| 18 giugno 2010

In questi giorni gli studenti delle scuole medie e delle superiori sono impegnati negli esami di fine scuola.
E' la prima prova importante ed emozionale di una carriera che li porterà ad affrontare innumerevoli ostacoli. Anzi qualcuno sostiene, non ha torto, che nella vita gli esami non finiranno mai.
Oggi i professori si trovano di fronte ad una gioventù molto diversa da quella di qualche decennio fa.
Il rispetto e l'educazione spesso sono una chimera ed in alcune classi durante l'anno è praticamente impossibile tenere le lezioni tanto è la caciara.
Forse la cultura post sessantottina, in cui tutto era permesso (pena l'occupazione), ha creato una classe docente troppo permissiva e poco autorevole.
Alcuni genitori accondiscendenti hanno poi fatto il resto e "l'avvocato facile" ha reso i loro figli degli intoccabili.
I ragazzi ne hanno subito approfittato, confondendo la libertà con la maleducazione.
Così gli esami sono diventati l'ultima prova selettiva per premiare i migliori e per stangare i peggiori. Una sorta di giudizio liberatorio senza appello. In cui i più preparati, ma anche i più furbi, possono saltare l'ostacolo.
Un pò come la mannaia dei compiti a casa. Una mole di lavoro estenuante ed inaccettabile che rende troppo occupati gli studenti e troppo liberi i prof.
Ma questi sono i tempi e quindi in bocca al lupo a tutti.

| 2 novembre 2009

Mamma mia, come è difficile seguire questa società, diventata un crogiolo di opinioni basate sul nulla.
Si suicida in carcere una brigatista rossa condannata in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio di Biagi e siamo costretti ad addentraci in un senso di colpa per non averla coccolata abbastanza. Sto parlando di Diana Blefari, una criminale che aveva dichiarato che, se fosse stato per lei, Biagi l'avrebbe torturato prima di sparargli. E della famiglia dell'assassinato? Del dolore indelebile che l'accompagnerà per tutta la vita? Di una vita innocente spezzata nel fiore degli anni? Chiedo scusa, ma io provo pietà per le vittime, non per i carnefici.
Seconda incomprensione.
Oggi piove qui al Nord, un'acquarella gentile, tipica di metà autunno. Ma avete sentito le previsioni di ieri? Allarme della protezione civile per un fenomeno che sembrava dover rasentare il ciclone. Di questo passo il servizio meteorologico andrà ad assomigliare più ad un bollettino di guerra, che ad un consiglio se prendere l'ombrello o meno.
Altro problema: l'influenza.
I media sono riusciti a creare il panico generale per un virus che è meno mortale di quello classico stagionale, che fa in media 8.000 morti all'anno. Risultato: ogni pronto soccorso è preso d'assalto. E adesso tutti a gridare alla calma ed a chiedere alla gente di restare tranquilla. Ma chi ha fatto tutto questo ca..os? Con quale fine?
Ed infine ci tocca capire anche un Premier che dice che non si dimetterà anche se condannato penalmente. Motivo? Difenderà la democrazia dall'attacco della Magistratura, perchè, se dovesse avere torto, l'errore è di chi lo giudica in base agli atti processuali. Quindi se mi danno ragione sono bravo, se mi danno torto sono bravo lo stesso, perchè sbaglia chi mi ha dato torto. Una tesi bellissima che vorrei vedere applicata a tutto il popolo italiano. Trasformerebbe la Giustizia in una savana di anarchici.
Insomma ci chiedono di comprendere anche l'inverosimile, ma quanto è faticoso di questi tempi!

| 22 ottobre 2009

Un'aquila volava alta in un cielo blu turchese.
C'era un profumo nell'aria che sembrava provenire dai raggi del sole.
Era felice e le ali tagliavano il silenzio nel vento della libertà.
Librava tra gli zeffiri, guardata da tutti con il naso all'insù.
Era un punto di riferimento nell'azzurro immenso.
Come era maestosa, incredibile, sicura e solitaria.
Nei suoi occhi, che nessuno vedeva, lo specchio di un mondo riflesso solo da lontano.
Volteggiava, su tutti, sulla gente.
Sapeva osservare, sapeva ascoltare, sapeva sentire, ma non poteva parlare.
Poi un giorno decise di scendere per conoscere.
Aprì le ali, si avvicinò alla terra verde e vivace.
Le persone urlavano dall'emozione, sembrava ancora più bella e più grande.
Ecco i suoi occhi incrociare quelli di un uomo: era la prima volta.
Fu un attimo.
Ma poi un dito scivolò furtivo su qualcosa di scuro.
Un lampo e uno sparo.
Una lacrima muta trattenne il dolore intenso.
L'aquila riaprì le ali sporche di sangue e si infilò rapida in una nuvola buia.
Per sempre. Nessuno la vide più.
La gente guardò il cielo nero e sorrise lo stesso.
Stava per piovere e questa era una buona cosa per le messi.

| 16 ottobre 2009

Per il week end vi lascio come lettura il mio articolo pubblicato il mese scorso sui mensili Qui Bergamo e Qui Brescia (Edita Periodici srl).
Ieri è stata annunciata da Tremonti la nascita della Banca del Mezzogiorno ed ecco la mia esperienza di 7 anni di vita trascorsi al Sud.
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Più o meno 150 anni fa si faceva l’Italia. Fin da subito la cosa non risultò semplice, perché il Regno d’Italia, proclamato nel marzo del 1861, metteva insieme realtà storiche troppo eterogenee. Da subito sorse un problema: la cosiddetta “Questione Meridionale”, che aveva nel brigantaggio il suo culmine negativo.
Però non voglio parlarvi di storia passata, ma di quella contemporanea.
Avrete notato che il Sud è tornato su tutti i giornali, non solo per le mafie, ma anche per le cosiddette gabbie salariali: la proposta di stipendi più bassi dove il costo della vita è minore.
Ma andiamo per ordine.
Per quanto riguarda il moderno brigantaggio organizzato, in questi giorni destano stupore le rivelazioni del figlio Massimo dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, da sempre in odore di mafia. Parla di possibili accordi tra Stato e boss siciliani dopo le stragi del 1992. Non è un fatto nuovo, ma nelle deposizioni sono fioccati i nomi di molti politici che ancora siedono nei palazzi di Governo. Ci sarebbero anche delle lettere di allora tra Berlusconi e il capo dei capi Provenzano. Qualche smentita, molti “non ricordo” e su tutto è calato un silenzio mediatico generale. Ma si sa, parlare di certi argomenti è come toccare il cavo scoperto dell’alta tensione: più facile morire che ustionarsi.
Ho vissuto per quasi un decennio alla fine degli anni ’80 tra Roma e Napoli. Ero giovane ed iniziavo i miei primi passi nel mondo del lavoro. Sono stato in pratica un emigrante al contrario.
Del Sud ho solo ricordi positivi, di cui vi parlerò dopo, e tra questi anche la meraviglia di vedere come la vita costasse molto meno che da noi. Dal pane alla pasta, dall’acqua minerale alla carne, dagli accessori ai vestiti, come minimo c’era una differenza del 20-30% rispetto alla Lombardia. Ma è così anche oggi: con dei colleghi sono tornato in Molise nel luglio scorso ed abbiamo ben pranzato in quattro spendendo meno di 30 € in totale! Quindi non capisco il perché di tanto scandalo per la proposta delle gabbie salariali. Tra l’altro, visto che la famosa legge 64, che istituiva la Cassa per il Mezzogiorno (costata centinaia di miliardi di Lire di soldi pubblici), non ha portato un granché allo sviluppo delle industrie nel Meridione, stipendi più bassi potrebbero incentivare concreti investimenti da parte delle aziende del Nord. Inoltre si eviterebbero incontrollabili finanziamenti a fondo perduto, che spesso sfociano in frodi gigantesche ed in opere incompiute.
Insomma la questione meridionale tiene ancora banco dopo 150 anni. Perché il Sud in termini di voti pesa e pesa molto. E nonostante la Lega proclami la supremazia celtico-padana, tutti i Governi sanno di dover tener conto dell’elettorato che va alle urne da Roma in giù.
Come dicevo, vorrei chiudere questo pezzo con alcuni ricordi che la vita nel Meridione ha lasciato indelebili nella mia memoria. Innanzitutto il senso del rapporto umano. Ben lontano dalla scontrosa freddezza del Nord. Quando arrivai laggiù da giovane forestiero, in un afoso pomeriggio di fine agosto, trovai poco dopo gli sconosciuti vicini di casa con un vassoio di paste e con delle bibite fresche. Erano semplicemente venuti a presentarsi ed a porgermi il loro saluto. Così ho imparato che nel Sud aiutare un amico in difficoltà è un dovere, che un gesto di cortesia non si può mai rifiutare, che emarginarsi è un’offesa alla condivisione popolare. Nel Sud la gente fa comunella, va per strada, chiacchiera nelle piazze, insomma sta all’aperto non nel chiuso degli appartamenti. Salutarsi è un piacere. Il carattere gioviale di queste persone, baciate da un clima mite e senza nebbie, rende facile affrontare anche le difficoltà più dure. La terra è ancora coltivata con passione ed ogni giardino, per piccolo che sia, diventa un orto famigliare. Il concetto di genuinità, di “fatto in casa”, è sacro. Gli spaghetti in scatola sono sostituiti da quelli impastati a mano. Nei bar esiste ancora il rito del caffè pagato: quando un tizio è felice per una buona ventura, lascia alla cassa un caffè già pagato per chi verrà dopo di lui, chiunque esso sia. La furbizia viene insegnata come un’arte propositiva, per scacciare la fame atavica ed i disagi di una povertà millenaria. Nel Sud il canone RAI non lo paga quasi nessuno. All’epoca ci provai anch’io, ma alle Poste mi chiesero la cortesia di desistere: sarei stato l’unico di tutto il paese! A Napoli ho imparato a guidare in modo scaltro, una necessità per non essere travolto. Il rosso là è indicativo e ricordo ancora quando un vigile mi fermò per chiedermi se portavo le cinture per sfottere. La legge è fatta per essere parzialmente elusa, interpretata a proprio favore, perché lo Stato è lontano, colluso e non lo trovi mai al tuo fianco. Quando conosci una persona meridionale devi essere presentato a tutta la famiglia e, per non essere da meno, devi fare altrettanto. Così ho lavorato in una fabbrica dove, quando sono partito, ho visto piangere gli operai (spero non di gioia!) che erano venuti a salutarmi e che conoscevo per nome uno a uno. Le mie lacrime di tristezza le versai appena fuori dal cancello, perché così mi avevano insegnato qui al Nord.
Nel Mezzogiorno purtroppo c’è anche dell’altro, lo si sa, e non è tutto rose e fiori. Ma non voglio rovinare questi pensieri fatti della tanta amichevole umanità che ho potuto incontrare nel Sud Italia.
E dove una parte del mio cuore è rimasta per sempre.
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| 25 giugno 2009

Oggi iniziano gli esami di Maturità per migliaia di studenti.
Solo nelle nostra provincia 7.500 ragazzi sono chiamati alla prova di italiano.
E' un momento di grande tensione emotiva, ma non sarà l'ultimo.
I miei ricordi vanno indietro nel tempo e la Maturità resta qualcosa di indelebile nei passi che si fanno per affrontare la vita.
Tanti vecchi trucchetti si sono trasformati grazie alla tecnologia ed i microscopici rotolini di carta, da nascondere nei pantaloni, sono stati in parte sostituiti da palmari, auricolari e da preparatorie navigazioni notturne in internet.
Ma alla fine in quel banco ti ritrovi da solo e la furbizia necessaria arriva unicamente da te stesso e dalla tua intelligenza.
Riforme o non riforme scolastiche, l'esame delle superiori rende più maturi, anche grazie alla maggiore età con cui lo si affronta.
Poi, per chi va avanti, arriverà l'università e lì le prove da superare saranno addirittura con cadenza mensile.
Le tecniche non cambieranno di molto ed i più bravi, i più scafati e più preparati saranno i migliori. Di sicuro nella scuola, nel lavoro si vedrà.
Ma la vita stessa porterà spesso i ragazzi davanti a scelte che sembreranno scogli insuperabili.
Allora questi giorni saranno solo un ricordo dolce, ma che ha formato una parte del loro carattere.
Perchè, come sempre, gli esami non finiscono mai.

| 19 giugno 2009

Triste dirlo, ma la scuola italiana sta peggiorando.
L'Ocse ci ha appena strigliato e, a scrutini avvenuti, nelle superiori c'è stata una raffica di bocciati.
I ragazzi di oggi sanno tutto su musica, chat, blog, telefonini e internet, ma sul resto della cultura generale è meglio calare un velo pietoso.
Mentre gli istituti privati sembrano offrire un livello qualitativo dell'insegnamento più accettabile (ma anche più costoso), quelli pubblici, in molti casi (ma non in tutti), hanno dei docenti che poco possono essere additati come esempio di maestria.
Perchè fare il buon insegnante richiede due cose fondamentali: una innata vocazione ed un'adeguata preparazione.
Quest'anno in alcune classi i bocciati hanno superato il 30% e se fossi un professore mi sentirei colpevole tanto e quanto i somari che devono ripetere l'anno.
Ho parlato con dei docenti che mi hanno raccontato di classi dove durante la lezione si fa di tutto (compreso fonarsi i capelli!) e il vociare è così alto da non permettere nemmeno di ascoltare.
Chi lo consente? Chi deve garantire la disciplina? Dove sono i Presidi per nove mesi e mezzo?
Mi si dirà che l'educazione deve partire dalle famiglie. Vero, ma ciò non giustifica negligenze o debolezze quando i ragazzi sono a scuola.
Avanti di questo passo, al di là di riforme contestate per i più o meno validi motivi, ci troveremo un paese che navigherà agli ultimi posti per preparazione scolastica con le immaginabili ripercussioni sul mondo del lavoro.
Tanto per cambiare.
Buon week end a tutti.

| 18 giugno 2009

A causa di un guasto tecnico il blog purtroppo è rimasto inattivo fino ad oggi.
Ora riprendiamo le pubblicazioni, chiedendovi scusa per il disguido.

| 5 maggio 2009

I divorzi in Italia ci sono sempre stati e fanno parte di un finale doloroso, soprattutto se ci sono dei figli di mezzo, che investe sempre più famiglie.
Di solito si cerca di mantenere una certa riservatezza proprio per non compromettere l'equilibrio delicato di inevitabili scelte conseguenti, sia morali che economiche.
Quando i personaggi che si separano sono pubblici, però diventa quasi impossibile mantenere la privacy sulla questione.
E allora è dovere del Vip gestire al meglio la vicenda, dimostrando che enfasi e accanimento ostentati non vanno d'accordo con una comportamento educato che lo status richiederebbe.
Invece fa veramente pena vedere cosa sta succedendo tra Veronica e Silvio.
La Signora ha rilasciato due dichiarazioni sconcertanti sullo stato di salute e sul vizietto del marito. "Temo che questa storia possa farmi perdere dei voti", ha detto ieri Berlusconi, già con un divorzio alle spalle in tempi passati. Un nobile pensiero di uno statista cattolico (per autoproclamazione) che si vanta di essere amatissimo dai figli.
Mai mi sarei aspettato di vedere un divorzio usato ai fini politici.
Sia da una parte, quando si parla di complotti, sia dall'altra quando la si butta sul patetico.
In questi casi c'è una caratteristica che non dovrebbe venir mai meno. Soprattutto nelle vicende di un Premier molto ricco e potente.
La dignità del silenzio nei protagonisti.

| 2 febbraio 2009

Noi uomini siamo impegnati in mille cose nella vita.
Nel lavoro e nella professione troviamo spesso la realizzazione principale del nostro essere.
Molte volte più la carriera è di successo e più tutto il resto viene trascurato. Infatti per correre dietro ad una bella posizione si rinuncia a parecchio. Viaggi in giro per il mondo, riunioni ad ogni ora, cene con i clienti, meeting di rappresentanza, conviviali tra chi conta. Con l'orologio (di gran marca) che scandisce un tempo che non basta mai.
Ma il lavoro è un impegno di passione e di convenienza che tutto prende e tutto giustifica. Persino le promesse mancate.
Noi uomini sappiamo fare anche un'altra cosa: dei figli.
La sappiamo fare benissimo con un atto biologicamente naturale e piacevole. Poi spesso non li vediamo neppure crescere, perchè siamo orgogliosamente "impegnati" al massimo. E al rientro a casa, stanchi e stressati, non abbiamo neanche voglia di ascoltare i loro quotidiani problemi, tanto c'è una madre che fa pure le nostri veci. Come se la sostituzione dei sentimenti la si potesse comprare delegando.
Ma la vita non aspetta, i bambini crescono e quando i padri cercano la mano dei loro figli ormai grandi, spesso non la trovano più.
Perchè ciò che prima a un piccolo non hai dato, dopo da un adulto non lo puoi ricevere.
Un giorno in tasca ho trovato un biglietto che così diceva: "Nel mondo, nell'universo, troverò sempre un modo, se mi perdessi, per arrivare al mio papà!"
Lo dedico ai tanti che non dimenticano mai di essere dei buoni padri.

| 26 gennaio 2009

Paese strano il nostro, o forse no, è solo come tutti gli altri.
Perchè gli interessi di solito non sono condivisi e più la ricchezza cresce e più l'avidità avanza.
Oggi su un quotidiano bergamasco c'è l'intervista con un industriale importante che dice testualmente: "In questo momento difficile ognuno difende il proprio metro quadro. Manca un senso del bene comune, dello Stato ed anche a Bergamo continuiamo ad essere la provincia degli egoismi".
Impossibile fare orchestra quando la gente che conta vuol emergere solo come solista.
E la gelosia, l'arroganza, il senso del potere assoluto di alcune persone che contano rischiano di creare un tessuto sociale fatto di anime solitarie e accaparratrici.
Per non parlare di una mancanza di senso del dovere che ormai è ben distante da questo mondo speculativo degli affari.
Ma attenzione, perchè nei momenti di crisi l'egoismo e l'assenza di valori comuni non pagano, anzi.
Sono la via garantita verso il suicidio.