| 17 luglio 2018

Oggi sui principali quotidiani on line di Bergamo non trapela una brutta notizia.
La potete invece trovare in evidenza sul sito del Corriere della Sera e cliccando direttamente qui:

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/18_luglio_17/comunita-ho-subito-abusi-quel-frate-bufera-don-zanotti-3da4ad7e-894c-11e8-b6ba-4bfe4aefe0a3.shtml

Di cosa si tratti, è presto detto: è l'ennesimo caso di pedofilia e violenza sessuale che riguarda un prete.
Padre Antonio Zanotti (v. foto), frate cappuccino e fondatore della comunità di accoglienza per profughi e minori in difficoltà "Oasi 7" ad Antegnate (BG), è accusato con prove circostanziate già arrivate in Procura e in Vaticano.
Tra l'altro, pare che la sua comunità abbia ricevuto 6 milioni di euro di fondi pubblici proprio per "accogliere" i migranti.
Sono profondamente rammaricato, perchè un silenzio di copertura su certe vicende non dovrebbe mai calare.
E mi auguro che Frà Zanotti, non venga trasferito da Bergamo in un'altra sede religiosa, come spesso è accaduto per casi analoghi.
Invece reati così gravi, commessi da chi si nasconde dietro una tonaca e abusa della sua autorità "divina", dovrebbero essere duramente puniti soprattutto dalla Chiesa e non solo dai Tribunali laici.
Allora non possiamo indignarci solo per gli stupri alle donne, ma per indignarci dobbiamo sapere.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 26 giugno 2018

E' una storia dai contorni boccacceschi, ma non è rara.
Lei, M.C., insegnante 40enne a Bergamo, intrattiene una relazione amorosa con un suo studente 13enne.
Durante gli appostamenti, i Carabinieri confermano che la coppia in auto copulava copiosamente, senza alcun tipo di coercizione.
Quale è il problema, allora?
E' che il sesso tra un maggiorenne e un minore di 14 anni è punito da 5 a 10 anni di reclusione.
La professoressa, con due figli piccoli, si è giustificata davanti al GIP, dicendo che attraversava un momento difficile, a causa della recente separazione dal marito, e che non aveva capito la gravità della cosa.
Però, mi sorge un dubbio spontaneo, non avendo sentito alcuna femminista protestare in proposito.
E se fosse stato un professore maschio a circuire una alunna?
Apriti cielo, con attacchi al malefico pedofilo da tutte le associazioni e da tutti i movimenti di liberazione della donna.
Ma si sa, l'Italia è specializzata nel giudicare con due pesi e due misure.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 14 giugno 2018

Il problema delle grandi migrazioni di massa nel mondo è sempre avvenuto nei secoli.
Però le nazioni, che l'hanno subita in modo sregolato e indiscriminato, hanno subito gravi conseguenze politiche e sociali.
L'Italia, che negli ultimi anni ha visto l'arrivo di centinaia di migliaia di migranti, per la stragrande maggioranza irregolari e venuti qui solo per motivi economici, deve sostenere spese per oltre 5 miliardi di € all'anno, al netto dei contributi europei (pochi).
Senza contare tutti i problemi di carattere sociale e di sicurezza che da tempo ne derivano.
Il Governo precedente, sull'onda dell'accoglienza per tutti e del buonismo umanitario a prescindere, ne ha subito fatto un vero e proprio business, nemmeno tanto nascosto, con centinaia di cooperative, pagate dallo Stato, nate per gestire questa massa di uomini allo sbando.
Ora c'è un altro Governo e il Ministro dell'Interno Salvini ha finalmente alzato la voce.
Non è più tollerabile che Francia, Spagna, Austria, Ungheria, Malta, solo per ricordarne qualcuno, chiudano le frontiere e la Germania faccia la vergine accogliendo solo qualche migliaio di regolari dalla nazionalità preselezionata.
Vedere poi un Macron, che ci dà dei vomitevoli in materia, fa girare letteralmente i cosiddetti.
Da che pulpito arriva la predica!
Infatti la Francia ha bombardato e destabilizzato la Libia per gestirne il suo petrolio.
Ha fatto una guerra contro l'indipendenza algerina negli anni '60, che ha provocato un milione di morti solo tra i civili (il 10% della popolazione).
Ancora oggi pretende da 14 Stati africani un patto di debiti coloniali, con il deposito delle 85% delle loro riserve in valute estere nella banca nazionale francese.
Per non parlare dei recenti duri respingimenti di Bordighera, Ventimiglia e dei valichi transalpini.
Insomma i vari Gino Strada, Saviano, Vairo, Toscani, Parenzo, De Benedetti e annesse ONG, è meglio che riflettano bene prima di dare dei cattivi razzisti a chi osa dire che così non si può più andare avanti.
E le varie navi Aquarius, diventate dei veri e propri collettori di migranti a poche miglia dalle coste africane, dovrebbero dirci, finalmente, da chi sono finanziate e quanto guadagnano.
Vero Soros?
Perchè neanche un cane scodinzola per niente.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 4 aprile 2018

L'Italia è un paese meraviglioso, ma non solo.
Durante le vacanze pasquali, tanta gente, con bambini al seguito, si è recata sulle macerie dell'albergo di Rigopiano in Abruzzo, distrutto da una slavina poco più di un anno fa.
Nonostante l'area sia ancora sotto sequestro da parte della Magistratura inquirente, queste persone si sono messe a frugare alla ricerca di qualche souvenir, a giocare al pallone, si sono scattate selfie sorridenti e alcuni hanno addirittura fatto un gioioso picnic.
Pare che nessuno abbia portato nemmeno un cero, o un fiore.
Vale la pena ricordare che proprio qui morirono sotto la valanga 29 esseri umani e che alcuni parenti delle vittime, presenti sul luogo, hanno assistito a questa triste sceneggiata, chiamando pure i Carabinieri.
Il sindaco di Rigopiano, Ilario Lacchetta, ha così dichiarato: "Faccio comunque un appello ai media per aiutarci a prevenire questo fenomeno. Per noi è difficile gestire l'ordine pubblico, ma qui si manca di rispetto alle vittime e ai familiari. È vero che i prati ai lati delle macerie da sempre sono stati teatro di scampagnate e pic nic, e io li ho vietati. Ma qui si va dentro le rovine ed è cosa diversa".
Purtroppo anche questa è l'Italia del turismo voyeur del macabro e dei molti idioti che non hanno niente di meglio da fare.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 28 marzo 2018

Dopo la scomparsa di Fabrizio Frizzi, riceviamo e pubblichiamo.

---------------------------------------------------------------
E' molto imbarazzante, e forse potrebbe essere giudicato anche inopportuno, toccare certi argomenti in un momento di lutto e di dolore per i familiari di Frizzi.
Sono convinto però di non offenderne sentimenti, perché sicuramente non sono irriguardosi nei confronti sia loro che del presentatore scomparso.
Per di più, non leggeranno certamente queste mie considerazioni, che al massimo, cosa non vera, possono fare apparire insensibile me.
Su un piano più generale, penso che tanti dei molti telespettatori che seguivano tutta la sua trasmissione, o le ultimissime fasi prima del telegiornale, non possano aver provato un effettivo dolore per quanto avvenuto.
Rincrescimento sì, sbigottimento anche per la conferma della precarietà della nostra esistenza, qualora per indifferenza o fortuna non l'avessero già constatata giorno dopo giorno, e avessero bisogno di una conferma così inaspettata per rendersene conto.
Oso anche ipotizzare che l'enfasi data ad una tragedia personale da tutte le reti televisive in tante, troppe trasmissione ed interventi, sia esagerata, se non ipocrita.
Da una parte si cerca di coinvolgere milioni di persone che lui neanche conosceva; quindi lui stesso non avrebbe potuto addolorarsi se il lutto fosse toccato loro.
Come non lo può ciascuno di noi, altrimenti il mondo veramente non sarebbe che una valle di lacrime.
Tener conto che nei sentimenti ed emozioni ci dove essere una certa reciprocità, sarebbe forse un principio da tenere in considerazione nei comportamenti individuali e collettivi. Travalicare certi limiti è una forzatura: diventa spettacolo.
Come è diventato spettacolo quello offerto da quasi tutti i personaggi che sono comparsi sul teleschermo a ostentare la loro amicizia e la loro afflizione; chi lo era veramente avrebbe fatto meglio a non unirsi al coro.
Poi, in questi momenti in cui non hanno un copione cui riferirsi, qualcuno svela la propria presunzione.
Penso a un Giletti che dice più o meno: "era molto alla mano, anche quando lui era molto più importante (o famoso) di me". Memorizziamolo, cosa pensano di se stessi (importanti e famosi), riferendolo ad altri che fanno lo stesso mestiere, tanti stipendiati personaggi che approfittano della necessità delle televisioni di riempire le ore con i loro programmi per farsi conoscere da un vasto pubblico.
Vorrebbero quasi che al Quirinale fossero esposte le bandiere a mezz'asta, ogni volta che tocca a uno di loro quello che la natura umana riserva a tutti.

Gennaro Guala
---------------------------------------------------------------
Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 1 marzo 2018

Nella mente navigano i pensieri umani.
Qui si percepisce una realtà che è sempre soggettiva.
Infatti l'elaborazione del pensiero avviene attraverso le sensazioni che i nostri ricettori (udito, gusto, tatto, vista e olfatto) inviano al cervello.
Così il pensiero risulta spesso fallace, perchè ricerca la verità nella realtà e ciò è impossibile, oltre che sbagliato, in quanto la verità è un'invenzione che non esiste in natura.
Infatti in ognuno di noi c'è anche l'anima, lo spirito interiore, che è in grado di andare oltre lo spazio e il tempo, quindi oltre la realtà materiale delle cose.
Ma quando la mente umana percepisce una realtà negativa, può riuscire a distruggere anche i sentimenti e le relazioni interpersonali, in un clima di competizione nefasta, anziché di collaborazione migliorativa.
Non è però una spiegazione, o una giustificazione, per ciò che ieri è accaduto in provincia di Latina, dove un padre carabiniere ha sterminato la sua famiglia.
La mente umana è troppo complessa per essere compresa fino in fondo e, quando degenera, è capace di attivare gesti incomprensibili per la ragione comune.
E le troppe possibili motivazioni non porterebbero a cambiare la triste realtà di quanto accaduto.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 8 febbraio 2018

"Fatta questa premessa rilevo che il mio nome e la mia immagine sono stati offerti all’opinione pubblica, solo per il fatto che sono il padre di uno degli indagati ed esercito le funzioni di Procuratore della Repubblica, a Brescia non a Bergamo, nel cui circondario rientra il territorio di Zogno, ove si è verificato il fatto. Alla notizia è stata data notevole rilevanza mediatica, facendo costante riferimento al fatto che a compartecipare alla rapina fosse stato il figlio del Procuratore Capo di Brescia, quasi che questa fosse la vera notizia da offrire all’opinione pubblica, alla quale, evidentemente, deve interessare sapere non che sia stato commesso un reato i cui autori siano stati identificati e arrestati, ma il fatto che uno di essi, peraltro incensurato, sia il figlio del Procuratore della Repubblica di un’altra città. Per inciso degli altri due si dice veramente poco, perché uno, essendo scappato non è stato identificato, e l’altro, essendo pregiudicato, non suscita interesse, perché non fa notizia: non ha la sfortuna di avere un padre magistrato! Così Giustizia è fatta e l’opinione pubblica è soddisfatta!"
Così scrive il Procuratore Capo di Brescia Tommaso Buonanno ad un noto quotidiano italiano, dopo che il figlio è stato arrestato per una rapina a mano armata a Zogno (BG).
Dato per scontato che i padri non possono essere accusati delle colpe dei figli maggiorenni, noto con un certo stupore che il Procuratore si è reso conto di come funzioni la macchina del fango in Italia.
E parlo anche per esperienza personale.
Quante volte escono dai Tribunali, da chissà quali vie, informazioni riservate sugli indagati, che distruggono, permanentemente e prima del processo, l'onorabilità degli stessi.
Per non parlare delle intercettazioni telefoniche, che vengono date alla stampa addirittura in anticipo rispetto alla difesa e che possono rovinare intere esistenze.
Oggi è toccato ad un Procuratore Capo capire cosa significhi un preventivo processo mediatico.
Mi spiace, ma gli italiani lo subiscono da decenni e molti di loro non possono contare nemmeno su un papà Magistrato.
Questa è l'Italia, caro dr. Buonanno!

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 26 gennaio 2018

Siamo nel 2018 e l'uomo sta programmando il suo primo viaggio su Marte.
Siamo vicino a Pioltello, prima dell'alba di ieri, e un treno italiano porta al lavoro e a scuola centinaia di pendolari.
Cedono 20 cm di binario, dove forse mancava anche un bullone, ed è una carneficina.
Sullo stresso tratto a luglio un altro treno era deragliato, ma fortunatamente senza danni ai passeggeri.
Basta salire la mattina presto su uno dei treni qui al Nord, sempre che arrivi puntuale, per capire lo stato di degrado delle nostre ferrovie.
Sporcizia, gente accalcata, ritardi, vagoni vecchi, problemi di sicurezza, sono sotto l'occhio quotidiano di tutti.
Però quello che ieri ha più imbarazzato sono state le inopportune parole della politica comunale, regionale e nazionale.
Sbagliate, polemiche, impreparate, speculative e strumentali.
I tagli alle manutenzioni e all'ammodernamento della rete ferroviaria in Italia continuano da tempo.
I Ministri si giustificano come se loro da 5 anni non fossero al governo e allora le responsabilità rimbalzano sull'onda dell'ipocrisia elettorale.
Che pena vedere un livello così basso della nostra classe politica, incapace di programmare e persino di capire.
Un abbraccio forte ai famigliari delle vittime.

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 24 ottobre 2017

Il mondo del calcio non è solo pieno di soldi e di campioni, ma pullula anche di idioti, soprattutto tra i tifosi.
Spesso sono esempio di violenza e di atti che nulla hanno a che fare con il vivere civile.
I tifosi della Lazio sono stati messi nell'ultima partita di campionato, a causa della loro indisciplina, anche nella curva di quelli della Roma.
A fine partita hanno riempito quegli spalti con la fotografia di Anna Frank che indossa la maglietta giallo-rossa (v. foto).
Subito si sono levate le proteste, compresa quella della immancabile Boldrini, contro questo gesto di antisemitismo.
Io però non la vedo così.
Tanti anni fa ho letto il diario di Anna Frank, da cui traspare l'intelligenza rara di una ragazzina che vive gli orrori della guerra fino alla morte.
Il libro, tradotto in più di 60 lingue e venduto in oltre 30 milioni di copie, è stato inserito nel 2009 dall'UNESCO nell'Elenco delle Memorie del Mondo.
Uno straordinario successo postumo per una fanciulla di soli 16 anni.
Perciò, se fossi un tifoso della Roma, sarei davvero onorato per questo accostamento storico e ringrazierei quegli imbecilli della Lazio (non tutti, ovviamente) per un gesto dal significato non travisabile.
Soprattutto ricordando le tenere parole scritte da Anna: "È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo che può sempre emergere."

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 10 ottobre 2017

Fabrizio Quattrocchi (classe 1968) era una guardia di sicurezza privata italiana uccisa in Iraq nel 2004, mentre svolgeva "missioni dedicate alla protezione di persone e di infrastrutture commissionate da clienti statunitensi".
Questo secondo varie testimonianze dirette, trasmesse anche dalla televisione della Svizzera Italiana nel maggio 2004.
In Italia non le abbiamo mai viste.
Fabrizio è stato ucciso, dopo essere stato legato in ginocchio, dagli iraqueni con uno o più colpi alle spalle.
Prima di morire tentò di togliersi il cappuccio e proferì la famosa frase: "Adesso vi faccio vedere come muore un italiano!".
L'episodio è stato confermato anche da uno dei suoi rapitori, tale Abu Yussuf.
Per questo gesto eroico, a Quattrocchi, con decreto del 13 marzo 2006, su proposta del Ministero dell'interno Giuseppe Pisanu, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito la medaglia d'oro al valor civile.
Oggi numerose sono le vie italiane che portano il suo nome.
Anche a Genova, dove da tempo si erge un cippo che ricorda Carlo Giuliani (il ragazzo ucciso durante gli scontri del G7 mentre tentava di lanciare un estintore contro i carabinieri), ieri si voleva delibare l'intitolazione di una via a Quattrocchi.
Però la sinistra e tutto il PD sono insorti per modificare la proposta e l'ex vicesindaco Dem, Stefano Bernini, ha ribadito che Quattrocchi non era altro che "un mercenario".
Ora i casi sono due: o il Presidente Ciampi è stato abbagliato da tanto fiero eroismo italiano, o i signori del PD distinguono i valori a seconda del colore politico di appartenenza.
E chi non la pensa come loro, eroe non può essere a prescinde.
Povera Italia!

Anche su Twitter: @Fuochidipaglia