| 6 giugno 2017

Ieri la Cassazione ha sentenziato: "Esiste un diritto a morire dignitosamente che va assicurato al detenuto".
Il detenuto a cui si fa riferimento non è un delinquente qualunque, ma si tratta di Salvatore Riina, detto Totò, il capo dei capi di Cosa Nostra.
Condannato a vari ergastoli, è soprannominato "la belva" per la sua ferocia.
Il suo nome è legato a stragi sanguinose e a omicidi efferati.
Anche i suoi collegamenti con la politica di allora sono ormai noti.
Dal 1995 è in carcere, dove non si è mai pentito e da dove ha ripetutamente proferito minacce a vari esponenti della magistratura e delle istituzioni.
Ora, dato per scontato che il perdono è di Dio e non degli uomini, lo Stato si preoccupi prima della dignità dei suoi liberi cittadini.
Soprattutto delle tante vittime della mafia e dei loro famigliari.
Il signor Riina è assistito in carcere quotidianamente da fior di medici e lì potrà trovare la sua ineludibile morte in una struttura protetta e riservata.
Quanto basta per essere dignitosa.
Il boss quando era in libera circolazione e commetteva, o ordinava, delitti atroci, sapeva perfettamente a cosa andava incontro, 41 bis compreso.
Purtroppo in Italia la certezza della pena è una chimera assurda e il troppo buonismo sta rovinando una società senza regole applicate.
E allora, dove non c'è il rispetto dei doveri, non si può pretendere a posteriori la tutela di ostentati diritti.
Amen.

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Inviato 20 ore e 20 minuti fa , il 6 giugno 2017.

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Commenti:

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Re: SIAMO IN ITALIA
Ecclesiaste 8:11
Poichè la sentenza contro un'opera cattiva non è stata eseguita rapidamente ... per questo il cuore dei figli degli uomini è in loro pienamente risoluto a fare il male. (saggezza biblica)

2017/06/06 by Tim Lauditi • • Rispondi al commento

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