| 10 settembre 2015

La notizia è rimbalzata in questi giorni.
Giovanni Scattone, condannato definitivamente nel 2003 a 5 anni e 4 mesi per l'omicidio della studentessa ventiduenne Marta Russo (v. foto), avvenuto il 9 maggio 1997 alla Sapienza di Roma, starebbe per diventare professore liceale, perchè assunto dal programma "La Buona Scuola" del renziano governo.
Scattone, che ha comunque scontato la pena per omicidio colposo, ha ottenuto una cattedra per insegnare storia della filosofia, psicologia e scienza dell'educazione (?).
Ora, se si vanno a leggere gli atti processuali di tutta questa triste storia, si scopre che i dubbi, su uno dei più clamorosi casi di omicidio, sono tanti.
Scattone infatti si è sempre proclamato innocente, il movente non si è mai trovato e si sono incrociate decine di ipotesi investigative.
Forse la condanna così mite fa balenare l'ipotesi che i Giudici abbiano covato qualche ragionevole dubbio.
Di fatto, una brava ragazza è morta con una proiettile calibro 22 nella testa mentre era nel campus della sua università.
Detto questo però, viene da chiedersi una cosa semplice semplice.
Può un individuo, condannato definitivamente per omicidio, fare il professore pubblico?
Come potrà pretendere dai suoi studenti la dovuta autorevolezza nell'insegnare scienza dell'educazione?
Che messaggio di etica e di meritocrazia stiamo dando ai nostri giovani, quando centinaia di onesti professori restano precari e uno con cotanta fedina penale passa di ruolo?
Demagogia?
Non credo.
Sono solo le solite illogiche follie italiane.
Inviato 2 anni e 4 mesi fa , il 10 settembre 2015.

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