| 17 settembre 2018

Il ponte San Michele (v.foto), è stato inaugurato nel 1889.
Si tratta di una struttura ad arco in un'unica campata in ferro, che attraversa il fiume Adda, a 85 metri di altezza, tra le provincie di Bergamo e Lecco.
E' lungo 260 metri.
La gente lo conosce anche come ponte di Calusco, ponte di Paderno, o ponte Rothlisberger (dal nome del progettista svizzero).
Un vero capolavoro di ingegneria, riconosciuto come uno dei simboli dell'archeologia industriale del nostro Paese.
Nel 2017 il ponte è stato candidato per essere inserito nella lista Unesco dei patrimoni dell'umanità.
Ma non è solo bello.
Il primo problema è che risente dell'età e di una scarsa manutenzione nel tempo, perciò (Genova docet) dopo varie ed inutili limitazioni, da qualche giorno è stato finalmente chiuso.
L'altro problema è che un ponte di grande viabilità de è percorso da decine di migliaia di utenze al giorno, sia in auto che in treno.
Si parla di una chiusura lunga almeno 2 anni, che inciderà pesantemente sulla viabilità della zona.
Infatti i ponti sull'Adda più vicini, sono quelli di Capriate e di Brivio, che costringono almeno a 40-50 minuti di strada in più, traffico permettendo.
Ma una domanda sorge spontanea.
Per rifare il ponte Morandi di Genova, lungo quasi 1 kilometro e 200 metri (6 volte quella del ponte San Michele), si parla di 9 mesi, o al massimo di un anno.
Possibile che per costruire una nuova e moderna campata di 260 metri, magari affiancata al vecchio ponte, non possa essere sufficiente almeno lo stesso tempo?
E in tal modo il vecchio Ponte di Paderno resterebbe un bel monumento, esclusivamente ciclabile e pedonabile.
Senza tanti, complicati e costosi maquillage.
Sono i soliti misteri della scienza italiana, poco propensa al buon senso.

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| 10 settembre 2018

Ieri le moto correvano il Gran Premio di San Marino e della Riviera Romagnola a Misano.
Tre italiani hanno vinto le rispettive categorie, ma la festa è stata rovinata da un gesto criminale di un 22enne centauro nostrano.
Infatti durante la gara di Moto 2, sotto gli occhi delle telecamere di tutto il mondo, è avvenuto purtroppo un episodio gravissimo, non solo per il mondo dello sport.
Il pilota marchigiano Romano Fenati, dopo delle normali scaramucce col suo collega Manzi, ha visto bene di affiancarlo a oltre 200 km/h e di tirargli il freno della ruota anteriore (v.foto).
Un gesto folle che ha messo a rischio la vita del povero Manzi.
La Federazione ha subito esposto la bandiera nera per fermarlo e gli ha comminato due gare di squalifica.
Troppo poco per una pazzia del genere.
Al di là dello spirito antisportivo, qui siamo di fronte ad una persona irresponsabile che può essere anche incriminata per tentato omicidio, ma che sicuramente deve essere radiata a vita dalle gare.
Io vado in moto da quando ho 6 anni ed ho sempre seguito, anche dal vivo, le gare di motociclismo.
Grazie a mio padre, che era nella Federazione Motociclistica Internazionale, ho avuto la fortuna di conoscere tanti piloti, ma una scena così disgustosa e premeditata non l'ho mai vista.
Non si tratta di sportellate, di maleducazione, o di adrenalina all'estremo, qui siamo di fronte ad un pilota psicologicamente pericoloso a cui levare subito la patente.
Accadrebbe anche ad ognuno di noi, se facessimo la stessa cosa su una normale strada cittadina.
Figuriamoci in pista!

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| 7 settembre 2018

La sentenza di ieri del Tribunale del Riesame di Genova ha un forte sapore politico.
Infatti sequestrare -con valenza postuma, presente e futura- 49 milioni di euro alla Lega significa semplicemente metterla sul lastrico e farla chiudere per bancarotta.
Nello specifico, tutta la famiglia Bossi e il tesoriere Belsito sono stati già condannati penalmente per la conseguente sottrazione di fondi pubblici.
Questo caso ne ricorda uno analogo di qualche anno fa e che riguardò la Margherita di Rutelli.
A Luigi Lusi, ex tesoriere, sono stati comminati sette anni di reclusione per aver sottratto 25 milioni di euro di rimborsi elettorali dalle casse del suo ex partito.
Però, anche economicamente, deve risponderne lui personalmente e non la Margherita.
Perchè c'è una differenza.
Rutelli denunciò per l'ammanco Lusi, mentre Salvini non ha fatto la stessa cosa con Bossi, che addirittura è stato ricandidato (ed eletto) in Parlamento.
Forse hanno prevalso delle "convenienze" storiche, che conoscono solo Bossi, Maroni e Salvini stesso, ma questo è stato davvero un grave errore, sia di immagine che di sostanza.
E allora la Lega è chiamata a pagare per corresponsabilità in solido con l'anziano Senatur.
Comunque i Giudici di Genova e quelli di Roma (sentenza Lusi) non hanno adottato, in punta di diritto, gli stessi criteri e ciò induce ad alimentare i tanti retropensieri.
Adesso la situazione si fa complicata, perchè l'attuale sistema di finanziamento politico ha ridotto al lumicino il contributo dello Stato ai partiti (meno di 2 milioni di euro sono andati l'anno scorso al partito di Salvini) e, inoltre, la Lega già non naviga in buone acque finanziarie.
Ora Matteo, forte di un largo consenso popolare (gli ultimi sondaggi lo danno ad oltre il 30%), è di fronte alla possibilità di creare un nuovo partito, ma se fosse riconducibile al vecchio, la Magistratura potrebbe rivalersi comunque anche su questo ultimo.
L'unica via, parrebbe essere una petizione tra i tanti sostenitori leghisti, industriali compresi, che dovrebbero autotassarsi fino al raggiungimento di questo importo così elevato.
Difficile, ma non impossibile.
La morale della storia?
In Italia purtroppo, e a tutti i livelli, l'onestà e la rettitudine sono virtù perdute sulla lunga via delle intenzioni mai realizzate.

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| 4 settembre 2018

L'estate 2018 va finendo.
Meteorologicamente parlando non è stata il massimo, ma il maltempo non può giustificare il calo vistoso di quest'anno delle presenze turistiche nel nostro bel paese.
I dati della stagione sono sconfortanti: -20% in Puglia, -10% nella riviera romagnola e -8% nella Versilia.
Abbiamo puntato tutto sulle bellezze artistiche e sullo splendore del nostro mare, dimenticandoci che il rapporto qualità/prezzo dei nostri servizi deve essere all'altezza delle offerte degli altri paesi concorrenti, altrimenti la paghiamo cara.
Da noi in un hotel a 3 stelle si spende come in un 4 stelle superior all'estero e un ombrellone in spiaggia ha prezzi alti e servizi minimi.
Per non parlare dei costi stratosferici dei traghetti!
Così Spagna, Grecia, Montenegro, Croazia, Costa Azzurra, Portogallo, Tunisia e Egitto hanno mari bellissimi, prezzi competitivi e strutture accoglienti, tali da invogliare i turisti ad andare in quei luoghi piuttosto che in Italia.
Noi invece viviamo di ricordi, investiamo poco nell'ammodernamento, non variamo l'offerta, abbiamo una burocrazia bizantina e vogliamo guadagnare in 3 mesi quello che gli altri programmano in un anno.
Per capire quanto sia importante questo settore, è sufficiente ricordare che nel 2017 ha sviluppato un fatturato intorno ai 100 miliardi di € con oltre 120 milioni di arrivi.
Eppure non abbiamo uno specifico Ministero per gestirlo e abbiamo accorpato il turismo con l'agricoltura.
Quasi che le mucche avessero gli stessi problemi dei turisti.
La solita follia italiana.

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| 29 agosto 2018

Sul nefasto crollo del ponte Morandi a Genova, riceviamo e pubblichiamo.
A voi, cari lettori, l'ardua sentenza.

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Il ponte Morandi è collassato ed è una tragedia: anche in Chiesa il giorno di Ferragosto si è pregato per le vittime che ha causato.
La televisione ci mostra personaggi di tutti i tipi che esprimono condoglianze, promettono interventi, si incolpano a vicenda, c'è anche chi dice io lo sapevo: solo la magistratura è cauta, lasciando tempo ai colpevoli, se ce ne sono, di accordarsi per sostenere una difesa.
Parlo di responsabilità penali, non civili, che è chiaro a tutti a chi vadano in testa.
In tutto questo, che sta diventando uno spettacolo mediatico in un periodo di fiacca, che i media cercano ora di ravvivare anche col terremoto, ci sono due cose che non sopporto.
Le decine e decine di inviati che le televisioni si sentono in dovere di inviare sul posto: qualcuno di loro è anche contento, dato che è la prima volta - complici le ferie - che la loro mamma li ammira sullo schermo. Ho visto chi aveva in testa il casco dei pompieri!
Solitario casco fra una folla di curiosi, tanto era lontano dal luogo del disastro, accaduto ormai da giorni.
Il dramma degli sfollati, poi!
Che si parli di disagio, va anche bene; transitorio, per di più, perché alla fine ci guadagneranno: come minimo non andranno più ad abitare sotto un ponte, vicino ad una fogna a cielo aperto e potranno sentire la televisione senza sobbalzare al rumore dei treni.
E non si preoccupino se qualcuno dice cose contro corrente: ci saranno tanti avvocati e politici a curare i loro interessi - chi per soldi e chi per voti - che possono dormire fin d'ora fra due guanciali.

Gen Guala

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| 27 agosto 2018

Oggi per molti sono finite le vacanze estive.
E' stato un agosto denso di avvenimenti, purtroppo anche tragici.
Il crollo del ponte Morandi a Genova resterà il simbolo di un paese allo sfascio.
Sono stati affidati migliaia di chilometri di remunerativa autostrada a dei privati (i signori Benetton), senza che i termini economici di questa miliardaria concessione siano noti agli italiani.
Un segreto di Stato davvero inconcepibile.
E senza che una manutenzione seria sia stata controllata dai Ministeri competenti.
Poi dicono che a pensar male si faccia peccato.
A fine agosto abbiamo avuto il caso della nave Diciotti che, in acque maltesi, si erge a taxi del mare per imbarcare i soliti clandestini gestiti da scafisti senza scrupoli.
Salvini si è arrabbiato e ha bloccato lo sbarco per alcuni giorni.
Apriti cielo.
I sinistri buonisti sono subito corsi in porto a manifestare duramente.
Delegazioni di parlamentari PD e LeU hanno fatto su è giù per la nave, millantando scenari apocalittici.
Così si son visti più onorevoli in due giorni sulla Diciotti, che in due anni ad Amatrice.
Alla fine è intervenuto addirittura il Papa, che ha accolto a braccia caritatevoli i naufraghi, ovviamente senza documenti e senza un passato chiaro.
Andranno a Rocca di Papa (Italia, non Stato Vaticano) per un periodo di ambientamento, poi si vedrà.
Nel frattempo i solerti magistrati di turno hanno aperto le indagini sul Ministro dell'Interno, accusato, tra l'altro, di sequestro di persona.
E per il ponte Morandi, nessun indagato?
Calma, c'è tempo, perchè sono morti solo italiani lì.
Questa è in sintesi un'estate che se ne va.
Tra polemiche sempre più strane, che sembrano voler bloccare ogni tipo di cambiamento, che non sia in odore di sinistra e che non sia utile ai soliti poteri forti.

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| 31 luglio 2018

Gli sconfitti alle scorse elezioni di marzo non sanno più cosa fare per fermare l'ondata riformista di Lega e 5 Stelle.
I recenti sondaggi danno i due movimenti a oltre il 60% dei consensi.
E allora il vecchio potere usa l'artiglieria pesante.
Tutto il sistema della sinistra, che ha in mano da decenni la maggior parte dei media, del mondo dello spettacolo, della cultura e della giustizia, inizia col travisare la realtà per far apparire ciò che non è.
Così un uovo in faccia lanciato a caso, diventa un'aggressione razzista, perchè dopo 4 bianchi colpisce una atleta nera iscritta al PD.
Il tentare di arginare delle imponenti migrazioni di massa, mettendo almeno una parvenza di regolamento europeo, si trasforma in puro nazismo salviniano.
Ogni gesto, azione e discorso fatto da questo governo è oggetto di un linciaggio mediatico, nel nome dell'antifascismo, dello scredito, dell'omofobia, dell'arcobaleno e del migrazionismo a prescindere.
Questa minoranza degli italiani, neanche un 20% che però ha solidamente in mano i vari centri di potere, persevera in un'incitazione all'odio continua.
E i testimonials, tra cui molti personaggi di grido, facenti parte di una vera e propria casta autoprotetta, non mancano di sicuro.
Tutto ciò sta creando un brutto clima sociale.
Perchè non si critica più, come democrazia insegnerebbe, ma si è arrivati alle ingiurie menzognere e alle offese personali.
Mi ricorda i tempi passati del terrorismo rosso, che non vorrei ritornassero in tutta fretta.
Povera Italia!

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| 25 luglio 2018

Verso la fine di luglio una notizia ha riempito i giornali e le TV di tutto il mondo, ma soprattutto di quelli italiani: la grave ed inattesa malattia dell’amministratore delegato del gruppo FCA e presidente della Ferrari, Sergio Marchionne.
Improvvisamente sabato 21 luglio la Fiat ha riunito il suo CdA e ha provveduto a sostituirlo con altri quattro managers, perché Marchionne, secondo John Elkann non sarebbe più potuto tornare al lavoro.
Così sono iniziati i solenni de prufundis nei confronti di un uomo della finanza a cui i suoi azionisti devono molto, forse tutto.
Probabilmente senza di lui la storica casa automobilistica torinese sarebbe irrimediabilmente fallita già nel 2003.
Come sempre in Italia c’è stato chi lo ha dipinto come un santo e chi lo ha descritto come un diavolo.
Venerato e odiato nello stesso momento, ma con una caratteristica che contraddistingue chi nella vita sa salire in alto: la profonda solitudine degli uomini potenti.
Marchionne si è spento oggi 25 luglio in una clinica di Zurigo.
Mi piace ricordarlo come un uomo d’impresa, capace di fare, citando una sua frase che amava spesso ripetere: “Il vero valore di un leader non si misura da quello che ha ottenuto durante la sua carriera, ma da quello che ha dato. Non si misura dai risultati che raggiunge, ma da ciò che è in grado di lasciare dopo di sé.”
E’ un pensiero filosofico, più che aziendale.
Un concetto stridente col capitalismo globalizzato dei giorni nostri, che tende a far prevalere il denaro sull’essere umano, che esalta il successo economico e che condanna il fallimento imprenditoriale.
RIP.

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| 24 luglio 2018

La vita è una strada impervia, lastricata di emozioni continue.
Il camminare a testa alta richiede doti umane eccellenti, tanta fatica e una buona dose di fortuna.
Il primo suono che emette una persona quando nasce proviene dal pianto, non da una risata, quasi fosse il prologo di un viaggio in una irta valle di lacrime.
Dicono che il capire la fragilità della vita sia il primo segno di saggezza.
Non è pessimismo, è semplicemente consapevolezza.
Ma non siamo noi gli unici artefici di questo peregrinare sul mondo.
Noi agiamo per essere felici, perchè così è il nostro spirito.
Nella nostra interiorità perseguiamo costantemente la gioia, non il dolore.
Non siamo fatti per soffrire e lo dimostra la continua ricerca di paradisi artificiali, quando siamo in balia della depressione, o della disperazione.
Poi improvvisamente, arriva il caso, il destino, il fato, la divina provvidenza, chiamatelo come volete.
Questo imprime alla vita risvolti positivi o negativi, anche a seconda del calcolo delle probabilità.
Infatti non può sussistere un'esistenza costellata di soli successi, di sole vittorie, di sola ricchezza, di solo benessere, di sola felicità.
Perchè ogni cosa nell'universo è composta da estremi, fatti da più e da meno, da materia e da antimateria, da protoni e da elettroni, dalla forza di gravità e dall'antigravità, dallo yin e dallo yang.
Opposti che si equilibrano, che magari si annullano, che si cercano e che esistono solo se sopravvive il loro contrario.
Così non c'è vita senza morte e non c'è morte senza vita.
Noi sapremo come scriverla e il destino saprà come trascriverla.
Volenti o nolenti.

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| 23 luglio 2018

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale, pubblicato da QUI BERGAMO, e che trovate attualmente anche in edicola.
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La prima domenica di luglio è stata davvero calda, afosa, ma a Pontida lo storico pratone della Lega si è riempito fino all’inverosimile. Gli organizzatori parlano di 75.000 persone provenienti da tutta Italia. Gente eterogenea, colorata, venuta anche dal Sud, che si è radunata senza problemi di ordine pubblico, capitanata da un Matteo Salvini scintillante, gentile, che camminava tra i presenti senza scorta e con una grande disponibilità. Come è distante un Berlusconi che ancora si muove circondato dai suoi scuri security-men, incravattati di tutto punto e con auricolari in bella vista. O da un Saviano che arriva ad un congresso del PD con tre macchine della sicurezza, pronto ad arrogare il Governo e ad insultare i razzisti di turno. Preciso che per il ricco napoletano, copiatore di testi, trattasi di razzista chiunque non la pensi come lui. Ma torniamo a Pontida, dove insieme alle bandiere verdi, sventolavano quelle blu di salviniana preferenza. Io Pontida me la ricordo oltre 25 anni fa, quando accompagnai un mio zio con tanto di camper, in uno dei primi raduni che vedeva la Lega agli albori. Erano i tempi di Bossi e di Calderoli. Il primo ieri non si è nemmeno visto, il secondo invece era ancora lì, con qualche ruga e qualche capello bianco in più. Ma la politica è così, una rincorsa al potere che spesso travolge il vecchio, per lasciare posto al nuovo che avanza. Ognuno vive le sue stagioni, che spesso non ritornano più. Salvini oggi ha un gran merito, quello di avere interpretato il mal di pancia di tanta gente. E siccome la storia si ripete, sa perfettamente che, durante le crisi economiche più dure, il popolo vuole ribellarsi al sistema consolidato. Matteo sembra sapere anche un’altra cosa. Il potere delle lobbies, della finanza legata ai partiti tradizionali, delle grande multinazionali che tutto manovrano, dei media che sostengono le vecchie classi dirigenti, ama muoversi nella calma e nell’oscurità. Movimento 5 Stelle e Lega invece sono aggregazioni “spettacolari”, che divulgano i loro pensieri e i loro programmi in rete sui social, che arrivano coi loro semplici discorsi diritti alla gente comune, senza tanti fronzoli e troppi retropensieri. Chi nega che l’immigrazione indiscriminata sia un problema per tutti gli italiani, nega l’evidenza. Il popolo che vive nelle città, senza scorte e con il solo buon senso giornaliero, si sente preso per il naso da chi sostiene che l’Italia debba essere una nazione con le porte aperte per tutti e che possa spendere 5 miliardi di euro all’anno per mantenere a ciondolare migliaia di africani di cui non si sa niente. Ora, se affondano due barconi a 6 km dalla Libia la colpa è di Salvini & C. che hanno chiuso i porti alle ONG. Ma i dati sono diversi e dicono che purtroppo nei 4 anni precedenti, quando le navi umanitarie facevano da taxi quotidiano, sono affogate quasi 15.000 persone nel Mediterraneo. E quindi? Ci siamo mai chiesti, o ci hanno mai detto, chi siano in realtà queste ONG e chi le finanzi? E perché le democratiche e sensibilissime Spagna, Germania, Malta, Francia tengano saldamente chiusi i loro porti da anni? E di chi siano le tante cooperative che gestiscono le risorse africane coi soldi pubblici italiani? Vedete, se l’uomo è curioso e si pone dei dubbi, progredisce e continua ad evolvere. Se si fa delle domande, di conseguenza cerca delle risposte, sostenendo la verità con la scienza, con il sapere e non con la demagogia, o con i dogmi religioso-politici. Ecco, in questi anni si è preferito far finta di niente. Si è ulteriormente indebitato lo Stato per centinaia di miliardi senza spiegare alla gente dove si volesse arrivare. Non si è saputo, o non si è voluto, vedere il disagio di leggi inique e di problemi economici di milioni di famiglie, o ascoltare il lamento delle piccole imprese uccise da mercati illiberali e da tasse assassine. Insomma mancavano progetti condivisi, idee comuni, realizzazioni chiare. L’anno scorso Renzi populisticamente sbandierava un suo conto corrente da 15.000 euro e l’altro ieri ha comprato una casa a Firenze-centro al modico prezzo di 1,2 milioni di euro. Una colossale presa in giro del popolo italiano. Monte dei Paschi, e altre banche locali, sono state rifinanziate per decine di miliardi dallo Stato, ma poi si è scoperto che i grandi debitori insolventi erano sempre gli stessi. Vero, De Benedetti e Marcegaglia? Un operaio deve spaccarsi la schiena fino a quasi 65 anni, ma il politico può avere un vitalizio dopo soli 5 anni di Parlamento. E’ giusto? Ma sì, tanto la gente è stupida, non chiede, non capisce, è sorda e cieca. E’ questa la politica del passato? E’ questa la gestione del potere? Allora oggi il vecchio sistema, nazionale ed europeo, appalesa tanta paura del nuovo che avanza. Ed ecco perché tira fuori tutta la sua artiglieria pesante per trasformare la realtà a suo piacimento e per difendere le sue ataviche posizioni di privilegio. Così chi vuol provare a cambiare diventa un razzista, un fascista, un incompetente, un omofobo brutto e cattivo. A Pontida non mi sembravano tutti così, ho solo visto tanta gente che ancora spera in un’Italia migliore.
Con un unico dubbio: speriamo solo che non sia troppo tardi.
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