| 11 luglio 2018

Di Bergamo Porta Sud se ne parla da decenni.
Sarà il quartiere del futuro, o il solito mega progetto teorico (v. foto)?
In proposito, riceviamo e pubblichiamo.

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"La mia impressione è che - incrociando le dita - questa sia la volta buona", ha dichiarato l'architetto Gobbi.
Si riferiva al progetto di Bergamo Sud, o Porta Sud, se si preferisce, cui parteciperanno personaggi, archistar e paesaggisti, di fronte ai quali non resta che inchinarsi riverenti.
Arcinoti quasi sicuramente a tutti i bergamaschi, democraticamente lieti di affidare loro il futuro di una parte così importante, per la città, del loro territorio urbano, sicuri che altrettanto democraticamente saranno discusse con loro le soluzioni adottate.
Entro dodici mesi (con l'anticipo avuto?) questi signori faranno tutti gli incontri necessari per raccordarsi fra loro in un bel via vai internazionale, per approntare un master plan che coinvolgerà circa 450.000 mq (45 ettari, per intenderci) in gran parte occupato dall'ex parco ferroviario, sperando che per l'ingordigia dei proprietari dei suoli e per la mancanza del miliardo necessario per realizzarlo in mancanza di possibili acquirenti, non si riduca alla solita produzione di mucchi di carta.
Mi auguro che i bergamaschi non troppo in età facciano in tempo a vedere le prime opere di urbanizzazione (a proposito, c'è un qualche urbanista fra cotanto senno? Tipo Piacentini, che ci ha lasciato il Sentierone) e le fondazioni di qualche edificio.
Vorrei che una volta tanto il mio pessimismo fosse smentito, ma ho ancora in casa alcuni studi su Porta Sud del compianto architetto Vito Sonzogni, che forse hanno quarant'anni.
Poi ricordo il piano Valle, e poi ancora quell'orrore proposta con il verde sui tetti, visto che l'ecologia fasulla stava diventando di moda.
Una cosa però dovrebbe far meditare in modo spassionato e oggettivo: di fronte a un tema così allettante, al bando ha risposto un solo soggetto. Ciò, cosa significa, che nessuno ci crede?
Altra cosa che ci fa poco onore: durante la visita in sito i grandi personaggi e i loro coadiutori e assistenti, ecco cosa sono riusciti a memorizzare:
una giovane signora, con le scarpe leggere, ha dovuto abbandonare il gruppo, o fare giri tortuosi, per evitare di pungersi i piedi con gli aghi delle siringhe che cospargevano il suolo; poi il sopralluogo di rito è stato interrotto a metà per la presenza di brutti ceffi nell'area.
Ma chi dice di conoscere così bene i problemi del territorio, non poteva mettere al sicuro i suoi ospiti mandando a dare una spazzata al percorso guidato e facendoli precedere da due vigili urbani, o dalla Polizia Ferroviaria, che staziona al di là dei binari?
O è troppo difficile pensarci?

Gen Guala
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| 24 maggio 2018

Ieri il prof. Conte ha ricevuto il mandato di Primo Ministro dal presidente Mattarella.
Uno dei tanti problemi che il Governo dovrà risolvere, è quello della burocrazia pachidermica nella Pubblica Amministrazione.
A tal proposito riceviamo e pubblichiamo.

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Possiedo un'auto ibrida, munita del particolare permesso su cartoncino verde - molto personalizzato, con tanto di targa indicata e quindi non cedibile ad altri - rilasciato dal Comune di Bergamo, che consente di sostare fra le righe blu, nei tempi consenti per ogni parcheggio, senza pagare il balzello che, trovata la macchinetta, devolvono gli altri guidatori.
Nel tempo concessomi per la sosta, il cartoncino verde durante la manovra era scivolato a terra, senza che me ne accorgessi. Giusta, quindi, la multa contestatami. (Giusta, diciamo, perché nessuno può pretendere che il vigile di turno faccia una semplice verifica in automatico col cellulare al loro archivio dati; qualcuno eccepisce anche che non si sia infranto il divieto di sosta, e che la sanzione dovrebbe avere come base il balzello non pagato; ma lasciamo perdere). Il punto non è questo.
• Mentre risalgo in macchina, passa un vigile. Gli dico "guardi che multa da sciocco mi son presa" e lui "Non si preoccupi, vada al Comando che gliela annulleranno certamente".
• Nel pomeriggi vado al Comando. in via Coghetti, trovo solo un piantone, che mi dice: "Deve andare in Comune a fare certificare il ricorso".
• Vado in Comune, con tanto di fotocopie di documenti, spiego il caso e due impiegate mi danno il modulo da compilare e sottoscrivere.
A quel punto mi sembra di avere sistemato la faccenda. Dopo quindici giorni arriva una comunicazione in cui si dice che mi sarà recapitata una notifica per il pagamento dell'infrazione fatta.
Chiedo: "Perché mi avete fatto fare tutta questa trafila per nulla?"
Risposta. Approssimativamente " Abbiamo fatto tutte le verifiche; la sua macchina è a posto, era parcheggiata entro l'orario consentito, ma la multa deve pagarla lo stesso.Vorrà mica che il vigile o gli impiegati conoscano le nostre (arcane) regole interne?"
La notifica mi è poi arrivata firmata da un comm. tal dei tali. (comm. vorrà dire quasi certamente commissario, non commendatore o commodoro).Vorrei chiedergli. A personale che ha fatto almeno la scuola d'obbligo, perché non fate un corso di una mezza giornata per insegnar loro cosa devono rispondere o suggerire a un cittadino di fronte a situazioni così semplici?
Il mio timore è che tanta parte dell'apparato pubblico sia a questo livello.
Se è così, dove speriamo di andare?

Gennaro Guala
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| 18 aprile 2018

La cultura del bello si è persa per strada col tempo e con i nuovi costumi.
Eppure l'Italia è il paese dell'arte e dei monumenti più spettacolari del mondo, che richiamano ogni anno milioni di turisti.
Anche Bergamo, città di provincia del ricco Nord, non fa eccezione.
Il Sentierone, lo storico passeggio dei bergamaschi, da mesi è ormai "abbellito" da orrendi cubi di cemento (v. foto), che dovrebbero servire come barriere anti terrorismo.
Almeno così si presume.
Poteva essere una soluzione temporanea, anche di una certa sensatezza, ma il trascorrere dei giorni la sta rendendo definitiva.
Allora una domanda sorge spontanea.
Ma davvero non esiste un arredo urbano che possa essere sicuro e anche bello da vedersi?
Soprattutto se collocato nel salotto centrale di una città turistica.
Agli amministratori locali l'ardua sentenza.

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| 5 dicembre 2017

vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale pubblicato dal mensile QUI BERGAMO e attualmente in edicola.

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Si sono appena svolte le elezioni regionali in Sicilia. Il Movimento 5 Stelle, da solo, se la vede gomito a gomito con il Centrodestra (una coalizione) e risulta comunque il primo partito. Un dato però è definitivo e la dice lunga: ha votato poco più del 46% degli aventi diritto, quindi la maggioranza degli elettori è rimasta a casa. Ma dall’isola arriva anche un messaggio forte e chiaro sul PD. Il Segretario Renzi, in un quinquennio, non solo è riuscito a far crollare i consensi per quello che era il più grande partito italiano, ma è stato addirittura capace di far resuscitare l’ottuagenario e condannato Berlusconi. Un vero capolavoro politico per l’arrogante fiorentino! Forse, visto che sta girando il paese in treno, è meglio che non scenda alla prossima stazione e vada diritto verso destinazioni più lontane. Laggiù saprà almeno mantenere la parola data. D’altronde non era difficile prevedere l’umore della gente comune. Bastava uscire senza scorta dai palazzi del potere ed ascoltare per strada il popolo. Oppure navigare sui social, senza l’ausilio di avvocatoni pronti a denunciare chi dissente, stile Boldrini. La protesta era assolutamente chiara e lampante per chi la sapeva ascoltare, perché non si può travisare la verità con le solite tele-balle e tacciare poi di populismo chiunque tenti di evidenziare ciò che realmente non funziona. Poi, questo Governo ha fatto davvero poche cose per le imprese italiane e per i tanti che si trovano in difficoltà. Rimettere le tasse sui terremotati, quando ancora non si è ricostruito un bel niente, significa essere non solo degli stolti presuntuosi, ma soprattutto dei despoti senza cuore. Spendere 5 miliardi di euro all’anno per lasciar bighellonare, senza controlli, decine di miglia di extracomunitari è fortemente ingiusto, quando ci sono milioni di pensionati italiani a 500 € al mese. Nominare un Ministro dell’Istruzione con la licenza di maestra d’asilo, è semplicemente prendere in giro tutto il mondo delle università e le sue non poche eccellenze. Imporre ancora come Sottosegretario di Stato la Boschi, dopo quello che è successo in Banca Etruria, è un palese abuso di potere di fronte a migliaia di risparmiatori truffati. Lasciare un’imposizione fiscale ai massimi livelli mondiali, quando lo Stato spreca miliardi di euro e non paga alle scadenze i suoi fornitori, è un atto criminale, perché uccide l’economia intera. Ma veniamo alle imprese nostrane, soprattutto quelle medio piccole. Il Ministro del Lavoro, l’ex comunista Poletti, con un bel diploma da tecnico-agrario, viene dal mondo delle cooperative rosse. Quindi da lui sappiamo cosa aspettarci. E infatti i risultati si son visti: un terzo delle imprese italiane non è sopravvissuto alla crisi. Di fatto, le piccole aziende devono barcamenarsi in un mondo globalizzato, facendo fronte ad una concorrenza che può contare su costi più bassi, con una burocrazia pubblica più snella e su una maggiore flessibilità lavorativa. Alcuni esempi chiariscono meglio la situazione. E’ da una settimana che un mio amico imprenditore cerca di chiamare ininterrottamente gli uffici Inps di Milano per avere dei chiarimenti, ma il telefono suona a vuoto. Un altro piccolo industriale della bergamasca, che conosco, è al lavoro dalle 5 del mattino fino alle 21 di sera, sabato e domenica inclusi, per riuscire ad evadere ordini sempre più estemporanei, a prezzi bassi e senza la possibilità di essere programmati nel tempo. Ma nello stesso momento deve occuparsi di dozzine di pratiche fiscali incombenti. Infatti, secondo la CNA di Mestre, oggi una piccola impresa manifatturiera italiana deve sottostare, tra IVA, Tares, Irap, ecc., a 22 adempimenti all’anno, che però comportano un obbligo operativo di 70 scadenze ogni 12 mesi, pari ad una incombenza ogni 3 giorni lavorativi. E’ possibile lavorare così? Ancora, in Italia la tassazione alle imprese, tra diretta e indiretta, supera il 62%. Un capestro pesantissimo, capace di mettere fuori gioco qualsiasi attività remunerativa. Possibile che la politica queste semplici cose non le capisca? E allora l’italiano si adegua. Non è certamente tipo da forconi, ma quando non ne può più, si allontana dalle urne (o dalla sua nazione) e vota un cambiamento di rotta radicale. Questa è la vera l’Italia di oggi. Tutto il resto è un fuoco di paglia.

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| 22 settembre 2017

Ci sono personaggi "strani" che girano per la città e che tutti conoscono.
Vivono nel loro mondo mentale, che non è il nostro, ma che è pieno di immagini fuori dal comune.
Una volta a Bergamo c'era il Costante, un matto buono che fece una brutta fine.
Di questi tempi chi passeggiava in città alta o in centro poteva incontrare il Sandrino.
Piccolo, tarchiato, aveva sempre la sigaretta in bocca.
Camminava veloce, tirando giù dei porconi impronunciabili che facevano girare anche i tanti turisti.
Ma Alessandro Bolis, così era per l'anagrafe, non faceva male ad una mosca e se lo fermarvi potevi ascoltare emozioni particolari e racconti di una vita solitaria passata sulle strade.
Sandrino si è spento a fine estate e, tra il cadere delle foglie autunnali, viale Vittorio Emanuele (v. foto) sembra un pò più vuoto.

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| 13 luglio 2017

Bergamo, secondo i dati del Sole XXIV Ore, è una delle prime città italiane per incassi da multe stradali.
Si parla di circa 7 milioni di euro all'anno.
Il dato è in controtendenza se confrontato con il resto del territorio nazionale, perchè nel nostro Comune è in aumento rispetto agli anni precedenti.
Ora, è normale che se uno commetta un'infrazione al codice debba pagare, ma l'accanimento è tutta un'altra cosa.
L'altra sera, verso le 19, in una laterale di via Quarenghi a Bergamo, un signore ha posteggiato per 5 minuti il veicolo senza nessun intralcio alla circolazione e con le 4 frecce accese.
Immediatamente sono arrivati i Vigili ed è scattata la contravvenzione per divieto di sosta.
Inutile è stata la disponibilità dell'automobilista ad andarsene.
Ed inutili sono state le relative proteste.
La risposta dei Vigili è stata letteralmente: "Abbiamo disposizioni di fare così".
Appunto, quello che dà più fastidio è la volontà di fare cassa a tutti i costi.
Cosa serve mettere i 50 all'ora in via Autostrada, una strada senza pericoli e a doppia corsia?
Così il sabato mattina ti ritrovi l'autovelox con due bei
vigili piantati in mezzo al rondò.
E a chi giova avere una tangenziale bergamasca, dove di solito la velocità consentita dovrebbe essere di 110 km/h, con limitazioni che vanno ripetutamente ed alternativamente dai 70 ai 90 km/h?
Salvo trovare poi il solito telelaser nascosto proprio nel tratto di decelerazione.
Ma la rabbia monta quando vedi vecchie macchine scassate, solitamente guidate da extracomunitari, che sono in circolazione senza fari o frecce, senza revisione (sarebbe impossibile passarla in quelle condizioni) e magari senza assicurazione, lasciate in ogni dove.
Questi signori se ne fregano, perchè le multe non le pagano.
Ma si sa, le casse dei Comuni sono vuote e allora non resta che tartassare i soliti mansueti automobilisti orobici.

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| 30 giugno 2017

Vi lascio da leggere il mio editoriale pubblicato da QUI BERGAMO e che potete trovare attualmente in edicola.
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La bassa pianura bergamasca è ancora ricca di cascine agricole, dove il regista Ermanno Olmi ha ambientato un film famoso per descrivere la vita contadina di un tempo che fu: “L’albero degli zoccoli”. Gli anziani di oggi ricordano bene quegli anni di sacrifici e di povertà estrema. Gesti semplici, ma dettati dalla sopravvivenza: allora d’inverno le coperte prima di essere messe sui letti venivano scaldate sulle schiene delle mucche, i vestiti erano grezzi, gli zoccoli si intagliavano direttamente dai tronchi del bosco, il cibo spesso non bastava per tutti, i panni si lavavano al fiume e le stagioni scandivano il ritmo naturale di una vita dura. La gente però si aiutava e le famiglie potevano crescere anche tra mille difficoltà. Però non c’erano aiuti pubblici e lo Stato forniva solo l’assistenza sanitaria e quella scolastica. Per il resto bisognava adattarsi e arrangiarsi con la fatica nei campi. Questi stessi anziani vedono ora i loro paesi totalmente cambiare. Una moltitudine di africani, arabi e indiani hanno trovato lavoro, anche in nero, nelle stalle e nelle serre. Lo stipendio è alto, ma, si sa, gli italiani non vogliono più fare certi mestieri. Persone straniere che vengono da culture diverse, con usanze molto differenti e che fanno fatica ad integrarsi. Però non sono loro a creare malumore. Sono le altre centinaia di migliaia che arrivano qui e a cui lo Stato italiano offre vitto, soldi, cure e alloggi gratuiti senza pretendere nulla in cambio. Extracomunitari che ciondolano tutto il giorno senza lavorare e senza rendersi utili alle comunità che li ospitano. Per loro non esistono regole di integrazione, o leggi da rispettare. Anzi, le nostre scuole hanno persino abolito certe ricorrenze religiose e alcuni segni della tradizione cattolica pur di non suscitare dissapori in classi sempre più multietniche. Chiunque tenti di far capire che esiste una bella differenza tra l’immigrazione economica, che è il 90%, e quella umanitaria (10%), viene subito tacciato di razzismo e di cattiveria. Ma c’è anche un problema non da poco, finanziario e morale. L’Italia spende per i migranti stranieri quasi 5 miliardi di euro all’anno e non se lo può assolutamente permettere. Non solo per una questione di bilancio statale, ma soprattutto perché ci sono più di 8 milioni di connazionali in povertà assoluta o relativa che non ricevono nessun aiuto pubblico, se non quello di alcune associazioni benefiche private. Come è possibile pensare agli altri se non si è in grado prima di mantenere se stessi? E torno ai nostri contadini. Se andate nella bassa e provate a chiedere cosa ne pensi la gente di questa situazione, vi troverete di fronte a tanto, tantissimo malessere e disappunto. Loro 50 anni fa il vitto, il salario e l’alloggio se lo sono dovuti guadagnare col sudore della fronte e con il rispetto silenzioso. E, badate bene, non è populismo, non è razzismo, è solo un ragionamento dettato dalla logica dei fatti. Ma parlare in questo modo ad una infervorata Boldrini e a una certa area della sinistra oggi non è possibile. Non è che non intendono, è che proprio non vogliono capire. La stessa Presidenta della Camera si dichiara contro le armi e non saluta i nostri paracadutisti della Folgore che sfilano a Roma nella parata del 2 giugno, ma alla sua personale scorta armata quotidiana, pagata dai contribuenti, non rinuncia di certo. Ecco l’ipocrisia della politica e l’arroganza delle istituzioni. Invece cosa ci sia, economicamente parlando, dietro al traffico dei migranti, lo dimostrano le tante inchieste e le evidenze giudiziarie, ma guai a farlo presente ai soliti buonisti di turno. E la religione qui non c’entra niente, perché il terrorismo dei fanatici islamici contro i cristiani e lo scontro ideologico basato su fedi diverse che per secoli non sono riuscite a convivere, sono tutta un’altra cosa. Questa è solo una semplice analisi asettica di un mondo sociale che si è trasformato anche in mancanza di leggi precise e di doveri da rispettare. E la situazione sta velocemente degradando verso una società sregolata, sempre meno tollerante, lontana dalle tradizioni, colma di contraddizioni e costretta a convivere forzatamente senza che ci sia stata una libera scelta dei cittadini italiani. Diversità che perciò continueranno a dividere, in una guerra di ingiustizie palesi tra i tanti poveri, nostrani e stranieri che siano. Poi sarà inutile chiudere le nostre stalle quando i buoi saranno già scappati. E “L’albero degli zoccoli 2” Ermanno Olmi non lo girerà più.
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| 12 giugno 2017

I recenti fatti di piazza San Carlo a Torino, dove per un falso allarme terrorismo ci sono stati oltre 1000 feriti, dovrebbe far riflettere tutti i sindaci italiani sulla sicurezza delle adunate pubbliche.
E invece ancora assistiamo a negligenze e a superficialità nell'organizzazione di eventi all'aperto.
Sabato sera a Bergamo si è svolta la tradizionale festa di fine scuola, che ha visto migliaia di studenti ritrovarsi dopo cena al Lazzaretto.
Un'antica struttura rettangolare con un grande prato al centro ed un'unica uscita verso l'esterno (v. foto di fianco allo stadio).
Bene, per tutta la serata (l'incontro finiva a mezzanotte) c'è stato un gran traffico nelle zone limitrofe.
Motorini, biciclette, auto coi genitori, andavano e venivano in continuazione.
Ma, udite udite, non c'era l'ombra di un vigile urbano, o di un poliziotto, o di un carabiniere.
Da testimonianze dirette dei genitori, possiamo affermare che sul posto in pratica erano completamente assenti le Forze dell'Ordine.
L'unico segnale delle istituzioni era un'ambulanza.
Punto e basta.
Perchè?
Eppure i rischi potevano essere alti, sia per il tipo di struttura utilizzata, che soprattutto per la presenza di così tanta gente, tra cui una moltitudine di minorenni.
D'altronde, birre in vetro e canne non mancavano di certo.
A posteriori è andato tutto bene, ma forse in futuro il Sindaco Gori potrebbe distaccare per l'occasione qualche vigile dai consueti autovelox e garantire un servizio d'ordine anche alla tradizionale festa di fine scuola.
Altrimenti è inutile, poi, piangere sul latte versato.
Grazie.

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| 5 maggio 2017

Nella notte di Bergamo si è spento a 93 anni l'ing. Salvo Parigi, ex consigliere comunale, provinciale e regionale, ma soprattutto per anni presidente dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) bergamasca.
Ho avuto il piacere di trascorrere con lui tanto tempo.
Lunghe e frequenti sono state le chiacchierate nel suo studio di via Pignolo e insieme salivamo alla Malga Lunga per ogni ricorrenza.
Lo voglio ricordare come un uomo intelligente, educato e soprattutto coraggioso.
Sapeva analizzare le problematiche, individuandone anche i risvolti più nascosti.
Come ogni politico di classe, cercava di raggiungere un equilibrio collaborativo con tutte le parti.
Da buon ingegnere sapeva costruire, non distruggere!
Ma sui valori non accettava compromessi.
Quando una decina di anni fa finii massacrato anche sui media, Salvo è stata una delle poche persone a restarmi vicino, personalmente e pubblicamente.
Aveva capito e, nonostante fossi coperto di fango, non mi ha mai abbandonato, neanche per un secondo, esponendosi addirittura in prima persona.
Non solo per quei momenti, l'ing. Parigi è stato davvero un mio maestro di vita.
Porterò con me la sua luminosa figura, che ha saputo dare tanto a tanti.
Ciao, caro Salvo e grazie di cuore!
R.I.P.

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| 27 marzo 2017

Vi lascio da leggere il mio ultimo pezzo pubblicato da QUI BERGAMO e attualmente in edicola.

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E’ una domenica di inizio febbraio nel centro di una ricca città del Nord Italia. Piove, ma per strada c'è tanta gente, forse richiamata dagli ultimi giorni di saldi al 70%. Sono numerosi gli extracomunitari che chiedono l'elemosina ai passanti. Ognuno ha il suo posto fisso: chi fuori dal ristorante alla moda, chi davanti ai grandi magazzini, chi nell'angolo cruciale. Sono sempre gli stessi e ormai si conoscono bene. “Ciao amico!”, è il loro modo di salutare. Prima sorridono, scherzano, poi il loro approccio si fa disperato: “Ho fame, non mangio da ieri, mi puoi dare qualcosa?”. Sono insistenti, non ti mollano, ti stanno vicino, quasi a contatto e ti accompagnano con la mano tesa per un pezzo di strada. Qualche anno fa alcuni di loro, i più evoluti commercialmente, stendevano un lenzuolo per terra e lo riempivano di falsi prodotti griffati, tra cui giubbini, scarpe, cinture, portafogli e borse. Erano ben organizzati e c’era sempre una vedetta pronta a segnalare l’arrivo delle Forze dell’Ordine. Allora il lenzuolo con dentro le grandi firme si ripiegava velocemente e in un secondo tutto spariva. Poi i negozianti regolari hanno cominciato a protestare, quasi fossero gli extracomunitari a rovinare le vendite su piazza. Così la Polizia Comunale ha aumentato i controlli e ha iniziato a sequestrare un bel po’ di mercanzia. Da quei giorni in centro i lenzuoli griffati non si vedono più. Meno rischioso chiedere l’elemosina. Tempo fa un ragazzo della Costa d’Avorio, garbato e aiutato da una faccina rassicurante, mi ha confessato che nei weekend riesce a raccogliere anche 200 €. Vive alla Caritas e quindi spese non ne ha. Certo non è una gran vita, d’inverno fa freddo per strada e la fortuna è tutta un’altra cosa, ma alla fine ci si adatta. Poi in città c’è un altro modo di fare affari, anche se magri. Alcuni extracomunitari sono aggiornatissimi sulle previsioni meteo, che ormai scaricano con regolarità dai cellulari. Infatti alle prime gocce d'acqua spuntano una miriade di venditori d'ombrelli. Li trovi dappertutto e sono di ogni razza: senegalesi, nord africani, indiani, cingalesi. Gli ombrelli però sono solo di due tipi: quelli pieghevoli che si possono portar via a 5 € e quelli automatici che partono da una base d’asta di 10 €. I venditori sono multietnici, ma la mercanzia è tutta uguale e rigorosamente made in China. Chissà chi la distribuisce all’ingrosso! Ieri mi sono fermato sotto la pioggia a chiacchierare con un senegalese alto, giovane, educato, dal portamento fiero e che parlava un italiano quasi perfetto. Per 7 € ti rifilava un ombrello dalle fattezze discrete. Gli ho chiesto che senso avesse lasciare Dakar per fare questa vita. E lui mi ha confermato che era tutta colpa di suo zio, che non gli aveva spiegato quanta crisi ci fosse in Italia. "Guarda - mi dice – se potessi tornare indietro, non verrei più qui. Non c'è lavoro, le fabbriche stanno chiudendo e nemmeno in nero riesco a trovare qualcosa da fare. Noi dall'Africa non abbiamo idea di quale sia la grave situazione economica italiana. Allora perchè ci dicono di venire qui?" Bè, ecco un termometro reale dell’economia nel nostro bel paese. E forse le vere motivazioni di tanta immigrazione sono da ricercare in un business fiorente e nemmeno nascosto. L’Italia spende circa 4 miliardi di euro all’anno per distribuire e mantenere questa gente nei vari centri d’accoglienza. La maggior parte del denaro non va agli immigrati, ma resta alle associazioni e alle cooperative che gestiscono un flusso migratorio di quasi 200.000 persone ogni anno. E’ un affare dai fatturati incredibili e meno rischioso del traffico degli stupefacenti. La politica e la malavita non sono indifferenti a questo fiume di soldi, che parte dagli scafisti e arriva ai vari Cara, Cie, Cda o Cpsa. Denaro fatto in pratica sulla pelle di una modernizzata tratta degli schiavi. Poi questa gente si riversa per strada, spesso fa casino, si integra con la delinquenza locale, insomma disturba l’italiano medio che sta già patendo una dura crisi economica. E allora la polveriera si accende in un attimo, in una guerra tra poveri e dannati. “Su, dammi l’ombrello, caro senegalese, che piove e buona fortuna a tutti!”
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