| 4 novembre 2009
Sull'Eco di Bergamo di oggi c'è un editoriale ("La moglie di Piero") del suo Direttore Ettore Ongis che mi ha particolarmente colpito.
Parla della moglie di Marrazzo e della meraviglia per un perdono quasi "divino" della moglie per cotanto marito, finito nella droga e nella prostituzione da tempo.
"E' la vendetta non il perdono, il sentimento dominante della nostra società", dice il Direttore che conclude così: "all'esistenza si riferiscono la giustizia, i media, gli apparati di partito, che faranno il loro mestiere ed esprimeranno i loro verdetti giuridicamente impietosi...come stanno ancor oggi facendo giornali e tv che sembrano rallegrarsi per aver finalmente trovato un mostro che non si può difendere".
Bene Egregio Direttore, mi scuserà se contestualmente mi sono ricordato come il suo giornale ha sbattuto in prima pagina cinque anni fa il sottoscritto, descrivendo assai duramente una fallita operazione commerciale in un'azienda privata bergamasca.
Allora non ci fu ritegno o rispetto nei miei confronti e fui trascinato, insieme alla mia famiglia, nel fango e nel disonore senza alcun diritto di replica. Con tutte le conseguenze che oggi lei ben descrive.
Per quali interessi? Lo dirà anche il processo di Brescia in cui sono stato costretto a denunciare il suo giornale. E di cui nessuno ha dato notizia.
Così come poca enfasi è stata data alle successive sentenze civili su quel caso e che mi hanno visto, al momento, avere ragione dai Magistrati.
Quindi Direttore, prendo atto con grande piacere della sua novella disponibilità e del suo garbo nel trattare mediaticamente la vita di certi personaggi pubblici.
E mi permetto di concludere ricordando che il perdono vero è di Dio, non degli uomini.
Per questo non ho potuto dimenticare.
Buon lavoro.
Parla della moglie di Marrazzo e della meraviglia per un perdono quasi "divino" della moglie per cotanto marito, finito nella droga e nella prostituzione da tempo.
"E' la vendetta non il perdono, il sentimento dominante della nostra società", dice il Direttore che conclude così: "all'esistenza si riferiscono la giustizia, i media, gli apparati di partito, che faranno il loro mestiere ed esprimeranno i loro verdetti giuridicamente impietosi...come stanno ancor oggi facendo giornali e tv che sembrano rallegrarsi per aver finalmente trovato un mostro che non si può difendere".
Bene Egregio Direttore, mi scuserà se contestualmente mi sono ricordato come il suo giornale ha sbattuto in prima pagina cinque anni fa il sottoscritto, descrivendo assai duramente una fallita operazione commerciale in un'azienda privata bergamasca.
Allora non ci fu ritegno o rispetto nei miei confronti e fui trascinato, insieme alla mia famiglia, nel fango e nel disonore senza alcun diritto di replica. Con tutte le conseguenze che oggi lei ben descrive.
Per quali interessi? Lo dirà anche il processo di Brescia in cui sono stato costretto a denunciare il suo giornale. E di cui nessuno ha dato notizia.
Così come poca enfasi è stata data alle successive sentenze civili su quel caso e che mi hanno visto, al momento, avere ragione dai Magistrati.
Quindi Direttore, prendo atto con grande piacere della sua novella disponibilità e del suo garbo nel trattare mediaticamente la vita di certi personaggi pubblici.
E mi permetto di concludere ricordando che il perdono vero è di Dio, non degli uomini.
Per questo non ho potuto dimenticare.
Buon lavoro.
Inviato 1 ora e 51 minuti fa , il 4 novembre 2009.
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Commenti:
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Re: LETTERA A ETTORE ONGIS
Come sempre due metri e due misure...
Spero che il tuo pezzo sia stato letto da chi di dovere.
Letto e meditato. Magari con più attenzione di quanta usata nello scrivere 5 anni fa.
2009/11/05 by tg • • Rispondi al commento
Spero che il tuo pezzo sia stato letto da chi di dovere.
Letto e meditato. Magari con più attenzione di quanta usata nello scrivere 5 anni fa.
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