| 3 luglio 2017

All'età di 84 anni ci ha lasciati un grande artista: Paolo Villaggio.
Per quelli della mia generazione è stato semplicemente il rag. Fantozzi, lo stereotipo dello sfigato italiano, sempre perdente, con la sua nuvoletta di pioggia sulla testa, ma umilmente tenace e col sorriso sulle labbra.
Essere un Fantozzi era diventato persino un modo di dire per collocare una persona nel mondo della sfortuna paradossale.
Tanti sono stati i personaggi inventati dal geniale Paolo Villaggio.
Come non ricordare Giandomenico Fracchia e il prof. Kranz?
Amava dire: "Il comico non diventa mai adulto, resta sempre un bambino."
E la sua comicità non è mai stata volgare o offensiva, la sua satira era pungente e sapeva enfatizzare la vita grottesca dell'italiano medio.
Villaggio è stato davvero un grande attore, uno scrittore e uno sceneggiatore tra i più sensibili.
Per questo oggi l'Italia lo piange sinceramente.
Ora Fantozzi sarà in Paradiso, o lì vicino, per far sorridere anche San Pietro.
Tra una tazza di caffè griffato e un pò di sfortuna celestiale.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 14 ottobre 2016

Ieri a Milano moriva il premio Nobel per la letteratura Dario Fo, mentre nello stesso giorno a Stoccolma veniva assegnato lo medesimo premio per il 2016 a Bob Dylan.
Le strane coincidenze di un destino che lega spesso le anime artistiche.
Dario Fo è stato forse il personaggio più eclettico del teatro e della televisione italiana. Cantante, attore, scrittore, pittore, impegnato in politica, è passato dalla destra alla sinistra fino ad approdare al Movimento 5 Stelle.
Poliedrico, sì dirà.
Aveva un intelligenza istrionica, che albergava in una mente un pò da giullare e un pò da accademico.
Non era simpatico a tutti, ma questa è una caratteristica dei grandi personaggi.
Così come Bob Dylan, un innovatore assoluto che, senza un vero background, è stato, ed è, un grande della musica.
Per lui le parole si fondono con la musica e tutto diventa poesia.
Qualche purista nel 1997 storse il naso quando fu assegnato il Nobel a Fo e qualcuno l'ha storto pure ieri per Dylan.
Ma al di là dei premi, sarà la storia e il successo delle opere a raccontare della loro grandezza.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 11 gennaio 2016

Il solito cancro si è portato via uno degli ultimi miti mondiali della musica rock: David Bowie.
Per chi ha più di 50 anni, come il sottoscritto, alcune canzoni del 69enne cantante londinese saranno indimenticabili.
Hanno segnato due generazioni di adolescenti, non solo nel modo di fare musica, ma anche in quello di porsi come artista eclettico e innovativo.
Sempre.
Così come nel suo ultimo album, Blackstar, che esce postumo.
Comunque la morte non riesce ad impossessarsi di tutti gli uomini indistintamente. Per alcuni di loro lo spirito riesce a fluttuare perennemente nelle musicalità del mondo.
Così credo che "Heroes" sia tra queste sonorità il suo pezzo più famoso, quasi un testamento anticipato, e quindi ve lo lascio da sentire direttamente qui (il testo della canzone tradotto in italiano lo trovate nei COMMENTI):

https://www.youtube.com/watch?v=Tgcc5V9Hu3g

Ciao Duca e grazie!

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 27 giugno 2014

Non c'è limite al peggio.
Renzi bacchetta la Rai, che vanta un numero di dipendenti come minimo triplo rispetto alla concorrenza, e la invita a tagliare i costi.
E allora la Rai cosa si inventa per far cassa, anziché risparmiare?
Da pochi giorni a tutte le imprese, e a chiunque abbia una partita Iva, da Torino (Direzione Canone con firma illeggibile) sta arrivando una graziosa letterina con allegato un bollettino postale di 407,35 €.
Inizia così: "Vi informiamo che le vigenti normative (RDL del 1936, DL del 1944 e L del 1999!) impongono l'obbligo del pagamento di un canone speciale a chiunque detenga, fuori dall'ambito famigliare, uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni televisive..."
In parole povere se un'azienda, una piccola impresa artigianale, o un negozio possiedono anche solo un tablet o un PC, sono costrette a pagare l'ennesimo balzello statale.
E poco importa se usano queste apparecchiature esclusivamente per lavorare e non per lo streaming tv.
E' una vergogna inaccettabile, perché il cittadino onesto tra a casa e lavoro andrebbe a pagare più di 600 € all'anno di canoni Rai, una cifra addirittura superiore alle pay tv satellitari.
Adesso basta, si è raggiunto il limite.
Perché non solo siamo presi in giro da questi inetti di politici, ma dobbiamo pure subire l'arroganza impunita del potere pubblico.
Le imprese italiane sono tra le più tassate del mondo, stentano persino a sopravvivere, e ora devono preoccuparsi di pagare l'ennesimo carrozzone statale, che non sta in piedi da solo per i troppi sprechi e per le parcelle milionarie di presentatori strapagati.
Qui ci vuole una ribellione nazional-popolare.

| 2 marzo 2012

Luccica il mare e soffia forte il vento, quando una notizia rende triste la prima giornata di marzo.
La mia generazione è musicalmente cresciuta con due Lucio cantautori: Battisti e Dalla.
Oggi se ne sono andati tutti e due e restano solo le loro voci a riempire l'anima.
Sì, perchè Lucio Dalla era un vero poeta delle note e i suoi testi scendevano giù giù, fino a fare palpitare lo spirito.
Provate ad ascoltare "Caruso" (cliccate qui: http://www.youtube.com/watch?v=-2VRd8EtYzM&feature=related ) ad occhi chiusi e poi mi dite. Basta il primo accordo per sentire crescere un'emozione rara.
Incontrai Lucio Dalla in un ristorante milanese una sera di tre anni fa.
Una star buona, semplice, disponibile e simpatica. Un uomo piccolo, ma un vero gigante.
Se ne è andato in un attimo fuggente, con le sue canzoni e con le sue parole che gli hanno spaccato un cuore profondo.
E così è finito il primo tempo e da ieri, come diceva lui da umile credente, è suonato il fischio d'inizio del secondo.
Forse.
Ci mancherai, caro amico Lucio.
E così non mi resta che scriverti e, siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò ( clicca qui: http://www.youtube.com/watch?v=Y8HfQ7C8NFQ ).

| 9 settembre 2009

Ci sono persone che sono capaci di segnare generazioni intere.
Mike Bongiorno era una di queste.
La televisione degli anni '50 fu un vero e proprio catalizzatore sociale e Mike contribuì a renderle questo ruolo importante.
Ma credo che sarà ricordato soprattutto per la capacità di restare sulla cresta dell'onda fino a 85 anni in un mondo difficile e spietato come quello dello spettacolo.
Mike ha rappresentato la gente comune, il populismo di un'intera nazione ed ha saputo precorrere i tempi, anche della politica, traspirando un sano ottimismo da tutti i pori. E nonostante tutto.
Il tempo passava, i gusti dei consumatori cambiavano, ma lui sapeva adattare, con solarità, le sue trasmissioni e la sua immagine dall'Italia di ieri a quella di oggi.
Non era uomo che facesse polemiche, o che generasse gossip col suo stile di vita.
Le pubblicità, che lo hanno visto come protagonista, hanno fatto (e faranno) la fortuna di molte aziende.
Era americano fuori, ma voleva essere italiano dentro. La nostra cittadinanza gli è stata data solo nel 2003, ma - sì sa - la burocrazia non guarda in faccia a nessuno.
Allegria Mike, ora sei sempre più in alto!

| 4 febbraio 2009

Ieri sera, San Biagio (protettore della gola e della voce!), a Bergamo c'è stato il concerto di Biagio Antonacci.
Oltre 2.000 posti tutti esauriti per uno spettacolo particolare, dove si cantava soprattutto d'amore.
La scelta di Biagio di mettere in piedi uno show quasi nascosto, sicuramente adatto ad un teatro più che ad uno stadio, con un solo musicista accompagnatore, con un rapporto intimo tra lui e il pubblico, fatto di luci, di voce e di parole, ha mandato in visibiglio una vasta platea, soprattutto femminile, di ogni età.
Vorrei fare una sola semplice considerazione.
La musica, unico linguaggio universale, riesce anche in tempi di dura crisi a far spendere una cifra discreta (i posti a sedere andavano da oltre 30 a quasi 60 euro l'uno) a migliaia di persone che vogliono ascoltare canzoni semplici e colme di sentimenti.
Una cosa difficile da capire, che spiazza pure i maghi del marketing. Forse perchè non sanno ascoltare nel profondo l'animo umano e non riescono a fare previsioni azzeccate quando entrano in gioco le passioni del cuore.
Ma la musica ha un grande pregio: non mente mai a nessuno e arriva dritta dove deve arrivare.
E per questo riempie ancora gli stadi di gente pagante e non di folle spedite a spinta a riempire i comizi elettorali.

| 9 settembre 2008

Era il 9 settembre di 10 anni fa e a Milano dopo una lunga malattia moriva, nella riservatezza che l'aveva contraddistinto per tutta la sua esistenza, uno dei più grandi cantanti italiani: Lucio Battisti.
I suoi dischi, venduti in milioni di copie, hanno accompagnato un'intera generazione (la mia) segnandone le conquiste, gli amori, le tristezze, le gioie ed i cambiamenti. La sua musica, unita alle parole di Mogol, era semplicemente poesia, emozione pura, che continua nel tempo ancora oggi.
Aveva 55 anni Lucio in quel lontano 1998 e, a dispetto della fama immensa che lo accompagnava, conduceva da sempre una vita schiva e lontana dai riflettori della ribalta.
A dimostrazione che la TV non serve se si è davvero grandi.
E' sepolto a Molteno (in Brianza) in una cappella senza nome con dei vetri scuri che non fanno nemmeno vedere all'interno.
Perchè i miti non amano essere preda dei tanti guardoni.

| 5 settembre 2008

In laguna sono accese da quasi una settimana le luci del festival del cinema.
Quella di stasera per noi bergamaschi sarà una cerimonia un un pò particolare. Infatti il molleggiato nazionale Adriano Celentano consegnerà il Leone d'Oro alla carriera al regista orobico Ermanno Olmi. Indimenticabile il suo "Albero degli Zoccoli" che racconta la dura vita contadina della bassa pianura bergamasca.
Ma c'è un pò di Venezia anche qui in città: ben 5 sono i film presentati al festival che escono oggi nelle nostre sale cinematografiche.
Nella serata anche io sarò al Festival e, per gli eventuali particolari, vi dò appuntamento ad un prossimo post.
Buon week end a tutti.

| 6 giugno 2008

Stasera e domani lo stadio di San Siro è tutto esaurito per due notti magiche. Già dalle prime ore dell'alba (...chiara) ai cancelli ci sono tanti ragazzi in attesa di entrare.
Chi c'è?
Un fenomeno, un giovane 56enne che canta: Vasco Rossi.
Cresciuto 30 anni fa con la mia generazione, ha saputo cogliere (chissà dove) il dono dell'immortalità musicale ed è ancora adorato da migliaia di adolescenti.
Vasco è un cocktail senza tempo di tutto ciò che può piacere: non è bello, non è arrogante, è un ribelle anticonformista, non ama le regole ma rispetta i doveri, è trasgressivo ma leale, non ha una gran voce ma ha dei testi da brivido, è una star ma è un uomo dal pensiero semplice. Insomma è uno di noi.
La sua musica piace, perchè entra "dentro" con uno stile tutto suo ed inconfondibile. Poi le parole sono troppo belle e sembrano raccontare le emozioni di ogni giorno.
All'inizio della carriera Vasco era stato osteggiato dai tanti boriosi bempensanti, perchè la sua vita spericolata (al massimo e che se ne frega...) era destabilizzante per una classica tradizionalità che doveva rimanere immutabile.
Oggi è visto con un'altra luce anche da quest'ultimi, perchè la sua è una trasgressione sana che non è mai degenerata, nè tanto meno ha mai dato fastidio.
L'ennesima furbata del Blasco!