| 10 novembre 2009

Sono cominciate le analisi volontarie per il test antidroga ai Parlamentari.
Numerosi sono stati i politici che hanno accettato di sottoporsi a questo controllo, che se fatto sul capello ha un senso, mentre sulle urine avrebbe uno spettro troppo breve nel tempo per fornire dati attendibili.
Ma tanti sono quelli che stanno sfuggendo a questa prova, già presentata a suo tempo come proposta di legge, ma che era stata subito bocciata dal Parlamento stesso (!).
Se ci pensate bene, il test servirebbe per garantire la coerenza di certe prese di posizioni degli Onorevoli, che pubblicamente si ergono a censori della morale, ma che dietro le quinte possono essere campioni di usi e abusi.
Oggi il diniego più bello è stato quello del capogruppo PdL alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che ha annunciato di non aderire all'iniziativa con una giustificazione spettacolare.
A suo parere "essa non è estranea alla spirale ossessiva di interesse per la vita privata di ogni appartenente alla classe politica".
Avete capito bene.
Il politico, uomo pubblico per eccellenza e soprattutto per scelta personale, difende il suo privato, anche quando questo ricadrebbe sulla sua morale e soprattutto sul suo operato.
Quindi l'Onorevole che si droga vorrebbe l'immunità, a prescindere.
Mentre il cittadino comune va dietro le sbarre per qualche spinello.
W l'Italia.
Inviato 19 ore e 17 minuti fa , il 10 novembre 2009.

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