| 23 luglio 2009
E' sufficiente guardarsi in giro per percepire nell’aria i timori della gente. Questa società si è trasformata troppo in fretta ed ha voluto sostituire le certezze valoriali della tradizione con le apparenze fittizie dell’essere. Ciò sta creando ansia ed apprensione.
Prendiamo la famiglia. Ormai quella di una volta non esiste quasi più, sostituita com’è da quelle separate, allargate, multietniche, ammodernate. Se i ragazzi restano in casa lo fanno perché non trovano nel breve un’alternativa economicamente sostenibile. Vediamo il lavoro. Quello con cui si poteva andare in pensione non esiste quasi più. Perchè il posto fisso è diventato precario ed i contratti che duravano una vita oggi sono per lo più a termine. E che dire della scuola? Prima il titolo di studio era una corsia preferenziale per aprire nuove porte. Oggi abbiamo i giovani laureati che riempiono i call-centers, o che fanno i postini con la divisa arancione di una nota multinazionale. Per non parlare di sicurezza in città diventate crogiolo di razze padrone. Invece della meritocrazia culturale e valoriale oggi abbiamo le carriere a spinta e ad effetto, accompagnate dalla superficialità del bello vanesio, del ricco subito e del tutto facile. Insomma siamo in una società che si è evoluta all’apparenza, per poi implodere in una solitudine lontana dagli affetti profondi.
Su tutto questo è poi calata una crisi finanziaria che sta facendo vedere i suoi primi, durissimi effetti proprio in questo anno nuovo. Così nel mondo degli imbroglioni, gli imbrogliati cominciano ad avere paura. E quando i timori avanzano, iniziano le guerre anche tra poveri. Figuratevi poi quelle per il potere. Nel tempo del finto e falso, si è potuto costruire molto ed in fretta, perché gli errori sono stati coperti, l’informazione è stata edulcorata, il malaffare è stato dato in eredità ai consueti sodali, gli yes-men hanno trionfato. Dicono che questa è stata l’era della pace. Niente di più falso, perché è stata l’era dei grandissimi conflitti d’interesse in ogni parte del mondo, ma soprattutto in Italia. E sono guerre vere, dove i morti sono spesso molto più numerosi di quanto non si creda. Certo non assistiamo più al lancio delle bombe atomiche, ma anche quelle finanziarie i loro effetti li garantiscono comunque.
In pratica sono cambiate le regole del gioco, tanto che oggi per giocare negli affari bisogna saper anche imbrogliare, mentre la prudenza e la moderazione sono ormai state accantonate. Ma non va dimenticato che le persone quando soffrono tentano anche di difendersi. Spesso il primo impulso è quello di combattere usando la violenza, perché quando i duri lottano, neanche i deboli vogliono soccombere. Se si vedono i valori diventare scempio, i furbi ritagliarsi appositamente le leggi, gli arroganti sedere nei posti che contano, ecco che rancore e rabbia cominciano a montare in chi subisce e in chi non trova più soluzioni alle sue angosce. E allora la forza sembra essere l’unica strada per riuscire ad emergere, perchè in guerra non è importante chi ha ragione, ma chi rimane. Allora diamoci dentro con la lotta dura? Ma va là. L’essenza del combattimento è una sola: riuscire a superare ciò che ti ha sconfitto. Superare, non distruggere. E questa è la vera differenza. Anche se ammiro tutti quelli che lottano coraggiosamente, perché il loro posto non sarà mai con le anime timide e fredde che non conoscono né vittoria, né sconfitta, devo però dire che non può esistere lotta ammissibile che non si basi sui principi essenziali del bene. Perciò il vero combattimento contro questa crisi, non solo economica, ma soprattutto di valori, è poter riscrivere le regole con elementi solidi di lealtà ed etica. Senza di ciò sarà impossibile intraprendere qualsiasi processo di miglioramento reale. Perché andrebbe a devastare comunque quella che è la coscienza delle persone. Come pensare di poter proteggere una società, dove gli stessi cittadini vengono giornalmente ingannati? Dobbiamo tornare ad un discorso, al di là del finanziario, che coinvolga di più l’altruismo e il sociale, perché solo così si può sperare di risvegliare chi ha paura persino di reagire. Non so se si possa parlare di demoralizzazione pubblica di fronte a tutto ciò di brutto che sembra irreversibile. Ma sicuramente nell’epoca dei lupi e degli squali, la gente ha perso persino la voglia di rischiare. Allora il cambiamento deve iniziare dall’alto, da coloro i quali hanno in mano un minimo di potere gestionale e decisionale. Perché anche tra questi ci sono dei cuori generosi e delle anime buone. La generosità di cui parlo però non è casuale, perché saranno proprio le nuove regole del mercato che la richiederanno. Non si può pensare di avere nella stessa azienda dipendenti in cassa integrazione e top manager che guadagnano milioni di euro. La redistribuzione delle risorse economiche non deve avvenire su principi politici estremisti, ma deve seguire una talentuosità valoriale che premi i migliori (ma quelli veri!), che privilegi la flessibilità, che incentivi la ricerca delle soluzioni, che aiuti la vision del futuro, che paghi l’eccellenza. Questa crisi globale sta dimostrando un’unica cosa. A prescindere dai mezzi economico-finanziari, le aziende che rimarranno in piedi saranno quelle che sono state capaci nel tempo di investire sulle persone, non prevalentemente sulle macchine. Perché gli uomini sono capaci di adeguarsi e di cambiare rispetto a nuove condizioni di business, mentre i macchinari continuano a produrre indipendentemente dall’andamento della domanda.
Ma cosa sono altruismo, generosità, condivisione se non valori antichi che devono ritrovare la giusta collocazione nella nostra società moderna? I falsi esempi di questi anni, i semidei che hanno guidato partiti, banche e aziende che cosa ci hanno lasciato? Alla lunga, sono riusciti non solo a rovinare l’economia, ma anche ad intaccare, di conseguenza, l’equilibrio interiore delle persone. Vi siete accorti di quanta fragilità stia correndo nel profondo della gente, aumentando il tormento di una sofferenza difficile da gestire? Depressioni, malattie psichiche, crisi di panico, anoressia, fobie, solitudine, uso di droga sono in crescita vertiginosa. Crisi non solo di soldi, ma anche di riferimenti interiori. Quindi il combattimento finalizzato a sé stesso serve a poco, ma se mirato è assolutamente necessario per riprenderci. Infatti per superare una simile sconfitta, è necessario costruire un cammino virtuoso che parta da un rinnovamento vero. Non solo nel lavoro bisogna saper gettare le cose sbagliate, eliminare i vizi, i difetti, la slealtà, la menzogna, l’inganno e lo sfruttamento. Sapendo affrontare anche coloro i quali ci hanno propinato esempi e strategie sbagliate.
Guai ad essere complici in questo momento! Significherebbe farsi spazzare inesorabilmente dalla crisi, senza nemmeno avere provato ad opporsi.
Prendiamo la famiglia. Ormai quella di una volta non esiste quasi più, sostituita com’è da quelle separate, allargate, multietniche, ammodernate. Se i ragazzi restano in casa lo fanno perché non trovano nel breve un’alternativa economicamente sostenibile. Vediamo il lavoro. Quello con cui si poteva andare in pensione non esiste quasi più. Perchè il posto fisso è diventato precario ed i contratti che duravano una vita oggi sono per lo più a termine. E che dire della scuola? Prima il titolo di studio era una corsia preferenziale per aprire nuove porte. Oggi abbiamo i giovani laureati che riempiono i call-centers, o che fanno i postini con la divisa arancione di una nota multinazionale. Per non parlare di sicurezza in città diventate crogiolo di razze padrone. Invece della meritocrazia culturale e valoriale oggi abbiamo le carriere a spinta e ad effetto, accompagnate dalla superficialità del bello vanesio, del ricco subito e del tutto facile. Insomma siamo in una società che si è evoluta all’apparenza, per poi implodere in una solitudine lontana dagli affetti profondi.
Su tutto questo è poi calata una crisi finanziaria che sta facendo vedere i suoi primi, durissimi effetti proprio in questo anno nuovo. Così nel mondo degli imbroglioni, gli imbrogliati cominciano ad avere paura. E quando i timori avanzano, iniziano le guerre anche tra poveri. Figuratevi poi quelle per il potere. Nel tempo del finto e falso, si è potuto costruire molto ed in fretta, perché gli errori sono stati coperti, l’informazione è stata edulcorata, il malaffare è stato dato in eredità ai consueti sodali, gli yes-men hanno trionfato. Dicono che questa è stata l’era della pace. Niente di più falso, perché è stata l’era dei grandissimi conflitti d’interesse in ogni parte del mondo, ma soprattutto in Italia. E sono guerre vere, dove i morti sono spesso molto più numerosi di quanto non si creda. Certo non assistiamo più al lancio delle bombe atomiche, ma anche quelle finanziarie i loro effetti li garantiscono comunque.
In pratica sono cambiate le regole del gioco, tanto che oggi per giocare negli affari bisogna saper anche imbrogliare, mentre la prudenza e la moderazione sono ormai state accantonate. Ma non va dimenticato che le persone quando soffrono tentano anche di difendersi. Spesso il primo impulso è quello di combattere usando la violenza, perché quando i duri lottano, neanche i deboli vogliono soccombere. Se si vedono i valori diventare scempio, i furbi ritagliarsi appositamente le leggi, gli arroganti sedere nei posti che contano, ecco che rancore e rabbia cominciano a montare in chi subisce e in chi non trova più soluzioni alle sue angosce. E allora la forza sembra essere l’unica strada per riuscire ad emergere, perchè in guerra non è importante chi ha ragione, ma chi rimane. Allora diamoci dentro con la lotta dura? Ma va là. L’essenza del combattimento è una sola: riuscire a superare ciò che ti ha sconfitto. Superare, non distruggere. E questa è la vera differenza. Anche se ammiro tutti quelli che lottano coraggiosamente, perché il loro posto non sarà mai con le anime timide e fredde che non conoscono né vittoria, né sconfitta, devo però dire che non può esistere lotta ammissibile che non si basi sui principi essenziali del bene. Perciò il vero combattimento contro questa crisi, non solo economica, ma soprattutto di valori, è poter riscrivere le regole con elementi solidi di lealtà ed etica. Senza di ciò sarà impossibile intraprendere qualsiasi processo di miglioramento reale. Perché andrebbe a devastare comunque quella che è la coscienza delle persone. Come pensare di poter proteggere una società, dove gli stessi cittadini vengono giornalmente ingannati? Dobbiamo tornare ad un discorso, al di là del finanziario, che coinvolga di più l’altruismo e il sociale, perché solo così si può sperare di risvegliare chi ha paura persino di reagire. Non so se si possa parlare di demoralizzazione pubblica di fronte a tutto ciò di brutto che sembra irreversibile. Ma sicuramente nell’epoca dei lupi e degli squali, la gente ha perso persino la voglia di rischiare. Allora il cambiamento deve iniziare dall’alto, da coloro i quali hanno in mano un minimo di potere gestionale e decisionale. Perché anche tra questi ci sono dei cuori generosi e delle anime buone. La generosità di cui parlo però non è casuale, perché saranno proprio le nuove regole del mercato che la richiederanno. Non si può pensare di avere nella stessa azienda dipendenti in cassa integrazione e top manager che guadagnano milioni di euro. La redistribuzione delle risorse economiche non deve avvenire su principi politici estremisti, ma deve seguire una talentuosità valoriale che premi i migliori (ma quelli veri!), che privilegi la flessibilità, che incentivi la ricerca delle soluzioni, che aiuti la vision del futuro, che paghi l’eccellenza. Questa crisi globale sta dimostrando un’unica cosa. A prescindere dai mezzi economico-finanziari, le aziende che rimarranno in piedi saranno quelle che sono state capaci nel tempo di investire sulle persone, non prevalentemente sulle macchine. Perché gli uomini sono capaci di adeguarsi e di cambiare rispetto a nuove condizioni di business, mentre i macchinari continuano a produrre indipendentemente dall’andamento della domanda.
Ma cosa sono altruismo, generosità, condivisione se non valori antichi che devono ritrovare la giusta collocazione nella nostra società moderna? I falsi esempi di questi anni, i semidei che hanno guidato partiti, banche e aziende che cosa ci hanno lasciato? Alla lunga, sono riusciti non solo a rovinare l’economia, ma anche ad intaccare, di conseguenza, l’equilibrio interiore delle persone. Vi siete accorti di quanta fragilità stia correndo nel profondo della gente, aumentando il tormento di una sofferenza difficile da gestire? Depressioni, malattie psichiche, crisi di panico, anoressia, fobie, solitudine, uso di droga sono in crescita vertiginosa. Crisi non solo di soldi, ma anche di riferimenti interiori. Quindi il combattimento finalizzato a sé stesso serve a poco, ma se mirato è assolutamente necessario per riprenderci. Infatti per superare una simile sconfitta, è necessario costruire un cammino virtuoso che parta da un rinnovamento vero. Non solo nel lavoro bisogna saper gettare le cose sbagliate, eliminare i vizi, i difetti, la slealtà, la menzogna, l’inganno e lo sfruttamento. Sapendo affrontare anche coloro i quali ci hanno propinato esempi e strategie sbagliate.
Guai ad essere complici in questo momento! Significherebbe farsi spazzare inesorabilmente dalla crisi, senza nemmeno avere provato ad opporsi.
Inviato 1 anno e 2 mesi fa , il 23 luglio 2009.
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