| 21 giugno 2010
Chi avesse avuto l'ardire di vedere ieri pomeriggio la partita Italia-Nuova Zelanda, si ritrova oggi con tanta amarezza dentro.
Una squadra di impiegati, che giocano al pallone nel dopo lavoro e hanno preso le ferie per disputare il mondiale, ha messo sotto alla grande le nostre stelle milionarie (in euro).
Povera Italia!
Senza campioni di spicco e con poche idee (ma come si fa a crossare alto al centro per 90 minuti quando ci sono dall'altra parte difensori di quasi due metri i stazza?), si ritrova strapazzata anche dai Kiwi.
Chi non perde il suo incrollabile ottimismo è il toscanaccio Lippi.
Un C.T. un pò spocchioso, che sembra arringare dall'alto del suo piedistallo alla Paul Newman chi gli fa notare la pochezza degli azzurri.
Ma nell'ultimo quadrienno non si è investito sulle nuove leve, con il contorno di mille polemiche inutili (Cassano e Ballotelli) e di molte rinunce incomprensibili (Totti e Miccoli).
Forse se Lippi fosse restato sotto il sole della Versilia a curare i suoi affari, non avrebbe sporcato l'immagine vincente di quattro anni fa.
Ma tant'è.
I po..po..popopopo.. sono solo un ricordo e la Nazionale rischia con la Slovacchia di ritornare a casa prima del tempo.
D'altronde costruire un gruppo pescando tra i giocatori più anziani (avete l'imbarazzo della scelta), tra gli attaccanti più spuntati (Gila e Iaquinta) e tra chi è arrivato lontano dalle vette dello scudetto (i bianconeri), vuol dire avere le fette di salame sugli occhi.
Calcisticamente parlando.
Speriamo comunque di essere cattivi profeti e pessimi salumieri.
Una squadra di impiegati, che giocano al pallone nel dopo lavoro e hanno preso le ferie per disputare il mondiale, ha messo sotto alla grande le nostre stelle milionarie (in euro).
Povera Italia!
Senza campioni di spicco e con poche idee (ma come si fa a crossare alto al centro per 90 minuti quando ci sono dall'altra parte difensori di quasi due metri i stazza?), si ritrova strapazzata anche dai Kiwi.
Chi non perde il suo incrollabile ottimismo è il toscanaccio Lippi.
Un C.T. un pò spocchioso, che sembra arringare dall'alto del suo piedistallo alla Paul Newman chi gli fa notare la pochezza degli azzurri.
Ma nell'ultimo quadrienno non si è investito sulle nuove leve, con il contorno di mille polemiche inutili (Cassano e Ballotelli) e di molte rinunce incomprensibili (Totti e Miccoli).
Forse se Lippi fosse restato sotto il sole della Versilia a curare i suoi affari, non avrebbe sporcato l'immagine vincente di quattro anni fa.
Ma tant'è.
I po..po..popopopo.. sono solo un ricordo e la Nazionale rischia con la Slovacchia di ritornare a casa prima del tempo.
D'altronde costruire un gruppo pescando tra i giocatori più anziani (avete l'imbarazzo della scelta), tra gli attaccanti più spuntati (Gila e Iaquinta) e tra chi è arrivato lontano dalle vette dello scudetto (i bianconeri), vuol dire avere le fette di salame sugli occhi.
Calcisticamente parlando.
Speriamo comunque di essere cattivi profeti e pessimi salumieri.
| 14 giugno 2010
In Sud Africa sono cominciati i mondiali di calcio e stasera tocca alla nostra nazionale.
Non c'è molto ottimismo (Lippi a parte), visto il recente gioco degli azzurri, ma in un torneo tutto può succedere ed alla fine siamo sempre i campioni in carica.
La cosa più bella però è il fantastico casino che fanno le migliaia di vuvuzele suonate a tutto fiato per gli interi 90 minuti.
Quando si accende la TV si sente subito questo ronzio continuo, che sembra non smettere mai, e che ti fa capire cosa stai guardando.
La vuvuzela è una trombetta ad aria della lunghezza di circa un metro. Essa è divenuta una sorta di simbolo dello stesso calcio nel paese africano. E' talmente invadente, che la FIFA la voleva vietare durante le partite. Ma il folklore e la tradizione popolare hanno vinto.
L'origine del suo nome è controversa: potrebbe infatti derivare da un termine zulu che significa "fare rumore", ma anche dal suono "vuvu" emesso dallo strumento che ricorda il ronzio di un intero sciame d'api.
La si può comprare pure su e-bay a prezzi che vanno dai pochi euro in su.
Avrà successo anche da noi?
Credo di sì, ma più che allo stadio bisognerebbe usarla sotto le finestre di chi si vuol acusticamente contestare.
Pensate ad una bella manifestazione davanti al Parlamento. A chi rompe le scatole, un paio d'ore di vuvuzela renderebbe pan per focaccia.
Altro che il bavaglio alla libertà di stampa!
Basta avere dei buoni polmoni ed il gioco è fatto.
Non c'è molto ottimismo (Lippi a parte), visto il recente gioco degli azzurri, ma in un torneo tutto può succedere ed alla fine siamo sempre i campioni in carica.
La cosa più bella però è il fantastico casino che fanno le migliaia di vuvuzele suonate a tutto fiato per gli interi 90 minuti.
Quando si accende la TV si sente subito questo ronzio continuo, che sembra non smettere mai, e che ti fa capire cosa stai guardando.
La vuvuzela è una trombetta ad aria della lunghezza di circa un metro. Essa è divenuta una sorta di simbolo dello stesso calcio nel paese africano. E' talmente invadente, che la FIFA la voleva vietare durante le partite. Ma il folklore e la tradizione popolare hanno vinto.
L'origine del suo nome è controversa: potrebbe infatti derivare da un termine zulu che significa "fare rumore", ma anche dal suono "vuvu" emesso dallo strumento che ricorda il ronzio di un intero sciame d'api.
La si può comprare pure su e-bay a prezzi che vanno dai pochi euro in su.
Avrà successo anche da noi?
Credo di sì, ma più che allo stadio bisognerebbe usarla sotto le finestre di chi si vuol acusticamente contestare.
Pensate ad una bella manifestazione davanti al Parlamento. A chi rompe le scatole, un paio d'ore di vuvuzela renderebbe pan per focaccia.
Altro che il bavaglio alla libertà di stampa!
Basta avere dei buoni polmoni ed il gioco è fatto.
| 17 maggio 2010
E 18!
Ieri sera il popolo nerazzurro ha esultato: dopo la Coppa Italia è arrivato il diciottesimo scudetto.
Sembrano passati i tempi in cui gli interisti finivano regolarmente alla berlina perchè non vincevano niente.
Poi è arrivato il magnate Moratti che con una barca di soldi ha rimesso in piedi una squadra campione.
Di errori ne sono stati fatti anche negli ultimi 5 anni, di allenatori ne sono passati, così come di giocatori, ma alla fine la mentalità giusta è arrivata.
Anche grazie ad un mercenario allenatore portoghese, che non ha mai giocato al pallone, ma che di calcio ne capisce come pochi.
In uno sport che è quasi tutto show business, Mourinho sa far bene la sua parte di star e adesso prepara di nuovo le valigie per andare a rifondare un'altra compagine.
Lui sa bene una cosa che il C.T. Lippi non ha voluto tenere in considerazione: per diventare Special One bisogna saper andar via da vincenti. Allora si sfiora il mito. Altrimenti si rischia che il futuro, sempre incerto, cancelli un passato vittorioso.
Ora sabato c'è la finale di Champion e questa Inter può diventare leggenda.
In bocca al biscione!
Ieri sera il popolo nerazzurro ha esultato: dopo la Coppa Italia è arrivato il diciottesimo scudetto.
Sembrano passati i tempi in cui gli interisti finivano regolarmente alla berlina perchè non vincevano niente.
Poi è arrivato il magnate Moratti che con una barca di soldi ha rimesso in piedi una squadra campione.
Di errori ne sono stati fatti anche negli ultimi 5 anni, di allenatori ne sono passati, così come di giocatori, ma alla fine la mentalità giusta è arrivata.
Anche grazie ad un mercenario allenatore portoghese, che non ha mai giocato al pallone, ma che di calcio ne capisce come pochi.
In uno sport che è quasi tutto show business, Mourinho sa far bene la sua parte di star e adesso prepara di nuovo le valigie per andare a rifondare un'altra compagine.
Lui sa bene una cosa che il C.T. Lippi non ha voluto tenere in considerazione: per diventare Special One bisogna saper andar via da vincenti. Allora si sfiora il mito. Altrimenti si rischia che il futuro, sempre incerto, cancelli un passato vittorioso.
Ora sabato c'è la finale di Champion e questa Inter può diventare leggenda.
In bocca al biscione!
| 6 maggio 2010
Giordano Alborghetti era un ragazzone alto quasi due metri. Faceva l'allenatore di pallavolo alle ragazze dell'Excelsior Bergamo.
Era una persona speciale.
Non solo un maestro dello sport competitivo, ma soprattutto un educatore di valori. Signorile, educato, fermo e coscienzioso, amalgamatore di caratteri.
Insomma un formatore saggio di insegnamenti di vita per la gioventù di oggi.
Ho visto Jordan, come mi piaceva chiamarlo, far crescere un gruppo ed aiutare con discrezione tutte le atlete, anche le più deboli, fino a farle diventare squadra vera.
Una sera piovosa di maggio Gio ha raccolto una palla sul campo e l'ha lanciata verso il cielo. E' volata alta, oltre la rete delle nubi.
Lui si è accasciato, ma lo sguardo delle sue ragazze è rimasto all'insù, a guardare tra le stelle.
Da oggi ce ne è una in più che brilla in un pulsare lieve.
La si può vedere sopra ogni panchina di volley.
Per ricordare dolcemente. In un silenzio pieno di parole sussurrate.
Ciao Giordano, gigante di bontà e di discrezione.
Grazie di cuore per tutto.
Era una persona speciale.
Non solo un maestro dello sport competitivo, ma soprattutto un educatore di valori. Signorile, educato, fermo e coscienzioso, amalgamatore di caratteri.
Insomma un formatore saggio di insegnamenti di vita per la gioventù di oggi.
Ho visto Jordan, come mi piaceva chiamarlo, far crescere un gruppo ed aiutare con discrezione tutte le atlete, anche le più deboli, fino a farle diventare squadra vera.
Una sera piovosa di maggio Gio ha raccolto una palla sul campo e l'ha lanciata verso il cielo. E' volata alta, oltre la rete delle nubi.
Lui si è accasciato, ma lo sguardo delle sue ragazze è rimasto all'insù, a guardare tra le stelle.
Da oggi ce ne è una in più che brilla in un pulsare lieve.
La si può vedere sopra ogni panchina di volley.
Per ricordare dolcemente. In un silenzio pieno di parole sussurrate.
Ciao Giordano, gigante di bontà e di discrezione.
Grazie di cuore per tutto.
| 20 novembre 2009
Che tenerezza vedere Giuan Trapattoni spiegare in un maccheronico inglese la sua amarezza per un'ingiustizia grande come uno stadio intero!
L'Irlanda calcistica da lui allenata è stata buttata fuori dal mondiale grazie ad un malandrino e plateale gol di mano del francese Henry.
Una vera rapina.
Prima di ogni partita la Fifa espone dei bellissimi cartelloni in cui chiede "Fair Play", insomma buona educazione e lealtà sportiva. La pretende dagli atleti, dagli sportivi e dal pubblico pagante, probabilmente non da sè stessa.
La realtà dei fatti è ben altra cosa, perchè, inutile nasconderlo, il calcio è diventato ormai un business stellare dove girano un sacco di soldi e di interessi anche politici.
Guarda caso il Presidente della Uefa è un francese di italica conoscenza, Michele Platini, e qualcuno non ha avuto il coraggio di sottrargli la nazionale dai mondiali sudafricani. Si pensava che la piccola e simpatica Irlanda facesse le valigie con umile rassegnazione, smoccolando magari per una mano furbina non vista dall'arbitro.
E invece no. Perchè la visione è cambiata anche grazie alle nuove tecnologie che inquadrano le competizioni in ogni particolare. Oggi si può leggere l'imprecazione labiale, si vede il fallo di reazione lontano dall'arbitro, si può interpretare il rigore, si riesce a misurare al millimetro il fuorigioco, si calcolano le distanze da rispettare.
Una cosa però la Tv non è capace di riprendere: l'onore e il rispetto sportivo del calciatore.
L'esultanza di un campione navigato, come Henry, per un gol palesemente irregolare la dice lunga.
Ma d'altronde quando i cattivi maestri siedono sulle poltrone delle tribune, non si può pretendere che chi calpesta il terreno verde sia da meno.
E così il mondo va nel pallone.
Buon week end.
L'Irlanda calcistica da lui allenata è stata buttata fuori dal mondiale grazie ad un malandrino e plateale gol di mano del francese Henry.
Una vera rapina.
Prima di ogni partita la Fifa espone dei bellissimi cartelloni in cui chiede "Fair Play", insomma buona educazione e lealtà sportiva. La pretende dagli atleti, dagli sportivi e dal pubblico pagante, probabilmente non da sè stessa.
La realtà dei fatti è ben altra cosa, perchè, inutile nasconderlo, il calcio è diventato ormai un business stellare dove girano un sacco di soldi e di interessi anche politici.
Guarda caso il Presidente della Uefa è un francese di italica conoscenza, Michele Platini, e qualcuno non ha avuto il coraggio di sottrargli la nazionale dai mondiali sudafricani. Si pensava che la piccola e simpatica Irlanda facesse le valigie con umile rassegnazione, smoccolando magari per una mano furbina non vista dall'arbitro.
E invece no. Perchè la visione è cambiata anche grazie alle nuove tecnologie che inquadrano le competizioni in ogni particolare. Oggi si può leggere l'imprecazione labiale, si vede il fallo di reazione lontano dall'arbitro, si può interpretare il rigore, si riesce a misurare al millimetro il fuorigioco, si calcolano le distanze da rispettare.
Una cosa però la Tv non è capace di riprendere: l'onore e il rispetto sportivo del calciatore.
L'esultanza di un campione navigato, come Henry, per un gol palesemente irregolare la dice lunga.
Ma d'altronde quando i cattivi maestri siedono sulle poltrone delle tribune, non si può pretendere che chi calpesta il terreno verde sia da meno.
E così il mondo va nel pallone.
Buon week end.
| 6 maggio 2009
Per gli appassionati di calcio ieri sera c'è stata una bella partita: la semifinale di Champions tra Arsenal e Manchester United.
Innanzitutto fa impressione, al di là del gioco, vedere gli stadi inglesi così perfetti, senza barriere tra pubblico e campo, con delle comode poltroncine per tutti, con vie di fuga numerose ed ampie e con tanti stewarts che discretamente (ma duri all'occorrenza) vigilano sulla sicurezza degli spettatori.
Niente a che vedere, ovviamente, con le fosse deliranti e le bolgie dei nostri impianti.
Ma c'è una cosa che mi ha impressionato di più, nel momento in cui due allenatori italiani (Spalletti e Ranieri) stanno per fare le valigie prima del tempo ed a poche giornate dalla fine del campionato.
Sulla panchina del Manchester siede da oltre 20 anni (sì, avete letto bene!) Sir Alex Ferguson, arzillo sessantottenne scozzese. All'inizio impiegò un quadriennio per vincere qualcosa, ma poi ha portato a casa i trofei più prestigiosi. E' rispettato dai giocatori ed amato dalla tifoseria.
Da noi quanto sarebbe durato lo stesso personaggio senza vedersi rescisso il contratto? Provate a chiederlo a Mourinho & C.
Forse la chiave del successo, e non solo sportivo, è proprio questa.
Quando si trova la persona giusta si investe su di essa e le si dà fiducia nel tempo. Perchè la fretta non dà mai risultati continuativi, non può creare una filosofia "aziendale" percepita e taglia le gambe all'esperienza acquisita.
E poi in Italia la colpa ricade sempre sul solito capro espiatorio, che quasi mai è il proprietario della baracca.
Innanzitutto fa impressione, al di là del gioco, vedere gli stadi inglesi così perfetti, senza barriere tra pubblico e campo, con delle comode poltroncine per tutti, con vie di fuga numerose ed ampie e con tanti stewarts che discretamente (ma duri all'occorrenza) vigilano sulla sicurezza degli spettatori.
Niente a che vedere, ovviamente, con le fosse deliranti e le bolgie dei nostri impianti.
Ma c'è una cosa che mi ha impressionato di più, nel momento in cui due allenatori italiani (Spalletti e Ranieri) stanno per fare le valigie prima del tempo ed a poche giornate dalla fine del campionato.
Sulla panchina del Manchester siede da oltre 20 anni (sì, avete letto bene!) Sir Alex Ferguson, arzillo sessantottenne scozzese. All'inizio impiegò un quadriennio per vincere qualcosa, ma poi ha portato a casa i trofei più prestigiosi. E' rispettato dai giocatori ed amato dalla tifoseria.
Da noi quanto sarebbe durato lo stesso personaggio senza vedersi rescisso il contratto? Provate a chiederlo a Mourinho & C.
Forse la chiave del successo, e non solo sportivo, è proprio questa.
Quando si trova la persona giusta si investe su di essa e le si dà fiducia nel tempo. Perchè la fretta non dà mai risultati continuativi, non può creare una filosofia "aziendale" percepita e taglia le gambe all'esperienza acquisita.
E poi in Italia la colpa ricade sempre sul solito capro espiatorio, che quasi mai è il proprietario della baracca.
| 29 settembre 2008
Dicono che i grandi uomini possono cadere nella polvere, ma i più grandi sanno rialzarsi e tornare a vincere.
La vita è bellissima proprio perchè è capace di dare momenti meravigliosi, così straordinari da sembrare magici, ma nello stesso tempo (o poco dopo) anche tristezze e dolori infiniti.
Quando poi cade "il re" molti provano una sarcastica goduria, perchè la gente è capace di perdonare di tutto, ma non il successo. E il potente nel fango provoca anche un senso comune di rivincita verso la fortuna ingenerosa coi più.
L'anno scorso Valentino era finito nel tritacarne: la moto non andava, il fisco italiano l'aveva bastonato, gli sponsors gli chiedevano i danni, i giornali facevano a gara nel massacrarlo.
Alla soglia dei 30 anni Vale è tornato campione del mondo, in una resurrezione non solo di motore, ma soprattutto di uomo.
E chi vince ha sempre ragione.
Vero Ferrari? Vero Mourinho?
La vita è bellissima proprio perchè è capace di dare momenti meravigliosi, così straordinari da sembrare magici, ma nello stesso tempo (o poco dopo) anche tristezze e dolori infiniti.
Quando poi cade "il re" molti provano una sarcastica goduria, perchè la gente è capace di perdonare di tutto, ma non il successo. E il potente nel fango provoca anche un senso comune di rivincita verso la fortuna ingenerosa coi più.
L'anno scorso Valentino era finito nel tritacarne: la moto non andava, il fisco italiano l'aveva bastonato, gli sponsors gli chiedevano i danni, i giornali facevano a gara nel massacrarlo.
Alla soglia dei 30 anni Vale è tornato campione del mondo, in una resurrezione non solo di motore, ma soprattutto di uomo.
E chi vince ha sempre ragione.
Vero Ferrari? Vero Mourinho?
| 2 settembre 2008
Dopo i cassonetti bruciati e l'immondizia per strada, domenica Napoli è tornata agli onori della cronaca per l'indegno episodio dei tafferugli sul treno che portava i tifosi partenopei a Roma.
Centinaia di passeggeri "normali" sono stati fatti scendere a forza per far posto ai teppisti. Danni per centinaia di migliaia di euro nelle stazioni e sui vagoni.
Un episodio da terzo mondo che fa vergognare tutta l'Italia.
Ma se si vogliono cambiare davvero le cose, l'atteggiamento contro la violenza degli Ultras deve essere inequivocabile (vero De Laurentiis?). Gli inglesi insegnano: sono soprattutto le società calcistiche che devono investire risorse per tutelare il pubblico e la gente dentro e fuori gli stadi.
Anche le istituzioni poi ci devono mettere del loro per organizzare seriamente la sicurezza. E in questo caso il non aver previsto treni speciali, anzi aver fatto ritardare l'unico disponibile, è stato un rischio che si poteva evitare.
Intanto i 5 ragazzoni napoletani, arrestati perchè andavano allo stadio con in tasca bombe carta e coltelli (!), sono già a spasso, perchè per questo tipo di reati non è prevista la custodia cautelare. Poverini, ci mancherebbe altro.
Se in Italia non si ha il coraggio di prendere soluzioni drastiche in materia, allora è meglio non piangere sul latte versato dopo ogni partita.
Centinaia di passeggeri "normali" sono stati fatti scendere a forza per far posto ai teppisti. Danni per centinaia di migliaia di euro nelle stazioni e sui vagoni.
Un episodio da terzo mondo che fa vergognare tutta l'Italia.
Ma se si vogliono cambiare davvero le cose, l'atteggiamento contro la violenza degli Ultras deve essere inequivocabile (vero De Laurentiis?). Gli inglesi insegnano: sono soprattutto le società calcistiche che devono investire risorse per tutelare il pubblico e la gente dentro e fuori gli stadi.
Anche le istituzioni poi ci devono mettere del loro per organizzare seriamente la sicurezza. E in questo caso il non aver previsto treni speciali, anzi aver fatto ritardare l'unico disponibile, è stato un rischio che si poteva evitare.
Intanto i 5 ragazzoni napoletani, arrestati perchè andavano allo stadio con in tasca bombe carta e coltelli (!), sono già a spasso, perchè per questo tipo di reati non è prevista la custodia cautelare. Poverini, ci mancherebbe altro.
Se in Italia non si ha il coraggio di prendere soluzioni drastiche in materia, allora è meglio non piangere sul latte versato dopo ogni partita.
| 25 agosto 2008
Ieri sera a Pechino, con una grandiosa cerimonia davanti a 90.000 spettatori nel famoso stadio a nido d'uccello, si sono chiuse le 29^ olimpiadi.
La Cina ha vinto due volte. La prima nel medagliere degli atleti, battendo le super potenze americana e russa. L'altra nell'organizzazione, dimostrando una perfezione superiore a quella occidentale di tipo svizzero.
Facile direte voi, disponendo di una manodopera a basso prezzo, la Cina ha messo in campo almeno il doppio delle risorse umane necessarie.
Invece dai tempi di Mao questo paese ha fatto passi da gigante, dimostrando al mondo intero che le braccia non servono a niente se non sono collegate al cervello.
Efficienza, investimenti, progettualità, innovazione, uniti a metodo, ordine e controllo hanno costruito un'olimpiade praticamente perfetta.
E i diritti umani? Gestire un miliardo e mezzo di persone, in un territorio vastissimo ed abitato da etnie profondamente diverse, non consente alla Cina di importare ancora le regole della nostra democrazia. Sarebbe come entrare in costume da bagno in una gabbia con dentro cento tigri affamate.
Ma, come l'Iraq ha dimostrato, resta bene da capire dove sia effettivamente la vera democrazia esportabile nel mondo. Anche dagli evoluti e liberali paesi occidentali.
Vedremo a Londra nel 2012.
La Cina ha vinto due volte. La prima nel medagliere degli atleti, battendo le super potenze americana e russa. L'altra nell'organizzazione, dimostrando una perfezione superiore a quella occidentale di tipo svizzero.
Facile direte voi, disponendo di una manodopera a basso prezzo, la Cina ha messo in campo almeno il doppio delle risorse umane necessarie.
Invece dai tempi di Mao questo paese ha fatto passi da gigante, dimostrando al mondo intero che le braccia non servono a niente se non sono collegate al cervello.
Efficienza, investimenti, progettualità, innovazione, uniti a metodo, ordine e controllo hanno costruito un'olimpiade praticamente perfetta.
E i diritti umani? Gestire un miliardo e mezzo di persone, in un territorio vastissimo ed abitato da etnie profondamente diverse, non consente alla Cina di importare ancora le regole della nostra democrazia. Sarebbe come entrare in costume da bagno in una gabbia con dentro cento tigri affamate.
Ma, come l'Iraq ha dimostrato, resta bene da capire dove sia effettivamente la vera democrazia esportabile nel mondo. Anche dagli evoluti e liberali paesi occidentali.
Vedremo a Londra nel 2012.
| 19 agosto 2008
Ultimi giorni alle Olimpiadi di Pechino.
Lo spirito sportivo dei 5 continenti anima le competizioni in pista, in vasca, o negli stadi.
Record mondiali vengono polverizzati ogni giorno.
L'uomo che gareggia, deve essere sempre più forte, sempre più abile, sempre più veloce del suo passato.
Muscolature incredibili, modellate da allenamenti durissimi e da sostanze chimiche al limite del legale, coprono strutture giovanili avviate da tempo al business dei 5 anelli.
Come avrete notato, non esiste una gara dove non ci sia movimento, più o meno frenetico, accompagnato comunque da una tensione del corpo portata sempre agli estremi.
O corri, o ti muovi, ma se ti fermi sei fuori.
Le vie di mezzo non esistono, le mediocrità ti eliminano, la lentezza ti allontana dal centro dello show.
E questa è la regola dei tempi moderni.
Sport o business che sia.
Lo spirito sportivo dei 5 continenti anima le competizioni in pista, in vasca, o negli stadi.
Record mondiali vengono polverizzati ogni giorno.
L'uomo che gareggia, deve essere sempre più forte, sempre più abile, sempre più veloce del suo passato.
Muscolature incredibili, modellate da allenamenti durissimi e da sostanze chimiche al limite del legale, coprono strutture giovanili avviate da tempo al business dei 5 anelli.
Come avrete notato, non esiste una gara dove non ci sia movimento, più o meno frenetico, accompagnato comunque da una tensione del corpo portata sempre agli estremi.
O corri, o ti muovi, ma se ti fermi sei fuori.
Le vie di mezzo non esistono, le mediocrità ti eliminano, la lentezza ti allontana dal centro dello show.
E questa è la regola dei tempi moderni.
Sport o business che sia.
