| 5 novembre 2009

Morire sulla croce è un'agonia terribile.
Il decesso può sopraggiungere in poche ore, ma anche in qualche giorno.
Spasmi continui, dolori atroci, difficoltà di respirazione, aumento del battito cardiaco, contrazione dell'apparato muscolare, sono solo alcune delle complicazioni.
Per peggiorare questa tortura, i condannati venivano spesso flagellati, in modo che il legno provocasse la dilatazione delle piaghe sulla schiena ad ogni piccolo movimento.
Sulla croce, fino a duemila anni fa, ci finivano i malfattori, i ladri, gli omicidi, insomma la feccia della società. Restavano lì appesi come monito severo per tutta la gente.
Quando Gesù ci venne inchiodato sopra, barattato a furor di popolo con un criminale, la croce diventò invece un segno di religiosità.
La Corte di Strasburgo la vorrebbe ora eliminare dai luoghi pubblici italiani.
E io sono d'accordo, perchè la croce attaccata ad un muro non può essere trattata alla stregua di un oggetto di culto imposto per legge. Solo per mettere a posto la coscienza dei cristiani, che magari la lasciano lì persino coperta di polvere e ragnatele. Infatti sono davvero pochi quelli che le danno effettivamente il rispetto che si merita.
La religione è fatta anche di simboli, ma la ragione li deve trasformare in valori veri, altrimenti servono a poco.
Allora mi chiedo da chi sia onorato con sincerità un crocefisso messo in un'aula moderna? E quanti invece ci passino sotto con totale indifferenza.
Meglio invece esporlo spontaneamente dove può essere raggiunto da una preghiera sentita e fedele, evitando, come al solito, i falsi moralismi.
Inviato 10 mesi e 6 giorni fa , il 5 novembre 2009.

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Re: MESSO IN CROCE
A me invece dispiace non vedere più il crocefisso appeso.
Non fosse altro che per l'abitudine di incontrare un vecchio amico che magari frequento poco, ma che sempre so che esiste.
Nei miei ricordi scolastici, poi, quante volte ho alzato gli occhi verso quelle due braccia spalancate, sperando in un aiuto "divino" che, naturalmente mai arrivava.
E, con maggiore emozione, ricordo i tanti colloqui avuti con quel pezzo di legno durante la mia lunga degenza ospedaliera. Anche allora risposte dirette non ne ho avute, ma la mia fede mi aiuta a pensare che una buona parola per me deve averla detta dal momento che sono guarita.

2009/11/05 by topgun • • Rispondi al commento
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