| 5 giugno 2018

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale, pubblicato da QUI BERGAMO e attualmente in edicola.
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Bergamo ha un nuovo ospedale, il Papa Giovanni XXXIII, inaugurato a fine 2012 e costato oltre mezzo miliardo di euro pubblici. Ha già avuto qualche problema di infiltrazioni di acqua, a causa della specificità del terreno dove sorge, ma è inutile fare troppo i cavillosi su ciò che è stato ormai costruito. E’ al servizio di oltre un milione di cittadini bergamaschi e ci sono molti pazienti che arrivano anche da fuori provincia. Insomma è un’eccellenza della sanità lombarda, ma non sono tutte rose e fiori. Infatti non si può dire la stessa cosa del suo moderno Pronto Soccorso. Il problema è che per un “codice verde” in media bisogna aspettare 7 ore prima di essere visitati da un medico, mentre per i più gravi “codici gialli” il tempo si dimezza, ma resta comunque lungo. C’è poi da considerare che i pazienti devono pagare il parcheggio esterno, che non è certo economico quando si parla di ore di sosta. Sabato 28 aprile è stata una giornata davvero memorabile che vi voglio raccontare per esperienza diretta, e non è un’eccezione. Verso le 10 di mattino, l’apposito tabellone luminoso segnalava circa 2 ore e 45 minuti di attesa per i codici verdi, un tempo comunque accettabile se non si è conciati malissimo. La sala era già abbastanza piena. I medici in servizio erano 6 e il personale ospedaliero gentilmente provvedeva a schedulare i pazienti. Ma più le ore passavano e più continuava ad aumentare la coda: verso mezzogiorno il solito tabellone enunciava 6 ore di attesa, sempre per i verdi. La stranezza era che i pazienti erano sempre gli stessi del mattino. Andavano avanti solo chi aveva bambini da far visitare in pediatria e ovviamente gli ammalati più gravi. Di conseguenza, nel primo pomeriggio ci si conosceva in pratica tutti. Cominciavano a nascere le prime amicizie, anche multietniche, ma si sa, il momento del bisogno avvicina sempre gli animi. Personalmente sono persino riuscito a rivedere, dopo quasi 20 anni, un amico di infanzia. L’inesorabile tempo trascorso ci aveva reso quasi irriconoscibili, ma quando il personale ha urlato il suo nome, l’ho subito identificato. Eggià, perché al Pronto Soccorso la privacy è davvero poca. Perché, anche se si ha un numero di accettazione che compare pure sul tabellone luminoso, si viene chiamati a gran voce nella sala d’attesa per nome e cognome. Così il pomeriggio trascorreva lento, tra chiacchiere da bar e pre-diagnosi sanitarie fatte da paziente a paziente. Tutte esperienze di vita vissute, che venivano condivise tranquillamente, come se ci conoscesse da sempre. Ogni tanto lo sguardo finiva sul famigerato tabellone e l’attesa cresceva insesorabilmente. I codici verdi erano ormai stimati a 8 ore, con buona pace del leghista Salvini, mentre i rossi e i gialli ovviamente erano più veloci, forse grazie al reggente orobico Martina. Battute a parte, la sala era completa, tanto che i pazienti dovevano usare le carrozzine a rotelle alla stregua delle normali sedie tutte occupate. Poi c’era il campionato di calcio, con gli anticipi del sabato a fare compagnia, in attesa del derby nazionale Inter-Juve della sera, che iniziava alle 21 e che tutti erano convinti di vedere comodamente dalla poltrona di casa. Poveri illusi! Tra i primi nuvoloni temporaleschi, scendeva mesta la sera di fine aprile e noi eravamo sempre lì, sempre gli stessi, nonostante qualche rara defezione. Alle 20 il tabellone scandiva le sue nefaste previsioni: 13 ore di attesa per i codici verdi e 6 ore e mezza per i codici gialli: un vero record! E c’era un ulteriore problema: da quell’ora i dottori disponibili non erano più 6, ma 2. La gente allora ha cominciato a rumoreggiare, in pratica il paziente non era più “paziente”, ma diventava intollerante. Anche perché non stavamo lì in gita di piacere e molti presentavano uno stato di salute alquanto precario e doloroso. Infatti al Triage, una delle domande d’ingresso è proprio relativa alla soglia del dolore percepito, che va a zero a 10. In pratica, se sei onesto, sei fregato. Alle 20.30, a titolo precauzionale, si sono presentati in sala d’attesa tre addetti alla Vigilanza Interna, con tanto di pistole nella fondina. Hanno tentato di riportare un po’ di calma, ma tener buona tanta gente dolorante, che stava lì dalle 8.30 del mattino, non era un affare semplice. Le giustificazioni fornite sono ormai note a tutti. La Sanità, e non solo quella, non ha più soldi e allora, con tutti questi tagli alla spesa pubblica, medici da mettere in più non ce ne sono. Dunque la colpa è della politica e del nostro debito pubblico stellare. Come è finita? Che molte persone hanno passato in quella saletta anche 15 ore prima di essere visitate. E qualche medico e infermiere, ha anche osato affermare che, se eravamo rimasti lì, era per una nostra libera scelta, o per una fiducia incrollabile in quel bel ospedale. Attenzione però, perché la salute è un diritto sacrosanto del cittadino, sancito anche dalla Costituzione (art. 32). E un’ultima cosa va detta. Gli italiani scendono in piazza a protestare duramente se lo Stato chiude uno stadio calcistico per una giornata, ma restano sommariamente tranquilli se, sempre lo Stato, li lascia per lo stesso tempo in una triste sala d’attesa di un Pronto Soccorso. E allora, buona coda a tutti!
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| 30 aprile 2018

Bergamo ha un nuovo ospedale, il Papa Giovanni XXIII (v. foto), costato quasi mezzo miliardo di euro,inaugurato a fine 2012, e che ha già avuto qualche problema di copiose infiltrazioni di acqua, a causa della particolare zona su cui sorge.
Ma la questione è un'altra.
I cittadini orobici, oltre 1.100.000 di soli bergamaschi, sono molto soddisfatti di questa struttura, che si colloca tra le eccellenze sanitarie lombarde.
Però non si può dire la stessa cosa del suo Pronto Soccorso.
I tempi di attesa infatti sono biblici e non sembra esserci una soluzione immediata.
Per un codice verde in media bisogna aspettare, prima di essere visitati da un dottore, intorno alle 7 ore.
L'attesa è in una sala nemmeno troppo capiente, che solitamente è stracolma, tanto che i pazienti sono costretti ad utilizzare le carrozzine a rotelle alla stregua di sedie.
Sabato scorso, come da testimonianza diretta, i tempi di attesa sono arrivati a oltre 13 ore per i codici verdi e a oltre 6 ore per i codici gialli.
Incredibile.
Verso le 9 di sera è dovuta persino intervenire la vigilanza interna, perchè i pazienti non erano più "pazienti" e iniziavano a mostrare evidenti segnali di rumorosa intolleranza.
Non è la prima volta che accade e la risposta da parte del personale ospedaliero è sempre la stessa: non ci sono soldi per la Sanità Pubblica e quindi non ci sono altri medici da collocare al Pronto Soccorso.
Sabato sera, dopo le 20, c'erano solo due dottori che visitavano e alcune persone aspettavano ancora dalle 7.45 del mattino.
Pensare che la salute è un diritto di tutti e non si va al Pronto Soccorso in gita di piacere, o per mero passatempo.
Si va, perchè si ha bisogno!
Ma gli italiani scendono in piazza se si chiudono gli stadi per una giornata, ma non protestano più di tanto se devono attendere lo stesso tempo in un ospedale per essere visitati.
E allora buona coda!

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| 10 gennaio 2018

A gennaio, con la nuova Legge di Stabilità, la mannaia del Governo si è abbattuta su oltre un milione e mezzo di italiani che usano con regolarità la sigaretta elettronica.
Infatti sul liquido che la alimenta, si è abbattuta una tassa da ben 455 € al litro (Iva inclusa), una vera follia.
In pratica la glicerina e gli aromi naturali, contenuti nel fluidi per le sigarette elettroniche, costeranno più dell'argento puro (460 € al kg).
Non solo, la vendita dei flaconcini è da oggi vietata anche on-line.
Un vero regalo natalizio alle multinazionali del tabacco, perchè, visti i prezzi, molto svapatori saranno costretti a tornare alle sigarette tradizionali.
Considerando che per tabagismo muoiono in Italia 80.000 persone all'anno e che la sigaretta elettronica è del 95% meno dannosa di quella normale, possiamo ben capire di quanto saliranno i costi a carico della Sanità nazionale per questa trovata renziana.
E pensate che la tassa dovrebbe portare alle casse dello Stato non più di una decina di milioni di euro!
Ma ci sono anche i danni economici.
Il settore fattura 300 milioni di € ed era in crescita, con 3.500 operatori e oltre 30.000 addetti nell'indotto.
In Gran Bretagna la sigaretta elettronica è addirittura gratuita e fornita dal Sistema Sanitario Nazionale, proprio perchè riduce le malattie collegate al tabagismo.
Ora, o l'italiano accetta supinamente questa assurda super tassa sull'aria, oppure 1 milione e mezzo di svapatori devono cominciare a far sentire la loro voce.
Piazze pubbliche e piazze virtuali sono lì ad aspettarli.
E non dimentichiamoci che il 4 marzo è vicino e questo milione e mezzo di voti conta!

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| 7 settembre 2017

Tricase (LE) è un grazioso paese sul mare del Salento.
Il tacco d'Italia finisce lì vicino, siamo nel profondo Sud insomma.
Ebbene qui c'è un'eccellenza ospedaliera, che nulla ha a che invidiare ai migliori ospedali della Lombardia o del Veneto.
Si tratta dell'Azienda Ospedaliera Cardinal Panico (v. foto), una pia fondazione religiosa gestita da suore attente e meticolose.
E' convenzionato con la Sanità pubblica, per cui non ci sono costi a carico del paziente.
Numerose sono le varie specialità di medicina.
Quest'estate, a causa di un grave incidente occorso ad un mio famigliare, ho potuto verificare personalmente l'efficienza, l'ordine, la pulizia, la gentilezza e soprattutto l'elevata professionalità del personale medico ed infermieristico di questa bella struttura.
Ieri un altro bergamasco è stato ricoverato lì per un analogo incidente in mare alla colonna vertebrale (v. notizia nei COMMENTI qui sotto) e posso garantirgli che è veramente in buone mani.
I neurochirurghi, provenienti anche dalla Sapienza di Roma, sono giovani e altamente preparati.
A questo gioiello del Sud vanno i miei sinceri ringraziamenti e la profonda gratitudine di una paziente del Nord oggi in via di guarigione!

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| 30 maggio 2017

Dopo una lunga e seria sperimentazione italiana ed estera, un piccolo cilindro, che contiene un quarzo purissimo e dell'acqua particolarmente trattata, è disponibile per chi lo desiderasse prenotare: ecco il Quam!
In parole semplici, il Quam equilibra le molecole d'acqua e i fluidi presenti nel nostro organismo, facendoli vibrare all'unisono.
Il nostro corpo al 70% è formato proprio da acqua (H20) e se queste molecole oscillano in armonia, possiamo ottenere notevoli benefici fisici e mentali.
Il Quam può quindi donare armonia, felicità, salute e senso di gratitudine a chi lo tiene vicino (ha un raggio di azione di 3 metri) per un tempo costante.
Non si scarica e non richiede interventi di manutenzione.
Se siete interessati all'acquisto, o volete ulteriori informazioni, cliccate nei COMMENTI qui sotto ed inviate le vostre domande con un vostro recapito (è garantita la riservatezza).
Un esperto vi risponderà.

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| 27 aprile 2016

Oltre 1 italiano su 5 ha più di 65 anni, ma la sua aspettativa di vita, per la prima volta è scesa.
Nel 2015 un uomo poteva contare su una durata della vita media di 80,1 anni (rispetto agli 80,3 del 2014) e una donna di 84,7 (85,0 nel 2014).
Varie sono le cause, ma sicuramente la crisi ha fatto sentire i suoi effetti, un pò come in Grecia.
Infatti il nostro paese è all'ultimo posto europeo come investimenti nella prevenzione, che sono pari al 4,1% della spesa sanitaria totale.
E la spesa sanitaria in Italia è calata dai 112,5 miliardi di € del 2010 ai 110,5 miliardi del 2015.
Ad esempio, gli over 65 che si sono vaccinati contro l'influenza, nel 2003 erano il 63,4%, l'anno scorso arrivavano a malapena al 49%.
Poi nel 2014 oltre il 46% degli italiani era sovrappeso o addirittura obeso, che non è un segno di abbondanza ma esattamente del contrario.
E' triste fare queste constatazioni, in un'Italia dove la vita si accorcia mentre il debito pubblico si allunga sempre di più.
In un contesto socioeconomico ormai degradato e destinato a fallire.

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| 1 febbraio 2016

E’ stata fatta una seria analisi sui dati 2015 relativi all’anomalo aumento dei decessi per malattia in Italia.
Il responso è drammatico.
Ci sarebbero quasi 65.000 morti in più rispetto all’anno precedente a causa dell’impossibilità economica di comprarsi le medicine prescritte.
Infatti la spesa per farmaci delle persone medie (quindi non stiamo parlando di soli ricchi!) è di 450 € all’anno, mentre quella riferita alle persone povere è di soli 64 € all’anno.
La crisi economica, così come è accaduto in Grecia, miete in silenzio le sue vittime.
Non è un discorso di efficienza del sistema sanitario italiano, perché i nostri ospedali funzionano ad un buon livello, ma ai malati mancano semplicemente i soldi per curarsi.
Così rinunciano agli esami che prevedono un ticket e interrompono l’assunzione di farmaci importanti, ma costosi, per la salute.
Era dai tempi della seconda guerra mondiale che non accadeva una cosa del genere.
Ma c’è anche un drammatico risvolto psicologico.
Molta gente, finita inaspettatamente sul lastrico, prova un senso di vergogna profonda.
Si isola, non chiede aiuto a nessuno ed in pratica si lascia morire in solitudine.
Ecco, la politica non dovrebbe parlare di tante cialtronate inutili, ma dovrebbe concentrarsi su poche cose basilari da fare.
Basterebbe, ad esempio, esentare da qualsiasi ticket medico coloro che hanno redditi al di sotto del minimo pensionistico.
E i soldi andrebbero presi tagliando gli sprechi giganteschi della spesa pubblica.
Oggi, mentre un barbiere della Camera dei Deputati guadagna 135.000 € all’anno, ci sono 65.000 italiani che muoiono perché non sono in condizione di comprarsi le medicine.
Questo non è uno Stato che si rispetti!

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| 28 luglio 2014

Questa è una storia vera di 20 anni fa esatti.
Una storia di due gemellini identici che sono stati nel grembo di una madre per 8 mesi e che in una calda mattina di luglio del 1994 hanno deciso di venire al mondo in anteprima.
Forse non troppo presto, ma sicuramente prematuramente.
Si può diventare genitori in tanti modi, ma alcuni affondano nel dolore le gioie di un evento indimenticabile.
Così le corsie del reparto maternità si riempiono di fiori, fino a quella stanza dove c’è spazio solo per i crisantemi.
Nel lungo corridoio le tante lacrime di gioia trascinano nello stesso sapore salato quelle di chi piange.
Le voci dei molti neonati rimbalzano con liete armonie, mentre il silenzio di chi è in rianimazione infantile non fa rumore.
Aver stretto nelle mani per 8 mesi una piccola madonnina fino a farla consumare, rende inutili persino le preghiere.
Un padre si affaccia dal terrazzo di un ospedale, in una notte tanto afosa quanto buia.
Bisogna trovare da soli le parole per spiegare, per giustificare, per lenire, per confortare una madre che non ha mai visto, ma solo ascoltato nel suo ventre.
Ma quali parole può portare il vento della morte?
Allora non resta che guardare due piccole creature che hanno goduto di questo meraviglioso mondo solo per due giorni.
Sono passati veloci come l’infrangersi di un’onda tranquilla sulla sabbia corallina al chiaro della luna.
Senza lamenti sono tornati in quell’oscurità strana da cui sono venuti.
Ma ogni onda leggera lascia comunque un segno che, per quanto piccolo, rimane nella memoria, portando ricordi salmastri che profumano di buono.
Sono attimi di esistenza, così intensi da essere ricordi indelebili anche dopo tanto tempo.
Sono istanti, che fanno apprezzare la fortuna di poter vivere una lunga vita intera.

| 30 ottobre 2013

Vi racconto una storia che ha toccato una persona che conosco bene, ma che ogni giorno purtroppo coinvolge tanta altra gente.
Ti svegli un mattino e ti senti un pò diversa.
Capisci che qualcosa non va come al solito.
E' una sentimento sconosciuto: è interiore ed estraneo nello stesso momento.
Qualcosa dentro il tuo corpo non ti appartiene e lo intuisci precisamente.
E' solo il giorno che muore, ma una sensazione di buio profondo ti pervade.
La luna sembra strana e illumina un velo di angoscia che cresce nel fitto mistero del tuo seno.
Non sono le mani di qualcun altro a toccarti.
Sei sola e non c'è piacere.
Sei tu che stringi tra le dita quel qualcosa, lì sotto la pelle.
La notte che arriva non è più tua, aspetti solo l'indomani per chiamare il dottore.
Si accendono le luci, ma sono quelle di un ospedale.
Una mano sulla spalla ti fa capire che quella cosa te la devono togliere.
Non ti appartiene, come la paura che per la prima volta senti salire dal cuore.
Il futuro, tra una lacrima, diventa un vortice di pensieri pieni di ieri e vuoti di domani.
La tua nuova solitudine si fa colma d'amori perduti e irripetibili.
Io ti dico che non devi tremare, nessuno ti potrà portare davvero via.
La vita è stata ed è ancora tua.
Ora il cielo si riempie di stelle che illuminano il tuo cammino per guarire, fatto di un male che è incurabile solo per chi lo considera tale.
Ciao F., ce la farai!

| 30 aprile 2012

Report è una delle poche trasmissioni per cui vale la pena pagare il canone Rai.
Ieri sera ha presentato un servizio sulla pericolosità degli edulcoranti, le molecole chimiche che sostituiscono lo zucchero nelle bevande e nei cibi dietetici, in cui appariva chiara la volontà delle lobbies dei produttori di nascondere i pericolosi effetti collaterali dell'aspartame e degli altri dolcificanti sintetici.
Per sapere cosa è l'aspartame e per conoscere la sua storia ultratrentennale è sufficiente farsi una bella navigata in internet (clicca qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Aspartame ).
Comunque è da sempre stato sospettatto di causare tumori cerebrali e crisi epilettiche negli animali.
Nel 2005, un centro europeo indipendente di Ricerca sul Cancro, la Fondazione Ramazzini ( http://www.ramazzini.it/ ), ha chiesto un urgente riesame dell' aspartame in alimenti e bevande soprattutto per proteggere i bambini. Questa richiesta nasce dal fatto che la FDA (US Food and Drug Administration) statunitense sostiene che l'aspartame sia sicuro per il consumo umano dal momento che "la cancerogenesi dell' aspartame non è supportata dai dati certi."
Mentre i ricercatori italiani hanno notato un aumento superiore al 20% dell'insorgere del cancro in topi e ratti a cui è stato somministrato l'aspartame.
Sono più di 8.000 le denunce in America sugli effetti collaterali, ma la FDA ha solo preteso che i prodotti contenenti aspartame includano un semplice avviso sull'etichetta per le persone sensibili al composto della fenilalanina. Ma ad oggi sulle etichette non è mai riportata la quantità esatta di aspartame che viene inserita in ogni articolo. E quindi il consumatore non può calcolare se durante il giorno assume una dosa superiore alla soglia di pericolosità.
L'aspartame si trova in oltre 6.000 prodotti (bevande diet, chewingum, yogurt, bustine per addolcire, merendine e persino farmaci) che vengono assunti da centinaia di milioni di persone nel mondo.
Fa rabbia pensare che purtroppo le vere cavie siamo noi e che per puro interesse economico la nostra salute valga meno di una bustina di finto zucchero.
Per difenderci possiamo iniziare a non usare tutti i prodotti "diet", che tra l'altro fanno ingrassare più di quelli normali.