| 3 giugno 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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IL CENTRO DEL MONDO? L'ITALIA!

E' una domanda che mi pongo da tempo, finalmente posso darmi una risposta.
Me lo ero già chiesto in Sri Lanka, penso di averlo già fatto notare altra volta, quando sulle prima pagina del giornale più diffuso spiccava la notizia di Berlusconi e di Ruby.
Poi ho pensato, va beh! è una questione di giornalisti che non possono scrivere nulla di cosa accade a casa loro, e devono ben dire qualcosa.
Mi son riproposto la domanda in questi ultimi tempi. Possibile che l'unica preoccupazione della Commissione Europea sia il bilancio dello Stato italiano, con tutti i problemi che ha l'Unione, non ultima la Brexit?
Si vede che noi siamo molto importanti, tanto che lo sforare di qualche decimo il 2% del nostro disavanzo ha avuto molta più risonanza della la svalutazione, due o tre anni fa, dell'euro rispetto al franco svizzero, che vuol dir poco, e al dollaro, che significa molto di più.
Come mai nessun Alto Commissario ha chiesto negli anni passati a Prodi o D'Alema o ai vari governi che si son susseguiti come pensavano di far fronte agli impegni che si era assunta l'Italia?
Quando solo degli ottimisti ed europeisti come me,contro ogni ragionevolezza, credevano ancora nel miracolo di poterne rispettare i parametri di natura economica?
Che Roma sia diventata il "caput mundi" ne ho avuto conferma qualche giorno prima delle elezioni, quando l'ONU, che rappresenta USA, Russia, Cina, Francia, Inghilterra e le altre centinaia di stati esistenti nel mondo, ha avuto il tempo di preoccuparsi di una trafugata bozza di legge, mai vista o approvata dal nostro Palamento!
Si scherza, gente, ma non si creda che la "confraternita" che spande per il mondo, dipingendolo in nero, tutto e solo quello che è contro il suo gretto interesse o la sua candida ideologia, faccia bene all'Italia!

Gennaro Guala
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Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

| 24 maggio 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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Il noto accademico Claudio Magris ha scritto un pezzo sul "Corriere della Sera", di mercoledì 22 maggio, titolato "Il mio incontro con Macron".
Un incontro che Macron dedica, a porte chiuse, ad un certo numero di noti intellettuali, scrittori, saggisti, romanzieri e architetti provenienti da tutte le parti del mondo.
Che sia a porte chiuse, lo si nota anche dalla fotografia dell'incontro, dove Macron compare con una ospite illustre dietro a una grande porta a vetri, ermeticamente chiusa.
Infatti parlar di politica avrebbe messo in difficoltà Macron, che sarebbe stato costretto a ricordare i gilet gialli o le periferie di Parigi o Marsiglia.
O magari l'Unione Europea, da trasformare in una "patria europea" con una Costituzione comune, come era stata pensata agli inizi del 2000, che la Francia aveva affossato con il referendum del 2005, buon compagna dei Paesi Bassi.
"Il naufragio della costituzione Europea, le spoglie di quello che avrebbe dovuto essere un super governo europeo, vennero fatte a pezzi e i paesi più forti si accaparrarono i ruoli di maggior rilievo.
Oggi, di fatto, la Germania esercita le funzioni di Cancelliere e Ministro dell'Economia dell'Europa. E la Francia quello di Ministro degli Esteri e della Difesa". Sono parole di Prodi e non di Salvini.
E Magris forse non avrebbe potuto esimersi dal chiedere a Macron come mai blocchi gli immigrati a Ventimiglia.
Sembra però che la politica non sia cultura.
Non è neppure cultura il parlare del falò di Notre Dame, affidata alla cura - come proprietà dello Stato - ai Beni Culturali francesi.
Tuttavia Magris, magari senza volerlo, un ironico appunto al Presidente l'ha fatto, ricordando come alla costruzione della "patria europea" contribuisca in modo determinante "la cultura musicale, soprattutto nell'opera in cui confluiscono fermenti e motivi plurisecolari o fuggitivi, le tragedie, le farse, le commedie di quell'epopea e enciclopedia della vita che si chiama Europa"
Oso sperare che, parlando di cultura musicale, non si riferisse al frastuono da discoteca che accompagnava le inguainate fanciulle che sculettavano davanti alla Piramide del Louvre in attesa del Vincitore.

Gen Guala
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| 23 aprile 2019

Riceviamo e pubblichiamo.

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A Pasqua i pensieri dovrebbero tutti essere lieti.
Poi, in questo mondo globalizzato, mi hanno rattristato le notizie giunte dallo Sri Lanka.
Non lo vedevo più come terra di attentati, conclusa ormai da tempo, al nord del paese, la guerra fra cingalesi con i tamil. Anche allora di attentati ce n'erano, ma non così impressionanti: la guerra era crudele, ma le bombe che esplodevano ogni tanto a Colombo non impressionavano più di tanto.
Con un poco di cinismo, mi sembrava l'opera di dilettanti, anche se causavano morti. Ma sono rimasto stranito di fronte alle stragi di adesso, sapendo che una delle bombe è esplosa al Cinnamon Grand, dove pernottavo durante i miei viaggi e dove nel suo atrio spazioso e vivacissimo ho incontrato tanta gente durante i miei soggiorni, e un'altra nella chiesa di Negombo, centro posto qualche chilometro a nord dell'aeroporto, dove ho iniziato a fermarmi quando il traffico a Colombo è diventato infernale.
Constato che questi atti sono diretti soprattutto contro cattolici, che sono una piccola minoranza, e stranieri; non turisti italiani, che non vanno certamente a bagnarsi nelle acque dell'oceano Indiano in un periodo di monsoni.
Ci saranno gli esperti di geopolitica che ci diranno tutto; qualche inviato dalla RAI ancora di più.
La nostra ambasciata è sempre così impegnata a concedere visti per i cingalesi desiderosi di venire a lavorare in Italia, che dubito possa dare molti chiarimenti alla Farnesina.
Ne sanno più loro di noi, in Sri Lanka, che noi di loro, anche se ci sono molte aziende italiane che producono là quello che poi vendono in giro per il mondo.
Per dirne una, lo scandalo Ruby era su tutte le prime pagine dei giornali. Chi passava queste notizie alla stampa, a gente che non sapeva neppure chi fosse Berlusconi? A che pro? Me lo sono chiesto più volte.
A parte gli attentati, lo Sri Lanka, in cui alle imprese cinesi sono affidati i lavori più impegnativi, dovrebbe essere un monito per chi pensa che la Cina vada in giro a regalare soldi senza uno scopo.
A meno che i cingalesi ragionino come noi: incominciamo a prendere, per pagare c'è sempre tempo.

Gennaro Guala
Bergamo Domenica di Pasqua
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| 30 gennaio 2019

Riceviamo e pubblichiamo.
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I nostri commentatori televisivi strappano proprio le parole di bocca.
Sono sempre tutti profondamente turbati da quanto succede nel Mediterraneo, ma sono pronto a scommettere che nessuno di loro ha mai ospitato un migrante, che potrebbero mantenere tranquillamente con lo stipendio che ricevono per fare propaganda elettorale così come voluta dal loro editore.
Preferiscono, al caso, i filippini.
Detto questo, una premessa: sono convintissimo che l'Italia non rispedirà al loro paese tutti clandestini, perché non è in grado di farlo e neppure, visto in prospettiva, gli conviene.
In prospettiva, non domani o dopodomani.
Sono altresì convinto che nel giro di quarant'anni in Italia prospererà o soffrirà una società multietnica, dato che ora ogni famiglia in media ha meno di due figli. Il principio dei vasi comunicanti dice che inevitabilmente un vaso vuoto alla fine si riempie con quanto trabocca dal quello vicino stracolmo.
Ma è su Sea Watch che voglio dire alcune cose.
Primo, che è uno sprovveduto il comandante che riesce a infilare una nave in onde alte dieci metri nel Mediterraneo.
A meno che i dieci metri vadano misurati con lo stesso metro usato per la burrasca nella rada di Siracusa, con ondine difficili perfino a vedersi.
Secondo, che essendo il serbatoio dei due cessi chimici colmo, bisognava sbarcare i migranti, non per altre ragioni che possono avere la loro validità e mille ragioni, ma per non inquinare il mare.
Si può essere più cretini!
Terzo: a parte il comandante, una ONG manda a recuperare, a salvare, naufraghi in pericolo con una vecchia carretta per cui non ha speso due soldi ed una settimana di tempo per montare in sottocoperta una cinquantina di letti a castello e cinque più cinque docce con l'acqua calda.
E una batteria di tre più tre cessi, magari in coperta.
E qualche quintale di cibo in cambusa?
Ma nessuno, queste cose, se le chiede e le dice.
E chi lo fa, non conta una mazza.

Gennaro Guala
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| 27 dicembre 2018

Vi lascio da leggere il mio ultimo editoriale pubblicato da QUI BERGAMO e QUI BRESCIA.
Auguri a tutti!
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Questo mese di dicembre sarà ricordato anche per ciò che sta succedendo al di là delle Alpi. Inizialmente i media hanno fatto fatica a dare la notizia di quanto stava accadendo realmente in Francia, forse per inefficienza, o più probabilmente per timore di un effetto contagio. E ciò non è bello, proprio per chi invoca la tanto agognata libertà di stampa. In realtà, decine di migliaia di Gilet Gialli hanno messo a ferro e fuoco Parigi in una serie di manifestazioni spontanee e popolari, dagli sfumati colori politici. Per fortuna c'è la rete che, via social, ha contributo a render nota la dura protesta in tutto il mondo. Cosa è successo è semplice da capire: la gente comune è esasperata per un'insostenibile imposizione fiscale ed una politica di austerity che non hanno niente da invidiare a quelle italiane. E quando il popolo non arriva a fine mese, gli animi si accendono in un attimo, anche perchè i francesi non sono buoni e pazienti come gli italiani. La cosa impressionante è che a Parigi è scesa in piazza gente di ogni genere: anziani, impiegati, operai, casalinghe e tanti giovani. Così l’arrogante Macron e la sua elite di poteri finanziari hanno palesemente sottovalutato il fenomeno ed ora non sono più in grado di controllarlo. I francesi indossano un giubbino giallo catarifrangente, forse preso da sotto il sedile dell’auto, e sventolano bandiere dal nazional tricolore, senza riconoscersi in nessun vecchio partito. Da tempo, in Francia le tasse erano già particolarmente alte, tanto che negli anni passati numerosi personaggi pubblici avevano persino chiesto di cambiare cittadinanza, In pratica la politica, non solo francese, non ha capito di essere arrivata al limite estremo. E’ bastato un aumento del costo della benzina e la rivolta ha subito preso fuoco. Questa è l’Europa dei bilanci, della globalizzazione, delle banche, degli affaristi, dei salotti bene, degli Junker che hanno l’arroganza di presentarsi brilli alle riunioni on due scarpe diverse, degli sconosciuti Macron che pensano di essere diventati dei Re Sole solo grazie ad un voto elettorale. Il popolo vero, quello che deve far quadrare i conti ad ogni mese, è tutta un’altra cosa. Se ne sbatte dello spread, dei paroloni degli economisti, della teorizzata decrescita felice, del falso buonismo e delle tante promesse. Il futuro è sempre troppo in là, quando non quadra nemmeno il presente e se il portafoglio è vuoto, la dignità economica della famiglia svanisce in un attimo. Allora le troppe differenze sociali stridono, scaldano gli animi, fomentano la tensione, e ora in molti paesi europei, tra i quali Belgio, Bulgaria e Germania, i gilet gialli cominciano ad esser indossati da parecchie persone. Così l'Europa delle ricche lobbies adesso se la fa sotto, perchè le ghigliottine non sono solo un fantasioso ricordo, ma storia vera! Detto questo, non mi resta che augurarvi Buone Feste, anche se tinte di giallo.
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| 14 dicembre 2018

Capita di sbagliare nella vita, l'importante è ammettere i propri errori e sapervi porre rimedio.
Di sicuro l'Unione Europea ha dimostrato di essere al di sotto delle aspettative dei suoi cittadini.
Nel tempo si è rivelata inefficiente, antieconomica, burocratica e arroccata su posizioni impopolari.
In economia, negli ultimi 10 anni, è stata la zona che è cresciuta meno tra tutte le altre.
Poi, le tensioni sociali stanno salendo alle stelle in molti paesi e la voglia di exit ormai sta dilagando.
Nella prossima primavera ci saranno le elezioni europee e ne vedremo delle belle, perchè i cosiddetti partiti storici ormai raccolgono consensi davvero limitati, mentre aumentano i sovranisti, i populisti e i nazionalisti.
E' sempre stato così durante le dure crisi economiche, la Germania docet, ma sembra che tutti i potenti se lo siano dimenticato.
Inoltre la vecchia e sgangherata Europa è stretta tra due grandi potenze, gli Stati Uniti e la Cina, con cui non è nemmeno più in grado di competere sui mercati.
Il futuro passerà da lì, con le altre nazioni emergenti, tra cui India e Russia, che sono pronte pronte a farsi un sol boccone dei vari Juncker, Moscovici, Macron e Merkel di turno.
D'altronde i vecchi e presuntuosi imperi da sempre nascono, crescono e finiscono.
Perchè così va il mondo.

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| 5 dicembre 2018

I media hanno fatto fatica a dare la notizia di quanto stava accadendo realmente in Francia, forse per inefficienza, o più probabilmente per timore di un effetto contagio.
In realtà, decine di migliaia di Gilet Gialli hanno messo a ferro e fuoco Parigi in una protesta spontanea e popolare dagli sfumati colori politici.
Per fortuna c'è la rete che, via social, ha contributo a render nota la protesta in tutto il mondo.
Cosa è successo è semplice da capire: la gente comune è esasperata per un'elevata imposizione fiscale ed una politica di austerity che non hanno niente da invidiare a quelle italiane.
E quando il popolo non arriva a fine mese, gli animi si accendono in un attimo, anche perchè i francesi non sono buoni e pazienti come gli italiani.
Così Macron e la sua elite di poteri finanziari hanno palesemente sottovalutato il fenomeno ed ora non sono più in grado di controllarlo.
Ma c'è di più.
In molti paesi europei, tra i quali Belgio, Bulgaria e Germania, i gilet gialli cominciano ad esser indossati da parecchie persone.
E l'Europa delle ricche lobbies adesso se la fa sotto, perchè le ghigliottine non sono solo un fantasioso ricordo, ma storia vera!

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| 25 luglio 2018

Verso la fine di luglio una notizia ha riempito i giornali e le TV di tutto il mondo, ma soprattutto di quelli italiani: la grave ed inattesa malattia dell’amministratore delegato del gruppo FCA e presidente della Ferrari, Sergio Marchionne.
Improvvisamente sabato 21 luglio la Fiat ha riunito il suo CdA e ha provveduto a sostituirlo con altri quattro managers, perché Marchionne, secondo John Elkann non sarebbe più potuto tornare al lavoro.
Così sono iniziati i solenni de prufundis nei confronti di un uomo della finanza a cui i suoi azionisti devono molto, forse tutto.
Probabilmente senza di lui la storica casa automobilistica torinese sarebbe irrimediabilmente fallita già nel 2003.
Come sempre in Italia c’è stato chi lo ha dipinto come un santo e chi lo ha descritto come un diavolo.
Venerato e odiato nello stesso momento, ma con una caratteristica che contraddistingue chi nella vita sa salire in alto: la profonda solitudine degli uomini potenti.
Marchionne si è spento oggi 25 luglio in una clinica di Zurigo.
Mi piace ricordarlo come un uomo d’impresa, capace di fare, citando una sua frase che amava spesso ripetere: “Il vero valore di un leader non si misura da quello che ha ottenuto durante la sua carriera, ma da quello che ha dato. Non si misura dai risultati che raggiunge, ma da ciò che è in grado di lasciare dopo di sé.”
E’ un pensiero filosofico, più che aziendale.
Un concetto stridente col capitalismo globalizzato dei giorni nostri, che tende a far prevalere il denaro sull’essere umano, che esalta il successo economico e che condanna il fallimento imprenditoriale.
RIP.

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| 2 ottobre 2017

Ieri in Spagna abbiamo assistito alla vergognosa imbecillità della moderna democrazia europea.
Un premier stolto come Rajoy ha per anni trascinato maldestramente, nella più ottusa visione politica, le velleità indipendentiste della Catalogna.
Invece che concedere nel tempo maggiore autonomia e permettere un referendum democratico, che probabilmente non avrebbe avuto la maggioranza dei consensi, ha schierato la Polizia, chiuso molti seggi e aggredito i dimostranti.
Alla fine è riuscito a votare solo il 42% degli aventi diritto e di questi il 90% si è espresso per una nuova repubblica catalana.
L'esempio passato della Gran Bretagna, con le sue lungimiranti concessioni liberiste alla Scozia, non è servito a niente.
Così il premier spagnolo, grazie ad un re silente e codardo, ha duplicato l'atteggiamento arrogante e bellicoso che fu di Belgrado in Jugoslavia.
Ma la storia insegna sempre, anche a chi non la sa ascoltare e sappiamo bene cosa sia poi accaduto nei Balcani.
Insomma una pagina umiliante della lunga monarchia spagnola, accompagnata dal silenzio dell'Unione Europea che, come al solito, non sa mai che pesci pigliare.
Perchè il ricorso alla violenza di Stato dimostra sempre l'imbecillità del governate.

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| 8 maggio 2017

Ieri la Francia ha eletto il suo più giovane Presidente di sempre: Emmanuel Macron, 39 anni.
Di vecchio Macron ha solo la 64enne moglie, la sua ex insegnante di liceo, per il resto è davvero un astro nascente della politica d'oltre alpe.
E' un uomo il cui successo misterioso si deve in buona misura alla crisi concomitante dei due principali partiti storici francesi.
Lui ha una posizione che non lo colloca distintamente da qualche parte, ma che non lo fa sembrare comunque un uomo di completa rottura.
“Né di destra, né di sinistra”, ministro della Repubblica per due anni ma fuori dai giochi di partito, di ispirazione liberale in economia e di sinistra sulle questioni sociali.
Insomma uno fuori dagli schemi e dai preconcetti, sia politici che partitici.
Nel senso che non è facile interpretarlo e lo si potrebbe definire, in teoria, come un tradizional-innovatore.
Così la Le Pen è sembrata troppo estremista e ai francesi è bastata e avanzata la rivoluzione del lontano 1789.
Altre teste rotolanti non si addicevano troppo ai tempi moderni e soprattutto alla crisi europea in atto.
Allora a Macron non è restato che vincere e i sondaggisti, per una volta, non hanno sbagliato le previsioni.
E tanti sono i contenti e molti sono gli scontenti.

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