| 9 dicembre 2015

Questa la notizia testuale del Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano:

"Dudù, il cane di casa Berlusconi, è diventato papà. La compagna Dudina sabato ha dato alla luce tre cuccioli. Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi e Francesca Pascale, hanno deciso di tenere anche i tre piccoli barboncini nella residenza di Arcore. I due padroni si sono detti “molto felici per la nascita”".

Oggi la trovate anche in prima pagina sul sito on line del giornale milanese.
Quando il giornalismo arriva a questo livello, non servono altre parole.
Buon mercoledì!

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 17 ottobre 2014

Sto leggendo un libro carico di patos: "La voce degli uomini freddi" di Mauro Corona, trentin-friuliano di 64 anni ( http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Corona ), un uomo di montagna che si è fatto da solo.
Dice: "Da qualche parte sulla terra esiste un paradiso. Dove la gente è buona e lavora duro. Gente che ha fatto della sfortuna la gioia di stare al mondo. L'unica gioia è quella. Gente che s'accontenta. Tutto qui."
In un periodo così difficile, ve lo consiglio.
E' un po' come una medicina dell'anima.
E un purificante del troppo che ci circonda.

| 31 marzo 2014

Sto leggendo un libro davvero interessante e che vi consiglio: SUPERNOTES di Luigi Carletti e dell'Agente Kasper, edito da Mondadori e che trovate (se non è già esaurito) a 19 € in libreria dalla settimana scorsa.
Racconta la vera storia di un agente segreto italiano, non senza peccati, che scopre nel 2008 una stamperia clandestina di dollari in Corea del Nord. Sì, proprio lì!
Il problema è che queste banconote non sono dei falsi.
Sono delle supernotes, cioè delle copie esatte, ma in pratica non ufficiali.
Si tratta di centinaia e centinaia di milioni di dollari, in banconote da 50 e 100 dollari, che i servizi segreti americani usano nelle "operazioni sporche".
Ma il nostro 007 viene tradito e subito incarcerato per più di un anno in Cambogia.
Perchè Kasper deve morire ed ecco perchè pochissimi, Governi inclusi, fanno qualcosa per salvarlo dalle torture cambogiane.
Insomma una storia avvincente che ricorda anche come sia meglio diffidare dagli amici-nemici.
E come non ricordare che il compianto Giovanni Falcone sosteneva da anni che per trovare i canali della grande criminalità era necessario seguire i flussi di denaro.
Ma come sempre il profumo dei soldi è molto pericoloso.
E la verità in certi ambienti non deve mai venire alla luce.
Costi quello che costi.

| 25 ottobre 2010

Poche volte mi era capitato di leggere un libro tutto di un fiato in un giorno solo.
Ieri pioveva e così ho aperto quasi per caso "L'ALBERO DEI MILLE ANNI - All'improvviso un cancro, la vita all'improvviso" (Rizzoli Editore) scritto dal giornalista Pietro Calabrese, morto di tumore maligno il 12 settembre scorso, pochi giorni prima dell'uscita del suo volume autobiografico.
Non sono più riuscito a smettere fino a quando le oltre 300 pagine sono scivolate via.
Un uomo affronta con coraggio la sua ultima battaglia contro il cancro, "una caverna piena di pipistrelli malefici" che ha scoperto improvvisamente nel suo polmone.
Una lotta finita, non persa, dopo poco più di un anno dal suo inizio. Un tempo breve, ma sufficiente per capire e per crescere in un'elevazione particolare dello spirito.
E' un percorso colmo di dolore intensissimo, che attraversa l'animo umano per analizzare una vita che è stata, almeno fino a quel momento, piena di gioia e di soddisfazioni.
E così, quando tutto deve terminare in poco tempo, si possono comprendere le cose importanti ed i valori veri della nostra esistenza. Cambiano i pesi e le misure, cambiano gli amici, cambiano le abitudini, cambia il nostro corpo, cambiano le prospettive e cambiano le priorità. Cambia il futuro, perchè gli occhi e la mente non possono più guardare lontano.
In pratica tutto viene travolto e tutto travolge.
Ieri tra la pioggia insistente, dicevo, sono scivolate via 300 pagine, ma hanno lasciato un segno buono nel cuore del lettore.
Il libro, scritto con scorrevolezza e profondità rara, è già un successo editoriale e le numerose ristampe stanno andando letteralmente a ruba.
Anche questo è un buon segno.

| 8 ottobre 2010

Il caso è sconcertante.
Il Giornale della famiglia Berlusconi è accusato dalla Procura di Napoli di aver minacciato una pesante azione di dossieraggio contro la Presidentessa degli Industriali Emma Marcegaglia, perchè cambiasse il suo atteggiamento critico nei confronti del Governo.
Se tutto ciò venisse dimostrato sarebbe di una gravità assoluta.
Il Direttore Editoriale Feltri, non nuovo ad episodi del genere, si è affrettato a dichiarare che si trattava di telefonate scherzose.
Ma forse i signori Boffo e Fini la pensano diversamente sui buffetti ilari del Giornale.
Da sempre esistono giornalisti prezzolati, non solo incapaci di riportare la verità, ma anche collusi col potere ed in grado di raccontare menzogne forvianti.
Basta trovare una di queste schiene piegate, che usano la penna alla stregua di una pistola, ed il gioco è fatto.
Il risultato è la macelleria civile per l'interessato e l'aumento di vendite e degli introiti pubblicitari per chi pubblica.
Nel caso in specie i Giudici spiegano il provvedimento sostenendo che un conto è il diritto di critica, un altro l'utilizzo di scritti, o la prospettazione di propri scritti, per «coartare la volontà altrui». Quando ciò accade - dicono i PM - si configura un reato.
Insomma l'ennesima barzelletta che spegne il sorriso per farci ricadere nello sgomento.

| 24 settembre 2009

Ieri è stato pubblicato il primo numero di un nuovo giornale: "Il Fatto Quotidiano".
Gli editori sono dei giornalisti, anche famosi, tra cui Antonio Padellaro, Peter Gomez (che saluto da questo blog), Marco Travaglio e Marco Lillo. Hanno tutti deciso di non usufruire di finanziamenti pubblici e di partito (una valangata di milioni di euro che arriva a tutti gli altri quotidiani).
Ne sono state distribuite oltre 150.000 copie, andate praticamente a ruba fin dalle prime ore del mattino.
Il Fatto dimostra che la libertà di stampa in Italia, se fatta bene e con la voglia di approfondire le notizie, non solo può esistere, ma ottiene anche un grande successo.
Stamane le copie in edicola superano le 300.000, ma in molte città sono già esaurite.
Intanto alla Rai c'è maretta, perchè due trasmissioni molto seguite (Anno Zero e Report) non sono gradite al Governo e faticano a completare il palinsesto a causa delle pesanti pressioni politiche.
Insomma il fatto è che gli italiani che si vogliono informare sono tutt'altro che pochi e che stupidi.
E mettere loro il bavaglio non è poi così semplice.
Bene!

| 16 settembre 2009

In questi giorni la libertà di stampa viene sbandierata ai quattro venti, perchè in Italia sembra un diritto ormai perduto.
Molti si indignano per l'interferenza della politica nei palinsesti delle televisioni, o per le eccessive pressioni esercitate sui giornali.
Mi viene da ridere, pensando ai tanti smemorati che sembrano ignorare che è dalla notte dei tempi che funziona così.
Fino a qualche lustro fa la Rai era totalmente lottizzata: la rete Uno alla DC, la Rete Due al PSI e la Rete Tre al PCI. Tutte le nomine, dai direttori ai giornalisti, passavano inequivocabilmente dal "placet" delle Segreterie dei rispettivi partiti.
Oggi sono semplicemente cambiate due cose ed il Porta a Porta di ieri sera lo ha dimostrato.
Abbiamo un Premier di Governo in pieno conflitto d'interesse nello scenario dei media (caso unico al mondo) ed abbiamo un sacco di giornalisti che si piegano supinamente al potere. Anzi lo accondiscendono appena possono.
Da noi non manca la libertà di informazione, manca semplicemente un'informazione di qualità, che sappia scendere nel profondo delle notizie, per cercare di capire e soprattutto di far capire.
Ma forse anche la gente è diventata più superficiale.
E allora i "veri" giornalisti, coraggiosi ed obiettivi, devono cercarsi nuovi spazi e nuovi editori.
In Rete si trovano ottime penne, con la schiena diritta e con la capacità di un'analisi sincera.
Basta aver voglia di trovarli e di leggerli.

| 4 settembre 2009

Si parla poco di politica concreta, dimenticandosi che il PIL sta ancora calando di oltre il 5% e che la forbice economica tra l'Italia e l'Europa è in aumento.
Invece sui giornali i titoloni vanno alle escort, alla Noemi e al suo "Papi" che querela gli organi di stampa.
Abbiamo un Premier che controlla i 3/4 dell'informazione nazionale e che si scaglia immediatamente contro chiunque osi criticare la sua persona. Utilizza i soliti mezzi: giornalisti con la schiena piegata al potere che sono in grado di violentare la vita di chiunque.
All'estero ci guardano allibiti, perchè non riescono a capire come un popolo tolleri un simile conflitto d'interessi.
E' triste, ma è un canovaccio già visto. Purtroppo sono in tanti quelli che passano dal tritacarne dello sputtanamento mediatico, finalizzato a fare scempio dell'immagine altrui per i propri interessi personali.
La gente guarda, osserva, ascolta, ma capisce solo l'apparenza, evitando la verità più profonda. Andare alla radice delle cose richiede capacità di analisi e memoria nel tempo: due caratteristiche troppo onerose per essere perseguite.
E così, alla fine, l'opinione pubblica si fa sempre i fatti suoi con un certo menefreghismo e con tanti saluti al vero progresso democratico dell'intera nazione.

| 21 aprile 2009

Domani di un secolo fa a Fucecchio nasceva forse il più grande giornalista italiano: Indro Montanelli.
Fu una delle colonne del Corriere della Sera e nel 1977 fondò a Milano Il Giornale Nuovo insieme ad altre firme famose.
In quell'anno, come da prassi del periodo, fu anche "gambizzato" dalle Brigate Rosse che gli scaricarono addosso 4 colpi.
All'epoca frequentavo il Politecnico di Milano e portare in giro una copia del Giornale significava essere tacciato di fascismo e rischiare una sfracca di botte da parte dei giovani di estrema sinistra. Altri tempi, si dirà.
Il toscanaccio Montanelli aveva però una caratteristica unica: l'indipendenza assoluta del suo pensiero dalle mode e soprattutto dai condizionamenti politici e affaristici. Una vera schiena diritta, sia come uomo che come scrittore.
Conobbe Berlusconi che finanziò da subito il suo quotidiano. Gli accordi erano chiari: Berlusconi sarebbe stato il proprietario-editore e Montanelli il padrone-direttore. Ma alla fine del 1993, quandò Super Silvio decise di entrare in politica, l'idillio finì. "Ho già conosciuto un uomo della provvidenza e mi è bastato", così ebbe a dire senza sarcasmo il giornalista Indro.
L'esempio valoriale di questa grande penna si ebbe nel 1991 quando l'allora Presidente della Repubblica Cossiga gli offrì la nomina a Senatore a vita. Montanelli non la accettò con questa giustificazione: "Un giornalista dovrebbe sempre stare a distanza di sicurezza dal potere".
Un insegnamento che oggi sembra essersi perso tra i tasti delle moderne macchine da scrivere di troppe schiene piegate e accondiscendenti.
Un affronto alla verità e alla cronaca.

| 11 marzo 2009

Come previsto, è iniziata a spron battuto la campagna elettorale per le prossime amministrative.
I giornali, soprattutto quelli locali, giocano un grande ruolo per indirizzare il voto verso i candidati amici. Lo sanno e lo fanno.
Così la stampa "amica" ha già iniziato a battere curricula intonsi di vecchi soloni della politica (magari dimenticandosi anche episodi passati negli anni in cui qualche candidato è stato pure infilato dietro le sbarre!), a dipingere compra-svendite aziendali come se fossero opere di ingegneria industriale, ad ignorare movimenti popolari nuovi, ad escludere persone fuori dagli schemi impegnate a risolvere problemi sociali, insomma a mettersi supina di fronte alle solite lobbies e ai potentati di rito.
Fa male alla coscienza prendere atto che la ruffianaggine e le bugiardinate non finiscono mai, mentre il tritacarne della mala informazione è già pronto per rullare chi non sta ai giochi (una sedia a te, due a me) degli affari e dei partiti.
Sì dirà che così va il mondo e l'Italia. Dove ieri una proposta di legge ha provato a ridurre il Parlamento al solo voto di una cinquina di capigruppo.
Una notizia incredibile, al limite dell'autoritarismo, ma che alcuni giornali riportano solo nelle pagine interne.
Nel buio della ragione.