| 7 giugno 2010
Ieri il giovane Primo Ministro inglese Cameron ha dichiarato che il debito britannico, incrementato dalle manovre contro la crisi, è enorme e che in futuro serviranno sacrifici molto duri.
Anche l'Ungheria comincia a barcollare a causa della sua forte esposizione con i principali istituti bancari europei.
Di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo abbiamo già detto.
E in Italia?
La manovra fiscale da quasi 30 miliardi di euro la pagheranno sempre gli stessi, mentre lo Stato spendaccione non taglia le sue spese inutili.
Il Quirinale può godere di un budget che è 4 volte quello della Regina d'Inghilterra (a cui comunque il Parlamento inglese ha già chiesto di ridurre le spese). Lo stesso dicasi per Camera e Senato nostrani.
Le auto blu in Italia sono 600.000 (!!!) con i relativi autisti, 20 volte tanto quelle americane che hanno una popolazione sestupla della nostra.
L'energia elettrica da noi costa il 30% in più della media dei paesi europei e le imprese sono vessate da centinaia di norme che le ingessano pericolosamente.
Intanto i banchieri e i top managers si aumentano di nuovo benfits ed emolumenti nonostante il crollo in borsa dei loro titoli azionari, mentre gli Onorevoli non rinunciano ai privilegi da casta medioevale.
Ho sentito mille parole economiche in questo periodo, ma vediamo la sostanza.
I debiti si possono pagare solo se si producono utili. Senza crescita sostanziosa ciò non è possibile. Il nostro paese negli ultimi dieci anni ha avuto un aumento complessivo del PIL pari al 5% (meno dello 0,5% medio annuo), mentre l'Europa è cresciuta del 15%. Quindi è inutile vantarsi per i dati dell'ultimo trimestre 2010.
Tanto per avere un paragone e smentire un'affermazione politica recente, il debito tedesco è la metà del nostro, ma il suo prodotto interno è molto più grande di quello italiano. Allora senza crescita reale e importante, con un rapporto debito/PIL superiore al 100% (come quello italiano) si rischia nei prossimi anni il fallimento.
Quindi sacrifici, ma non per tutti?
In questo contesto arriva l'ennesima battuta calderoniana: tagliare gli stipendi dei calciatori.
Un pò come dare da bere una goccia d'acqua calda ad uno che sta morendo di sete.
Ma si sa, siamo alla vigilia dei mondiali. Ed il pallone è l'oppio dei popoli moderni.
Anche l'Ungheria comincia a barcollare a causa della sua forte esposizione con i principali istituti bancari europei.
Di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo abbiamo già detto.
E in Italia?
La manovra fiscale da quasi 30 miliardi di euro la pagheranno sempre gli stessi, mentre lo Stato spendaccione non taglia le sue spese inutili.
Il Quirinale può godere di un budget che è 4 volte quello della Regina d'Inghilterra (a cui comunque il Parlamento inglese ha già chiesto di ridurre le spese). Lo stesso dicasi per Camera e Senato nostrani.
Le auto blu in Italia sono 600.000 (!!!) con i relativi autisti, 20 volte tanto quelle americane che hanno una popolazione sestupla della nostra.
L'energia elettrica da noi costa il 30% in più della media dei paesi europei e le imprese sono vessate da centinaia di norme che le ingessano pericolosamente.
Intanto i banchieri e i top managers si aumentano di nuovo benfits ed emolumenti nonostante il crollo in borsa dei loro titoli azionari, mentre gli Onorevoli non rinunciano ai privilegi da casta medioevale.
Ho sentito mille parole economiche in questo periodo, ma vediamo la sostanza.
I debiti si possono pagare solo se si producono utili. Senza crescita sostanziosa ciò non è possibile. Il nostro paese negli ultimi dieci anni ha avuto un aumento complessivo del PIL pari al 5% (meno dello 0,5% medio annuo), mentre l'Europa è cresciuta del 15%. Quindi è inutile vantarsi per i dati dell'ultimo trimestre 2010.
Tanto per avere un paragone e smentire un'affermazione politica recente, il debito tedesco è la metà del nostro, ma il suo prodotto interno è molto più grande di quello italiano. Allora senza crescita reale e importante, con un rapporto debito/PIL superiore al 100% (come quello italiano) si rischia nei prossimi anni il fallimento.
Quindi sacrifici, ma non per tutti?
In questo contesto arriva l'ennesima battuta calderoniana: tagliare gli stipendi dei calciatori.
Un pò come dare da bere una goccia d'acqua calda ad uno che sta morendo di sete.
Ma si sa, siamo alla vigilia dei mondiali. Ed il pallone è l'oppio dei popoli moderni.
| 20 maggio 2010
Alla fine del 2009 il pensiero positivo a prescindere presupponeva di aver superato la crisi economica più dura del secolo.
A metà del 2010 ci accorgiamo che purtroppo non è così.
L'Europa, da sempre non troppo unita, si trova alle prese con alcuni bilanci statali che sono alla soglia del default.
Poi gli speculatori finanziari sono tornati e attaccano le Borse più deboli provocando perdite ingenti e facendo ribassare l'Euro (che però è manna per le nostre esportazioni).
Il Governo nostrano è dovuto correre ai ripari e l'ottimismo sta sciamando in fretta.
La nuova manovra finanziaria sarà di poco sotto i 30 miliardi di euro. Conterrà qualche iniziativa più psicologica che economica, come la sforbiciata agli stipendi dei parlamentari e dei top manager pubblici, e anche degli interventi di riduzione della spesa pubblica e degli sprechi (finalmente!).
Invece i sacrifici ci saranno per tutti, perchè Berlusconi dice che per il momento le tasse non potranno essere abbassate.
Non sono completamente d'accordo.
Affinchè la lotta all'evasione possa essere efficace, è necessario diminuire le aliquote (che sono tra le più alte in Europa) ed inasprire, dopo, le pene. Tasse sostanzialmente più basse farebbero aumentare fortemente il gettito globale.
Ma quando lo Stato diventa il maggior azionista fiscale delle imprese è difficile pretendere che non si ceda alla voglia di fregarlo.
Soprattutto se poi in cambio del 50% degli utili non si ricevono adeguati servizi pubblici.
E le infrastrutture restano da paese da terzo mondo.
A metà del 2010 ci accorgiamo che purtroppo non è così.
L'Europa, da sempre non troppo unita, si trova alle prese con alcuni bilanci statali che sono alla soglia del default.
Poi gli speculatori finanziari sono tornati e attaccano le Borse più deboli provocando perdite ingenti e facendo ribassare l'Euro (che però è manna per le nostre esportazioni).
Il Governo nostrano è dovuto correre ai ripari e l'ottimismo sta sciamando in fretta.
La nuova manovra finanziaria sarà di poco sotto i 30 miliardi di euro. Conterrà qualche iniziativa più psicologica che economica, come la sforbiciata agli stipendi dei parlamentari e dei top manager pubblici, e anche degli interventi di riduzione della spesa pubblica e degli sprechi (finalmente!).
Invece i sacrifici ci saranno per tutti, perchè Berlusconi dice che per il momento le tasse non potranno essere abbassate.
Non sono completamente d'accordo.
Affinchè la lotta all'evasione possa essere efficace, è necessario diminuire le aliquote (che sono tra le più alte in Europa) ed inasprire, dopo, le pene. Tasse sostanzialmente più basse farebbero aumentare fortemente il gettito globale.
Ma quando lo Stato diventa il maggior azionista fiscale delle imprese è difficile pretendere che non si ceda alla voglia di fregarlo.
Soprattutto se poi in cambio del 50% degli utili non si ricevono adeguati servizi pubblici.
E le infrastrutture restano da paese da terzo mondo.
| 29 gennaio 2010
La Fiat per anni è stato il timone dell'economia italiana. Gli Agnelli erano i veri sovrani della nostra nazione. I più potenti, i più influenti, i più importanti, i più temuti.
Lo Stato ha sempre coccolato questo impero ed i finanziamenti pubblici sono arrivati a pioggia per decenni. Si parla di decine di miliardi di euro, non di patatine, molto più di quelli che sono stati i denari apportati dalla stessa proprietà.
Ora Marchionne chiude in perdita il bilancio 2009, ma stacca comunque dividendi milionari agli azionisti.
Ma non è tutto.
Dopo aver portato a casa gli ennesimi contributi statali, senza i quali la Fiat sarebbe arrivata sull'orlo del fallimento, chiude uno stabilimento in Sicilia e mette in cassa integrazione a zero ore altri 30.000 lavoratori.
L'analisi economica sulla possibilità di produrre automobili in Italia dipende da una strategia a lungo termine e spetta alla Fiat (il cui 80% del fatturato è prodotto con auto di fascia bassa), ma deve essere chiara e rispettosa di ogni regola.
A priori, non a posteriori!
Perchè non si possono privatizzare gli utili e statalizzare le perdite per poi andarsene.
Questa dovrebbe essere la nuova e sana economia post crisi, da applicare a tutti. Fiat e banche comprese.
Lo Stato ha sempre coccolato questo impero ed i finanziamenti pubblici sono arrivati a pioggia per decenni. Si parla di decine di miliardi di euro, non di patatine, molto più di quelli che sono stati i denari apportati dalla stessa proprietà.
Ora Marchionne chiude in perdita il bilancio 2009, ma stacca comunque dividendi milionari agli azionisti.
Ma non è tutto.
Dopo aver portato a casa gli ennesimi contributi statali, senza i quali la Fiat sarebbe arrivata sull'orlo del fallimento, chiude uno stabilimento in Sicilia e mette in cassa integrazione a zero ore altri 30.000 lavoratori.
L'analisi economica sulla possibilità di produrre automobili in Italia dipende da una strategia a lungo termine e spetta alla Fiat (il cui 80% del fatturato è prodotto con auto di fascia bassa), ma deve essere chiara e rispettosa di ogni regola.
A priori, non a posteriori!
Perchè non si possono privatizzare gli utili e statalizzare le perdite per poi andarsene.
Questa dovrebbe essere la nuova e sana economia post crisi, da applicare a tutti. Fiat e banche comprese.
| 11 gennaio 2010
E siamo arrivati al 2010.
Più invecchio e più mi accorgo di come gli anni, dopo una certa età, fuggano via rapidi come il vento.
Ti giri ed in un attimo il tempo è passato.
Ha trascinato via i problemi, ma certe volte anche le speranze.
Sarà un anno duro pure questo. La crisi pesa e la disoccupazione cresce a due cifre in tutta l'area Euro (10%).
Visto il calo dei consumi, l'inflazione è rimasta bassa, ma col primo di gennaio sono arrivati come fulmini degli inaspettati aumenti.
Autostrade, la luce, acqua, gas, l'immancabile benzina, persino i giornali (+20%) hanno fatto lievitare i prezzi.
Cosa fare?
Il Governo ha annunciato un calo delle tasse con la semplificazione in due aliquote. Una scelta forte, ma di sicuro effetto positivo per la ripresa.
Ma poi oggi ha fatto retromarcia, dicendo che i conti pubblici per tutto il 2010 non lo consentiranno.
Sarà come l'IRAP? Sempre sull'orlo di essere abolita, ma mai soppressa.
Probabile, ma la speranza è l'ultima a morire.
E il tempo scorre veloce.
Più invecchio e più mi accorgo di come gli anni, dopo una certa età, fuggano via rapidi come il vento.
Ti giri ed in un attimo il tempo è passato.
Ha trascinato via i problemi, ma certe volte anche le speranze.
Sarà un anno duro pure questo. La crisi pesa e la disoccupazione cresce a due cifre in tutta l'area Euro (10%).
Visto il calo dei consumi, l'inflazione è rimasta bassa, ma col primo di gennaio sono arrivati come fulmini degli inaspettati aumenti.
Autostrade, la luce, acqua, gas, l'immancabile benzina, persino i giornali (+20%) hanno fatto lievitare i prezzi.
Cosa fare?
Il Governo ha annunciato un calo delle tasse con la semplificazione in due aliquote. Una scelta forte, ma di sicuro effetto positivo per la ripresa.
Ma poi oggi ha fatto retromarcia, dicendo che i conti pubblici per tutto il 2010 non lo consentiranno.
Sarà come l'IRAP? Sempre sull'orlo di essere abolita, ma mai soppressa.
Probabile, ma la speranza è l'ultima a morire.
E il tempo scorre veloce.
| 9 dicembre 2009
La crisi purtroppo colpisce ancora duramente e la difficoltà finanziaria di un intero Stato come la Grecia è lì a dimostrarlo.
Ma la recessione è mondiale e la bolla scoppiata persino nel ricchissimo emirato del Dubai, la nuova mecca anche per tanti industrialotti italiani, lo ribadisce ancora una volta.
Salvati alcuni colossi bancari e le industrie più grandi, il Presidente degli Stati Uniti si è affrettato a ribadire proprio in questi giorni che il vero allarme ora è la disoccupazione.
Nessuna economia può stare a galla se il sistema alla base non produce reddito, cioè se non c'è occupazione vera. Sono i grandi numeri a fare il mercato e Obama lo sa.
Ma anche da noi non sono rose e fiori. Secondo l'ISTAT un terzo della famiglie italiane faticano ad arrivare a fine mese e quando si perde il lavoro la situazione diventa davvero drammatica.
Difficile trovare una soluzione immediata per molti.
Allora, se me lo permettete, rendo disponibile la casella di posta elettronica di questo blog: segnalazioni@fuochidipaglia.it perchè tutti coloro che cercano un'occupazione possano inviarmi un curriculum (con l'autorizzazione al trattamento dei dati personali secondo la legge sulla privacy).
Lo inoltrerò a delle agenzie di lavoro che conosco bene nella speranza di potermi rendere utile in tempi veloci.
Ma la recessione è mondiale e la bolla scoppiata persino nel ricchissimo emirato del Dubai, la nuova mecca anche per tanti industrialotti italiani, lo ribadisce ancora una volta.
Salvati alcuni colossi bancari e le industrie più grandi, il Presidente degli Stati Uniti si è affrettato a ribadire proprio in questi giorni che il vero allarme ora è la disoccupazione.
Nessuna economia può stare a galla se il sistema alla base non produce reddito, cioè se non c'è occupazione vera. Sono i grandi numeri a fare il mercato e Obama lo sa.
Ma anche da noi non sono rose e fiori. Secondo l'ISTAT un terzo della famiglie italiane faticano ad arrivare a fine mese e quando si perde il lavoro la situazione diventa davvero drammatica.
Difficile trovare una soluzione immediata per molti.
Allora, se me lo permettete, rendo disponibile la casella di posta elettronica di questo blog: segnalazioni@fuochidipaglia.it perchè tutti coloro che cercano un'occupazione possano inviarmi un curriculum (con l'autorizzazione al trattamento dei dati personali secondo la legge sulla privacy).
Lo inoltrerò a delle agenzie di lavoro che conosco bene nella speranza di potermi rendere utile in tempi veloci.
| 11 novembre 2009
L'Italia è arretrata in molti settori, ma in taluni è addirittura all'età della pietra.
Uno di questi è la cosiddetta "banda larga", internet veloce tanto per capirci, dove da anni esisteva un grande progetto per passare dagli attuali 2 megabit ai possibili 20.
Pensate che il 12% degli italiani non ha neppure i primi e il 39% non usufruisce ancora dei 20 megabit. Uno dei dati peggiori in Europa e più preoccupanti per il nostro futuro telematico. Perchè la diffusione della banda larga è considerata universalmente un fattore importantissimo di crescita economica e occupazionale di un Paese.
Ora questo è diventato un argomento di tipo politico, in quanto i 1.200 milioni di euro (poi ridotti a 800), previsti entro il 2012 su tal tipo di investimento, non ci sono più.
Una velocità minima di connessione è un requisito tecnico indispensabile per la diffusione di alcuni servizi quali: telelavoro, telemedicina, IPTV, teleconferenza, videochiamata, l'avvio di un'attività a distanza in una qualunque sede di lavoro che richieda un'interazione via Internet con l'esterno, e-commerce, e-business, comunicazione personale. E via dicendo.
Basterebbero quindi 800 milioni di euro (e non di solite chiacchiere) per dare una concreta accelerazione alla ripresa con migliaia di nuovi posti di lavoro.
Invece niente. Perchè?
Forse qualcuno, che opera con le vecchie tecnologie informative, preferisce lasciare un internet muto, per dare più voce magari alla tv.
Uno di questi è la cosiddetta "banda larga", internet veloce tanto per capirci, dove da anni esisteva un grande progetto per passare dagli attuali 2 megabit ai possibili 20.
Pensate che il 12% degli italiani non ha neppure i primi e il 39% non usufruisce ancora dei 20 megabit. Uno dei dati peggiori in Europa e più preoccupanti per il nostro futuro telematico. Perchè la diffusione della banda larga è considerata universalmente un fattore importantissimo di crescita economica e occupazionale di un Paese.
Ora questo è diventato un argomento di tipo politico, in quanto i 1.200 milioni di euro (poi ridotti a 800), previsti entro il 2012 su tal tipo di investimento, non ci sono più.
Una velocità minima di connessione è un requisito tecnico indispensabile per la diffusione di alcuni servizi quali: telelavoro, telemedicina, IPTV, teleconferenza, videochiamata, l'avvio di un'attività a distanza in una qualunque sede di lavoro che richieda un'interazione via Internet con l'esterno, e-commerce, e-business, comunicazione personale. E via dicendo.
Basterebbero quindi 800 milioni di euro (e non di solite chiacchiere) per dare una concreta accelerazione alla ripresa con migliaia di nuovi posti di lavoro.
Invece niente. Perchè?
Forse qualcuno, che opera con le vecchie tecnologie informative, preferisce lasciare un internet muto, per dare più voce magari alla tv.
| 29 settembre 2009
L'Inps ha fornito alcuni dati salienti relativi alla disoccupazione italiana.
E' una conferma della profonda crisi economica che ancora attanaglia il nostro paese.
Le domande di disoccupazione sono aumentate di oltre il 50% rispetto ad un anno fa e le ore di cassa integrazione presentano addirittura un + 409% per l'ordinaria e un + 87% per la straordinaria.
Tra l'altro l'anno prossimo le pensioni di anzianità subiranno un incremento del 49% annuo.
L'Inps per il momento ha i conti in regola e dovrebbe far fronte a questi ammortizzatori sociali per il prossimo periodo. Ma dopo?
Insomma un autunno caldo, mentre le imprese continuano a soffrire. Solo a Bergamo ieri abbiamo perso più di mille posti di lavoro.
Soluzioni? Poche e non a breve termine.
Tra queste il credito alle aziende, che dovrebbe essere allargato e agevolato in tempi brevi. Ma proprio ieri il Presidente della Banca Centrale Europea ha previsto proprio il contrario.
Insomma c'è chi si chiude a riccio, dopo aver fatto il grande pasticcio.
Con tanti ringraziamenti da parte degli usurai.
E' una conferma della profonda crisi economica che ancora attanaglia il nostro paese.
Le domande di disoccupazione sono aumentate di oltre il 50% rispetto ad un anno fa e le ore di cassa integrazione presentano addirittura un + 409% per l'ordinaria e un + 87% per la straordinaria.
Tra l'altro l'anno prossimo le pensioni di anzianità subiranno un incremento del 49% annuo.
L'Inps per il momento ha i conti in regola e dovrebbe far fronte a questi ammortizzatori sociali per il prossimo periodo. Ma dopo?
Insomma un autunno caldo, mentre le imprese continuano a soffrire. Solo a Bergamo ieri abbiamo perso più di mille posti di lavoro.
Soluzioni? Poche e non a breve termine.
Tra queste il credito alle aziende, che dovrebbe essere allargato e agevolato in tempi brevi. Ma proprio ieri il Presidente della Banca Centrale Europea ha previsto proprio il contrario.
Insomma c'è chi si chiude a riccio, dopo aver fatto il grande pasticcio.
Con tanti ringraziamenti da parte degli usurai.
| 25 settembre 2009
Dalla notte dei tempi, da quando il primo umanoide cominciò ad evolversi, l’uomo si è sempre superato in un processo che prevedeva per le generazioni future un tenore di vita migliore rispetto a chi le aveva precedute. Basti pensare che l’aspettativa di vita media ai tempi degli antichi romani era di poco superiore ai 40 anni, per rendersi conto di cosa l’ingegno umano sia stato capace di fare in soli 2 millenni: dalle bighe trainate dai cavalli ai razzi super tecnologici guidati dai computers! Con il trascorrere dei secoli l’umanità ha anche sviluppato uno spiccato senso di competitiva dominazione sulla natura, sugli animali e sui propri simili. Prima alcune tribù dovevano combatterne altre per entrare in possesso di nuovi pascoli e di nuove zone di caccia, poi gli eserciti si sono affrontati per conquistare altri stati da sottomettere all’imperatore di turno, infine lo scontro si è spostato quasi interamente sui capitali e sulle economie finanziarie, dove il più ricco poteva diventare detentore di un potere quasi totale. Ma mentre negli scontri diretti, la maggior quantità di elementi da mettere in campo, o le armi migliori possedute, cioè la forza naturale, facevano soccombere l’avversario più debole, nella finanza la storia è molto diversa. Perché il capitale si basa sull’economia moderna, una scienza non esatta, che non si può prevedere e non può prevenire. Lo si può contare, è vero, ma spesse volte in questo ambito l’apparenza non corrisponde alla sostanza reale. E con leasing, mutui, obbligazioni, bond e warrant i conti non tornano mai. Infatti l’uomo verso la fine del secolo scorso (niente paura è solo una ventina di anni fa) si è inventato un qualcosa di così artificiale da doversi addirittura chiamare “finanza creativa”. Ha escogitato il modo di creare una ricchezza finta e pilotata che rendeva più ricchi gli speculatori, lasciando il rischio delle perdite a chi sperava di poter guadagnare qualcosa. Aziende, banche, governi, lobbisti hanno raccolto capitali enormi, con affari che stavano in piedi su meri castelli di carta. Quelli che erano nella stanza dei bottoni, revisori e banchieri inclusi, conoscevano tutto, ma la maggioranza della gente non sapeva dell’inganno. Nella notte della ragione un turbinio di mercati drogati e di consumi irreali ha così preso il sopravvento sulla logica del buon senso. Ora una crisi globale a cascata ha per il momento tagliato della metà (quando è andata bene) il valore delle società quotate in Borsa, ridotto di oltre il 40% il valore degli immobili in molte nazioni, fatto fallire banche importanti e messo le aziende in bilico di liquidità e di occupazione. Se il sistema dovesse davvero collassare, persino i rischi di una convivenza civile diventerebbero enormi.
Insomma voglio dire che l’uomo ha maldestramente trasformato la sua gestione del potere da un modo naturale, a un modo artificiale, dove la forza economica è stata ampliata in barba ad ogni regola ed a discapito di ogni etica. Questo processo generale ha così invertito il miglioramento di tutta la società comune. Perché chi si considera invincibile, fortissimo, autorizzato all’abuso, finalizza ogni azione all’accumulo della sua ricchezza personale, dimenticandosi del bene comune. E così per la prima volta in Italia, ma anche in molti altri paesi, i nostri figli hanno un’aspettativa di guadagno inferiore rispetto ai padri. Di conseguenza anche molte delle tutele al loro futuro rischiano di sparire completamente. In quest’ottica perversa lo sfruttamento non riguarda solo i mercati, ma si estende al pianeta tutto. L’uomo invincibile si è accanito persino sulla madre terra. Oggi il mondo occidentale sta consumando 5 volte le risorse disponibili e sta distruggendo buona parte dell’ambiente in cui vive. In nome del progresso prima e del guadagno poi, abbiamo freneticamente trivellato, tagliato, pescato, bruciato, scavato, emesso, scaricato, inquinato al di là di ogni limite tollerabile. Abbiamo devastato la natura pensandola al nostro servizio e abbiamo taciuto sugli effetti collaterali convinti di essere ancora una volta immortali. Così la terra ha subito l’ultima trasformazione epocale della specie: l’uomo dominante che sopravanza non è quello geneticamente più forte, ma quello socialmente più furbo, in grado di taroccare persino l’evidenza pur di arrivare al profitto fine a sé stesso. E dalla furbizia alla disonestà il passo è brevissimo.
E adesso che la maggioranza di noi si ritrova ad essere più povera, in un mondo quasi rovinato, cosa possiamo fare? Due cose: innanzitutto alzare la testa e poi cercare contestualmente di aprire la mente. Cioè semplicemente saper ascoltare l’intelligenza vera, che è l’unica nostra caratteristica sempre in progresso, in ogni situazione, dalla nascita dell’uomo primordiale in avanti. Quando si collegano le sinapsi la luce si può riaccendere, perché è proprio nei momenti più difficili che l’uomo tenta di rinchiudersi e si rifiuta di ragionare, delegando ad altri la ricerca di una possibile soluzione a tutti i problemi. Vi ricordate cosa successe nel mondo dopo la crisi di Wall Street del ’29? Nacquero le terribili dittature nazifasciste, perché il pensiero della gente si spense di fronte alla paura dell’incerto futuro economico. E fu facile a pochi prendere il sopravvento su popoli tanto sfiduciati. In quel periodo persino gli ebrei furono massacrati più per ricavarne un beneficio economico (pensate a cosa ancora oggi c’è nelle banche svizzere), che per effettivi problemi razziali.
Ecco che invece l’intelligenza aiuta ed insegna. Aiuta a non perdere la speranza, insegna a costruire, facendo semplicemente capire come cambiare in meglio.
Se ragioniamo, è intelligente accettare il malaffare solo per sperare di mangiare qualche briciola? E’ intelligente servire il potente anche con un lavoro sporco per guadagnare un centesimo in più. E’ intelligente farsi comprare per accedere alla stanza del comando da umile servo? E’ intelligente farsi governare dal meno peggio, in un paese crudele che vede il debole ai margini della società? E’ intelligente non aver voglia di ritrovare la strada di un benessere diffuso? E’ intelligente tacere sui soprusi, sulle nefandezze, sulle violenze solo per un quieto vivere generale che non è altro che l’antesignano del buio delle coscienze? E’ intelligente non stare più insieme per trovare nell’egoismo la panacea di tutti i mali? E’ intelligente nascondere l’intelligenza per sottometterla alla furbizia? E’ intelligente avere per essere?
Anche se in autunno inizia la stagione fredda, la speranza nell’intelligenza dell’uomo normale, naturale, riscalda comunque il futuro che verrà.
(pubblicato sui mensili Qui Bergamo e Qui Brescia nel novembre 2008)
Insomma voglio dire che l’uomo ha maldestramente trasformato la sua gestione del potere da un modo naturale, a un modo artificiale, dove la forza economica è stata ampliata in barba ad ogni regola ed a discapito di ogni etica. Questo processo generale ha così invertito il miglioramento di tutta la società comune. Perché chi si considera invincibile, fortissimo, autorizzato all’abuso, finalizza ogni azione all’accumulo della sua ricchezza personale, dimenticandosi del bene comune. E così per la prima volta in Italia, ma anche in molti altri paesi, i nostri figli hanno un’aspettativa di guadagno inferiore rispetto ai padri. Di conseguenza anche molte delle tutele al loro futuro rischiano di sparire completamente. In quest’ottica perversa lo sfruttamento non riguarda solo i mercati, ma si estende al pianeta tutto. L’uomo invincibile si è accanito persino sulla madre terra. Oggi il mondo occidentale sta consumando 5 volte le risorse disponibili e sta distruggendo buona parte dell’ambiente in cui vive. In nome del progresso prima e del guadagno poi, abbiamo freneticamente trivellato, tagliato, pescato, bruciato, scavato, emesso, scaricato, inquinato al di là di ogni limite tollerabile. Abbiamo devastato la natura pensandola al nostro servizio e abbiamo taciuto sugli effetti collaterali convinti di essere ancora una volta immortali. Così la terra ha subito l’ultima trasformazione epocale della specie: l’uomo dominante che sopravanza non è quello geneticamente più forte, ma quello socialmente più furbo, in grado di taroccare persino l’evidenza pur di arrivare al profitto fine a sé stesso. E dalla furbizia alla disonestà il passo è brevissimo.
E adesso che la maggioranza di noi si ritrova ad essere più povera, in un mondo quasi rovinato, cosa possiamo fare? Due cose: innanzitutto alzare la testa e poi cercare contestualmente di aprire la mente. Cioè semplicemente saper ascoltare l’intelligenza vera, che è l’unica nostra caratteristica sempre in progresso, in ogni situazione, dalla nascita dell’uomo primordiale in avanti. Quando si collegano le sinapsi la luce si può riaccendere, perché è proprio nei momenti più difficili che l’uomo tenta di rinchiudersi e si rifiuta di ragionare, delegando ad altri la ricerca di una possibile soluzione a tutti i problemi. Vi ricordate cosa successe nel mondo dopo la crisi di Wall Street del ’29? Nacquero le terribili dittature nazifasciste, perché il pensiero della gente si spense di fronte alla paura dell’incerto futuro economico. E fu facile a pochi prendere il sopravvento su popoli tanto sfiduciati. In quel periodo persino gli ebrei furono massacrati più per ricavarne un beneficio economico (pensate a cosa ancora oggi c’è nelle banche svizzere), che per effettivi problemi razziali.
Ecco che invece l’intelligenza aiuta ed insegna. Aiuta a non perdere la speranza, insegna a costruire, facendo semplicemente capire come cambiare in meglio.
Se ragioniamo, è intelligente accettare il malaffare solo per sperare di mangiare qualche briciola? E’ intelligente servire il potente anche con un lavoro sporco per guadagnare un centesimo in più. E’ intelligente farsi comprare per accedere alla stanza del comando da umile servo? E’ intelligente farsi governare dal meno peggio, in un paese crudele che vede il debole ai margini della società? E’ intelligente non aver voglia di ritrovare la strada di un benessere diffuso? E’ intelligente tacere sui soprusi, sulle nefandezze, sulle violenze solo per un quieto vivere generale che non è altro che l’antesignano del buio delle coscienze? E’ intelligente non stare più insieme per trovare nell’egoismo la panacea di tutti i mali? E’ intelligente nascondere l’intelligenza per sottometterla alla furbizia? E’ intelligente avere per essere?
Anche se in autunno inizia la stagione fredda, la speranza nell’intelligenza dell’uomo normale, naturale, riscalda comunque il futuro che verrà.
(pubblicato sui mensili Qui Bergamo e Qui Brescia nel novembre 2008)
| 23 settembre 2009
Ieri è stata presentata la nuova finanziaria, una manovrina light, tanto indolore quanto poco efficace.
Le aziende si preparano ad un autunno caldo con gli ordini che stentano a riprendere (nella provincia orobica il fatturato 2008 nel tessile è crollato del 77%).
Non c'è da meravigliarsi, perchè il potenziale produttivo installato in Italia oggi decuplica la potenziale domanda. Quindi il ricorso agli ammortizzatori sociali è una ciambella di salvataggio a cui si aggrappano sempre più imprese. Ma quando dureranno questi fondi pubblici? E quante decine di miliardi di euro ci costeranno?
I dati sulla disoccupazione sono preoccupanti e qualcuno la stima per il 2010 intorno al 10%, un record negativo.
I Comuni sono senza fondi e stanno facendo slittare i pagamenti per far quadrare i bilanci (solo a Bergamo si parla di un ritardo di pagamenti per 16 milioni di euro).
Questi sono i chiari di luna economici che abbiamo davanti.
Ciò non significa che non ci siano soluzioni al problema e la riduzione delle tasse potrebbe essere una di queste.
La faranno?
Le aziende si preparano ad un autunno caldo con gli ordini che stentano a riprendere (nella provincia orobica il fatturato 2008 nel tessile è crollato del 77%).
Non c'è da meravigliarsi, perchè il potenziale produttivo installato in Italia oggi decuplica la potenziale domanda. Quindi il ricorso agli ammortizzatori sociali è una ciambella di salvataggio a cui si aggrappano sempre più imprese. Ma quando dureranno questi fondi pubblici? E quante decine di miliardi di euro ci costeranno?
I dati sulla disoccupazione sono preoccupanti e qualcuno la stima per il 2010 intorno al 10%, un record negativo.
I Comuni sono senza fondi e stanno facendo slittare i pagamenti per far quadrare i bilanci (solo a Bergamo si parla di un ritardo di pagamenti per 16 milioni di euro).
Questi sono i chiari di luna economici che abbiamo davanti.
Ciò non significa che non ci siano soluzioni al problema e la riduzione delle tasse potrebbe essere una di queste.
La faranno?
| 7 settembre 2009
Sono usciti i bilanci semestrali delle principali banche italiane: gli utili fioccano al di là delle migliori aspettative.
Intesa San Paolo chiude i primi 6 mesi con 1,5 miliardi di utili (!), Unicredit con quasi 1 miliardo, Mps con 300 milioni.
Anche all'estero sorridono: Bank of America dichiara 5,2 miliardi, City 4,2 miliardi, Goldman Sachs e JP Morgan superano i 3,5 miliardi di utili.
Insomma in meno di un anno chi non è fallito è risorto alla grande.
Ma per le piccole imprese, gli artigiani e i commercianti la musica è un altra. Perchè le concessioni da parte del sistema bancario di nuovi prestiti e finanziamenti si sono in pratica azzerate. Cioè le banche non fanno più le banche, pur gestendo denaro non loro.
Per le poche pratiche che vanno a buon fine poi gli interessi sono vicini al limite dell'usura: ho notizie di tassi applicati vicino al 9%, quando il costo ufficiale del denaro è ben al di sotto dell'1%.
Così in ginocchio ci vanno i soliti noti, mentre i top managers degli istituti di credito si crogiolano con i loro stipendi milionari a rischio zero.
Senza contare i super bonus, a cui quasi nessuno di questi signori ha voluto rinunciare.
E allora non lamentiamoci se la ripresa reale tarderà ad arrivare.
Intesa San Paolo chiude i primi 6 mesi con 1,5 miliardi di utili (!), Unicredit con quasi 1 miliardo, Mps con 300 milioni.
Anche all'estero sorridono: Bank of America dichiara 5,2 miliardi, City 4,2 miliardi, Goldman Sachs e JP Morgan superano i 3,5 miliardi di utili.
Insomma in meno di un anno chi non è fallito è risorto alla grande.
Ma per le piccole imprese, gli artigiani e i commercianti la musica è un altra. Perchè le concessioni da parte del sistema bancario di nuovi prestiti e finanziamenti si sono in pratica azzerate. Cioè le banche non fanno più le banche, pur gestendo denaro non loro.
Per le poche pratiche che vanno a buon fine poi gli interessi sono vicini al limite dell'usura: ho notizie di tassi applicati vicino al 9%, quando il costo ufficiale del denaro è ben al di sotto dell'1%.
Così in ginocchio ci vanno i soliti noti, mentre i top managers degli istituti di credito si crogiolano con i loro stipendi milionari a rischio zero.
Senza contare i super bonus, a cui quasi nessuno di questi signori ha voluto rinunciare.
E allora non lamentiamoci se la ripresa reale tarderà ad arrivare.
