| 4 febbraio 2010

Ieri è passata alla Camera la legge sul Libero Impedimento.
In pratica il Primo Ministro e il suo Consiglio non possono andare a processo per eventuali reati commessi.
Se ne riparlerà solo a fine mandato.
Non credo che il Paese sentisse il bisogno di una legge simile, anche perchè le udienze, e le relative convocazioni in Tribunale, possono già essere spostate dagli avvocati degli imputati.
In realtà si tratta di un mini lodo che rinvia i processi a data da destinarsi, perchè se uno venisse rieletto 2 volte Primo Ministro, e poi magari anche Presidente della Repubblica, i Magistrati lo rivedrebbero dopo 17 anni!
Poi è sempre poco elegante vedere dei Parlamentari della maggioranza che adottano, a gran fretta, leggi per tutelare sè stessi, mentre la nazione annaspa in una crisi ancora durissima.
Credo che la riforma della Giustizia si debba invece basare su presupposti ben diversi: la certezza della pena, il contenimento delle spese processuali, la determinazione dei tempi certi, le garanzie degli imputati, il segreto istruttorio (che oggi viene regolarmente scempiato dagli organi d'informazione), la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.
Tutte belle cose che ci sono già. In via teorica però.
Cominciamo con l'applicarle veramente.

| 13 novembre 2009

Caduto il Lodo Alfano sotto i colpi della Corte Costituzionale, ecco che il Governo ci propina un nuovo decreto legge in materia di Giustizia.
Come se non ci fossero problemi ben più gravi in Italia!
Anzichè ridurre i tempi dei processi (hanno una media di 7 anni e mezzo) con investimenti negli organici dei Tribunali, nell'informatizzazione delle aule e nella produttività degli addetti (cosa sacrosanta e giusta!), si propone una bella prescrizione dopo 6 anni per quasi tutti i procedimenti.
Quindi più che accorciare il processo, mi sembra di vedere una fantastica amnistia camuffata.
L'Associazione Magistrati parla di "effetti devastanti" e non a torto. Perchè questa norma prevederebbe la sentenza di primo grado entro due anni dal rinvio a giudizio per condanne inferiori ai 10 anni (quasi tutte), pena la prescrizione del reato. Con tanti saluti ai maxi processi che richiedono, visto il numero degli imputati, tempi sicuramente maggiori.
E le vittime? E i danni? Cancellati anche loro.
Ciliegina sulla torta: la norma avrebbe effetto retroattivo, mandando nella pattumiera procedimenti già in corso ed in dirittura d'arrivo. Tra i tanti: il crac Parmalat, una delle più grandi truffe europee con migliaia di cittadini danneggiati, la scalata all'Antonveneta (con indagati Fiorani e l'ex governatore della Banca d'Italia Fazio) e, udite udite, il processo Mills e quello per i diritti tv Mediaset che vedono Berlusconi tra gli imputati.
E allora una domanda nasce spontanea.
Qui prodes?

| 14 ottobre 2009

Si parla tanto di un possibile ritorno alla dittatura in Italia, perchè abbiamo un Premier che di politico ha poco e di autoritario uomo d'affari ha molto.
Abrogato il Lodo Alfano che rinviava i processi alle quattro maggiori cariche dello Stato, pareva proprio che tutti i cittadini fossero uguali di fronte alla legge. E invece no, perchè qualcuno rimane sempre più bello degli altri.
Non è passata neanche una settimana che ieri la Magistratura ha indagato due pietrini: l'On. Di Pietro e il Direttore Belpietro per avere infranto una norma del codice penale che risale proprio al fascismo (il codice Rocco del 1930): vilipendio al Capo di Stato.
Negli altri paesi democratici, USA compresi, il Presidente può essere criticato da chiunque senza rischiare fino a 5 anni di carcere come da noi.
Negli Stati Uniti addirittura non esiste nemmeno più il vilipendio alla bandiera, norma che invece in Italia vige ancora (sempre grazie al codice Rocco). E pensate che di vilipendi l'ex Ministro della Giustizia di allora, Alfredo Rocco, ne contemplò un'infinità: del Presidente della Repubblica; della Repubblica, delle Istituzioni Costituzionali e delle Forze Armate; alla nazione italiana; alla bandiera italiana; di bandiera o emblema di Stato estero; della religione; delle tombe; di cadavere.
Con chiaro uno scopo: Mussolini e il suo entourage non potevano essere messi in discussione da nessuno.
Allora mi chiedo che tipo di democrazia sia la nostra, in cui si passa dalla paura per un rigurgito di comunismo alla applicazione di codici fascisti.
Dopo questo ennesimo calcio alla coerenza, vien da ridere, o forse è meglio piangere lacrime amare.
Perchè una vera democrazia non ha bisogno di gendarmi e di manette per essere tutelata.

| 26 agosto 2009

Sabato scorso a Roma due ragazzi gay sono stati feriti da un losco figuro di 40 anni soprannominato "Svastichella" (!?!).
Accoltellato al fegato e ai polmoni il primo, con la testa lacerata da una bottiglia il secondo.
Svastichella, subito catturato e denunciato a piede libero, non è stato però inizialmente arrestato. Cosa che poi è avvenuta ieri a seguito del malumore dell'opinione pubblica e del sindaco Alemanno.
L'accusa è tentato omicidio.
L'energumeno 40enne non è nuovo alla Giustizia: precedenti per droga, furti e aggressioni (qualche mese fa aveva mandato all'ospedale 4 Agenti che cercavano di disarmarlo!).
Già arrestato per 6-7 volte è sempre uscito subito dopo per semi-infermità mentale e quindi per incompatibilità con il regime carcerario. I cittadini per bene invece sono compatibili a vivere con questi violenti a piè libero.
Ora è stato definito dai Giudici come "socialmente pericoloso" e quindi rimesso dentro. Ma, vedrete, ci resterà per pochissimo.
Viene da chiedersi se tutto questo garantismo della legge non renda le maglie della Giustizia un pò troppo larghe.
E, come al solito, va a finire che in Italia a star peggio sono sempre le vittime e mai i carnefici.

| 4 giugno 2009

Sembra un film, ma in Italia accade anche questo.
Si tratta di un boss mafioso, tal Giacomo Ieni, che era incarcerato da 3 anni in regime di 41 bis perchè anche dalla prigione continuava a gestire gli "affari" con i clan siciliani.
E' un personaggio, imputato per associazione mafiosa, che si è messo in evidenza in passato per un lungo percorso criminale che lo ha portato in galera più volte.
Ieri i Magistrati di Catania gli hanno concesso gli arresti domiciliari nella sua abitazione catanese, in quanto il boss in carcere è depresso.
Sì, avete letto bene. Dopo un periodo nel centro clinico di Parma, lo Ieni verrà rispedito nel suo "ambiente famigliare (quale Famiglia?!?) per ricevere quel sostegno psicologico che il carcere non può dargli".
La Procura parla di una decisione dei Giudici che sgomenta.
Di fronte a certe notizie c'è il rischio che sia il popolo italiano (nel cui nome le sentenze sono pronunciate) ad andare in una depressione profonda.

| 20 maggio 2009

Ieri in Italia è successo un fatto grave.
Sono uscite le motivazioni (350 pagine) sulla sentenza in primo grado dei Giudici relativa alla condanna dell'avvocato Mills a 4 anni e mezzo nei due processi a Berlusconi per tangenti alla Guardia di Finanza (1997) e per la società off-shore All Iberian (1998). In breve per il Tribunale Mills mentì per proteggere il Premier ed il suo gruppo.
Al di là di ogni preconcetto partitico, la gravità sta nel fatto che il Cavaliere ha subito urlato allo scandalo e alla vergogna per certi magistrati accusati di odio politico ed invidia. Ma non era meglio aspettare l'esito del ricorso, così come fan tutti?
Nel frattempo il Lodo Alfano (ma guarda che caso!), approvato da pochi mesi, protegge con l'immunità Berlusconi fino a fine mandato.
Ora, migliaia di cittadini finiscono ogni anno nelle aule di Giustizia e devono accettare (ob torto collo) le sentenze senza alcun privilegio e con il rispetto previsto dalla legge.
Tra l'altro in Italia ci sono vari gradi di Giudizio ed un imputato deve essere ritenuto potenzialmente innocente fino a condanna definitiva.
Sarebbe troppo comodo, ma anche immorale, ricusare violentemente quei Magistrati che ti danno torto e lodare sperticatamente (magari anche con qualche bell'incarico politico) quelli che ti assolvono.
Lo sbraitamento di ieri fa capire però che qualcuno considera la legge più uguale che per altri.
E su questo concetto si aspetta pure il consenso del popolo.

| 3 aprile 2009

Il Governo ci continua a martellare con tante positive parole.
Per superare la crisi sarebbero state stanziate decine di miliardi euro, lo Stato sta risanando tutto e bacchetta duramente persino le fannullone pubbliche.
Poi la realtà è un pò diversa e le aziende che vantano crediti per i lavori eseguiti con la Pubblica Amministrazione lo sanno. La risposta è sempre la solita: soldi non ce ne sono, i finanziamenti sono stati drasticamente tagliati in ogni settore e così si aspetta il saldo delle fatture per anni.
Per non parlare di Giustizia e della sua incredibile lungaggine, dove il solerte Guardasigilli Alfano non lesina le ispezioni ministeriali ogni qual volta qualcosa non torna, o meglio non ritorna per qualcuno.
Ieri il Procuratore Capo Adriano Galizzi ha denunciato un problema sconcertante. Al Tribunale di Bergamo il 50% (!) del personale di servizio (un centinaio di persone) è privo di un computer. Poi abbondano PC vecchi di quasi 10 anni. Qualcuno addirittura se lo porta da casa per non fermare il lavoro ed evitare di scrivere a penna.
Berlusconi aveva trionfalmente parlato di una Repubblica basata sulle tre "I", Informatica, Inglese ed Impresa. Ricordate?
Forse erano solo belle parole, perchè in pratica la terza I significa semplicemente "Inritardocronico".
D'altronde il nostro Premier è un mago della leggerezza verbale. Ieri a Londra al G20 è riuscito persino a farsi redarguire dalla Regina Elisabetta e dalla stampa inglese che lo accusano di poca educazione e di "battute sessiste, di doppi sensi, di scherzi da liceale".
Poveri noi. Buon week end.

| 6 novembre 2008

Mentre tutti festeggiavano l'elezione del nuovo presidente americano, la nostra Camera dei Deputati ha fatto uno di quei giochini di illusionismo che meritano di essere raccontati.
L'America sceglieva di essere guidata da un giovane 47enne e così il Parlamento nostrano ha legiferato in modo da consentire ai magistrati di oltre 75 anni (!), cioè oltre l'attuale età di pensionamento delle toghe, di comunque concorrere per gli uffici di vertice della Magistratura.
Ma non è tutto, perchè questo non sarebbe stato sufficiente per creare una legge confezionata proprio per "qualcuno".
Ecco allora un'altra clausoletta: il suddetto magistrato pensionato può fare una nuova carriera anche se è stato in precedenza sospeso per procedimenti penali conclusi con l'assoluzione.
Perbacco, ma serviva un provvedimento apposito per reintegrare soggetti del genere, che non dovrebbero avere neanche l'ombra di una macchia? E infatti il Consiglio Superiore della Magistratura lo ha contestualmente e sonoramente bocciato.
Niente da fare, la Camera approva. Così ieri il Lodo Carnevale è passato lo stesso e il giudice "ammazzasentenze" Corrado Carnevale del Tribunale delle Tenebre (Roma), condannato in primo grado a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (v. tra l'altro nei COMMENTI gli insulti che proferì verso Falcone già morto), che potrebbe diventare tra qualche anno (proprio per anzianità) il futuro Presidente della Cassazione, ringrazia sentitamente il Governo.
Questa è la democrazia degli illustri pensionati italiani.
Questo è il nostro silenzio, mentre il mondo esulta per Obama.

| 23 ottobre 2008

Alcune recenti notizie che riguardano la Giustizia hanno lasciato una certa perplessità nell'opinione pubblica.
Perchè è difficile per l'uomo comune capire certe sentenze.
Partiamo con quella che riguarda l'ex ministro Calogero Mannino accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nel 1994, arrestato per quasi 2 anni, è stato dapprima assolto in primo grado, poi ritenuto colpevole in appello nel 2003 (condannato a 5 anni e 4 mesi di carcere), nel 2005 la Cassazione ha annullato la sentenza e disposto un nuovo giudizio ed infine ieri il quarto processo si è concluso con l'assoluzione.
Sempre ieri vicino a Milano in semilibertà Pietro Maso ha debuttato al lavoro in un'azienda. Quasi come una star, anche se il tipo nel 1991 aveva massacrato i genitori per ereditare il di loro patrimonio ed era stato condannato a 30 anni di carcere (1991+30=2021).
Infine la ciliegina cremonese.
Nel 2007 un albanese ubriaco fradicio, dopo una rissa fuori da un locale di Castelvetro Piacentino, si infilò in macchina e a velocità folle invase la corsia opposta uccidendo quattro bravi ragazzi che viaggiano nell'altra direzione. Ieri è arrivata la sentenza patteggiata con una pena "congrua e severa" (così si è espresso il Giudice) di ben tre anni e 1.180 euro di multa. Il pluriomicida verrà affidato ai servizi sociali, quindi niente carcere nè prima, nè dopo. Ma tre vite dai 16 ai 24 anni nel frattempo non ci sono più.
Di sicuro sono episodi da non citare come esempio di logica per le nuove generazioni.

| 2 ottobre 2008

Certi personaggi salgono con irruenza agli onori della cronaca.
Il popolo si straccia quasi le vesti per osannarli. Poi cadono nel dimenticatoio e nessuno si ricorda più di loro.
Uno di questi è il giudice Clementina Forleo, che insieme a De Magistris, andò a scoperchiare parecchie magagne della nostra politica.
Non l'avessero mai fatto, poveri rompiballe! Certi pentoloni non solo non devono essere aperti, ma guai a chi li sfiora. Ed infatti tutti e due i magistrati sono stati prontamente allontanati dalle loro sedi originarie.
Sì, al momento il popolo ha un pò rumoreggiato, ma poi - si sa - ognuno di noi ha ben altro da fare.
Così, mentre un'Alitalia senza debiti (che abbiamo pagato noi) e senza buona parte dei dipendenti (che pagheremo sempre noi) viene trasferita ai soliti noti tra il tripudio generale, ieri Clementina ha preso servizio nel suo nuovo ufficio del Tribunale di Cremona.
Nessuno ne parla, solo qualche smilzo trafiletto di qua o di là. Però la Forleo da Milano era stata cacciata per "incompatibilità ambientale", ma il 27 giugno 2008 il CSM la assolveva dalle accuse riguardanti le sue dichiarazioni relative all'inchiesta Unipol, perché il fatto non costituisce illecito disciplinare. E allora cosa ci fa la Clementina nella città del torrone?
Peccato che l'italiano di solito abbia la memoria così corta.