| 16 ottobre 2009
Per il week end vi lascio come lettura il mio articolo pubblicato il mese scorso sui mensili Qui Bergamo e Qui Brescia (Edita Periodici srl).
Ieri è stata annunciata da Tremonti la nascita della Banca del Mezzogiorno ed ecco la mia esperienza di 7 anni di vita trascorsi al Sud.
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Più o meno 150 anni fa si faceva l’Italia. Fin da subito la cosa non risultò semplice, perché il Regno d’Italia, proclamato nel marzo del 1861, metteva insieme realtà storiche troppo eterogenee. Da subito sorse un problema: la cosiddetta “Questione Meridionale”, che aveva nel brigantaggio il suo culmine negativo.
Però non voglio parlarvi di storia passata, ma di quella contemporanea.
Avrete notato che il Sud è tornato su tutti i giornali, non solo per le mafie, ma anche per le cosiddette gabbie salariali: la proposta di stipendi più bassi dove il costo della vita è minore.
Ma andiamo per ordine.
Per quanto riguarda il moderno brigantaggio organizzato, in questi giorni destano stupore le rivelazioni del figlio Massimo dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, da sempre in odore di mafia. Parla di possibili accordi tra Stato e boss siciliani dopo le stragi del 1992. Non è un fatto nuovo, ma nelle deposizioni sono fioccati i nomi di molti politici che ancora siedono nei palazzi di Governo. Ci sarebbero anche delle lettere di allora tra Berlusconi e il capo dei capi Provenzano. Qualche smentita, molti “non ricordo” e su tutto è calato un silenzio mediatico generale. Ma si sa, parlare di certi argomenti è come toccare il cavo scoperto dell’alta tensione: più facile morire che ustionarsi.
Ho vissuto per quasi un decennio alla fine degli anni ’80 tra Roma e Napoli. Ero giovane ed iniziavo i miei primi passi nel mondo del lavoro. Sono stato in pratica un emigrante al contrario.
Del Sud ho solo ricordi positivi, di cui vi parlerò dopo, e tra questi anche la meraviglia di vedere come la vita costasse molto meno che da noi. Dal pane alla pasta, dall’acqua minerale alla carne, dagli accessori ai vestiti, come minimo c’era una differenza del 20-30% rispetto alla Lombardia. Ma è così anche oggi: con dei colleghi sono tornato in Molise nel luglio scorso ed abbiamo ben pranzato in quattro spendendo meno di 30 € in totale! Quindi non capisco il perché di tanto scandalo per la proposta delle gabbie salariali. Tra l’altro, visto che la famosa legge 64, che istituiva la Cassa per il Mezzogiorno (costata centinaia di miliardi di Lire di soldi pubblici), non ha portato un granché allo sviluppo delle industrie nel Meridione, stipendi più bassi potrebbero incentivare concreti investimenti da parte delle aziende del Nord. Inoltre si eviterebbero incontrollabili finanziamenti a fondo perduto, che spesso sfociano in frodi gigantesche ed in opere incompiute.
Insomma la questione meridionale tiene ancora banco dopo 150 anni. Perché il Sud in termini di voti pesa e pesa molto. E nonostante la Lega proclami la supremazia celtico-padana, tutti i Governi sanno di dover tener conto dell’elettorato che va alle urne da Roma in giù.
Come dicevo, vorrei chiudere questo pezzo con alcuni ricordi che la vita nel Meridione ha lasciato indelebili nella mia memoria. Innanzitutto il senso del rapporto umano. Ben lontano dalla scontrosa freddezza del Nord. Quando arrivai laggiù da giovane forestiero, in un afoso pomeriggio di fine agosto, trovai poco dopo gli sconosciuti vicini di casa con un vassoio di paste e con delle bibite fresche. Erano semplicemente venuti a presentarsi ed a porgermi il loro saluto. Così ho imparato che nel Sud aiutare un amico in difficoltà è un dovere, che un gesto di cortesia non si può mai rifiutare, che emarginarsi è un’offesa alla condivisione popolare. Nel Sud la gente fa comunella, va per strada, chiacchiera nelle piazze, insomma sta all’aperto non nel chiuso degli appartamenti. Salutarsi è un piacere. Il carattere gioviale di queste persone, baciate da un clima mite e senza nebbie, rende facile affrontare anche le difficoltà più dure. La terra è ancora coltivata con passione ed ogni giardino, per piccolo che sia, diventa un orto famigliare. Il concetto di genuinità, di “fatto in casa”, è sacro. Gli spaghetti in scatola sono sostituiti da quelli impastati a mano. Nei bar esiste ancora il rito del caffè pagato: quando un tizio è felice per una buona ventura, lascia alla cassa un caffè già pagato per chi verrà dopo di lui, chiunque esso sia. La furbizia viene insegnata come un’arte propositiva, per scacciare la fame atavica ed i disagi di una povertà millenaria. Nel Sud il canone RAI non lo paga quasi nessuno. All’epoca ci provai anch’io, ma alle Poste mi chiesero la cortesia di desistere: sarei stato l’unico di tutto il paese! A Napoli ho imparato a guidare in modo scaltro, una necessità per non essere travolto. Il rosso là è indicativo e ricordo ancora quando un vigile mi fermò per chiedermi se portavo le cinture per sfottere. La legge è fatta per essere parzialmente elusa, interpretata a proprio favore, perché lo Stato è lontano, colluso e non lo trovi mai al tuo fianco. Quando conosci una persona meridionale devi essere presentato a tutta la famiglia e, per non essere da meno, devi fare altrettanto. Così ho lavorato in una fabbrica dove, quando sono partito, ho visto piangere gli operai (spero non di gioia!) che erano venuti a salutarmi e che conoscevo per nome uno a uno. Le mie lacrime di tristezza le versai appena fuori dal cancello, perché così mi avevano insegnato qui al Nord.
Nel Mezzogiorno purtroppo c’è anche dell’altro, lo si sa, e non è tutto rose e fiori. Ma non voglio rovinare questi pensieri fatti della tanta amichevole umanità che ho potuto incontrare nel Sud Italia.
E dove una parte del mio cuore è rimasta per sempre.
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Ieri è stata annunciata da Tremonti la nascita della Banca del Mezzogiorno ed ecco la mia esperienza di 7 anni di vita trascorsi al Sud.
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Più o meno 150 anni fa si faceva l’Italia. Fin da subito la cosa non risultò semplice, perché il Regno d’Italia, proclamato nel marzo del 1861, metteva insieme realtà storiche troppo eterogenee. Da subito sorse un problema: la cosiddetta “Questione Meridionale”, che aveva nel brigantaggio il suo culmine negativo.
Però non voglio parlarvi di storia passata, ma di quella contemporanea.
Avrete notato che il Sud è tornato su tutti i giornali, non solo per le mafie, ma anche per le cosiddette gabbie salariali: la proposta di stipendi più bassi dove il costo della vita è minore.
Ma andiamo per ordine.
Per quanto riguarda il moderno brigantaggio organizzato, in questi giorni destano stupore le rivelazioni del figlio Massimo dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, da sempre in odore di mafia. Parla di possibili accordi tra Stato e boss siciliani dopo le stragi del 1992. Non è un fatto nuovo, ma nelle deposizioni sono fioccati i nomi di molti politici che ancora siedono nei palazzi di Governo. Ci sarebbero anche delle lettere di allora tra Berlusconi e il capo dei capi Provenzano. Qualche smentita, molti “non ricordo” e su tutto è calato un silenzio mediatico generale. Ma si sa, parlare di certi argomenti è come toccare il cavo scoperto dell’alta tensione: più facile morire che ustionarsi.
Ho vissuto per quasi un decennio alla fine degli anni ’80 tra Roma e Napoli. Ero giovane ed iniziavo i miei primi passi nel mondo del lavoro. Sono stato in pratica un emigrante al contrario.
Del Sud ho solo ricordi positivi, di cui vi parlerò dopo, e tra questi anche la meraviglia di vedere come la vita costasse molto meno che da noi. Dal pane alla pasta, dall’acqua minerale alla carne, dagli accessori ai vestiti, come minimo c’era una differenza del 20-30% rispetto alla Lombardia. Ma è così anche oggi: con dei colleghi sono tornato in Molise nel luglio scorso ed abbiamo ben pranzato in quattro spendendo meno di 30 € in totale! Quindi non capisco il perché di tanto scandalo per la proposta delle gabbie salariali. Tra l’altro, visto che la famosa legge 64, che istituiva la Cassa per il Mezzogiorno (costata centinaia di miliardi di Lire di soldi pubblici), non ha portato un granché allo sviluppo delle industrie nel Meridione, stipendi più bassi potrebbero incentivare concreti investimenti da parte delle aziende del Nord. Inoltre si eviterebbero incontrollabili finanziamenti a fondo perduto, che spesso sfociano in frodi gigantesche ed in opere incompiute.
Insomma la questione meridionale tiene ancora banco dopo 150 anni. Perché il Sud in termini di voti pesa e pesa molto. E nonostante la Lega proclami la supremazia celtico-padana, tutti i Governi sanno di dover tener conto dell’elettorato che va alle urne da Roma in giù.
Come dicevo, vorrei chiudere questo pezzo con alcuni ricordi che la vita nel Meridione ha lasciato indelebili nella mia memoria. Innanzitutto il senso del rapporto umano. Ben lontano dalla scontrosa freddezza del Nord. Quando arrivai laggiù da giovane forestiero, in un afoso pomeriggio di fine agosto, trovai poco dopo gli sconosciuti vicini di casa con un vassoio di paste e con delle bibite fresche. Erano semplicemente venuti a presentarsi ed a porgermi il loro saluto. Così ho imparato che nel Sud aiutare un amico in difficoltà è un dovere, che un gesto di cortesia non si può mai rifiutare, che emarginarsi è un’offesa alla condivisione popolare. Nel Sud la gente fa comunella, va per strada, chiacchiera nelle piazze, insomma sta all’aperto non nel chiuso degli appartamenti. Salutarsi è un piacere. Il carattere gioviale di queste persone, baciate da un clima mite e senza nebbie, rende facile affrontare anche le difficoltà più dure. La terra è ancora coltivata con passione ed ogni giardino, per piccolo che sia, diventa un orto famigliare. Il concetto di genuinità, di “fatto in casa”, è sacro. Gli spaghetti in scatola sono sostituiti da quelli impastati a mano. Nei bar esiste ancora il rito del caffè pagato: quando un tizio è felice per una buona ventura, lascia alla cassa un caffè già pagato per chi verrà dopo di lui, chiunque esso sia. La furbizia viene insegnata come un’arte propositiva, per scacciare la fame atavica ed i disagi di una povertà millenaria. Nel Sud il canone RAI non lo paga quasi nessuno. All’epoca ci provai anch’io, ma alle Poste mi chiesero la cortesia di desistere: sarei stato l’unico di tutto il paese! A Napoli ho imparato a guidare in modo scaltro, una necessità per non essere travolto. Il rosso là è indicativo e ricordo ancora quando un vigile mi fermò per chiedermi se portavo le cinture per sfottere. La legge è fatta per essere parzialmente elusa, interpretata a proprio favore, perché lo Stato è lontano, colluso e non lo trovi mai al tuo fianco. Quando conosci una persona meridionale devi essere presentato a tutta la famiglia e, per non essere da meno, devi fare altrettanto. Così ho lavorato in una fabbrica dove, quando sono partito, ho visto piangere gli operai (spero non di gioia!) che erano venuti a salutarmi e che conoscevo per nome uno a uno. Le mie lacrime di tristezza le versai appena fuori dal cancello, perché così mi avevano insegnato qui al Nord.
Nel Mezzogiorno purtroppo c’è anche dell’altro, lo si sa, e non è tutto rose e fiori. Ma non voglio rovinare questi pensieri fatti della tanta amichevole umanità che ho potuto incontrare nel Sud Italia.
E dove una parte del mio cuore è rimasta per sempre.
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Inviato 11 mesi e 6 giorni fa , il 16 ottobre 2009.
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