| 30 gennaio 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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I nostri commentatori televisivi strappano proprio le parole di bocca.
Sono sempre tutti profondamente turbati da quanto succede nel Mediterraneo, ma sono pronto a scommettere che nessuno di loro ha mai ospitato un migrante, che potrebbero mantenere tranquillamente con lo stipendio che ricevono per fare propaganda elettorale così come voluta dal loro editore.
Preferiscono, al caso, i filippini.
Detto questo, una premessa: sono convintissimo che l'Italia non rispedirà al loro paese tutti clandestini, perché non è in grado di farlo e neppure, visto in prospettiva, gli conviene.
In prospettiva, non domani o dopodomani.
Sono altresì convinto che nel giro di quarant'anni in Italia prospererà o soffrirà una società multietnica, dato che ora ogni famiglia in media ha meno di due figli. Il principio dei vasi comunicanti dice che inevitabilmente un vaso vuoto alla fine si riempie con quanto trabocca dal quello vicino stracolmo.
Ma è su Sea Watch che voglio dire alcune cose.
Primo, che è uno sprovveduto il comandante che riesce a infilare una nave in onde alte dieci metri nel Mediterraneo.
A meno che i dieci metri vadano misurati con lo stesso metro usato per la burrasca nella rada di Siracusa, con ondine difficili perfino a vedersi.
Secondo, che essendo il serbatoio dei due cessi chimici colmo, bisognava sbarcare i migranti, non per altre ragioni che possono avere la loro validità e mille ragioni, ma per non inquinare il mare.
Si può essere più cretini!
Terzo: a parte il comandante, una ONG manda a recuperare, a salvare, naufraghi in pericolo con una vecchia carretta per cui non ha speso due soldi ed una settimana di tempo per montare in sottocoperta una cinquantina di letti a castello e cinque più cinque docce con l'acqua calda.
E una batteria di tre più tre cessi, magari in coperta.
E qualche quintale di cibo in cambusa?
Ma nessuno, queste cose, se le chiede e le dice.
E chi lo fa, non conta una mazza.

Gennaro Guala
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| 27 dicembre 2018

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale pubblicato da QUI BERGAMO e QUI BRESCIA.
Auguri a tutti!
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Questo mese di dicembre sarà ricordato anche per ciò che sta succedendo al di là delle Alpi. Inizialmente i media hanno fatto fatica a dare la notizia di quanto stava accadendo realmente in Francia, forse per inefficienza, o più probabilmente per timore di un effetto contagio. E ciò non è bello, proprio per chi invoca la tanto agognata libertà di stampa. In realtà, decine di migliaia di Gilet Gialli hanno messo a ferro e fuoco Parigi in una serie di manifestazioni spontanee e popolari, dagli sfumati colori politici. Per fortuna c'è la rete che, via social, ha contributo a render nota la dura protesta in tutto il mondo. Cosa è successo è semplice da capire: la gente comune è esasperata per un'insostenibile imposizione fiscale ed una politica di austerity che non hanno niente da invidiare a quelle italiane. E quando il popolo non arriva a fine mese, gli animi si accendono in un attimo, anche perchè i francesi non sono buoni e pazienti come gli italiani. La cosa impressionante è che a Parigi è scesa in piazza gente di ogni genere: anziani, impiegati, operai, casalinghe e tanti giovani. Così l’arrogante Macron e la sua elite di poteri finanziari hanno palesemente sottovalutato il fenomeno ed ora non sono più in grado di controllarlo. I francesi indossano un giubbino giallo catarifrangente, forse preso da sotto il sedile dell’auto, e sventolano bandiere dal nazional tricolore, senza riconoscersi in nessun vecchio partito. Da tempo, in Francia le tasse erano già particolarmente alte, tanto che negli anni passati numerosi personaggi pubblici avevano persino chiesto di cambiare cittadinanza, In pratica la politica, non solo francese, non ha capito di essere arrivata al limite estremo. E’ bastato un aumento del costo della benzina e la rivolta ha subito preso fuoco. Questa è l’Europa dei bilanci, della globalizzazione, delle banche, degli affaristi, dei salotti bene, degli Junker che hanno l’arroganza di presentarsi brilli alle riunioni on due scarpe diverse, degli sconosciuti Macron che pensano di essere diventati dei Re Sole solo grazie ad un voto elettorale. Il popolo vero, quello che deve far quadrare i conti ad ogni mese, è tutta un’altra cosa. Se ne sbatte dello spread, dei paroloni degli economisti, della teorizzata decrescita felice, del falso buonismo e delle tante promesse. Il futuro è sempre troppo in là, quando non quadra nemmeno il presente e se il portafoglio è vuoto, la dignità economica della famiglia svanisce in un attimo. Allora le troppe differenze sociali stridono, scaldano gli animi, fomentano la tensione, e ora in molti paesi europei, tra i quali Belgio, Bulgaria e Germania, i gilet gialli cominciano ad esser indossati da parecchie persone. Così l'Europa delle ricche lobbies adesso se la fa sotto, perchè le ghigliottine non sono solo un fantasioso ricordo, ma storia vera! Detto questo, non mi resta che augurarvi Buone Feste, anche se tinte di giallo.
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| 14 dicembre 2018

Capita di sbagliare nella vita, l'importante è ammettere i propri errori e sapervi porre rimedio.
Di sicuro l'Unione Europea ha dimostrato di essere al di sotto delle aspettative dei suoi cittadini.
Nel tempo si è rivelata inefficiente, antieconomica, burocratica e arroccata su posizioni impopolari.
In economia, negli ultimi 10 anni, è stata la zona che è cresciuta meno tra tutte le altre.
Poi, le tensioni sociali stanno salendo alle stelle in molti paesi e la voglia di exit ormai sta dilagando.
Nella prossima primavera ci saranno le elezioni europee e ne vedremo delle belle, perchè i cosiddetti partiti storici ormai raccolgono consensi davvero limitati, mentre aumentano i sovranisti, i populisti e i nazionalisti.
E' sempre stato così durante le dure crisi economiche, la Germania docet, ma sembra che tutti i potenti se lo siano dimenticato.
Inoltre la vecchia e sgangherata Europa è stretta tra due grandi potenze, gli Stati Uniti e la Cina, con cui non è nemmeno più in grado di competere sui mercati.
Il futuro passerà da lì, con le altre nazioni emergenti, tra cui India e Russia, che sono pronte pronte a farsi un sol boccone dei vari Juncker, Moscovici, Macron e Merkel di turno.
D'altronde i vecchi e presuntuosi imperi da sempre nascono, crescono e finiscono.
Perchè così va il mondo.

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| 5 dicembre 2018

I media hanno fatto fatica a dare la notizia di quanto stava accadendo realmente in Francia, forse per inefficienza, o più probabilmente per timore di un effetto contagio.
In realtà, decine di migliaia di Gilet Gialli hanno messo a ferro e fuoco Parigi in una protesta spontanea e popolare dagli sfumati colori politici.
Per fortuna c'è la rete che, via social, ha contributo a render nota la protesta in tutto il mondo.
Cosa è successo è semplice da capire: la gente comune è esasperata per un'elevata imposizione fiscale ed una politica di austerity che non hanno niente da invidiare a quelle italiane.
E quando il popolo non arriva a fine mese, gli animi si accendono in un attimo, anche perchè i francesi non sono buoni e pazienti come gli italiani.
Così Macron e la sua elite di poteri finanziari hanno palesemente sottovalutato il fenomeno ed ora non sono più in grado di controllarlo.
Ma c'è di più.
In molti paesi europei, tra i quali Belgio, Bulgaria e Germania, i gilet gialli cominciano ad esser indossati da parecchie persone.
E l'Europa delle ricche lobbies adesso se la fa sotto, perchè le ghigliottine non sono solo un fantasioso ricordo, ma storia vera!

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| 25 luglio 2018

Verso la fine di luglio una notizia ha riempito i giornali e le TV di tutto il mondo, ma soprattutto di quelli italiani: la grave ed inattesa malattia dell’amministratore delegato del gruppo FCA e presidente della Ferrari, Sergio Marchionne.
Improvvisamente sabato 21 luglio la Fiat ha riunito il suo CdA e ha provveduto a sostituirlo con altri quattro managers, perché Marchionne, secondo John Elkann non sarebbe più potuto tornare al lavoro.
Così sono iniziati i solenni de prufundis nei confronti di un uomo della finanza a cui i suoi azionisti devono molto, forse tutto.
Probabilmente senza di lui la storica casa automobilistica torinese sarebbe irrimediabilmente fallita già nel 2003.
Come sempre in Italia c’è stato chi lo ha dipinto come un santo e chi lo ha descritto come un diavolo.
Venerato e odiato nello stesso momento, ma con una caratteristica che contraddistingue chi nella vita sa salire in alto: la profonda solitudine degli uomini potenti.
Marchionne si è spento oggi 25 luglio in una clinica di Zurigo.
Mi piace ricordarlo come un uomo d’impresa, capace di fare, citando una sua frase che amava spesso ripetere: “Il vero valore di un leader non si misura da quello che ha ottenuto durante la sua carriera, ma da quello che ha dato. Non si misura dai risultati che raggiunge, ma da ciò che è in grado di lasciare dopo di sé.”
E’ un pensiero filosofico, più che aziendale.
Un concetto stridente col capitalismo globalizzato dei giorni nostri, che tende a far prevalere il denaro sull’essere umano, che esalta il successo economico e che condanna il fallimento imprenditoriale.
RIP.

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| 2 ottobre 2017

Ieri in Spagna abbiamo assistito alla vergognosa imbecillità della moderna democrazia europea.
Un premier stolto come Rajoy ha per anni trascinato maldestramente, nella più ottusa visione politica, le velleità indipendentiste della Catalogna.
Invece che concedere nel tempo maggiore autonomia e permettere un referendum democratico, che probabilmente non avrebbe avuto la maggioranza dei consensi, ha schierato la Polizia, chiuso molti seggi e aggredito i dimostranti.
Alla fine è riuscito a votare solo il 42% degli aventi diritto e di questi il 90% si è espresso per una nuova repubblica catalana.
L'esempio passato della Gran Bretagna, con le sue lungimiranti concessioni liberiste alla Scozia, non è servito a niente.
Così il premier spagnolo, grazie ad un re silente e codardo, ha duplicato l'atteggiamento arrogante e bellicoso che fu di Belgrado in Jugoslavia.
Ma la storia insegna sempre, anche a chi non la sa ascoltare e sappiamo bene cosa sia poi accaduto nei Balcani.
Insomma una pagina umiliante della lunga monarchia spagnola, accompagnata dal silenzio dell'Unione Europea che, come al solito, non sa mai che pesci pigliare.
Perchè il ricorso alla violenza di Stato dimostra sempre l'imbecillità del governate.

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| 8 maggio 2017

Ieri la Francia ha eletto il suo più giovane Presidente di sempre: Emmanuel Macron, 39 anni.
Di vecchio Macron ha solo la 64enne moglie, la sua ex insegnante di liceo, per il resto è davvero un astro nascente della politica d'oltre alpe.
E' un uomo il cui successo misterioso si deve in buona misura alla crisi concomitante dei due principali partiti storici francesi.
Lui ha una posizione che non lo colloca distintamente da qualche parte, ma che non lo fa sembrare comunque un uomo di completa rottura.
“Né di destra, né di sinistra”, ministro della Repubblica per due anni ma fuori dai giochi di partito, di ispirazione liberale in economia e di sinistra sulle questioni sociali.
Insomma uno fuori dagli schemi e dai preconcetti, sia politici che partitici.
Nel senso che non è facile interpretarlo e lo si potrebbe definire, in teoria, come un tradizional-innovatore.
Così la Le Pen è sembrata troppo estremista e ai francesi è bastata e avanzata la rivoluzione del lontano 1789.
Altre teste rotolanti non si addicevano troppo ai tempi moderni e soprattutto alla crisi europea in atto.
Allora a Macron non è restato che vincere e i sondaggisti, per una volta, non hanno sbagliato le previsioni.
E tanti sono i contenti e molti sono gli scontenti.

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| 10 aprile 2017

Lo scacchiere medio-orientale è sempre stato nei decenni una polveriera a cielo aperto.
Israele, Palestina, Kuwait, Iraq, Iran, Egitto, Libia, Yemen, Turchia e curdi, per ricordare alcuni venti di guerra, e ora anche la Siria.
La ricchissima Arabia Saudita, ultimo vero stato feudale dell'era moderna, da un lato appalesa una politica filo americana, ma dall'altro pare finanziare i vari terroristi della zona.
E in ultimo c'è pure il nero califfato dell'Isis.
Insomma è una zona caldissima, difficile da capire e ancor più da risolvere.
Troppe le tribù che comandano e tanti gli interessi economici in gioco.
Negli ultimi anni una debole politica estera di Obama, ha lasciato ai Russi campo aperto per stringere nuove alleanze e per cavalcare nuove strategie.
Ora Trump prova a fare la voce grossa.
La giustificazione è stata uno stranissimo e circoscritto attacco chimico del dittatore siriano.
Uno a cui i gendarmi del mondo avevano tolto l'arsenale chimico qualche anno fa, passando pure dall'Italia.
Dal mare è subito partita una pioggia di missili americani verso una base aerea siriana, che in verità ha subito pochi danni.
Altrettanto strano.
Proprio mentre Trump cenava col Presidente cinese nel suo mega resort a 6 stelle in Florida.
Ma guarda un pò!
Così adesso i due fidanzatini, Vladimir e Donald, sembrano agli occhi del mondo sull'orlo di una crisi di nervi.
Sembrano. Appunto.
Perchè quando c'è di mezzo la politica pesante, scatta l'Intelligence e il popolo non capisce più niente.
Roba da Servizi Segreti, e la logica si spegne di fronte alla incomprensibile (ai più) ragion di Stato.
Tra l'immobile servilismo di un'Europa senza idee e senza attributi.

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| 5 aprile 2017

Guardare i telegiornali significa volersi far male.
Le notizie sono piene della malvagità umana e di efferatezze di ogni genere.
Le bombe chimiche sui bambini siriani è solo l'ultima porcheria di cui l'uomo è capace di macchiarsi.
E' questo il pegno da pagare al progresso della nostra civiltà?
Ci sono dei luoghi in tutto il mondo dove i giovani vanno per raccogliersi insieme a meditare, a curare lo spirito ed a vivere di quello che offre la natura.
Pensavo, fino poco tempo fa, che fossero degli emarginati, che non capissero come girano gli affari, che perdessero il gusto della modernità.
Poi ho imparato, anche grazie alla vecchiaia che avanza, a guardare meglio e non solo i Tg.
La vita è unica e irripetibile.
Non può essere assolutamente riscritta e quanto sia lunga, per ogni singolo individuo, è un mistero che nessuno conosce a priori.
Sicuramente non è una passeggiata e il dolore è un ingrediente intenso, che spesso si assapora in questo cammino.
Ho capito che la strada interiore, che passa dal cuore e arriva fino alla mente, è una via privilegiata che non tutti sanno o hanno voglia di percorrere.
Però cambia i punti di riferimento e fornisce una prospettiva diversa al nostro divenire.
Così quei ragazzi che cercano le vibrazioni naturali della Terra, curando lo spirito prima di ogni altra cosa materiale e senza lasciarsi travolgere dai tempi moderni, forse hanno ragione.

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| 22 marzo 2017

Quest'anno si prevede che in Italia sbarcheranno più di 200.000 migranti.
L'Unione Europea ha già fatto sapere che l'80% di questa gente è clandestina e non ha il diritto allo status di rifugiato.
In teoria è necessario rispedirli a casa loro.
Ma il business che ruota intorno a questo esodo è miliardario.
Pensate che su Alibabà, il sito cinese di e-commerce, c'è un link apposito dove si possono acquistare per pochi dollari barconi specifici allo scopo.
Adesso si scopre che, tracciando via satellite il percorso delle navi di soccorso delle varie ONG, i migranti vengono direttamente imbarcati solo a 10 miglia dalle coste libiche.
Insomma per chi vuole venire da noi è sufficiente fare una decina di chilometri in mare e trova bello e pronto il servizio gratuito di navetta per l'Italia.
Il problema non è il soccorso, che è sempre meritevole di encomio ed apprezzamento, ma sono i costi di centinaia di migliaia di clandestini che poi il nostro paese deve mantenere per anni.
L'Europa infatti non li vuole e si rifiuta di accoglierli a prescindere.
Allora il blocco navale non è poi un'ipotesi così peregrina.
Se vengono imbarcati dalle nostre navi a 10 miglia da Tripoli, sarebbe sufficiente cernirli a bordo e riportare in Libia l'80% dei non aventi diritto.
Dopo poco tempo, nessuno si rimetterebbe in mare.
Perchè il Governo non può continuare con questa politica delle porte aperte a tutti, soprattutto quando non è in grado di mantenere nemmeno i suoi 4 milioni e mezzo di italiani poveri assoluti.
E di questo passo l'immigrazione africana diventerà una bomba sociale che prima o poi esploderà in tutta la sua devastante gravità.
Con buona pace di chi oggi sta lucrando silenziosamente su questa moltitudine di migranti.

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