| 3 agosto 2017

La politica si basa sui consensi da raccogliere tra la gente.
La democrazia è fatta così.
Se riesci a farti votare dalla maggioranza, puoi diventare anche Presidente della tua nazione.
Gli outsiders non mancano e i casi Macron e Trump sono lì a dimostrarlo.
Sono rarissimi i politici colmi di saggezza, ma di solito hanno intuito nell'interpretare l'ondivaga opinione delle masse.
Noi ne abbiamo uno che invece sembra non essere nemmeno capace di una semplice presa d'atto.
Si chiama Laura Boldrini e ricopre la terza carica istituzionale dello Stato.
La sua figura è invisa (per usare un termine educato) ad una moltitudine di italiani.
E' sufficiente dare un'occhiata ai social più popolari per vedere nei suoi confronti una sorta di odio viscerale.
I commenti negativi e ingiuriosi sono una valanga.
Il fisico e la voce, da mestrina impuntata, non la aiutano, ma lei ci mette sicuramente del suo per risultare insopportabile.
Le campagne assurde (ha fatto pascolare persino delle pecore negli sfarzosi saloni del Parlamento), gli arroccamenti intrapresi sul femminismo (ha modificato la grammatica italiana sul genere dei sostantivi), le posizioni favorevoli al mondo arabo e ai migranti portate fino all'esasperazione (ha dato degli ignoranti agli italiani che non sono favorevoli ai clandestini), fanno di lei un caso quasi unico.
Qualcuno è arrivato a definirla la peggior presidenta della Camera che abbiamo mai avuto.
Saputa, supponente, altezzosa, al limite dell'arrogante, è sempre pronta ad espellere i Deputati che osano opporsi al Boldrin-pensiero durante le sedute parlamentari (v. Di Battista ieri).
Gira protetta da una nutrita scorta armata e non rinuncia di certo ai suoi privilegi parlamentari.
E mai un'umile presa d'atto di quanto la sua figura e i suoi modi siano lontani dal popolo sovrano.
Il potere è una brutta bestia e spesso conduce in una realtà che non esiste, se non nella testa del potente.
Ma a breve torneremo ai seggi elettorali e vedremo cosa succederà.
Auguri signora Boldrini!

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| 7 luglio 2017

La situazione migranti, come previsto da tempo, sta diventando ingestibile per l’Italia.
Al di là dei problemi sociali e di ordine pubblico, i 200.000 extracomunitari che ogni anno entrano nel nostro paese rischiano di diventare insostenibili economicamente.
L’Italia spende per mantenerli quasi 5 miliardi all’anno ed un’Europa inesistente ha proposto di aiutarci con poche decine di milioni di euro.
Nel frattempo Spagna e Francia hanno bloccato i loro porti alle navi di soccorso.
Così nei giorni scorsi un bel battello maltese ha regolarmente sbarcato il suo carico umanitario in Sicilia invece che nel suo paese.
Una vera presa in giro.
Invece, quando questi enormi flussi di persone hanno cominciato a raggiungere il centro Europa, via Turchia, Grecia, paesi balcanici, Ungheria e Austria, la UE germanica ha subito trovato risorse miliardarie per bloccarli.
Sicuramente qualcuno in Italia sperava di far business con la gestione dei migranti, e l'inchiesta sulle cooperative di Carminati & C. è lì a dimostrarlo, ma ora il vaso è colmo anche per la nostra gente.
Perchè la storia insegna che migrazioni di massa di questo livello sono in grado di destabilizzare un'intera nazione.
Soprattutto se ha un governo senza palle come il nostro.

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| 26 giugno 2017

Dire balle non porta bene, e Renzi oggi deve averlo capito.
Forse.
I ballottaggi delle elezioni amministrative hanno visto i sindaci PD ridursi notevolmente di numero, a favore di quelli del centrodestra (di più) e del Movimento 5 Stelle (di meno).
Perchè è inutile indorare a parole una situazione generale ancora molto difficile e poi sperare di raccoglier voti dalla gente.
Ed è superfluo fare false promesse per poi disattenderle con puntualità.
Ora l'effetto Renzi sembra valere solo in casa del PD, ma i fatti dimostrano che le elezioni nazionali non sono le primarie di un partito.
Chi ha vinto per davvero sono gli astensionisti che vanno ben oltre il 50% degli aventi diritto al voto.
Questa politica ha perso credibilità, consensi e fiducia.
E allora la gente preferisce andare al mare o in montagna.
Tanto non cambia mai niente e persino l'ottuagenario Berlusconi può ora gongolare beatamente.
Buona fine di giugno!

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| 13 giugno 2017

Domenica si è votato per le Amministrative in oltre 1000 comuni.
Il primo partito è stato quello degli astensionisti con quasi il 40%.
Ovviamente nelle dichiarazioni postume nessuno ha perso e tutti hanno vinto.
Ma così van da sempre le elezioni in Italia.
Ora da noi si parla esclusivamente di riforma elettorale, quasi non esistessero altri problemi sul tappeto.
In pratica non si risolve niente e tutto viene rimandato, così le questioni aperte e gli sprechi pubblici possono restare quelli che sono da anni.
Ma d'altronde sembra andar bene a tutti: non innovare per non cambiare niente.
E allora adesso largo ai soliti lamentoni!
Tanto ormai la demagogia propagandista sovrasta il populismo proclamato.
Perchè governare gli italiani non è impossibile, è semplicemente inutile.

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| 5 giugno 2017

Ecco il mio ultimo editoriale pubblicato da QUI BERGAMO che potete trovare attualmente in edicola.
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In Italia i grandi statisti non si vedono più da decenni. Una volta la politica era intesa come una vera e propria missione, non ci si poteva improvvisare e la gavetta era lunga. Si partiva dalle sezioni giovanili, poi per gradi si arrivava ai primi consigli comunali o provinciali, per proseguire in regione ed arrivare alla fine in Parlamento. Un percorso ricco di esperienze, fatto da gente che viveva il territorio e che doveva portare a casa consensi veri e preferenze sudate. I partiti erano organizzazioni articolate e efficienti ed erano un punto di riferimento per chi voleva fare politica seriamente. Per inciso, la prima definizione della parola “politica” risale ad Aristotele, 2300 anni fa, che definiva la politica come l’amministrazione della polis, cioè della città, per il bene di tutti. Comunque fare politica costava, perciò o si era ricchi di famiglia, o doveva essere direttamente il partito a portare avanti i suoi migliori elementi. Poi ci sono gli italiani tutti, gli elettori insomma. Gente tranquilla, laboriosa, con un leggero senso di patria, soprattutto calcistica, che però non riesce a surclassare il grande legame con la famiglia e con il paese natio. Così, dopo gli antichi romani, non abbiamo più avuto l’indole dei combattenti e dei conquistatori. Noi siamo soprattutto un popolo di santi, di poeti e di navigatori. Ci piace il nostro orticello, che custodiamo con gelosia e con un pizzico di egoismo. Questo interessato buonismo ha fatto sì che la nostra sia stata nei secoli una terra di passaggio per i colonizzatori stranieri, che senza troppo dispendio di energie, hanno tentato di portare da lontano i loro usi e i loro costumi. L’italiano però si adattava alla meno peggio e si faceva ogni giorno più furbo, pur di sopravvivere al peggio. Col potente aveva due atteggiamenti dominanti: o lo arruffianava per fregarlo, o lo fregava subito. C’è da dire che all’italiano medio non interessava più di tanto esercitare in prima persona un ruolo di governo, quella posizione era preferibile spettasse sempre agli altri. Però era il primo a stracciare le vesti di chi prendeva decisioni e di chi aveva un ruolo di responsabilità politica. Insomma, così è nato il famoso detto “piove, governo ladro”. Anche ai giorni nostri i fondamentali di questo retaggio culturale, che affonda le sue radici nella storia, continuano a riaffiorare. Siamo tra i pochi europei ad accogliere centinaia di migliaia di migranti senza nemmeno lamentarsi più di tanto. Eppure siamo poveri e ci costano quasi 5 miliardi di € all’anno. Confidiamo nella Divina Provvidenza per risanare un debito pubblico così elevato da far tremare le gambe ai seri ragionieri contabili. E ci affidiamo ai nuovi personaggi della politica, senza nemmeno porci troppe domande sulla loro provenienza. Vengono amati, adulati e poi, dopo qualche tempo, regolarmente mandati a quel paese, quando non raggiungono i risultati sperati, che da noi hanno il sapore dei miracoli. Abbiamo votato gente come Berlusconi, Bossi e Prodi, affidandogli il nostro destino, senza voler troppo approfondire i programmi, senza capire tutti i risvolti e senza farci tante domande sulle possibili conseguenze. Poi è arrivata l’era dei rottamatori. Gente nuova prestata alla politica. Da una parte Grillo e dall’altra Renzi. Uno prima faceva il comico, l’altro il boy-scout. Grillo organizza le primarie in rete e brevetta il nome del suo partito. Renzi le primarie le fa ai gazebo e il partito se l’è trovato dagli stessi che ha rottamato. Grillo si appella all’onestà, quando dai suoi sarebbe meglio attendersi solo la lealtà, perché purtroppo in tutto il mondo l’occasione fa l’uomo ladro. Renzi invece è come il peperoncino sulla pasta: se sbagli dose, ti brucia dentro, ti vengono le lacrime agli occhi e rischi di infiammare pure il posteriore. A inizio maggio il pirotecnico fiorentino non ha abbandonato la politica, come aveva proclamato ai quattro venti dopo l’esito del referendum. Aveva detto che si sarebbe dato ad altro, ma probabilmente si è accorto che in Italia trovare un lavoro vero è difficile di questi tempi. E allora via con le fantastiche primarie, dove per la modica cifra di 2 euro, in quasi 2 milioni si sono recati ai seggi per ben riciclare il personaggio bomba dalle promesse mancate. Qualcuno ha girovagato per più di un gazebo e ha votato una decina di volte, qualcun altro non sembrava proprio un italiano verace, ma suvvia questi sono particolari ininfluenti. Tra l’altro, i due sfidanti al prode Matteo parevano più delle comparse che dei veri antagonisti, ma di fatto Renzi è arrivato primo. Ora anche madama Maria Elena Boschi, temporaneamente parcheggiata come Sottosegretario di Stato al gentil Gentiloni, può gongolare di brutto e rimettersi a sentenziare. Banca Etruria è ormai un passato che fu. Eggià, perché gli italiani sono buoni. Gli si può raccontar di tutto e loro acconsentono sempre. Dimenticano facilmente, non si fanno tante domande, restano in superficie e perdonano anche le malefatte. D’altronde c’è tutto un sistema, dalle televisioni ai giornali, dalle lobbies ai potentati economici, che è sempre pronto ad indorare anche gli asini, purchè tirino il carretto dei propri interessi. E allora largo ai primi delle primarie, perché solo nel regno dei cieli potrebbero essere gli ultimi.
W l’Italia!

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| 19 maggio 2017

I recenti dati dell'Istat parlano chiaro: la vera ripresa in Italia non c'è e, finiti gli sgravi del Job Act, la disoccupazione non scende.
Non ci voleva molto a capirlo, in una nazione dove un terzo delle imprese negli ultimi 9 anni è sparito a causa della crisi economica.
E dove il PIL è agli ultimi posti in Europa.
Purtroppo la politica italiana si è dimostrata ampiamente incapace ad affrontare i veri problemi strutturali.
Tra questi, un costo del lavoro che ormai è insostenibile di fronte alla globalizzazione.
In pratica per ogni 1.000 € netti dati ad un dipendente, altri 1.100 € vanno versati allo Stato tra tasse dirette ed indirette.
Questo è l'effetto di un cuneo fiscale allucinante ed insostenibile.
Più volte ho parlato di come le imprese nazionali siano soffocate anche dalla burocrazia e da una miriade di norme per lo più inutili, ma nel tempo nulla è cambiato.
E' più facile distogliere il popolo con il possibile triplete della Juve, con le intercettazioni tra padre e figlio e con il voto animalista.
Così il già emigrato Flavio Briatore ha annunciato di avere messo in vendita tutte le sue attività in Italia.
Ed è solo uno fra tanti.
Adios...

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| 11 maggio 2017

In un paese in decadenza, anche morale, gli esempi di virtù si fanno sempre più rari.
Così la bugia diventa interpretazione soggettiva della verità e la parola assurge a pochezza valoriale.
Cosa è recentemente accaduto all'ex ministro Maria Elena Boschi, ora Sottosegretario di Stato e controllora del gentil Gentiloni, è a tutti noto.
Dopo aver più volte dichiarato pubblicamente che, in caso di sconfitta al referendum, avrebbe lasciato la politica unitamente al suo mentore Renzi, ora la ritroviamo di fronte ad un altro pasticcio.
Secondo il noto giornalista Ferruccio De Bortoli, la bella MEB sarebbe in un grande conflitto d'interesse con la banca del padre, la fallita Banca Etruria.
La Boschi minaccia querele e allora vien da chiedersi se l'ex direttore del Corriere della Sera abbia deciso, a fine carriera, di rovinarsi la sua storica reputazione, oppure dica semplicemente la verità.
Con una differenza.
Che per certi uomini la coerenza e l'etica professionale ancora contano, mentre per certi politici sono semplicemente valori da gettare al vento.
Tanto il popolo italiano è distratto e, alla fine, di potere non ne capisce più di tanto.
Questa è l'Italia di oggi!

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| 2 maggio 2017

Le primarie del PD, con quasi 2 milioni di votanti e 4 milioni di € di incassi, sono state per qualcuno una lezione di vera democrazia.
Sarà, ma gli sfidanti del risorto Renzi sembravano più delle comparse che delle reali alternative.
Il resto è stata una ben orchestrata operazione di marketing e di comunicazione mirata.
E attenzione, perchè già il Ministro Orlando mette in dubbio i dati delle stesse votazioni.
Possiamo allora trarre un'analisi impietosa sul futuro italiano?
Partiamo dal fatto che noi siamo un popolo pecora, a cui si può raccontare tutto e a cui si può fare di tutto.
Non ci ribelliamo a niente, nemmeno alla sodomizzazione politica.
Per noi gli impegni formali stanno a zero e le parole valgono quanto il peso di una piuma.
"Lascio definitivamente la politica e faccio altro", equivale a dire mi prendo una vacanza di 3 mesi e poi torno.
"L'Alitalia finalmente decolla", significa che in realtà facciamo un giretto in aria e poi siamo pronti all'atterraggio verso il fallimento certificato.
"La banca MPS è risanata ed è un vero affare come investimento", sta per: se lo Stato non ci mette svariati miliardi di euro pubblici è chiusa.
E così via, per non dire di peggio.
Detto, fatto: Renzi, Boschi e C., dopo 3 anni di governo e di personalismi che hanno portato a poco o niente, sono pronti a ricominciare.
Tra il solito plauso dei giornalisti dalla schiena piegata e le fanfare dei tanti lecchini di turno.
Ma l'Italia è un paese di santi, poeti e navigatori.
Governarci non è impossibile, è semplicemente inutile.
Tutto qui.
E poveri noi!

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| 13 aprile 2017

Ormai ci si poteva aspettare di tutto dalla Presidentessa Boldrini, ma di vedere le pecore pascolare nei preziosi saloni della Camera dei Deputati anche no.
Dopo le recenti foto di Berlusconi che allatta un agnello nel suo parco privato di Arcore, la Boldrini è subito ricorsa ad una trovata politico-pubblicitaria per ingraziarsi i voti dei tanti vegani e dei numerosi vegeteriani.
Però non avendo lei una residenza all'altezza dell'ex Cavaliere, ha scelto come location Montecitorio con tutti i suoi sfarzi e con i poveri commessi adibiti a pastori temporanei.
Ha poi dichiarato che nel suo appartamento vive il gatto Gigi a cui non stanno simpatici gli ovini, perciò meglio la Camera, dove le capre si sentono a loro agio e non vengono disturbate dai presenti.
Il moto della Boldrini è in pratica: "Per Pasqua meno agnelli e più cus-cus!"
Così le migliaia di operatori italiani che trovano il loro sostentamento dalla pastorizia e le centinaia di società che producono buone carni italiane hanno avuto il ben servito pasquale della Boldrinova.
Tra questi ricordiamo le tante aziende agricole delle zone terremotate e che sono costrette a sopravvivere ancora, dimenticate dalle politica, tra le macerie.
Grazie Boldrini, perchè coi tanti problemi che ha il nostro popolo in miseria, quello degli agnelli pasquali ci mancava proprio.
W l'Italia!

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| 21 marzo 2017

Ecco un sondaggio fresco, fresco sulle intenzioni di voto degli italiani.
Il M5S arriva al 32,3% (nuovo record), il Pd è al 26,8% (record negativo), Lega al 12,8%, Forza Italia al 12,7%, Fratelli d’Italia al 4,6%, Movimento dei Progressisti al 3,3%, Ncd (di alfaniana memoria) al 2,8% e Sinistra Italiana al 2,7%. L'astensionismo si avvicina al 34%.
Piccolo particolare: con la nuova legge elettorale il premio di maggioranza ha una soglia del 40%, perciò nessun partito sembra riuscire a raggiungerla.
In pratica non si governa senza coalizioni.
Ma allo stato nè i raggruppamenti di centrodestra, nè quelli di centrosinistra hanno la maggioranza dei voti.
Perchè oltre un terzo degli italiani non va alle urne e un terzo di chi vota è con Grillo, un terzo è a sinistra e un terzo è a destra.
A meno che non si faccia il solito inciucio all'italiana, dove si uniscono tutti contro il Movimento 5 Stelle.
Quindi?
Ingovernabilità garantita in un paese allo sfascio.
E il Parlamento nel frattempo non fa niente, in un immobilismo cianotico fatto di incapacità e di cialtronerie.

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