| 5 luglio 2018

Il nuovo governo è in carica da solo un mese e non ho mai sentito, da parte di tutti i tromboni di sinistra cultura, attaccare così violentemente i suoi esponenti.
Salvini ormai sembra Lucifero: è razzista, guerrafondaio, ladro, malavitoso, scarica-letame, superbo, nazista, pluriomicida, fascista, ammazza-bambini, mantenuto, incompetente, ma potrei continuare all'infinito.
I noti personaggi dell'establishment rossa, tipo Saviano, Vauro, Strada, Toscani, Scalfari, Gruber, Furio Colombo, ormai non perdono occasione per offendere letteralmente il neo Ministro e le sue recenti azioni.
Poco importa se poi la realtà viene travisata ed interpretata a proprio piacimento, l'essenziale è appalesare scenari drammatici da dittatura incombente.
Eppure nei precedenti 5 anni di governo PD, sono morti in mare 15.000 migranti, il debito pubblico è salito di oltre 200 miliardi di €, il lavoro a tempo indeterminato si è ridotto a favore del precariato, sono stati impegnati decine di miliardi per salvare banche mal amministrate, le imprese sono coperte di tasse e di burocrazia, i tempi della Giustizia(?) sono biblici, sono saliti a oltre 5 milioni i poveri italiani, la più grande azienda privata italiana (FIAT/FCA) se ne è andata all'estero, venivano spesi 5 miliardi di € all'anno (a fronte di soli 80 milioni di contributi europei) per mantenere i migranti a bighellonare, la mancanza di sicurezza percepita dai cittadini è sempre più estesa, ma per i sinistri andava bene così.
Ora questi ex privilegiati, che controllano un sistema paese anche con la maggior parte degli organi di comunicazione, sono sull'orlo di una crisi di nervi e sbraitano ai quattro venti la loro preoccupazione.
Questa è davvero una brutta democrazia.
Perchè si possono anche demolire le azioni di un Governo, è un diritto sacrosanto dell'opposizione, con fermezza e critica accesa, ma nei termini del buonsenso e dell'obiettività.
Sono i risultati consequenziali, insomma i dati reali, non le sensazioni e le strumentalizzazioni che devono guidare.
E infatti, nonostante offese e minacce, la sinistra continua a perdere consensi (v. sondaggi) nell'elettorato.
Ciò significa che il popolo è meno bue di quanto qualcuno pensi.

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| 2 luglio 2018

Ieri il prato di Pontida (BG), nonostante il gran caldo della prima domenica di luglio, era stra colmo di gente eterogenea.
Gli organizzatori parlano di 75.000 persone, provenienti da ogni parte d'Italia.
Nei piazzali vicini si contavano oltre 200 pullman e le auto avevano invaso lunghi tratti della statale Briantea.
Nessun incidente, tutto tranquillo e poca sicurezza invadente.
Salvini, come al solito, è stato in mezzo alla folla, senza scorta e con grande disponibilità.
La differenza con un Berlusconi, che gira circondato dalla sua scorta incravattata e auricolarata, è eclatante.
Ma Salvini è un uomo del popolo, non delle èlite, e questa è la sua arma vincente.
Quello che ha fatto impressione ieri a Pontida, era la presenza di numerose delegazioni leghiste provenienti dalle regioni del sud Italia, come Molise, Campania e Sicilia: una cosa impensabile fino a qualche anno fa.
Però sui potenti giornali italiani oggi si preferisce parlare di razzismo, di migranti e di gay pride milanese, quello dei "porti aperti come i loro culi".
Ma va bene così, perchè il cambiamento non può piacere a tutti.
Soprattutto a chi ha molto da perdere.

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| 29 giugno 2018

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale pubblicato da Qui Bergamo ed attualmente in edicola.
Buon weekend.

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Lo scorso 2 giugno non solo era la festa della nostra Repubblica, ma ha coinciso anche con la formazione del nuovo governo giallo-verde. Nei tre mesi trascorsi dal voto del 4 marzo, ne sono successe di ogni, ma sicuramente il momento di maggior tensione si è appalesato quando il presidente Mattarella non ha accettato la nomina del prof. Savona a Ministro dell’Economia e ha rimandato al mittente l’avv. Conte, premier in pectore. Dopo tutto quello che è successo, i recenti sondaggi danno una Lega in forte crescita superiore al 25%, un Movimento 5 Stelle che tiene intorno al 30%, Forza Italia in calo vistoso sotto il 10% e un PD che stenta ad arrivare al 20%. In pratica, i primi quattro partiti più Fratelli d’Italia della Meloni, al momento, ottengono quasi il 90% dei consensi elettorali, ma Lega e M5S insieme vanno oltre il 50%. Ovviamente la cosa non va giù ai poteri forti e all’establishment consolidato, per non parlare della fibrillazione della troika europea. I giallo-verdi sono in effetti una vera rivoluzione che, se dovesse funzionare, potrebbe cambiare tutti gli schemi dei vecchi equilibri politici e finanziari. Un rischio che chi gestisce il passato non vuole correre. Eggià, perché il mondo è in mano a pochi soggetti tradizionalisti e ricchissimi, che si celano dietro ai colossi multinazionali, ai fondi di investimento, alle grandi banche speculative e alle fondazioni particolari. Questi potenti soggetti sono in grado, in ogni momento, di cambiare il destino del mondo alle spalle di 7 miliardi di persone, che disunite non contano quasi niente. I mutamenti in atto erano però stati annunciati, già da tempo, da segnali facilmente interpretabili. In Francia è diventato presidente uno sconosciuto Macron, ex dirigente della potentissima banca Rothshild. In America vince le elezioni il tycoon Donald Trump, un uomo di affari che non aveva mai fatto politica. Poco prima un referendum popolare decide che la Gran Bretagna debba uscire dalla UE. Il primo ministro ungherese Orbàn alza muri anti immigrazione, mentre l’Austria vuole addirittura schierare l’esercito al Brennero e in Slovenia ha vinto le elezioni di inizio giugno un comico nazionalista. Allora chi non vuole mollare il potere consolidato tenta di difendersi e comincia a parlare di neo fascismo, di pericolo nazista, di rigurgiti sovranisti, di razzismo dilagante e di populismo imperante. In realtà non si è voluto capire, o si è fatto finta di non capire, l’umore vero della gente, messo a dura prova dalla crisi economica e dalle restrizioni europee per contenere i debiti pubblici delle nazioni più deboli. Insomma, sacrifici invece che benessere, restrizioni invece che espansioni. Così, mentre lo Stato continuava a mantenere i suoi privilegi e le sue leggi capestro, milioni di persone si ritrovavano in difficoltà. Una situazione che provoca, non solo malcontento, ma anche una voglia eclatante di cambiare le cose. E la storia passata insegna: dalle crisi economiche spesso nascono le rivoluzioni. I vecchi partiti, nei 20 anni precedenti, non hanno portato a nulla di nuovo. Solo tanti proclami e moltissime promesse mancate. Il debito pubblico ha continuato a crescere e nel quinquennio Renzi-Gentiloni è aumentato di quasi 200 miliardi di euro. Ma i sacrifici sono stati chiesti solo ai semplici cittadini, in particolare a quelli dei paesi europei conciati economicamente peggio, che sono già oppressi da tasse stratosferiche e da balzelli medioevali. Per capire meglio, è sufficiente leggere le nostre bollette della luce e del gas, dove il costo dei consumi effettivi corrisponde a un terzo dell’importo dell’intera bolletta, perché i restanti 2/3 sono composti da servizi e accise. Semplicemente assurdo, per chi non riesce a far quadrare i conti a fine mese. Poi, ad inizio anno le autostrade sono aumentate di oltre il 15%, senza che nemmeno si conoscano i termini dei relativi contratti di appalto tra pubblico e privato. E cosa dire di un’immigrazione dall’estero incontrollata e aperta indistintamente a tutti coloro che si mettono, o sono messi, su un gommone? Da noi è così nato, quasi in silenzio, il proficuo business delle cooperative per la gestione dei migranti, con un grande fatturato che può contare su finanziamenti di 5 miliardi di euro all’anno, tutti stanziati dal precedente Governo. Infine la percepita mancanza di sicurezza nelle case e nelle strade italiane, con i delinquenti che dopo 24 ore di fermo, se ne tornano liberi e belli, e dove la vittima non può neanche difendersi, pena un processo immediato per eccesso di legittima difesa. Tutto questo malessere non è stato né capito, né correttamente interpretato da una certa parte della nostra politica, che si è affrettata subito a tacciare di razzismo e di becero populismo coloro che osavano protestare. Così il cambiamento ora viene osteggiato duramente dai soliti poteri forti, con in testa quasi tutti media nazionali e i molti rosiconi consolidati, che cercano di bloccare un nuovo mondo che sta avanzando. Forse questo governo guidato da Conte, non sarà capace di trasformare la nostra società, forse commetterà una serie di errori grossolani, sicuramente andrà a scontrarsi contro una serie di nemici fortissimi, ma almeno ha avuto il coraggio e la curiosità di provare. E le elezioni europee del prossimo anno dimostreranno che questo cambiamento non si può più fermare. Perché è diventato veramente popolare e non populista.
Capito, gente?
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| 19 giugno 2018

L'Italia buonista insorge per le parole di ieri del Ministro Salvini che vorrebbe dare una regolata ai campi Rom.
Niente di trascendentale, perchè si richiede di avere una situazione sullo status quo degli zingari in Italia.
Invece c'è chi si indigna per un possibile censimento razzista di hitleriana memoria e chi parla di rigurgito fascista da bloccare sul nascere.
Quanta ipocrisia!
Ognuno di noi vive nel quotidiano, sulla propria pelle, il problema della sicurezza.
Basta salire su un treno pendolari al mattino, o sulla metropolitana, per trovarli pieni di africani senza biglietto e con i soliti zingari che chiedono insistentemente l'elemosina.
Nessuno può dire o fare niente, perchè, anche se ti sfilano il portafoglio, godono praticamente di una specie di immunità legislativa.
Non voglio citare degli esempi: sono troppi numerosi e sarei anche noioso.
Eppure i Rom, che dovrebbero essere un popolo nomade, in realtà non lo sono, se non in minima parte.
I loro accampamenti, quasi tutti border line, stazionano per anni e usufruiscono di luce e acqua pubblica gratuita.
Stranamente (metafora) al loro interno si può ritrovare refurtiva di ogni genere e i conti correnti dei loro capi sono spesso a 6 zeri, come le poche inchieste aperte hanno dimostrato.
Forse è giunto il momento di far rispettare le regole a tutti e non solo agli italiani, che sono già censiti fino all'ultimo pelo, e che proprio in questi giorni sono coperti di tasse da pagare.

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| 11 giugno 2018

Su Lilli Gruber e dintorni, riceviamo e pubblichiamo

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Santo cielo, non riesco neppure a sopportare più fino in fondo neppure "Otto e mezzo", che, merito di, o nonostante Lilli Gruber, meritatissima invece la sua carriera televisiva, dal chador indossato a favore dei telespettatori - allora della RAI - per commentare, forse da Roma, quasi certamente da un posto sicuro, la guerra in Iraq, cosa che potrebbe aver favorito poi la sua comparsa a Strasburgo; lei, cittadina di una delle regioni autonome economicamente più favorite dallo Stato Italiano perché Mangano la smettesse di far saltare i tralicci dell'elettricità, cosa di cui si guarda bene di far cenno, o di far discutere in una delle sue serate, era l'unica trasmissione che trattasse di politica in modo decente.
Amareggiata dall'aver puntato tanto su Renzi (che ora si reca negli USA a commemorare la morte di Kennedy, assieme ad altri statisti - RAI 2 nei sottotitoli cita solo lui e Clinton; se non sbaglio Clinton è stato per otto anni Presidente degli USA; accostamento casuale, o di statura politica?) ora si sfoga, con i suoi quattro o cinque fedelissimi, a "parlar male", non una molesta monotonia, delle intenzioni del nuovo governo.
Gentile dottoressa, se siamo a questo punto di chi è la colpa?
Sono solo gli undici anni del governo Berlusconi (a cui, in fondo, sembra piacere tanto quello che piaceva a Kennedy e a Clinton, solo che per loro due la cosa andava benissimo) o anche, negli ultimi anni , del servilismo di una stampa e di una televisione nei riguardi di chi era al potere e, passando per socialista, emanava leggi che neanche il Duce avrebbe promulgato? Lo dica, carissima Lilli, a tutti gli improvvisati economisti che parlano di potere dei marcati, che forse frugando nelle pieghe di un bilancio dello stato, che dà contributi a radio, televisioni, festival, sagre del pesce,cineasti da strapazzo e chi più ne ha più ne metta, ci potrebbe anche essere qualcuno che riesce a fare qualche riforma senza far naufragare il paese.
Non tutto quanto promesso, ma avviarsi sulla strada giusta, non le sembrerebbe auspicabile?
Ha letto, tanto per far paragoni, le previsioni di bilancio fino al 2020 fatte da Gentiloni, che aumenta costantemente il debito pubblico inasprendo magari le iniquità che già si constatano oggi?
Ad ogni modo questo è un divagare da parte mia, e mi scuso dello spazio rubato e di cui ho profittato.
C'è una questione semplice che vorrei porre al suo affezionato Gianrico Carofiglio che, nella sua trasmissione, chiedeva al nuovo Presidente del Consiglio, di venire a giurare sulla Bibbia (me la passate?), di non essere fascista.
Secondo Lei, egregio dottore, il nostro Presidente della Repubblica, che tanto si è impuntato su un Savona, gli avrebbe conferito l'incarico se avesse anche solo pensato che fascista lo fosse davvero?
Mi astengo da ulteriori commenti.

Gennaro Guala
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| 28 maggio 2018

Mai era successo prima nella storia repubblicana.
Le urne avevano sancito la vittoria di due partiti, penalizzando duramente quelli che avevano gestito l'Italia nei lustri precedenti.
Ma Lega e Movimento 5 Stelle sono sicuramente di rottura, rispetto agli equilibri dell'establishment e dei poteri forti consolidati.
C'era il forte rischio che il Governo del cambiamento portasse a delle riforme epocali, rimettendo al centro gli interessi nazionali rispetto a quelli europei.
Non è una novità, perchè Gran Bretagna, Ungheria, Austria si stanno già muovendo in tal senso.
E non è una questione di moneta unica o meno, visto che ben 8 nazioni UE ad oggi si guardano bene di adottare l'euro.
Nemmeno la scusa dello spread e del rating sembra tenere, perchè con Berlusconi, e non solo, siamo arrivati a oltre 500 punti.
E neanche il nome del Prof. Savona (già ex ministro di Ciampi e uomo di Mediobanca) può, in sè, essere stato un ostacolo, in un paese dove si sono eletti tranquillamente ministri come Boschi, Fedeli, Lorenzin, Galan, Scajola, Brancher e Cosentino.
Così come non c'azzecca la tutela dei risparmi degli italiani, anche in considerazione del fatto che il precedente Governo ha speso una dozzina di miliardi di soldi pubblici solo per salvare le banche mal gestite.
Senza contare che il debito pubblico è aumentato di oltre duecento miliardi di € durante i 5 anni di Renzi-Gentiloni.
Qual è il problema, allora?
Il problema è che il potere non si molla, costi quello che costi, altrimenti il castello dorato della troika europea, Merkel in testa, cade.
Noi siamo una nazione da quasi 2.000 miliardi di fatturato all'anno ed è meglio che non si cambi niente per non cambiare niente.
E così Mattarella in un attimo ha fulminato la volontà di milioni di elettori e rimesso al posto giusto (secondo lui) con un golpe autorizzato, tal Cottarelli, il solito tecnico non votato, non voluto dalla gente e senza alcuna maggioranza in Parlamento.
Di fronte a cotanta arroganza istituzionale, ormai non restano che le manifestazioni di piazza!
Altrimenti un popolo di pecore non si lamenti più del cattivo pastore.

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| 23 maggio 2018

Il Governo non c'è ancora, ma su alcuni punti del programma si sta già discutendo.
A proposito di Flat Tax, riceviamo e pubblichiamo.
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I nostri giornalisti, specie quelli della corte di Lilli Gruber, son diventati tutti costituzionalisti. Tutti difensori dell'articolo 53 (spero di non sbagliarmi) che parla delle progressività della tassazione in base al reddito, che di contro sarebbe eluso dalla ventilata flat tax. Deide, il Presidente della Repubblica, non approverebbe mai una legge simile.
Mi vogliono dire in base a che articolo della costituzione, e che Presidente, ha approvato la legge che consente:
• a chi ha rendite, magari milionarie, affittando immobili col contratto quadriennale, di assolvere ai suoi obblighi col fisco con il 20% dei suoi introiti:
• a chi ha rendite, magari altrettanto milionarie, da interessi da capitali, con 26% di quanto introita, senza che alcunché compaia nella denuncia dei redditi:
• chi, saggiamente, fa metà e metà, il 23%.
Più flat tax di questo, per ricchi ma anche meno ricchi, cosa si può immaginare? A parte che sarebbe anche doveroso dire in che percentuale l'Irpef incide sulle entrate dello Stato (circa il 50% del PIL), sembra che queste considerazioni neanche li sfiorino.
O fanno gli gnorri?

Gen Guala
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| 15 maggio 2018

Le prove per formare un nuovo Governano continuano.
I due "ragazzi" Salvini e Di Maio ce la stanno mettendo tutta, ma trovare la quadra non è semplice.
La vecchia establishment non vuole mollare il potere e non perde occasione per mettere il bastone tra le ruote.
Non si capisce perchè la Germania impieghi sei mesi per fare un contratto di maggioranza, perchè la Merkel possa sottoporre a referendum le sue scelte di coalizione ed invece in Italia venga giù il mondo, o l'Europa, se accade la stessa cosa.
In realtà dietro le quinte si stanno studiando mosse alternative al sodalizio Lega - 5 Stelle.
La ricandidabilità di Berlusconi è arrivata fulminea e addirittura in anticipo, rispetto ai tempi consueti del Tribunale di Milano, cambiando gli equilibri nel Centrodestra.
Che caso, vero?
Renzi sembra sparito, ma è ancora lì che, sotto sotto, manovra, e i recenti crac societari della sua famiglia sono stati poco enfatizzati dai media delle lobbie.
Anche l'opposizione interna al PD è stranamente silente.
Perchè?
E poi il Presidente della Repubblica Mattarella ha già pronto un governo neutro, ermafrodita, di scopo insomma.
In poche parole, sarà il solito cumulo di tecnici non eletti, che però sono graditi a Bruxelles e al mondo economico.
La vedo dura per i due Di Maio e Salvini, e il passare del tempo, come l'incognita sul nome del futuro Primo Ministro, è lì a dimostrarlo.
Forse era meglio cambiare la legge elettorale e ritornare al voto in tutta fretta.
O no?
Perchè di fatto il popolo è sovrano, ma non in Italia.

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| 6 marzo 2018

E l'Italia votò!
Con la speranza che cambi qualcosa, dall'urna sono usciti due vincitori inequivocabili: la Lega e il Movimento 5 Stelle.
Tanti gli sconfitti, ma altri due brillano di una luce fioca e particolare: il PD e la congregazione di Liberi e Uguali.
Renzi in pochi anni è riuscito a rendersi antipatico e a dimezzare i consensi del partito, così molti dei suoi famosi sodali hanno persino fatto fatica ad entrare in Parlamento.
Mentre Grasso e la Boldrini hanno subito una sconfitta talmente cocente, soprattutto personale, da costringerli a fare una riflessione profonda.
Mai si erano visti i Presidenti di Camera e Senato così in basso nelle urne!
Il Rosatellum, votato e voluto da Renzi, ha però creato un impiccio, perchè nessuno dei due vincitori è in grado oggi di governare, numeri alla mano.
Bisogna perciò trovare delle alleanze per avere una maggioranza in Parlamento, ma questa maggioranza può uscire solo da degli inciuci.
Il furbo Berlusconi, attempato e dimezzato, non può più fare patti nazareni con le macerie del PD renziano, perchè insieme non arrivano al 33%.
Nemmeno il M5S può pensare di governare da solo con il suo 32-33% e così potrebbe aprire ad un PD derenzizzato, da dove ha già pescato un bel pò di voti.
E la Lega?
La sua coalizione di centrodestra arriva al 37% e non ci sono tanti altri alleati possibili all'orizzonte, a meno di non stravolgere i programmi elettoralmente promessi.
Un'ultima ipotesi sarebbe quella di un'alleanza Lega-5 Stelle, che avrebbe numeri straordinari, sia alla Camera che al Senato, ma come sarebbe possibile far coesistere due galli (Salvini e Di Maio) nello stesso pollaio?
Insomma i vincitori, di fatto, non hanno vinto.
E allora un ritorno alle urne, dopo una rapida riforma elettorale, potrebbe essere il futuro più plausibile.

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| 2 marzo 2018

Vi lascio da leggere l'ultimo mio editoriale, pubblicato da QUI BERGAMO e attualmente in edicola.
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Il nuovo anno coincide con l’inizio della campagna elettorale che porterà gli italiani al voto il prossimo 4 marzo. Dopo solo un anno di governo Gentiloni, con il solito Renzi dietro le quinte a manovrare i vari fili, tutti i partiti si stanno preparando ad affrontare la nuova legge elettorale, che è una specie di ritorno al proporzionale. Così sono iniziati gli apparentamenti per raggiungere il quorum necessario alla maggioranza. Il più clamoroso è sicuramente quello di due dinosauri della politica: l’ex DC Tabacci e la radicale Bonino. E’ come vedere il diavolo con l’acqua santa, ma si sa, pur di conquistare una poltrona si è disposti a tutto , anche alla meretricio politica. Come andrà? Una previsione è abbastanza facile. Il primo partito sarà quello degli astensionisti, cioè dei tanti che non voteranno [in realtà dopo le elezioni è risultato il secondo col 27% - NdR]. Saranno subito tacciati di populismo e minacciati a non lamentarsi a posteriori. Ma non è proprio così. Che senso ha, votare in una democrazia che si è ampiamente dimostrata una pagliacciata. Abbiamo avuto una successione di Governi il cui premier non è mai stato eletto dal popolo, con coalizioni inguardabili. Abbiamo visto centinaia di voltagabbana, tipo Alfano (Nuovo Centro Destra), che è stato ministro della Giustizia con Berlusconi, vicepresidente del Consiglio con Letta, ministro degli Interni con Renzi e ministro degli Esteri con Gentiloni. Insomma, uno slalomista tra destra e sinistra a secondo della sua convenienza. E’ da anni che questa politica si appalesa inconcludente ed incapace ad affrontare concretamente i grandi problemi del paese, a partire da una burocrazia preistorica, da una tassazione stellare, da una povertà diffusa e da un debito pubblico incontenibile. Tante, troppe parole spese, che spesso si trasformano in autentiche bugie elettorali. Renzi, prima inserisce addirittura il canone Rai nella bolletta della luce e poi dichiara che è una tassa che vuole abolire perché è brutta. Allora chi dovrebbe votare il cittadino comune? L’ultra ottantenne condannato Berlusconi, dopo che è stato in Parlamento per 20 anni? Una Lega rinnovata, più a proclami che nella sostanza, che si allea coi soliti noti? Una sinistra divisa, rancorosa e guidata da un conflitto di interessi permanente? Il nuovo che avanza non c’è e si intravede poco anche nel Movimento a 5 Stelle, forse il meno peggio, ma ancora impreparato per la guida concreta di una nazione difficile come la nostra. Semplicemente perché non ci si può improvvisare politici da un giorno all’altro, solo per meriti millantati in Rete! Poi, quando sentite parlare i vari Onorevoli (cioè degni di onore), non vi sfuggirà il continuo riferimento al popolo sovrano. Gli interessi degli italiani sono al centro di ogni loro ragionamento, sostengono di parlare in nome nostro e ci tengono pure a sottolinearlo. Purtroppo la realtà dei fatti è ben altra cosa. Tanto che i giovani ormai non sono nemmeno più interessati alla politica nostrana. E lo dimostra un recente sondaggio, che evidenzia come il 70% di loro dichiari di non andare a votare prossimamente. Detto ciò, come dare torto a chi non si riconosce in questi pseudo partiti? Pensate a cosa accadrebbe se le urne andassero totalmente deserte! Una vera figura di palta e un messaggio forte ad una classe politica incompetente. Però è pura utopia, perché la gente è ancora credulona e pensa col voto di poter incidere sul potere politico ed economico di questo susseguirsi di mal governi. E allora chi è di sinistra continuerà a votare Renzi, nonostante tutto, e chi è di destra appoggerà Berlusconi e affini, nonostante tutto. Chi è stufo, ma non perde la speranza, si affiderà agli amici di Beppe Grillo. E allora a marzo un altro Governo poltronesco risorgerà. Con buona pace di tutti.
Così è, se vi pare!
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