasforma la realtà, ma rende quasi impossibile intraprendere velocemente qualsiasi iniziativa quando viene regolamentata dal legislatore odierno.
Per capire il concetto, è sufficiente leggere le centinaia di pagine dei DPCM anti Covid19 emanati da Conte in questi 3 mesi, oppure provare ad addentrarsi nei cavilli di ogni singola procedura.
Prendiamo un esempio facile facile: il bonus monopattino/bicicletta, dove sono stati stanziati oltre 120 milioni di euro.
Uno pensa: "Ok, il governo mi restituisce un tot di soldi se compro una bici o un monopattino. Quindi vado dal negoziante che mi fa lo sconto previsto dalla legge. Punto."
Eh no, sarebbe troppo bello.
Allora, la legge dice che se ne può usufruire solo dal 4 maggio al 31 dicembre 2020, che consiste in un rimborso, o in un buono spesa, sull'acquisto di biciclette elettriche e non, sui monopattini, hoverboard e segway, ed è valido anche per servizi di mobilità condivisa con mezzi diversi dall'auto.
Lo possono richiedere i maggiorenni che vivono in Comuni di oltre 50.000 abitanti, oppure in Comuni capoluogo di regione o di provincia.
E' in pratica una restituzione del 60% dell'importo speso, però fino a un massimo di 500 euro.
Poi, chi vuole acquistare subito la bicicletta senza attendere l'arrivo della piattaforma prevista (che ancora non c'è), deve pagare l'intero importo, farsi fare la relativa fattura, conservarla scrupolosamente e, quando l'applicazione web sarà disponibile, registrarsi con le credenziali Spid (?) e inserire i dati della fattura d'acquisto.
In questo caso riceverà, non si sa quando, un rimborso del 60% sull'importo speso, fino al massimo previsto.
Sempre che abiti in un Comune di cui sopra: quindi informatevi bene su quanti residenti siete!
Okay, vado a piedi che è più semplice.

A lunedì e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 21 maggio 2020

Il Covid19 e soprattutto la gestione del virus da parte della classe politica e scientifica hanno tritato la pazienza umana.
Da tre mesi non si parla d'altro, nemmeno delle persone che muoiono per cause diverse, che sono ben di più dei soli decessi da corona virus.
Eppure si continua a creare allarmismi e a pretendere che dei ragazzi di 20 anni passeggino in fila come soldatini e stiano distanziati come paracarri.
Obbligatoriamente tutti in giro mascherati, anche col caldo che aumenta.
Ma perchè si vuole mantenere alta la tensione?
E' solo una questione sanitaria?
Intanto, come ampiamente previsto, il lock down ha messo in ginocchio l'intera economia e i prezzi dei beni di largo consumo, dopo la riapertura, galoppano verso l'alto.
Però il problema d'attualità non sembra essere come sburocratizzare le procedure e come trovare i fondi per aiutare le imprese e i tantissimi cittadini in difficoltà.
No, miei cari, la questione del giorno è se la Boschi possa tornare ad essere un ministro della repubblica.
Delle banane, però.
E allora andate cordialmente a fanc...

A domani e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 19 maggio 2020

C'è un'aria strana in giro.
Ieri, primo giorno di ritrovata libertà, a Torino ci sono state file chilometriche per entrare all'Ikea.
Per mesi i media compiacenti, moderne lavatrici cerebrali, non hanno parlato altro di come è fatto, di cosa fa, di come si muove il Covid 19.
Hanno colpevolmente sottaciuto quelli che potrebbero essere gli effetti disastrosi sul piano occupazionale ed economico di un lock down così pesante e di nuove regole assurde sul commercio e sulla convivenza.
Ma gli effetti non tarderanno a farsi sentire e purtroppo in modo drammatico.
Intanto il pifferaio magico ha liberato dalle gabbie i suoi tanti topolini e li fa saltellare spensierati e giocosi, nascondendogli un possibile domani fatto di stenti.
Per il momento qualche virtuoso risparmio in banca la gente ce l'ha e per capire il reale cambiamento si può ancora aspettare.
Carpe diem!

A domani e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 18 maggio 2020

Ieri era una domenica soleggiata di primavera inoltrata e in molte città d'Italia la gente ne ha approfittato per fare due passi all'aperto.
Dopo tanta paura e oltre due mesi di reclusione coatta c'era da aspettarselo.
Bergamo è stata una delle città più colpite dal Covid19 e i morti si sono contati a migliaia.
Ma i bergamaschi sono duri e ieri pomeriggio nelle viuzze di città alta c'è stata una gran ressa (v. foto).
Ovviamente tutte le regole sono saltate, distanza di sicurezza inclusa, e un sacco di persone camminavano pure senza mascherina.
Che pensare?
Il futuro dirà se si è trattato di una ressa di duri nel senso di tosti, oppure semplicemente di duri di comprendonio.
Di sicuro il rispetto civile imporrebbe un pò più di buon senso.
Nel frattempo delle centinaia di miliardi di finanziamenti promessi a raffica dal Governo, neanche l'ombra.
Le banche parlano di pratiche burocratiche lunghe ancora mesi.
Intanto oggi chi può riapre, con nuove regole enunciate solamente ieri sera.
Siamo un paese davvero particolare di duri a morire.

A domani e in alto i cuori.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 18 maggio 2020

Riceviamo e pubblichiamo.
----------------------------------------------------

Sono contento che un dramma, quello che tanti di noi pensavano essere un dramma, sia finito bene.
Silvia Romano ha fatto quello che il suo cuore, o la ragione, le ispiravano.
Nessuno può criticarla per questo.
Lo ha fatto perché le piaceva – come chi scala una parete rocciosa e poi resta incrodato per giorni in mezzo alla nebbia e, se non muore, lo rischia di grosso - o perché era spinta dall’amore per bambini diseredati? O per l’una e per l’altra cosa insieme?
Solo lei lo sa, anche se io voglio credere nella seconda ipotesi.
Quindi l’ammiro per la sua andata in Kenia, ambita meta di turisti ricchi in cerca di emozioni e resort raffinati, ma anche un paese in cui esistono villaggi di povera gente (pur non essendo fra i posti più pericolosi del mondo), invece di stare in Italia ad aspettarsi il sussidio di disoccupazione, o partecipare a tante manifestazioni finite con gli amici in pizzeria a discutere di problemi sociali che devono risolvere altri.
Si è convertita all’Islam?
Se l’ha fatto convinta, nulla da obiettare.
L’ha fatto sotto minaccia?
La si potrebbe biasimare?
Sono passati millenni da quando i primi cristiani si facevano sbranare dai leoni pur di non riconoscere un dio nell’imperatore romano.
Oggi non è più di moda, per fortuna.
Comunque, in questo caso, se non desidera entrare nelle liste di qualche partito, può sempre fare retromarcia, che Papa Francesco sarebbe lieto di accoglierla fra le sue braccia, e lo Stato italiano di assegnarle la macchina di scorta.
Non voglio dilungarmi oltre, visto che tanti già l’hanno fatto. Ognuno secondo i propri punti di vista.
Però l’accoglienza da eroe nazionale mi è sembrata sopra le righe.
Sono contento per i suoi genitori. Loro saranno stati orgogliosi, nel vedere Conte e di Maio attenderla alla scaletta del Falcon a Ciampino, mascherati, in modo che potevano ostentare solo con gli occhi gioia e modestia, e comunicare all’Italia plaudente: “Guardate come siamo stati bravi, NOI, la Farnesina, le ambasciate, i servizi segreti, anche turchi, la polizia somala e keniota, i piloti dell’aeronautica militare”, e chi più ne ha più ne metta!
Più contenti ancora, i genitori, quando saranno riusciti a riconoscere la loro figlia, agghindata in modo così diverso di quando era partita.
Ma non è stato tanto quello schieramento che mi ha dato fastidio.
Sono alcune cose che ho sentito durante l’intervista di Mario Giordano a di Maio.
Mi rincresce per Giordano, ma sembrava un’intervista costruita a priori. Ho detto sembrava, sia chiaro.
Così di Maio, il nostro Ministro degli Esteri, ha potuto rispondere: “Io non sono a conoscenza che sia stato pagato un riscatto.”
Allora noi siamo scemi: è stata “comprata e passata” da un gruppo di terroristi all’altro, (o delinquenti, come quelli che hanno fatto anni fa centinaia di sequestri in Italia), solo per il gusto di mantenerla e farla ingrassare?
“Non potevo dirlo ai suoi genitori, che era viva e al sicuro (in attesa della conclusione delle trattative del do ut des. ndr) per non mettere a rischio la sua vita.”
C’è qualcun altro, oltre a lui, disposto a credere che un padre e una madre in angoscia, cui si desse un filo di speranza, sarebbero andati a raccontarlo in giro per Milano, e i sequestratori in Somalia sarebbero venuti a saperlo?
Ammetto anche che col telefonino si possa comunicare facilmente dall’Italia alla Somalia e viceversa.
Mettere qualche cellulare sotto intercettazione forse non sarebbe stato un gravissimo errore.
A queste si sono aggiunte altre amenità, del genere:
“Vogliamo che si aiuti l’Africa in Africa, e quando lo si fa, si viene criticati!”
Vuole un consiglio, signor Ministro?
Visto che per insegnare ai bambini a leggere e scrivere, e alle loro madri a curarli, sono necessari maestri e infermiere, perché non istruiamo ogni anno qualche migliaio degli africani che abbiamo in Italia, clandestini o non (nel milione ce ne sarà certamente qualcuno di buona volontà, di buon cuore e magari anche più intelligente di noi) per rispedirli, pagando loro il dovuto, nelle loro terre?
A fare stabilmente quello che tante ONG fanno saltuariamente, con costi decisamente superiori e con meno competenza, data la loro scarsa conoscenza della cultura e delle usanze locali?
Senza spendere il 3% del PIL, come chiedeva Pannella.
Poi, se qualche bianco vuol andare a dare una mano, lo faccia pure.
Preti e suore lo fanno da secoli.
O è un programma che non porta voti immediati, quindi è meglio neppure farselo passare per la testa?

Gennaro Guala
Bergamo Domenica 17/05/2020
--------------------------------------------------------

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia