| 11 giugno 2010

Oggi molti organi di stampa sono listati a lutto per l'approvazione in Senato del DDL sulle intercettazioni.
Vista così sembra una legge che sia più di aiuto ai privilegi dei potenti che alla libertà dei cittadini.
Ecco perchè dà così fastidio.
Una cosa è certa: siamo arrivati a un livello di indecenza moralmente inaccettabile per chi finisce sotto processo.
La presunzione di innocenza non esiste più. Gli atti di indagine, che dovrebbero essere secretati, sono invece divulgati prima alla stampa che agli interessati. La riservatezza che deve precedere un'eventuale condanna è ormai una chimera. Le intercettazioni telefoniche, tra l'altro molto costose per il contribuente, sono diventate lo strumento principe dell'attività investigativa a discapito della ricerca di prove concrete. La vita privata dei cittadini viene così scempiata senza alcun diritto di replica.
Ma si poteva fare una legge, ad esempio, che responsabilizzasse maggiormente la discrezione dei Magistrati e delle Procure, piuttosto che mettere il bavaglio ai giornalisti.
Però ancora una volta sorge spontaneo un ragionevole dubbio.
Forse qualcuno preferisce far discutere sulla libertà di parola, piuttosto che tenere impegnate le menti su come si affronta concretamente la crisi economica.
Il popolo si agita, mentre il potere politico confabula nei meandri nascosti di una finanziaria che ogni giorno cambia i suoi contenuti.
Ma si sa, quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito.
Buona visone, dunque.
Inviato 3 mesi e 1 giorno fa , il 11 giugno 2010.

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