| 26 maggio 2010
Mi hanno spedito via mail questa storia.
Leggetela con attenzione. E' una riflessione in questi tempi bui di ristrettezze e di cattiverie.
E guardate in fondo chi l'ha scritta.
............................................................
Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
«Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno».
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato.
Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio :
«Non capisco!»
- E' semplice; - rispose Dio - essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire se' stessi, ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
Quelli dell'altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi.
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura. La differenza la portiamo dentro di noi.
Mi permetto di aggiungere.
"Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi.
I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo".
Mahatma Gandhi
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Leggetela con attenzione. E' una riflessione in questi tempi bui di ristrettezze e di cattiverie.
E guardate in fondo chi l'ha scritta.
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Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
«Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno».
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato.
Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio :
«Non capisco!»
- E' semplice; - rispose Dio - essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire se' stessi, ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
Quelli dell'altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi.
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura. La differenza la portiamo dentro di noi.
Mi permetto di aggiungere.
"Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi.
I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo".
Mahatma Gandhi
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| 19 aprile 2010
Uno dei tanti vulcani islandesi, dal nome impronunciabile (Eyjafjallajokull), è tornato ad eruttare.
E' uno degli oltre 600 vulcani attivi che insiste su di un pianeta giovane come la Terra e che contribuisce a renderlo più vivo.
Eyjafjallajokull è diventato famoso in pochi giorni perchè le sue polveri sottili, che hanno formato una nube gigantesca, sono arrivate in mezza Europa ed hanno paralizzato il traffico aereo.
Alcuni scali italiani sono stati riaperti stamattina, ma nel primo pomeriggio di oggi sono stati richiusi fino almeno a domani alle 8.
Questa nuvola vulcanica infatti segue i venti ballerini tipici della stagione e da noi è arrivata fin oltre la Toscana.
Si è gridato all'eccessivo allarmismo, ma proviamo a domandarci cosa succederebbe se un motore a causa del pulviscolo andasse in avaria. Una sola vita umana non vale mille voli d'aereo ed i relativi incassi.
Tra l'altro proprio oggi un jet della Nato sembrerebbe aver avuto dei problemi ad un reattore a causa di questo pulviscolo vetroso (per la silice in esso presente).
Comunque la mobilità via cielo si è fermata, dimostrando quanto questo mezzo di trasporto abbia accorciato il mondo a costi contenuti (una coppia italiana è tornata in taxi dalla Norvegia al modico prezzo di 14.000 €!). Ma la tecnologia moderna deve ancora una volta piegarsi di fronte alla forza della natura.
Quindi la precauzione è d'obbligo, fin tanto che il vecchio vulcano continua a sbuffare.
E chi risiede intorno ad Orio al Serio (lo scalo cittadino di Bergamo) può finalmente dormire in santa pace.
E' uno degli oltre 600 vulcani attivi che insiste su di un pianeta giovane come la Terra e che contribuisce a renderlo più vivo.
Eyjafjallajokull è diventato famoso in pochi giorni perchè le sue polveri sottili, che hanno formato una nube gigantesca, sono arrivate in mezza Europa ed hanno paralizzato il traffico aereo.
Alcuni scali italiani sono stati riaperti stamattina, ma nel primo pomeriggio di oggi sono stati richiusi fino almeno a domani alle 8.
Questa nuvola vulcanica infatti segue i venti ballerini tipici della stagione e da noi è arrivata fin oltre la Toscana.
Si è gridato all'eccessivo allarmismo, ma proviamo a domandarci cosa succederebbe se un motore a causa del pulviscolo andasse in avaria. Una sola vita umana non vale mille voli d'aereo ed i relativi incassi.
Tra l'altro proprio oggi un jet della Nato sembrerebbe aver avuto dei problemi ad un reattore a causa di questo pulviscolo vetroso (per la silice in esso presente).
Comunque la mobilità via cielo si è fermata, dimostrando quanto questo mezzo di trasporto abbia accorciato il mondo a costi contenuti (una coppia italiana è tornata in taxi dalla Norvegia al modico prezzo di 14.000 €!). Ma la tecnologia moderna deve ancora una volta piegarsi di fronte alla forza della natura.
Quindi la precauzione è d'obbligo, fin tanto che il vecchio vulcano continua a sbuffare.
E chi risiede intorno ad Orio al Serio (lo scalo cittadino di Bergamo) può finalmente dormire in santa pace.
| 28 gennaio 2010
Dalla notte dei tempi l'uomo ha fatto la storia e l'ha anche scritta affinchè i posteri potessero ricordare.
Leggendo la gestione politica dello Stato di migliaia di anni fa, desta meraviglia come non fosse poi tanto diversa da quella di oggi.
Cambiando le date, i vizi ed i difetti sono più o meno gli stessi.
Ma la storia non serve solo per ricordare, osannare, contemplare, ma ha soprattutto il compito di insegnare alle generazioni presenti e future.
Infatti imparandola bene si possono evitare un sacco di errori che invece, a cicli, non tardano a ripetersi.
Ciò accade perchè l'uomo, nella sua presunzione, pensa di essere unico nelle sue caratteristiche e nelle sue scelte. Più forte della natura, degli altri, del destino, delle sue azioni e delle relative conseguenze.
Ieri ricorreva il Giorno della Memoria in tutto il mondo. Non si voleva dimenticare la capacità di pochi di essere così crudeli da poter determinare la morte di molti.
Indelebile nel tempo resta una incredibile violenza asservita all'imposizione del potere personale.
Al di là delle religioni, delle razze, delle connotazioni politiche è questo che non va mai scordato.
L'essere umano è capace, in un qualsiasi momento, di perdere la luce della ragione pur di raggiungere i suoi obiettivi di potere e ricchezza.
Leggendo la gestione politica dello Stato di migliaia di anni fa, desta meraviglia come non fosse poi tanto diversa da quella di oggi.
Cambiando le date, i vizi ed i difetti sono più o meno gli stessi.
Ma la storia non serve solo per ricordare, osannare, contemplare, ma ha soprattutto il compito di insegnare alle generazioni presenti e future.
Infatti imparandola bene si possono evitare un sacco di errori che invece, a cicli, non tardano a ripetersi.
Ciò accade perchè l'uomo, nella sua presunzione, pensa di essere unico nelle sue caratteristiche e nelle sue scelte. Più forte della natura, degli altri, del destino, delle sue azioni e delle relative conseguenze.
Ieri ricorreva il Giorno della Memoria in tutto il mondo. Non si voleva dimenticare la capacità di pochi di essere così crudeli da poter determinare la morte di molti.
Indelebile nel tempo resta una incredibile violenza asservita all'imposizione del potere personale.
Al di là delle religioni, delle razze, delle connotazioni politiche è questo che non va mai scordato.
L'essere umano è capace, in un qualsiasi momento, di perdere la luce della ragione pur di raggiungere i suoi obiettivi di potere e ricchezza.
| 13 gennaio 2010
Stanotte la terra ha tremato di nuovo.
Si è scrollata di dosso ciò che uno dei paesi più poveri del mondo ci aveva costruito sopra.
Quasi fosse una sgroppata per ripulire ciò che la schiena non vuole sopportare, facendo crollare tutto.
Lì sotto migliaia di respiri si sono fermati in un attimo.
E' sempre difficile comprendere eventi così disastrosi, che, tra l'altro, toccano una misera popolazione che ogni giorno deve lottare anche solo per sopravvivere.
I fenomeni naturali sono praticamente imprevedibili e ogni volta dimostrano la pochezza della forza e dell'ingegno umani.
Senza rispetto abbiamo stuprato, offeso, mezzo distrutto il pianeta azzurro, asservendolo alla nostra volontà e ai nostri piaceri. Convinti come siamo di essere i padroni invincibili di ogni cosa.
Ma non è così.
Ancora una volta la Terra ci ha dimostrato che siamo solo semplici ospiti a mala pena tollerati. Striminziti puntini in un universo che si muove a velocità enorme. Con noi o senza di noi.
In un concetto di relativismo che la natura porta, ogni tanto, alla sua giusta dimensione.
Al di là della commiserazione per le povere vittime, sia oggi un giorno di riflessione per i "potenti" del mondo.
Si è scrollata di dosso ciò che uno dei paesi più poveri del mondo ci aveva costruito sopra.
Quasi fosse una sgroppata per ripulire ciò che la schiena non vuole sopportare, facendo crollare tutto.
Lì sotto migliaia di respiri si sono fermati in un attimo.
E' sempre difficile comprendere eventi così disastrosi, che, tra l'altro, toccano una misera popolazione che ogni giorno deve lottare anche solo per sopravvivere.
I fenomeni naturali sono praticamente imprevedibili e ogni volta dimostrano la pochezza della forza e dell'ingegno umani.
Senza rispetto abbiamo stuprato, offeso, mezzo distrutto il pianeta azzurro, asservendolo alla nostra volontà e ai nostri piaceri. Convinti come siamo di essere i padroni invincibili di ogni cosa.
Ma non è così.
Ancora una volta la Terra ci ha dimostrato che siamo solo semplici ospiti a mala pena tollerati. Striminziti puntini in un universo che si muove a velocità enorme. Con noi o senza di noi.
In un concetto di relativismo che la natura porta, ogni tanto, alla sua giusta dimensione.
Al di là della commiserazione per le povere vittime, sia oggi un giorno di riflessione per i "potenti" del mondo.
| 26 dicembre 2009
Come augurio di Natale vi lascio il mio editoriale pubblicato questo mese da Qui Bergamo e Qui Brescia (Edita Periodici srl).
Serene vacanze a tutti voi e ci vediamo dopo la Befana.
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Non fa troppo freddo in questa fine d’autunno. Anche le piogge, a parte qualche giorno particolare, non sono state invasive. E così lo scorrere veloce del tempo ci ha portato di nuovo a ridosso del Natale.
Ci dicono che non sarà duro come quello passato, perché la crisi sembra (sottolineo il sembra) aver affievolito i suoi morsi violenti. Le luci e gli addobbi sono stati rinforzati ed anticipati di parecchio nelle grandi città. La teoria è sempre quella: gli incantesimi si possono fare con le opportune condizioni al contorno. E ciò che abbaglia aiuta.
Il mio pensiero quest’anno va però a tutte quelle persone che in questo periodo hanno ancora il buio nell’anima. E non sto parlando dei tanti che soffrono, che sono disperati, nel cui cuore alberga il dolore, ma mi voglio rivolgere a quelli che dentro mantengono una particolare oscurità. Nulla di spaventoso, perché il mondo da sempre è fatto di contrapposizioni in una vita che è il continuo incontrarsi degli opposti, di estremi che generano equilibrio, di positività che si contrappone alla negatività. Senza il salato non esisterebbe la dolcezza, senza il buio non si apprezzerebbe la luce, senza la pioggia il sole ucciderebbe, senza la guerra non cercheremmo la pace, senza il dolore non si esalterebbe la gioia, insomma senza un diavolo non ci sarebbe un dio. Però alla fine tutto tende all’infinito verso un miglioramento costruttivo.
Ora stiamo assistendo a grande cambiamenti nella nostra società perché le persone animate dalla cattiveria, dall’egoismo, dalla materialità sembrano essere diventati dei buoni maestri. A loro sorride il potere, il denaro, la carriera, la ricchezza. La loro forza incute timore e vengono ossequiati, corteggiati, temuti dal resto della gente. I loro averi vengono ostentati e il loro status induce a pericolose imitazioni. Così anche i giovani ricercano strade effimere che sembrano portare a successi veloci. Una volta fare del male veniva vissuto con una certa ritrosia ed il concetto di “malfattore” equivaleva ad etichettare un emarginato. Invece ora si dice che, se si vuole arrivare ad un certo livello, un paio di condanne penali bisogna portarsele appresso come una laurea. Nei giorni scorsi ho sentito in radio una frase che mi ha fatto riflettere molto: “Quando la politica diventa criminale, i criminali diventano politici”. La dice lunga su che tipo di trasformazione è in corso. Essere buoni assume perciò un contorno diverso, che oggigiorno purtroppo rasenta la fesseria. Allora mi piacerebbe che questi individui, i cui i sentimenti sono resi aridi da un concetto di società opulenta e violenta, potessero guardare alle luci del Natale per trovarvi una nuova alba interiore. Perché quando si ha veramente tutto, si rischia di non vedere più niente. E allora nel lavoro non c’è più morale pur di produrre redditi sempre più alti. Nell’educazione dei figli si sostituiscono i tanto utili dinieghi con il permissivismo assoluto. I rapporti interpersonali vengono finalizzati alla sudditanza psicologica del “sei se hai”. Il potere gestito dal male non è più talentuoso, ma si basa sulla paura, sull’autorità, sul servilismo indotto, sul dispotismo arrogante. Il tutto autorizzato da una verità che è diventata bugia da palcoscenico e che serve a distruggere gli avversari. A queste persone che vivono col buio dentro chiedo di fermarsi a riflettere almeno a Natale. Come stanno in realtà senza luce? Da chi sono circondati veramente? Quali sentimenti generano? Che soddisfazioni durature incontrano? Che esempi stanno dando? Non hanno forse spento anche gli ultimi ideali veri? E con essi anche i sogni più belli?
Alla fine della vita poi scoprono di essere stati in realtà più deboli che forti, isolati in un mondo dorato a cui non appartengono e che nemmeno li ricorderà.
A queste persone, che navigano nella durezza dello spirito, non manca proprio niente di materiale, ma sono digiuni di amore vero e di altruismo spirituale. Allora il mio augurio è che almeno a Natale possano trovare lo spazio per fare qualcosa di buono che riesca ad arricchirli in modo nuovo.
Le anime buone sanno già come godere della luce di queste festività. Ecco perché ho parlato a quelle che sembrano non esserlo, nella speranza che trovino, proprio in queste notti magiche, un cammino soave di luce rigenerante.
Auguri dal cuore a tutti voi.
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Serene vacanze a tutti voi e ci vediamo dopo la Befana.
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Non fa troppo freddo in questa fine d’autunno. Anche le piogge, a parte qualche giorno particolare, non sono state invasive. E così lo scorrere veloce del tempo ci ha portato di nuovo a ridosso del Natale.
Ci dicono che non sarà duro come quello passato, perché la crisi sembra (sottolineo il sembra) aver affievolito i suoi morsi violenti. Le luci e gli addobbi sono stati rinforzati ed anticipati di parecchio nelle grandi città. La teoria è sempre quella: gli incantesimi si possono fare con le opportune condizioni al contorno. E ciò che abbaglia aiuta.
Il mio pensiero quest’anno va però a tutte quelle persone che in questo periodo hanno ancora il buio nell’anima. E non sto parlando dei tanti che soffrono, che sono disperati, nel cui cuore alberga il dolore, ma mi voglio rivolgere a quelli che dentro mantengono una particolare oscurità. Nulla di spaventoso, perché il mondo da sempre è fatto di contrapposizioni in una vita che è il continuo incontrarsi degli opposti, di estremi che generano equilibrio, di positività che si contrappone alla negatività. Senza il salato non esisterebbe la dolcezza, senza il buio non si apprezzerebbe la luce, senza la pioggia il sole ucciderebbe, senza la guerra non cercheremmo la pace, senza il dolore non si esalterebbe la gioia, insomma senza un diavolo non ci sarebbe un dio. Però alla fine tutto tende all’infinito verso un miglioramento costruttivo.
Ora stiamo assistendo a grande cambiamenti nella nostra società perché le persone animate dalla cattiveria, dall’egoismo, dalla materialità sembrano essere diventati dei buoni maestri. A loro sorride il potere, il denaro, la carriera, la ricchezza. La loro forza incute timore e vengono ossequiati, corteggiati, temuti dal resto della gente. I loro averi vengono ostentati e il loro status induce a pericolose imitazioni. Così anche i giovani ricercano strade effimere che sembrano portare a successi veloci. Una volta fare del male veniva vissuto con una certa ritrosia ed il concetto di “malfattore” equivaleva ad etichettare un emarginato. Invece ora si dice che, se si vuole arrivare ad un certo livello, un paio di condanne penali bisogna portarsele appresso come una laurea. Nei giorni scorsi ho sentito in radio una frase che mi ha fatto riflettere molto: “Quando la politica diventa criminale, i criminali diventano politici”. La dice lunga su che tipo di trasformazione è in corso. Essere buoni assume perciò un contorno diverso, che oggigiorno purtroppo rasenta la fesseria. Allora mi piacerebbe che questi individui, i cui i sentimenti sono resi aridi da un concetto di società opulenta e violenta, potessero guardare alle luci del Natale per trovarvi una nuova alba interiore. Perché quando si ha veramente tutto, si rischia di non vedere più niente. E allora nel lavoro non c’è più morale pur di produrre redditi sempre più alti. Nell’educazione dei figli si sostituiscono i tanto utili dinieghi con il permissivismo assoluto. I rapporti interpersonali vengono finalizzati alla sudditanza psicologica del “sei se hai”. Il potere gestito dal male non è più talentuoso, ma si basa sulla paura, sull’autorità, sul servilismo indotto, sul dispotismo arrogante. Il tutto autorizzato da una verità che è diventata bugia da palcoscenico e che serve a distruggere gli avversari. A queste persone che vivono col buio dentro chiedo di fermarsi a riflettere almeno a Natale. Come stanno in realtà senza luce? Da chi sono circondati veramente? Quali sentimenti generano? Che soddisfazioni durature incontrano? Che esempi stanno dando? Non hanno forse spento anche gli ultimi ideali veri? E con essi anche i sogni più belli?
Alla fine della vita poi scoprono di essere stati in realtà più deboli che forti, isolati in un mondo dorato a cui non appartengono e che nemmeno li ricorderà.
A queste persone, che navigano nella durezza dello spirito, non manca proprio niente di materiale, ma sono digiuni di amore vero e di altruismo spirituale. Allora il mio augurio è che almeno a Natale possano trovare lo spazio per fare qualcosa di buono che riesca ad arricchirli in modo nuovo.
Le anime buone sanno già come godere della luce di queste festività. Ecco perché ho parlato a quelle che sembrano non esserlo, nella speranza che trovino, proprio in queste notti magiche, un cammino soave di luce rigenerante.
Auguri dal cuore a tutti voi.
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| 9 novembre 2009
Grande festa oggi a Berlino per il ventennale della caduta del muro. Saranno presenti i grandi leaders della Terra.
Nel novembre del 1989 le picconate non solo abbatterono dei blocchi di cemento, ma riuscirono a scardinare dalla base degli equilibri che avevano mantenuto una certa stabilità in un mondo diviso in due blocchi.
Da quel giorno molte cose sono cambiate, ma altre no.
Perchè i veri muri, quelli che fanno fatica a essere eliminati, sono costruiti ogni giorno dall'uomo per separalo dai suoi simili. Non sono solo simboli effimeri, ma vere e proprie barriere alla cresciuta spirituale delle persone.
L'indifferenza, l'odio razziale, i pregiudizi, le discriminazioni oggi più che mai attecchiscono in tutti i territori del pianeta.
Vedrete che le celebrazioni mastodontiche, che accompagneranno la Germania per una settimana intera, non si sposteranno tanto dal piano politico in cui vengono collocate.
Ma non esisteranno mai popoli uniti veramente, se i muri nelle coscienze continuano a restare ben saldi.
Forse sarebbe bene che da Berlino arrivasse un appello sincero per provare a demolire anche quelli.
Nel novembre del 1989 le picconate non solo abbatterono dei blocchi di cemento, ma riuscirono a scardinare dalla base degli equilibri che avevano mantenuto una certa stabilità in un mondo diviso in due blocchi.
Da quel giorno molte cose sono cambiate, ma altre no.
Perchè i veri muri, quelli che fanno fatica a essere eliminati, sono costruiti ogni giorno dall'uomo per separalo dai suoi simili. Non sono solo simboli effimeri, ma vere e proprie barriere alla cresciuta spirituale delle persone.
L'indifferenza, l'odio razziale, i pregiudizi, le discriminazioni oggi più che mai attecchiscono in tutti i territori del pianeta.
Vedrete che le celebrazioni mastodontiche, che accompagneranno la Germania per una settimana intera, non si sposteranno tanto dal piano politico in cui vengono collocate.
Ma non esisteranno mai popoli uniti veramente, se i muri nelle coscienze continuano a restare ben saldi.
Forse sarebbe bene che da Berlino arrivasse un appello sincero per provare a demolire anche quelli.
| 9 ottobre 2009
Oggi è stato assegnato, con una certa sorpresa, il Premio Nobel per la Pace al Presidente Americano Barack Obama.
Dopo solo un anno dall'insediamento alla Casa Bianca, forse è un riconoscimento un pò precoce, ma di sicuro sprone per chi lo riceve.
Certo Obama ha avuto il pregio di cambiare fin da subito il clima mondiale, perchè ha mostrato come si possano affrontare diversamente le tante crisi: non più con la forza e le ostilità, ma con un nuovo spirito costruttivo. Anche verso l'ambiente e le etnie del pianeta.
Non dimentichiamoci poi che l'operazione non è semplice, infatti gli Stati Uniti devono gestire ancora due guerre in corso (con una recente richiesta dei militari di aumentare i contingenti presenti in loco) e una crisi economica durissima.
Il Nobel al capo della maggiore potenza della terra diventa così un'investitura ad emissario di buona volontà verso un progresso di pace che ora deve essere portato avanti.
In pratica un premio che, in proiezione, va a chi ha avuto il coraggio di iniziare la politica della mano tesa nel tentativo di una riconciliazione globale, che però non ha avuto il coraggio di incontrare l'altro premio Nobel della Pace, il Dalai Lama.
Ma diciamola tutta.
A Obama i premi come "migliore" glieli danno gli altri. Invece da noi i Presidenti semplicemente si autoproclamano (da soli) come i più bravi. Una differenza non da poco.
Buon week end.
Dopo solo un anno dall'insediamento alla Casa Bianca, forse è un riconoscimento un pò precoce, ma di sicuro sprone per chi lo riceve.
Certo Obama ha avuto il pregio di cambiare fin da subito il clima mondiale, perchè ha mostrato come si possano affrontare diversamente le tante crisi: non più con la forza e le ostilità, ma con un nuovo spirito costruttivo. Anche verso l'ambiente e le etnie del pianeta.
Non dimentichiamoci poi che l'operazione non è semplice, infatti gli Stati Uniti devono gestire ancora due guerre in corso (con una recente richiesta dei militari di aumentare i contingenti presenti in loco) e una crisi economica durissima.
Il Nobel al capo della maggiore potenza della terra diventa così un'investitura ad emissario di buona volontà verso un progresso di pace che ora deve essere portato avanti.
In pratica un premio che, in proiezione, va a chi ha avuto il coraggio di iniziare la politica della mano tesa nel tentativo di una riconciliazione globale, che però non ha avuto il coraggio di incontrare l'altro premio Nobel della Pace, il Dalai Lama.
Ma diciamola tutta.
A Obama i premi come "migliore" glieli danno gli altri. Invece da noi i Presidenti semplicemente si autoproclamano (da soli) come i più bravi. Una differenza non da poco.
Buon week end.
| 18 settembre 2009
Ennesima strage ieri nelle zone di guerra afghane.
Le chiamano "Missioni di pace", ma in realtà di pacifico le bombe non hanno niente. E' solo la magia delle parole politiche.
Ci sono svariati contingenti militari che occupano inutilmente da anni territori infidi e costellati di pericoli. Gli stessi russi qualche decennio fa abbandonarono l'Afghanistan dopo una lunga e sanguinosa invasione che non portò assolutamente a niente, se non a mettere il paese nelle mani dei pericolosi Talebani. E non usarono certo i guanti di velluto nei bombardamenti e negli scontri a terra!
Ancora una volta siamo a chiederci che cosa serva un esercito straniero in uno Stato canaglia, se non è accompagnato da un concreto progetto politico interno.
Dopo anni d'intervento della Nato, dell'Onu, degli USA, dopo migliaia di soldati caduti e miliardi di euro spesi (all'Italia il solo Afghanistan è costato fin'ora più di 2 miliardi e mezzo, 5.000 miliardi di vecchie lire!), che cosa è cambiato in realtà?
La democrazia è ben lungi dall'essere instaurata e il mercato della droga è più florido che mai.
Allora a cosa serve immolare le vite di giovani soldati che, tra l'altro, devono operare nell'ipocrisia di non potersi difendere come in una guerra vera?
Il fallimento delle precedenti missioni in Somalia, in Libano, in Iraq la dice lunga sulle promesse dei falsi incantesimi.
Le risposte reali spettano ai Governi, ma potete scommetterci, arriveranno a spizzichi e bocconi. Se mai arriveranno.
Triste week questo, tra il cordoglio di una nazione intera.
Le chiamano "Missioni di pace", ma in realtà di pacifico le bombe non hanno niente. E' solo la magia delle parole politiche.
Ci sono svariati contingenti militari che occupano inutilmente da anni territori infidi e costellati di pericoli. Gli stessi russi qualche decennio fa abbandonarono l'Afghanistan dopo una lunga e sanguinosa invasione che non portò assolutamente a niente, se non a mettere il paese nelle mani dei pericolosi Talebani. E non usarono certo i guanti di velluto nei bombardamenti e negli scontri a terra!
Ancora una volta siamo a chiederci che cosa serva un esercito straniero in uno Stato canaglia, se non è accompagnato da un concreto progetto politico interno.
Dopo anni d'intervento della Nato, dell'Onu, degli USA, dopo migliaia di soldati caduti e miliardi di euro spesi (all'Italia il solo Afghanistan è costato fin'ora più di 2 miliardi e mezzo, 5.000 miliardi di vecchie lire!), che cosa è cambiato in realtà?
La democrazia è ben lungi dall'essere instaurata e il mercato della droga è più florido che mai.
Allora a cosa serve immolare le vite di giovani soldati che, tra l'altro, devono operare nell'ipocrisia di non potersi difendere come in una guerra vera?
Il fallimento delle precedenti missioni in Somalia, in Libano, in Iraq la dice lunga sulle promesse dei falsi incantesimi.
Le risposte reali spettano ai Governi, ma potete scommetterci, arriveranno a spizzichi e bocconi. Se mai arriveranno.
Triste week questo, tra il cordoglio di una nazione intera.
| 20 luglio 2009
Era il 20 luglio di 40 anni fa, quando milioni di persone dai televisori in bianco e nero ammiravano lo sbarco di un astronauta americano sulla Luna.
Dissero che fu un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l'umanità.
Da allora però più nessuno è salito sul nostro satellite e così quella corsa nello spazio ha assunto il sapore di una mera sfida da vincere tra statunitensi e russi. E non solo per la tecnologia, visto che il mondo era diviso in due blocchi antagonisti.
Forse l'Apollo era un razzo dai contenuti psicologici speciali, i cui muscoli dovevano intimorire le scelte politiche del mondo. Però di eccezionali altri ritorni per l'umanità da quel viaggio non ne abbiamo poi avuti.
Ora dopo tanto tempo si torna a parlare di una nuova base spaziale permanente sulla Luna, ma il significato è diverso da quei tempi lontani.
Intanto in queste notti d'estate il nostro satellite continua a sorriderci, pensando che ai giorni nostri nessuno sulla Terra ha ancora ben capito nemmeno come si è formato. Questioni di scienza e fantascienza, insomma.
Ma lo spazio continua ad affascinarci, perchè l'ignoto ha da sempre attirato verso di sè la voglia di scoperta del piccolo uomo universale.
E allora si accendono i razzi per non attizzare le polveri.
Dissero che fu un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l'umanità.
Da allora però più nessuno è salito sul nostro satellite e così quella corsa nello spazio ha assunto il sapore di una mera sfida da vincere tra statunitensi e russi. E non solo per la tecnologia, visto che il mondo era diviso in due blocchi antagonisti.
Forse l'Apollo era un razzo dai contenuti psicologici speciali, i cui muscoli dovevano intimorire le scelte politiche del mondo. Però di eccezionali altri ritorni per l'umanità da quel viaggio non ne abbiamo poi avuti.
Ora dopo tanto tempo si torna a parlare di una nuova base spaziale permanente sulla Luna, ma il significato è diverso da quei tempi lontani.
Intanto in queste notti d'estate il nostro satellite continua a sorriderci, pensando che ai giorni nostri nessuno sulla Terra ha ancora ben capito nemmeno come si è formato. Questioni di scienza e fantascienza, insomma.
Ma lo spazio continua ad affascinarci, perchè l'ignoto ha da sempre attirato verso di sè la voglia di scoperta del piccolo uomo universale.
E allora si accendono i razzi per non attizzare le polveri.
| 26 giugno 2009
Una carriera iniziata a 5 anni, 750 milioni di dischi comprati dai fans di tutto il mondo con la canzone più venduta in assoluto (Thriller), una leggenda della musica pop si è spenta stanotte a soli 50 anni.
Michael Jackson può considerarsi una di quelle persone che hanno lasciato un'impronta indelebile del loro passaggio su questa terra. Insieme alla sua coetanea Madonna, è stato la più grande star musicale degli ultimi decenni.
Michael ha voluto essere un innovatore anche nei costumi. Un perenne Peter Pan che ha modificato persino il suo corpo snodato, trasformandolo integralmente da nero a bianco, pur di fermare il tempo e di stupire le platee.
La vita gli ha dato tutto (a meno di 30 anni era già un ricchissimo miliardario in dollari!) e gli ha tolto tutto.
Jackson ha conosciuto l'infamia di accuse pesanti per pedofilia (poi cadute nel nulla) ed è morto con una montagna di debiti (si parla di 400 milioni di US$).
Era malato al fegato, al cuore e persino la sua pelle sbiancata si era ribellata.
Ma voleva tornare sulle scene anche per risanare la sua situazione finanziaria. Quasi 1.000.000 biglietti erano già stati venduti per i suoi concerti che avrebbero dovuto iniziare a luglio. I produttori erano già in fermento e, sentendo profumo di soldi, avevano aumentato il numero di date infischiandosene del suo stato di salute.
Jacko aveva cominciato ad allenarsi ed il suo cuore non ha retto questo ultimo sforzo, o forse un'iniezione di calmante gli è stata fatale.
Ma se chiudete gli occhi la sua musica è ancora nell'aria.
Addio coscritto.
Michael Jackson può considerarsi una di quelle persone che hanno lasciato un'impronta indelebile del loro passaggio su questa terra. Insieme alla sua coetanea Madonna, è stato la più grande star musicale degli ultimi decenni.
Michael ha voluto essere un innovatore anche nei costumi. Un perenne Peter Pan che ha modificato persino il suo corpo snodato, trasformandolo integralmente da nero a bianco, pur di fermare il tempo e di stupire le platee.
La vita gli ha dato tutto (a meno di 30 anni era già un ricchissimo miliardario in dollari!) e gli ha tolto tutto.
Jackson ha conosciuto l'infamia di accuse pesanti per pedofilia (poi cadute nel nulla) ed è morto con una montagna di debiti (si parla di 400 milioni di US$).
Era malato al fegato, al cuore e persino la sua pelle sbiancata si era ribellata.
Ma voleva tornare sulle scene anche per risanare la sua situazione finanziaria. Quasi 1.000.000 biglietti erano già stati venduti per i suoi concerti che avrebbero dovuto iniziare a luglio. I produttori erano già in fermento e, sentendo profumo di soldi, avevano aumentato il numero di date infischiandosene del suo stato di salute.
Jacko aveva cominciato ad allenarsi ed il suo cuore non ha retto questo ultimo sforzo, o forse un'iniezione di calmante gli è stata fatale.
Ma se chiudete gli occhi la sua musica è ancora nell'aria.
Addio coscritto.
