| 24 settembre 2009
Ieri è stato pubblicato il primo numero di un nuovo giornale: "Il Fatto Quotidiano".
Gli editori sono dei giornalisti, anche famosi, tra cui Antonio Padellaro, Peter Gomez (che saluto da questo blog), Marco Travaglio e Marco Lillo. Hanno tutti deciso di non usufruire di finanziamenti pubblici e di partito (una valangata di milioni di euro che arriva a tutti gli altri quotidiani).
Ne sono state distribuite oltre 150.000 copie, andate praticamente a ruba fin dalle prime ore del mattino.
Il Fatto dimostra che la libertà di stampa in Italia, se fatta bene e con la voglia di approfondire le notizie, non solo può esistere, ma ottiene anche un grande successo.
Stamane le copie in edicola superano le 300.000, ma in molte città sono già esaurite.
Intanto alla Rai c'è maretta, perchè due trasmissioni molto seguite (Anno Zero e Report) non sono gradite al Governo e faticano a completare il palinsesto a causa delle pesanti pressioni politiche.
Insomma il fatto è che gli italiani che si vogliono informare sono tutt'altro che pochi e che stupidi.
E mettere loro il bavaglio non è poi così semplice.
Bene!
Gli editori sono dei giornalisti, anche famosi, tra cui Antonio Padellaro, Peter Gomez (che saluto da questo blog), Marco Travaglio e Marco Lillo. Hanno tutti deciso di non usufruire di finanziamenti pubblici e di partito (una valangata di milioni di euro che arriva a tutti gli altri quotidiani).
Ne sono state distribuite oltre 150.000 copie, andate praticamente a ruba fin dalle prime ore del mattino.
Il Fatto dimostra che la libertà di stampa in Italia, se fatta bene e con la voglia di approfondire le notizie, non solo può esistere, ma ottiene anche un grande successo.
Stamane le copie in edicola superano le 300.000, ma in molte città sono già esaurite.
Intanto alla Rai c'è maretta, perchè due trasmissioni molto seguite (Anno Zero e Report) non sono gradite al Governo e faticano a completare il palinsesto a causa delle pesanti pressioni politiche.
Insomma il fatto è che gli italiani che si vogliono informare sono tutt'altro che pochi e che stupidi.
E mettere loro il bavaglio non è poi così semplice.
Bene!
| 16 settembre 2009
In questi giorni la libertà di stampa viene sbandierata ai quattro venti, perchè in Italia sembra un diritto ormai perduto.
Molti si indignano per l'interferenza della politica nei palinsesti delle televisioni, o per le eccessive pressioni esercitate sui giornali.
Mi viene da ridere, pensando ai tanti smemorati che sembrano ignorare che è dalla notte dei tempi che funziona così.
Fino a qualche lustro fa la Rai era totalmente lottizzata: la rete Uno alla DC, la Rete Due al PSI e la Rete Tre al PCI. Tutte le nomine, dai direttori ai giornalisti, passavano inequivocabilmente dal "placet" delle Segreterie dei rispettivi partiti.
Oggi sono semplicemente cambiate due cose ed il Porta a Porta di ieri sera lo ha dimostrato.
Abbiamo un Premier di Governo in pieno conflitto d'interesse nello scenario dei media (caso unico al mondo) ed abbiamo un sacco di giornalisti che si piegano supinamente al potere. Anzi lo accondiscendono appena possono.
Da noi non manca la libertà di informazione, manca semplicemente un'informazione di qualità, che sappia scendere nel profondo delle notizie, per cercare di capire e soprattutto di far capire.
Ma forse anche la gente è diventata più superficiale.
E allora i "veri" giornalisti, coraggiosi ed obiettivi, devono cercarsi nuovi spazi e nuovi editori.
In Rete si trovano ottime penne, con la schiena diritta e con la capacità di un'analisi sincera.
Basta aver voglia di trovarli e di leggerli.
Molti si indignano per l'interferenza della politica nei palinsesti delle televisioni, o per le eccessive pressioni esercitate sui giornali.
Mi viene da ridere, pensando ai tanti smemorati che sembrano ignorare che è dalla notte dei tempi che funziona così.
Fino a qualche lustro fa la Rai era totalmente lottizzata: la rete Uno alla DC, la Rete Due al PSI e la Rete Tre al PCI. Tutte le nomine, dai direttori ai giornalisti, passavano inequivocabilmente dal "placet" delle Segreterie dei rispettivi partiti.
Oggi sono semplicemente cambiate due cose ed il Porta a Porta di ieri sera lo ha dimostrato.
Abbiamo un Premier di Governo in pieno conflitto d'interesse nello scenario dei media (caso unico al mondo) ed abbiamo un sacco di giornalisti che si piegano supinamente al potere. Anzi lo accondiscendono appena possono.
Da noi non manca la libertà di informazione, manca semplicemente un'informazione di qualità, che sappia scendere nel profondo delle notizie, per cercare di capire e soprattutto di far capire.
Ma forse anche la gente è diventata più superficiale.
E allora i "veri" giornalisti, coraggiosi ed obiettivi, devono cercarsi nuovi spazi e nuovi editori.
In Rete si trovano ottime penne, con la schiena diritta e con la capacità di un'analisi sincera.
Basta aver voglia di trovarli e di leggerli.
| 4 settembre 2009
Si parla poco di politica concreta, dimenticandosi che il PIL sta ancora calando di oltre il 5% e che la forbice economica tra l'Italia e l'Europa è in aumento.
Invece sui giornali i titoloni vanno alle escort, alla Noemi e al suo "Papi" che querela gli organi di stampa.
Abbiamo un Premier che controlla i 3/4 dell'informazione nazionale e che si scaglia immediatamente contro chiunque osi criticare la sua persona. Utilizza i soliti mezzi: giornalisti con la schiena piegata al potere che sono in grado di violentare la vita di chiunque.
All'estero ci guardano allibiti, perchè non riescono a capire come un popolo tolleri un simile conflitto d'interessi.
E' triste, ma è un canovaccio già visto. Purtroppo sono in tanti quelli che passano dal tritacarne dello sputtanamento mediatico, finalizzato a fare scempio dell'immagine altrui per i propri interessi personali.
La gente guarda, osserva, ascolta, ma capisce solo l'apparenza, evitando la verità più profonda. Andare alla radice delle cose richiede capacità di analisi e memoria nel tempo: due caratteristiche troppo onerose per essere perseguite.
E così, alla fine, l'opinione pubblica si fa sempre i fatti suoi con un certo menefreghismo e con tanti saluti al vero progresso democratico dell'intera nazione.
Invece sui giornali i titoloni vanno alle escort, alla Noemi e al suo "Papi" che querela gli organi di stampa.
Abbiamo un Premier che controlla i 3/4 dell'informazione nazionale e che si scaglia immediatamente contro chiunque osi criticare la sua persona. Utilizza i soliti mezzi: giornalisti con la schiena piegata al potere che sono in grado di violentare la vita di chiunque.
All'estero ci guardano allibiti, perchè non riescono a capire come un popolo tolleri un simile conflitto d'interessi.
E' triste, ma è un canovaccio già visto. Purtroppo sono in tanti quelli che passano dal tritacarne dello sputtanamento mediatico, finalizzato a fare scempio dell'immagine altrui per i propri interessi personali.
La gente guarda, osserva, ascolta, ma capisce solo l'apparenza, evitando la verità più profonda. Andare alla radice delle cose richiede capacità di analisi e memoria nel tempo: due caratteristiche troppo onerose per essere perseguite.
E così, alla fine, l'opinione pubblica si fa sempre i fatti suoi con un certo menefreghismo e con tanti saluti al vero progresso democratico dell'intera nazione.
| 21 aprile 2009
Domani di un secolo fa a Fucecchio nasceva forse il più grande giornalista italiano: Indro Montanelli.
Fu una delle colonne del Corriere della Sera e nel 1977 fondò a Milano Il Giornale Nuovo insieme ad altre firme famose.
In quell'anno, come da prassi del periodo, fu anche "gambizzato" dalle Brigate Rosse che gli scaricarono addosso 4 colpi.
All'epoca frequentavo il Politecnico di Milano e portare in giro una copia del Giornale significava essere tacciato di fascismo e rischiare una sfracca di botte da parte dei giovani di estrema sinistra. Altri tempi, si dirà.
Il toscanaccio Montanelli aveva però una caratteristica unica: l'indipendenza assoluta del suo pensiero dalle mode e soprattutto dai condizionamenti politici e affaristici. Una vera schiena diritta, sia come uomo che come scrittore.
Conobbe Berlusconi che finanziò da subito il suo quotidiano. Gli accordi erano chiari: Berlusconi sarebbe stato il proprietario-editore e Montanelli il padrone-direttore. Ma alla fine del 1993, quandò Super Silvio decise di entrare in politica, l'idillio finì. "Ho già conosciuto un uomo della provvidenza e mi è bastato", così ebbe a dire senza sarcasmo il giornalista Indro.
L'esempio valoriale di questa grande penna si ebbe nel 1991 quando l'allora Presidente della Repubblica Cossiga gli offrì la nomina a Senatore a vita. Montanelli non la accettò con questa giustificazione: "Un giornalista dovrebbe sempre stare a distanza di sicurezza dal potere".
Un insegnamento che oggi sembra essersi perso tra i tasti delle moderne macchine da scrivere di troppe schiene piegate e accondiscendenti.
Un affronto alla verità e alla cronaca.
Fu una delle colonne del Corriere della Sera e nel 1977 fondò a Milano Il Giornale Nuovo insieme ad altre firme famose.
In quell'anno, come da prassi del periodo, fu anche "gambizzato" dalle Brigate Rosse che gli scaricarono addosso 4 colpi.
All'epoca frequentavo il Politecnico di Milano e portare in giro una copia del Giornale significava essere tacciato di fascismo e rischiare una sfracca di botte da parte dei giovani di estrema sinistra. Altri tempi, si dirà.
Il toscanaccio Montanelli aveva però una caratteristica unica: l'indipendenza assoluta del suo pensiero dalle mode e soprattutto dai condizionamenti politici e affaristici. Una vera schiena diritta, sia come uomo che come scrittore.
Conobbe Berlusconi che finanziò da subito il suo quotidiano. Gli accordi erano chiari: Berlusconi sarebbe stato il proprietario-editore e Montanelli il padrone-direttore. Ma alla fine del 1993, quandò Super Silvio decise di entrare in politica, l'idillio finì. "Ho già conosciuto un uomo della provvidenza e mi è bastato", così ebbe a dire senza sarcasmo il giornalista Indro.
L'esempio valoriale di questa grande penna si ebbe nel 1991 quando l'allora Presidente della Repubblica Cossiga gli offrì la nomina a Senatore a vita. Montanelli non la accettò con questa giustificazione: "Un giornalista dovrebbe sempre stare a distanza di sicurezza dal potere".
Un insegnamento che oggi sembra essersi perso tra i tasti delle moderne macchine da scrivere di troppe schiene piegate e accondiscendenti.
Un affronto alla verità e alla cronaca.
| 11 marzo 2009
Come previsto, è iniziata a spron battuto la campagna elettorale per le prossime amministrative.
I giornali, soprattutto quelli locali, giocano un grande ruolo per indirizzare il voto verso i candidati amici. Lo sanno e lo fanno.
Così la stampa "amica" ha già iniziato a battere curricula intonsi di vecchi soloni della politica (magari dimenticandosi anche episodi passati negli anni in cui qualche candidato è stato pure infilato dietro le sbarre!), a dipingere compra-svendite aziendali come se fossero opere di ingegneria industriale, ad ignorare movimenti popolari nuovi, ad escludere persone fuori dagli schemi impegnate a risolvere problemi sociali, insomma a mettersi supina di fronte alle solite lobbies e ai potentati di rito.
Fa male alla coscienza prendere atto che la ruffianaggine e le bugiardinate non finiscono mai, mentre il tritacarne della mala informazione è già pronto per rullare chi non sta ai giochi (una sedia a te, due a me) degli affari e dei partiti.
Sì dirà che così va il mondo e l'Italia. Dove ieri una proposta di legge ha provato a ridurre il Parlamento al solo voto di una cinquina di capigruppo.
Una notizia incredibile, al limite dell'autoritarismo, ma che alcuni giornali riportano solo nelle pagine interne.
Nel buio della ragione.
I giornali, soprattutto quelli locali, giocano un grande ruolo per indirizzare il voto verso i candidati amici. Lo sanno e lo fanno.
Così la stampa "amica" ha già iniziato a battere curricula intonsi di vecchi soloni della politica (magari dimenticandosi anche episodi passati negli anni in cui qualche candidato è stato pure infilato dietro le sbarre!), a dipingere compra-svendite aziendali come se fossero opere di ingegneria industriale, ad ignorare movimenti popolari nuovi, ad escludere persone fuori dagli schemi impegnate a risolvere problemi sociali, insomma a mettersi supina di fronte alle solite lobbies e ai potentati di rito.
Fa male alla coscienza prendere atto che la ruffianaggine e le bugiardinate non finiscono mai, mentre il tritacarne della mala informazione è già pronto per rullare chi non sta ai giochi (una sedia a te, due a me) degli affari e dei partiti.
Sì dirà che così va il mondo e l'Italia. Dove ieri una proposta di legge ha provato a ridurre il Parlamento al solo voto di una cinquina di capigruppo.
Una notizia incredibile, al limite dell'autoritarismo, ma che alcuni giornali riportano solo nelle pagine interne.
Nel buio della ragione.
| 27 febbraio 2009
Cercare la verità è spesso lo scopo di molte persone. Perchè dalla verità consegue la giusta conoscenza.
Filosofi, medici, giudici, preti ne fanno anche una professione.
La ricerca non è una cosa semplice perchè richiede dei valori morali interiori di grande spessore.
E soprattutto perchè la -nonverità- fa molto male, non solo a chi la dice, ma soprattutto a chi la subisce.
Ci sarebbe anche un altro mestiere che non potrebbe prescindere da questa dote umana: chi fa informazione.
Ma vedere i telegiornali o leggere i quotidiani è diventato veramente difficile se si cerca di trovare l'imparzialità e la corretta obiettività delle notizie.
Mentire è diventata un'arte che produce frutti succulenti e molto redditizi.
Chi scrive menzogne oggi sorride, come sorrido anch'io che credo nell'esempio dei valori e del bene.
E che credo nel coraggio di subire in silenzio l'arroganza di chi non ha nemmeno più la forza di riportare semplicemente i fatti.
Buon week end a tutti.
Filosofi, medici, giudici, preti ne fanno anche una professione.
La ricerca non è una cosa semplice perchè richiede dei valori morali interiori di grande spessore.
E soprattutto perchè la -nonverità- fa molto male, non solo a chi la dice, ma soprattutto a chi la subisce.
Ci sarebbe anche un altro mestiere che non potrebbe prescindere da questa dote umana: chi fa informazione.
Ma vedere i telegiornali o leggere i quotidiani è diventato veramente difficile se si cerca di trovare l'imparzialità e la corretta obiettività delle notizie.
Mentire è diventata un'arte che produce frutti succulenti e molto redditizi.
Chi scrive menzogne oggi sorride, come sorrido anch'io che credo nell'esempio dei valori e del bene.
E che credo nel coraggio di subire in silenzio l'arroganza di chi non ha nemmeno più la forza di riportare semplicemente i fatti.
Buon week end a tutti.
| 3 febbraio 2009
C'è una professione che riveste una grande importanza: il giornalista.
Fare e dare informazione è un mestiere molto difficile perchè richiede capacità rare. Equilibrio, moderazione, approfondimento, ricerca della verità, indipendenza, moralità, analisi critica, sono solo alcune delle doti indispensabili per poter scrivere sui giornali o per parlare in tv.
Enzo Biagi diceva: "Ho sempre sognato di fare il giornalista: lo immaginavo un vendicatore capace di riparare torti e ingiustizie".
Insomma una specie di paladino del bene pronto a seguire, non solo il suo intuito, ma soprattutto la verità dei fatti.
Ma nel mondo della comunicazione e soprattutto della falsa informazione, anche questo mestiere è cambiato.
Oggi si possono tranquillamente scempiare in prima pagina uomini e carriere. Involontariamente, o peggio su commissione, si può fare macello della dignità e della professione di persone a cui quasi mai è concesso un immediato ed eguale diritto di replica. Le fonti spesso non vengono nemmeno verificate. Tanto gli eventuali danni saranno pagati in seguito dalle società editrici, coperte all'uopo da belle polizze assicurative.
I giornalisti poi sono una categoria non avvezza a scusarsi per gli eventuali errori commessi nel mestiere.
Ma stamani su Corriere della Sera sono apparse in prima pagina le scuse pubbliche di una penna conosciuta.
Incredibile! Ma per cosa?
Per qualche intercettazione devastante pubblicata senza filtri? Per l'invasione mediatica sul caso Eluana? Per l'ingegnere fatto passare come il mostro del nord est? Per qualche menzogna scritta sotto dettatura? Per aver piegato la schiena di fronte al potente?
Ma va là!
Semplicemente per aver sbagliato (povero scettico) la valutazione preventiva sul calciatore milanista David Beckham...
Fare e dare informazione è un mestiere molto difficile perchè richiede capacità rare. Equilibrio, moderazione, approfondimento, ricerca della verità, indipendenza, moralità, analisi critica, sono solo alcune delle doti indispensabili per poter scrivere sui giornali o per parlare in tv.
Enzo Biagi diceva: "Ho sempre sognato di fare il giornalista: lo immaginavo un vendicatore capace di riparare torti e ingiustizie".
Insomma una specie di paladino del bene pronto a seguire, non solo il suo intuito, ma soprattutto la verità dei fatti.
Ma nel mondo della comunicazione e soprattutto della falsa informazione, anche questo mestiere è cambiato.
Oggi si possono tranquillamente scempiare in prima pagina uomini e carriere. Involontariamente, o peggio su commissione, si può fare macello della dignità e della professione di persone a cui quasi mai è concesso un immediato ed eguale diritto di replica. Le fonti spesso non vengono nemmeno verificate. Tanto gli eventuali danni saranno pagati in seguito dalle società editrici, coperte all'uopo da belle polizze assicurative.
I giornalisti poi sono una categoria non avvezza a scusarsi per gli eventuali errori commessi nel mestiere.
Ma stamani su Corriere della Sera sono apparse in prima pagina le scuse pubbliche di una penna conosciuta.
Incredibile! Ma per cosa?
Per qualche intercettazione devastante pubblicata senza filtri? Per l'invasione mediatica sul caso Eluana? Per l'ingegnere fatto passare come il mostro del nord est? Per qualche menzogna scritta sotto dettatura? Per aver piegato la schiena di fronte al potente?
Ma va là!
Semplicemente per aver sbagliato (povero scettico) la valutazione preventiva sul calciatore milanista David Beckham...
| 7 novembre 2008
E' stata una settimana ricca di novità, ma i mercati sono ancora in piena crisi, nonostante il nuovo presidente americano e le battute abbronzanti del nostro premier.
Allora anche noi vogliamo augurarvi un buon weekend, scrivendo di cultura e non di cose preoccupanti.
Qualche giorno fa vi avevamo parlato in anteprima dell'uscita di un nuovo libro, poi presentato alla Feltrinelli di via XX Settembre, e ambientato a Bergamo.
Si tratta de "Il Discepolo", scritto da Antonio D'Errico, un noir che parla dei tanti problemi giovanili.
Ci fa piacere segnalare che proprio Il Discepolo è in corsa al Premio Scerbanenco.
Gli amici del blog, possono dare la loro preferenza on line sul sito www.noirfest.com/cerba.asp , selezionando Antonio D'Errico (puoi cliccarci sopra direttamente da qui).
Grazie per la vostra collaborazione e passate un fine settimana sereno, magari in compagnia di una buona lettura.
Allora anche noi vogliamo augurarvi un buon weekend, scrivendo di cultura e non di cose preoccupanti.
Qualche giorno fa vi avevamo parlato in anteprima dell'uscita di un nuovo libro, poi presentato alla Feltrinelli di via XX Settembre, e ambientato a Bergamo.
Si tratta de "Il Discepolo", scritto da Antonio D'Errico, un noir che parla dei tanti problemi giovanili.
Ci fa piacere segnalare che proprio Il Discepolo è in corsa al Premio Scerbanenco.
Gli amici del blog, possono dare la loro preferenza on line sul sito www.noirfest.com/cerba.asp , selezionando Antonio D'Errico (puoi cliccarci sopra direttamente da qui).
Grazie per la vostra collaborazione e passate un fine settimana sereno, magari in compagnia di una buona lettura.
| 23 settembre 2008
C'è un nuovo libro in uscita, è un bel NOIR ambientato a Bergamo e di cui si farà la presentazione in Feltrinelli ad Ottobre.
Merita che se ne parli, soprattutto per la tematica solitamente eclissata.
La recensione è curata da una nostra amica di blog.
------------------------------------------------------------
"IL DISCEPOLO" : UNA BERGAMO DA THRILLER (di Antonio G. D'Errico, Frilli Editori)
Antonio G. D'Errico, scrittore e sceneggiatore dall'intenso e pregno C.V. letterario (visitate www.myspace.com/antoniogderrico) insegna Scienze al CFP di Via Gleno e di storie dai ragazzi ne sente molte, alcune particolarmente interessanti e misteriose. Sicuramente un ottimo stimolo per la scrittura di un accattivante noir quale è "IL DISCEPOLO" , in uscita in questi giorni per la preziosa Fratelli Frilli Editori.
Ambientato in una Bergamo oscura ed ambigua, dai risvolti inaspettati, celati dietro l'apparenza di una comune vita borghese, trascina il lettore in un'atmosfera inquietante, di perdizione e non ritorno. La cornice è quella degli indefiniti paesaggi montani e lacustri della bergamasca, dove può rifugiarsi pericolosamente il demoniaco.
Un clima di suspense, un ritmo incalzante e un tuffo nell'abisso più profondo della degenerazione umana. Attenzione dunque a saper guardare oltre le cose ed oltre la rassicurante superficie di una normale città di provincia.
Ad Ottobre la presentazione ufficiale in Feltrinelli. Vi terremo aggiornati sull'evento.
Il libro è già in arrivo in settimana alla Feltrinelli, al Caffè Letterario e alla Libreria Taschini. Prezzo: Euro 9,50
Per scrivere all'autore: antonio.derrico@alice.it . www.myspace.com/antoniogderrico
CG
Merita che se ne parli, soprattutto per la tematica solitamente eclissata.
La recensione è curata da una nostra amica di blog.
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"IL DISCEPOLO" : UNA BERGAMO DA THRILLER (di Antonio G. D'Errico, Frilli Editori)
Antonio G. D'Errico, scrittore e sceneggiatore dall'intenso e pregno C.V. letterario (visitate www.myspace.com/antoniogderrico) insegna Scienze al CFP di Via Gleno e di storie dai ragazzi ne sente molte, alcune particolarmente interessanti e misteriose. Sicuramente un ottimo stimolo per la scrittura di un accattivante noir quale è "IL DISCEPOLO" , in uscita in questi giorni per la preziosa Fratelli Frilli Editori.
Ambientato in una Bergamo oscura ed ambigua, dai risvolti inaspettati, celati dietro l'apparenza di una comune vita borghese, trascina il lettore in un'atmosfera inquietante, di perdizione e non ritorno. La cornice è quella degli indefiniti paesaggi montani e lacustri della bergamasca, dove può rifugiarsi pericolosamente il demoniaco.
Un clima di suspense, un ritmo incalzante e un tuffo nell'abisso più profondo della degenerazione umana. Attenzione dunque a saper guardare oltre le cose ed oltre la rassicurante superficie di una normale città di provincia.
Ad Ottobre la presentazione ufficiale in Feltrinelli. Vi terremo aggiornati sull'evento.
Il libro è già in arrivo in settimana alla Feltrinelli, al Caffè Letterario e alla Libreria Taschini. Prezzo: Euro 9,50
Per scrivere all'autore: antonio.derrico@alice.it . www.myspace.com/antoniogderrico
CG
| 17 giugno 2008
In Redazione è arrivata una segnalazione che pubblichiamo volentieri perchè non vuole promuovere un libro a scopo di lucro, ma invece è in grado di trasmettere davvero tante emozioni forti e positive, in linea con il nostro sentire.
E se volete saperne di più sull’autore, il suo sito è www.giancarlotrapanese.it.
-------------------------------------------
Sabato sera al Caffè Letterario si è tenuta la presentazione dell’ultimo libro di Giancarlo Trapanese :”Da quanto tempo”.
Accanto all’autore, un giornalista RAI con il raro dono di saper coinvolgere e suscitare emozioni senza scriversi addosso, c’era Don Fausto Resmini, quasi a sottolineare l’analogia di sentimenti e di intenti tra il suo operato e quelli del protagonista del libro.
E’ stata un’occasione che purtroppo in tanti si sono persi: vuoi perché il sociale non fa grande audience, vuoi perché in concomitanza c’era la presentazione di un altro libro a sfondo politico con la partecipazione di due esimi onorevoli…
Così, vene parlo io. E getto la mia personale goccia nel mare.
Si tratta di un romanzo un po’ particolare, quasi un connubio di romanzo e inchiesta; quattro storie vere, di cui una ambientata a Bergamo. Il tema è quello dell’infanzia negata, bistrattata e abusata che lascia però uno spiraglio di luce alla speranza. Il protagonista è un sacerdote (potrebbe essere Don Fausto, Don Benzi, Don Fortunato di Noto o una delle tante persone comuni che rifiutano di vivere nell’indifferenza) che vuole urlare la rabbia e l’indignazione per ciò che ha visto e toccato con mano in Africa come in Italia, nelle fogne di Bucarest o della Moldavia, nei sogni spezzati dei bambini di Bergamo o di Cernobyl.
Lo fa affidando a un giornalista il compito di scrivere la storia della sua vita spesa a combattere conto l’indifferenza e la crudeltà di un mondo che pare insensibile ai drammi che lo deturpano, una testimonianza forte che parli di “chi ce l’ha fatta”, che faccia capire che solo con la dedizione , la solidarietà e l’amore talvolta si possono compiere i miracoli.
Don Resmini questi miracoli li fa tutte le notti nelle zone malfamate di Bergamo, incurante degli insulti e delle violenze. Don Benzi lo faceva sfidando a viso aperto, con la sola arma del suo sorriso, i racket della prostituzione e dello sfruttamento minorile. Don Fortunato Di Noto vive sotto costante minaccia di morte (e rifiuta la scorta !) perché si è messo in prima linea contro l’abominio della pedopornografia. Trapanese l’ha fatto scrivendo questo libro.
email firmata
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E se volete saperne di più sull’autore, il suo sito è www.giancarlotrapanese.it.
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Sabato sera al Caffè Letterario si è tenuta la presentazione dell’ultimo libro di Giancarlo Trapanese :”Da quanto tempo”.
Accanto all’autore, un giornalista RAI con il raro dono di saper coinvolgere e suscitare emozioni senza scriversi addosso, c’era Don Fausto Resmini, quasi a sottolineare l’analogia di sentimenti e di intenti tra il suo operato e quelli del protagonista del libro.
E’ stata un’occasione che purtroppo in tanti si sono persi: vuoi perché il sociale non fa grande audience, vuoi perché in concomitanza c’era la presentazione di un altro libro a sfondo politico con la partecipazione di due esimi onorevoli…
Così, vene parlo io. E getto la mia personale goccia nel mare.
Si tratta di un romanzo un po’ particolare, quasi un connubio di romanzo e inchiesta; quattro storie vere, di cui una ambientata a Bergamo. Il tema è quello dell’infanzia negata, bistrattata e abusata che lascia però uno spiraglio di luce alla speranza. Il protagonista è un sacerdote (potrebbe essere Don Fausto, Don Benzi, Don Fortunato di Noto o una delle tante persone comuni che rifiutano di vivere nell’indifferenza) che vuole urlare la rabbia e l’indignazione per ciò che ha visto e toccato con mano in Africa come in Italia, nelle fogne di Bucarest o della Moldavia, nei sogni spezzati dei bambini di Bergamo o di Cernobyl.
Lo fa affidando a un giornalista il compito di scrivere la storia della sua vita spesa a combattere conto l’indifferenza e la crudeltà di un mondo che pare insensibile ai drammi che lo deturpano, una testimonianza forte che parli di “chi ce l’ha fatta”, che faccia capire che solo con la dedizione , la solidarietà e l’amore talvolta si possono compiere i miracoli.
Don Resmini questi miracoli li fa tutte le notti nelle zone malfamate di Bergamo, incurante degli insulti e delle violenze. Don Benzi lo faceva sfidando a viso aperto, con la sola arma del suo sorriso, i racket della prostituzione e dello sfruttamento minorile. Don Fortunato Di Noto vive sotto costante minaccia di morte (e rifiuta la scorta !) perché si è messo in prima linea contro l’abominio della pedopornografia. Trapanese l’ha fatto scrivendo questo libro.
email firmata
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