| 7 giugno 2010
Ieri il giovane Primo Ministro inglese Cameron ha dichiarato che il debito britannico, incrementato dalle manovre contro la crisi, è enorme e che in futuro serviranno sacrifici molto duri.
Anche l'Ungheria comincia a barcollare a causa della sua forte esposizione con i principali istituti bancari europei.
Di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo abbiamo già detto.
E in Italia?
La manovra fiscale da quasi 30 miliardi di euro la pagheranno sempre gli stessi, mentre lo Stato spendaccione non taglia le sue spese inutili.
Il Quirinale può godere di un budget che è 4 volte quello della Regina d'Inghilterra (a cui comunque il Parlamento inglese ha già chiesto di ridurre le spese). Lo stesso dicasi per Camera e Senato nostrani.
Le auto blu in Italia sono 600.000 (!!!) con i relativi autisti, 20 volte tanto quelle americane che hanno una popolazione sestupla della nostra.
L'energia elettrica da noi costa il 30% in più della media dei paesi europei e le imprese sono vessate da centinaia di norme che le ingessano pericolosamente.
Intanto i banchieri e i top managers si aumentano di nuovo benfits ed emolumenti nonostante il crollo in borsa dei loro titoli azionari, mentre gli Onorevoli non rinunciano ai privilegi da casta medioevale.
Ho sentito mille parole economiche in questo periodo, ma vediamo la sostanza.
I debiti si possono pagare solo se si producono utili. Senza crescita sostanziosa ciò non è possibile. Il nostro paese negli ultimi dieci anni ha avuto un aumento complessivo del PIL pari al 5% (meno dello 0,5% medio annuo), mentre l'Europa è cresciuta del 15%. Quindi è inutile vantarsi per i dati dell'ultimo trimestre 2010.
Tanto per avere un paragone e smentire un'affermazione politica recente, il debito tedesco è la metà del nostro, ma il suo prodotto interno è molto più grande di quello italiano. Allora senza crescita reale e importante, con un rapporto debito/PIL superiore al 100% (come quello italiano) si rischia nei prossimi anni il fallimento.
Quindi sacrifici, ma non per tutti?
In questo contesto arriva l'ennesima battuta calderoniana: tagliare gli stipendi dei calciatori.
Un pò come dare da bere una goccia d'acqua calda ad uno che sta morendo di sete.
Ma si sa, siamo alla vigilia dei mondiali. Ed il pallone è l'oppio dei popoli moderni.
Anche l'Ungheria comincia a barcollare a causa della sua forte esposizione con i principali istituti bancari europei.
Di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo abbiamo già detto.
E in Italia?
La manovra fiscale da quasi 30 miliardi di euro la pagheranno sempre gli stessi, mentre lo Stato spendaccione non taglia le sue spese inutili.
Il Quirinale può godere di un budget che è 4 volte quello della Regina d'Inghilterra (a cui comunque il Parlamento inglese ha già chiesto di ridurre le spese). Lo stesso dicasi per Camera e Senato nostrani.
Le auto blu in Italia sono 600.000 (!!!) con i relativi autisti, 20 volte tanto quelle americane che hanno una popolazione sestupla della nostra.
L'energia elettrica da noi costa il 30% in più della media dei paesi europei e le imprese sono vessate da centinaia di norme che le ingessano pericolosamente.
Intanto i banchieri e i top managers si aumentano di nuovo benfits ed emolumenti nonostante il crollo in borsa dei loro titoli azionari, mentre gli Onorevoli non rinunciano ai privilegi da casta medioevale.
Ho sentito mille parole economiche in questo periodo, ma vediamo la sostanza.
I debiti si possono pagare solo se si producono utili. Senza crescita sostanziosa ciò non è possibile. Il nostro paese negli ultimi dieci anni ha avuto un aumento complessivo del PIL pari al 5% (meno dello 0,5% medio annuo), mentre l'Europa è cresciuta del 15%. Quindi è inutile vantarsi per i dati dell'ultimo trimestre 2010.
Tanto per avere un paragone e smentire un'affermazione politica recente, il debito tedesco è la metà del nostro, ma il suo prodotto interno è molto più grande di quello italiano. Allora senza crescita reale e importante, con un rapporto debito/PIL superiore al 100% (come quello italiano) si rischia nei prossimi anni il fallimento.
Quindi sacrifici, ma non per tutti?
In questo contesto arriva l'ennesima battuta calderoniana: tagliare gli stipendi dei calciatori.
Un pò come dare da bere una goccia d'acqua calda ad uno che sta morendo di sete.
Ma si sa, siamo alla vigilia dei mondiali. Ed il pallone è l'oppio dei popoli moderni.
Inviato 3 mesi e 5 giorni fa , il 7 giugno 2010.
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