| 25 settembre 2009

Dalla notte dei tempi, da quando il primo umanoide cominciò ad evolversi, l’uomo si è sempre superato in un processo che prevedeva per le generazioni future un tenore di vita migliore rispetto a chi le aveva precedute. Basti pensare che l’aspettativa di vita media ai tempi degli antichi romani era di poco superiore ai 40 anni, per rendersi conto di cosa l’ingegno umano sia stato capace di fare in soli 2 millenni: dalle bighe trainate dai cavalli ai razzi super tecnologici guidati dai computers! Con il trascorrere dei secoli l’umanità ha anche sviluppato uno spiccato senso di competitiva dominazione sulla natura, sugli animali e sui propri simili. Prima alcune tribù dovevano combatterne altre per entrare in possesso di nuovi pascoli e di nuove zone di caccia, poi gli eserciti si sono affrontati per conquistare altri stati da sottomettere all’imperatore di turno, infine lo scontro si è spostato quasi interamente sui capitali e sulle economie finanziarie, dove il più ricco poteva diventare detentore di un potere quasi totale. Ma mentre negli scontri diretti, la maggior quantità di elementi da mettere in campo, o le armi migliori possedute, cioè la forza naturale, facevano soccombere l’avversario più debole, nella finanza la storia è molto diversa. Perché il capitale si basa sull’economia moderna, una scienza non esatta, che non si può prevedere e non può prevenire. Lo si può contare, è vero, ma spesse volte in questo ambito l’apparenza non corrisponde alla sostanza reale. E con leasing, mutui, obbligazioni, bond e warrant i conti non tornano mai. Infatti l’uomo verso la fine del secolo scorso (niente paura è solo una ventina di anni fa) si è inventato un qualcosa di così artificiale da doversi addirittura chiamare “finanza creativa”. Ha escogitato il modo di creare una ricchezza finta e pilotata che rendeva più ricchi gli speculatori, lasciando il rischio delle perdite a chi sperava di poter guadagnare qualcosa. Aziende, banche, governi, lobbisti hanno raccolto capitali enormi, con affari che stavano in piedi su meri castelli di carta. Quelli che erano nella stanza dei bottoni, revisori e banchieri inclusi, conoscevano tutto, ma la maggioranza della gente non sapeva dell’inganno. Nella notte della ragione un turbinio di mercati drogati e di consumi irreali ha così preso il sopravvento sulla logica del buon senso. Ora una crisi globale a cascata ha per il momento tagliato della metà (quando è andata bene) il valore delle società quotate in Borsa, ridotto di oltre il 40% il valore degli immobili in molte nazioni, fatto fallire banche importanti e messo le aziende in bilico di liquidità e di occupazione. Se il sistema dovesse davvero collassare, persino i rischi di una convivenza civile diventerebbero enormi.
Insomma voglio dire che l’uomo ha maldestramente trasformato la sua gestione del potere da un modo naturale, a un modo artificiale, dove la forza economica è stata ampliata in barba ad ogni regola ed a discapito di ogni etica. Questo processo generale ha così invertito il miglioramento di tutta la società comune. Perché chi si considera invincibile, fortissimo, autorizzato all’abuso, finalizza ogni azione all’accumulo della sua ricchezza personale, dimenticandosi del bene comune. E così per la prima volta in Italia, ma anche in molti altri paesi, i nostri figli hanno un’aspettativa di guadagno inferiore rispetto ai padri. Di conseguenza anche molte delle tutele al loro futuro rischiano di sparire completamente. In quest’ottica perversa lo sfruttamento non riguarda solo i mercati, ma si estende al pianeta tutto. L’uomo invincibile si è accanito persino sulla madre terra. Oggi il mondo occidentale sta consumando 5 volte le risorse disponibili e sta distruggendo buona parte dell’ambiente in cui vive. In nome del progresso prima e del guadagno poi, abbiamo freneticamente trivellato, tagliato, pescato, bruciato, scavato, emesso, scaricato, inquinato al di là di ogni limite tollerabile. Abbiamo devastato la natura pensandola al nostro servizio e abbiamo taciuto sugli effetti collaterali convinti di essere ancora una volta immortali. Così la terra ha subito l’ultima trasformazione epocale della specie: l’uomo dominante che sopravanza non è quello geneticamente più forte, ma quello socialmente più furbo, in grado di taroccare persino l’evidenza pur di arrivare al profitto fine a sé stesso. E dalla furbizia alla disonestà il passo è brevissimo.
E adesso che la maggioranza di noi si ritrova ad essere più povera, in un mondo quasi rovinato, cosa possiamo fare? Due cose: innanzitutto alzare la testa e poi cercare contestualmente di aprire la mente. Cioè semplicemente saper ascoltare l’intelligenza vera, che è l’unica nostra caratteristica sempre in progresso, in ogni situazione, dalla nascita dell’uomo primordiale in avanti. Quando si collegano le sinapsi la luce si può riaccendere, perché è proprio nei momenti più difficili che l’uomo tenta di rinchiudersi e si rifiuta di ragionare, delegando ad altri la ricerca di una possibile soluzione a tutti i problemi. Vi ricordate cosa successe nel mondo dopo la crisi di Wall Street del ’29? Nacquero le terribili dittature nazifasciste, perché il pensiero della gente si spense di fronte alla paura dell’incerto futuro economico. E fu facile a pochi prendere il sopravvento su popoli tanto sfiduciati. In quel periodo persino gli ebrei furono massacrati più per ricavarne un beneficio economico (pensate a cosa ancora oggi c’è nelle banche svizzere), che per effettivi problemi razziali.
Ecco che invece l’intelligenza aiuta ed insegna. Aiuta a non perdere la speranza, insegna a costruire, facendo semplicemente capire come cambiare in meglio.
Se ragioniamo, è intelligente accettare il malaffare solo per sperare di mangiare qualche briciola? E’ intelligente servire il potente anche con un lavoro sporco per guadagnare un centesimo in più. E’ intelligente farsi comprare per accedere alla stanza del comando da umile servo? E’ intelligente farsi governare dal meno peggio, in un paese crudele che vede il debole ai margini della società? E’ intelligente non aver voglia di ritrovare la strada di un benessere diffuso? E’ intelligente tacere sui soprusi, sulle nefandezze, sulle violenze solo per un quieto vivere generale che non è altro che l’antesignano del buio delle coscienze? E’ intelligente non stare più insieme per trovare nell’egoismo la panacea di tutti i mali? E’ intelligente nascondere l’intelligenza per sottometterla alla furbizia? E’ intelligente avere per essere?
Anche se in autunno inizia la stagione fredda, la speranza nell’intelligenza dell’uomo normale, naturale, riscalda comunque il futuro che verrà.

(pubblicato sui mensili Qui Bergamo e Qui Brescia nel novembre 2008)

Inviato 1 anno fa , il 25 settembre 2009.

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