| 10 febbraio 2010
L'ultimo week end è stato funestato dalle tragedie sulle montagne italiane.
A causa delle slavine 7 persone sono decedute, tra queste un giovane papà di Bergamo.
Riceviamo e pubblichiamo una lettera in suo ricordo.
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Ennesima vittima della montagna. Questa volta non il solito azzardato inesperto che rischia inutilmente la propria, e soprattutto quella degli altri, vita. Oggi ricordiamo un vero esperto, al quale però la propria conoscenza non è bastata per farlo tornare a casa.
Quando la passione è vera toglie il respiro. Niente e nessuno ti fa rinunciare a viverla fino all’estremo. Non si può spiegare: le parole non servono per capire se non si condivide la stessa emozione.
Quante volte abbiamo sentito queste affermazioni da coloro che amano la montagna, che hanno sudato sangue per raggiungere la meta, che hanno raccolto il corpo morente del compagno di scalata, che hanno asciugato le lacrime dei loro parenti e che non hanno rinunciato a sfide sempre più pericolose.
Dunque se non condividi non capisci. Non capisci e ti sembra di non saper neppure accettare il dolore di quei bambini che cresceranno senza un padre che tanto amavano e di cui tanto ancora necessitavano. Non capisci, ma nello stesso tempo non riesci a condannare. Una scelta d’amore, così mi piace pensare, è stata comunque fatta. Forse è in questo modo che Stefano voleva insegnare ai sui figli il valore della vita. Credere fino in fondo nei propri ideali, nelle proprie passioni, nella bellezza di quel creato che noi, distrattamente, troppo spesso neppure vediamo.
E’ con questa convinzione che mi piace lasciare queste poche righe. Non come un banale compianto, ma come un gaudente rimpianto di non saper condividere quelle passioni che ti spingono ad amare la vita più della vita.
Amare da morire.
E’ così che Stefano vivrà per sempre.
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A causa delle slavine 7 persone sono decedute, tra queste un giovane papà di Bergamo.
Riceviamo e pubblichiamo una lettera in suo ricordo.
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Ennesima vittima della montagna. Questa volta non il solito azzardato inesperto che rischia inutilmente la propria, e soprattutto quella degli altri, vita. Oggi ricordiamo un vero esperto, al quale però la propria conoscenza non è bastata per farlo tornare a casa.
Quando la passione è vera toglie il respiro. Niente e nessuno ti fa rinunciare a viverla fino all’estremo. Non si può spiegare: le parole non servono per capire se non si condivide la stessa emozione.
Quante volte abbiamo sentito queste affermazioni da coloro che amano la montagna, che hanno sudato sangue per raggiungere la meta, che hanno raccolto il corpo morente del compagno di scalata, che hanno asciugato le lacrime dei loro parenti e che non hanno rinunciato a sfide sempre più pericolose.
Dunque se non condividi non capisci. Non capisci e ti sembra di non saper neppure accettare il dolore di quei bambini che cresceranno senza un padre che tanto amavano e di cui tanto ancora necessitavano. Non capisci, ma nello stesso tempo non riesci a condannare. Una scelta d’amore, così mi piace pensare, è stata comunque fatta. Forse è in questo modo che Stefano voleva insegnare ai sui figli il valore della vita. Credere fino in fondo nei propri ideali, nelle proprie passioni, nella bellezza di quel creato che noi, distrattamente, troppo spesso neppure vediamo.
E’ con questa convinzione che mi piace lasciare queste poche righe. Non come un banale compianto, ma come un gaudente rimpianto di non saper condividere quelle passioni che ti spingono ad amare la vita più della vita.
Amare da morire.
E’ così che Stefano vivrà per sempre.
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Inviato 7 mesi e 1 giorno fa , il 10 febbraio 2010.
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