| 22 aprile 2010
Oggi è la giornata mondiale della Terra.
E' da oltre centomila anni che l'uomo la abita. Inizialmente viveva in armonia con il suo pianeta, poi l'evoluzione lo ha portato a sfruttare tutte le risorse possibili anche a discapito dell'ambiente.
Siamo più di 6 miliardi di persone che vogliono mangiare, lavorare e divertirsi. Alcuni lo fanno in eccesso, molti altri non riescono nemmeno a sfamarsi.
Dati scientifici recenti hanno dimostrato che l'inquinamento dell'aria è arrivato fino alle pareti dell'Everest. Così i paesi ricchi lasciano la loro impronta indelebile persino nelle regioni più incontaminate.
E la Terra continua il suo cammino misterioso nell'universo infinito, portandoci in groppa senza nemmeno chiederci il pedaggio.
Come ringraziamento continuiamo a sfruttarla pensando che tanto non si lamenterà mai. Ma gli stessi Maya prevedevano che a fine 2012 (e ci siamo!), a seguito di un allineamento stellare unico, la Terra avrebbe detto basta. Speriamo in un errore madornale nelle previsioni astrali millenarie.
In questo contesto ci sarà posto per le generazioni future?
Forse no e allora l'uomo deve guardare più in là.
Cercando di conservare al meglio ciò che ha avuto in regalo e spingendo la sua conoscenza verso altri mondi che possano ospitarlo tra qualche migliaio di anni.
Supposto di arrivarci indenni.
E' da oltre centomila anni che l'uomo la abita. Inizialmente viveva in armonia con il suo pianeta, poi l'evoluzione lo ha portato a sfruttare tutte le risorse possibili anche a discapito dell'ambiente.
Siamo più di 6 miliardi di persone che vogliono mangiare, lavorare e divertirsi. Alcuni lo fanno in eccesso, molti altri non riescono nemmeno a sfamarsi.
Dati scientifici recenti hanno dimostrato che l'inquinamento dell'aria è arrivato fino alle pareti dell'Everest. Così i paesi ricchi lasciano la loro impronta indelebile persino nelle regioni più incontaminate.
E la Terra continua il suo cammino misterioso nell'universo infinito, portandoci in groppa senza nemmeno chiederci il pedaggio.
Come ringraziamento continuiamo a sfruttarla pensando che tanto non si lamenterà mai. Ma gli stessi Maya prevedevano che a fine 2012 (e ci siamo!), a seguito di un allineamento stellare unico, la Terra avrebbe detto basta. Speriamo in un errore madornale nelle previsioni astrali millenarie.
In questo contesto ci sarà posto per le generazioni future?
Forse no e allora l'uomo deve guardare più in là.
Cercando di conservare al meglio ciò che ha avuto in regalo e spingendo la sua conoscenza verso altri mondi che possano ospitarlo tra qualche migliaio di anni.
Supposto di arrivarci indenni.
| 23 dicembre 2009
Ogni volta è la stessa solfa.
Bastano pochi centimetri di neve per mandare in tilt un sistema paese.
Il maltempo ha però una caratteristica eccezionale: mette a nudo le deficienze strutturali ed organizzative delle nostre città.
Nonostante le previsioni meteorologiche annuncino con largo anticipo l'arrivo delle perturbazioni, frane, allagamenti, blocco dei trasporti, calo di tensione elettrica sono assicurati.
Il caos insomma è frutto di anni di cattiva programmazione delle nostre infrastrutture, non dei fiocchi di neve che accompagnano gli inverni da secoli.
E che dire della gestione dell'emergenza?
Migliaia di passeggeri vengono lasciati negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie senza uno straccio di informazioni. Ma costa così tanto, cari Amministratori Delegati, curarsi dei vostri clienti? Perchè non spiegare chiaramente come stanno le cose?
E che dire di tutti i militari chiusi nelle caserme che potrebbero dare una mano a spalare? Mi sembra che gli ottocento uomini impiegati qui al Nord siano un pò pochini rispetto alle esigenze di intere provincie.
Forse basterebbero una maggiore organizzazione e un migliore coordinamento per evitare certe spiacevoli situazioni.
Ma si sa: la neve prima o poi si scioglie da sola.
E tutto passa. Anche la rabbia della gente.
Bastano pochi centimetri di neve per mandare in tilt un sistema paese.
Il maltempo ha però una caratteristica eccezionale: mette a nudo le deficienze strutturali ed organizzative delle nostre città.
Nonostante le previsioni meteorologiche annuncino con largo anticipo l'arrivo delle perturbazioni, frane, allagamenti, blocco dei trasporti, calo di tensione elettrica sono assicurati.
Il caos insomma è frutto di anni di cattiva programmazione delle nostre infrastrutture, non dei fiocchi di neve che accompagnano gli inverni da secoli.
E che dire della gestione dell'emergenza?
Migliaia di passeggeri vengono lasciati negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie senza uno straccio di informazioni. Ma costa così tanto, cari Amministratori Delegati, curarsi dei vostri clienti? Perchè non spiegare chiaramente come stanno le cose?
E che dire di tutti i militari chiusi nelle caserme che potrebbero dare una mano a spalare? Mi sembra che gli ottocento uomini impiegati qui al Nord siano un pò pochini rispetto alle esigenze di intere provincie.
Forse basterebbero una maggiore organizzazione e un migliore coordinamento per evitare certe spiacevoli situazioni.
Ma si sa: la neve prima o poi si scioglie da sola.
E tutto passa. Anche la rabbia della gente.
| 30 novembre 2009
La pianura padana è messa molto male.
E' una delle zone più inquinate del mondo a causa della sua morfologia così chiusa a monte e a valle e della insistente presenza industriale.
Ma anche l'urbanizzazione è la più elevata d'Italia e da Torino a Trieste si presenta quasi una colata unica di cemento.
Da ieri piove intensamente e meno male, perchè a Bergamo le PM 10 avevano raggiunto il doppio del valore d'allarme (50 microgr/mc).
Si parla poco degli effetti nefasti sull'organismo di un inquinamento simile, ma i ricoveri ospedalieri per asma bronchiale e bronchite acuta sono di migliaia di persone all'anno nelle principali città. Senza contare i danni cronici, come il tumore al polmone.
Questo colpevole silenzio viene interpretato come un'impossibilità nel fare qualcosa di realmente efficace per risolvere il problema.
Falso, perchè l'informazione corretta consentirebbe una maggior sensibilizzazione di tutti gli abitanti. Allora alle prime due gocce di pioggia non si vedrebbero le strade intasate dalle auto.
E cosa si aspetta a bloccare gli accessi dei centro città al traffico privato? D'altronde a mali estremi, estremi rimedi.
Preservare il pianeta e la nostra salute non è solo un compito che riguarda sempre gli altri, ma è un dovere preciso di chi può farlo.
Per il momento affidiamoci al mastrolindo Giove Pluvio, ma per il futuro servono amministratori eco-coraggiosi.
E' una delle zone più inquinate del mondo a causa della sua morfologia così chiusa a monte e a valle e della insistente presenza industriale.
Ma anche l'urbanizzazione è la più elevata d'Italia e da Torino a Trieste si presenta quasi una colata unica di cemento.
Da ieri piove intensamente e meno male, perchè a Bergamo le PM 10 avevano raggiunto il doppio del valore d'allarme (50 microgr/mc).
Si parla poco degli effetti nefasti sull'organismo di un inquinamento simile, ma i ricoveri ospedalieri per asma bronchiale e bronchite acuta sono di migliaia di persone all'anno nelle principali città. Senza contare i danni cronici, come il tumore al polmone.
Questo colpevole silenzio viene interpretato come un'impossibilità nel fare qualcosa di realmente efficace per risolvere il problema.
Falso, perchè l'informazione corretta consentirebbe una maggior sensibilizzazione di tutti gli abitanti. Allora alle prime due gocce di pioggia non si vedrebbero le strade intasate dalle auto.
E cosa si aspetta a bloccare gli accessi dei centro città al traffico privato? D'altronde a mali estremi, estremi rimedi.
Preservare il pianeta e la nostra salute non è solo un compito che riguarda sempre gli altri, ma è un dovere preciso di chi può farlo.
Per il momento affidiamoci al mastrolindo Giove Pluvio, ma per il futuro servono amministratori eco-coraggiosi.
| 5 ottobre 2009
L'Italia è un paese proprio strano.
Da noi fatta la legge, si trova subito l'inganno e su quasi tutto.
Vogliamo parlare di abusivismo edilizio?
Al Sud assume dimensioni incredibili, tanto è vero che è diventato una regola, anzichè un'eccezione.
Ma c'è un problema in più. Il nostro territorio è per la maggior parte a rischio geologico, idrico, sismico e pure vulcanico. Quindi molte zone non solo sono sconsigliabili, ma addirittura pericolose per gli insediamenti urbani. Pensiamo per un momento alle falde del Vesuvio (che non è un vulcano inattivo!), dove migliaia di abitazioni sono state costruite illegalmente sulle pendici magmatiche della montagna. Si calcola che almeno ottocentomila persone potrebbero essere ad altissimo rischio in caso di eruzione.
Eppure non si fa niente, tranne che affidarsi alla Divina Provvidenza.
Così come non si fece niente il 9 ottobre del 1963 quando una frana (anche questa da troppo tempo annunciata) si divorò la diga del Vajont e i quasi 2.000 abitanti che vivevano nella valle ai suoi piedi.
Ancora una volta, oggi siamo a piangere cristianamente le oltre 50 vittime della provincia di Messina.
Forse sarebbe il momento di metter mano concretamente alla risoluzione dei problemi del nostro territorio.
Piuttosto che limitarci a riempire, sempre dopo, le numerose bare di chi corre inutili pericoli.
Da noi fatta la legge, si trova subito l'inganno e su quasi tutto.
Vogliamo parlare di abusivismo edilizio?
Al Sud assume dimensioni incredibili, tanto è vero che è diventato una regola, anzichè un'eccezione.
Ma c'è un problema in più. Il nostro territorio è per la maggior parte a rischio geologico, idrico, sismico e pure vulcanico. Quindi molte zone non solo sono sconsigliabili, ma addirittura pericolose per gli insediamenti urbani. Pensiamo per un momento alle falde del Vesuvio (che non è un vulcano inattivo!), dove migliaia di abitazioni sono state costruite illegalmente sulle pendici magmatiche della montagna. Si calcola che almeno ottocentomila persone potrebbero essere ad altissimo rischio in caso di eruzione.
Eppure non si fa niente, tranne che affidarsi alla Divina Provvidenza.
Così come non si fece niente il 9 ottobre del 1963 quando una frana (anche questa da troppo tempo annunciata) si divorò la diga del Vajont e i quasi 2.000 abitanti che vivevano nella valle ai suoi piedi.
Ancora una volta, oggi siamo a piangere cristianamente le oltre 50 vittime della provincia di Messina.
Forse sarebbe il momento di metter mano concretamente alla risoluzione dei problemi del nostro territorio.
Piuttosto che limitarci a riempire, sempre dopo, le numerose bare di chi corre inutili pericoli.
| 25 agosto 2009
Oggi il Presidente della Repubblica era sulle Dolomiti per la proclamazione delle stesse a patrimonio mondiale dell'umanità.
Un riconoscimento internazionale per la bellezza del paesaggio italiano, non sempre valorizzato a dovere.
Il nostro è un popolo spesso esterofilo, che preferisce il mondo al proprio paese. Così sappiamo tutto sulle isole caraibiche, ma molto meno sulle Eolie (anch'esse premiate dall'Unesco), o sulle Tremiti.
Fino a qualche anno fa dal turismo l'Italia ricavava miliardi di euro ed era la nazione più visitata in assoluto.
Poi una scarsa politica di informazione, ancor meno investimenti mirati e un'accoglienza a dir poco spocchiosa, ci hanno spinto indietro di parecchie posizioni.
Anche il Ministero per il Turismo era stato abolito dall'attuale Governo.
Adesso è tornato con a capo la rossa Brambilla.
Speriamo che sappia non solo affascinare il pubblico pagante, ma anche ritracciare una strada virtuosa in un settore per noi veramente strategico.
E vista la crisi dell'industria, sarebbe un bel risultato per tutta l'economia.
Un riconoscimento internazionale per la bellezza del paesaggio italiano, non sempre valorizzato a dovere.
Il nostro è un popolo spesso esterofilo, che preferisce il mondo al proprio paese. Così sappiamo tutto sulle isole caraibiche, ma molto meno sulle Eolie (anch'esse premiate dall'Unesco), o sulle Tremiti.
Fino a qualche anno fa dal turismo l'Italia ricavava miliardi di euro ed era la nazione più visitata in assoluto.
Poi una scarsa politica di informazione, ancor meno investimenti mirati e un'accoglienza a dir poco spocchiosa, ci hanno spinto indietro di parecchie posizioni.
Anche il Ministero per il Turismo era stato abolito dall'attuale Governo.
Adesso è tornato con a capo la rossa Brambilla.
Speriamo che sappia non solo affascinare il pubblico pagante, ma anche ritracciare una strada virtuosa in un settore per noi veramente strategico.
E vista la crisi dell'industria, sarebbe un bel risultato per tutta l'economia.
| 22 aprile 2009
Oggi in tutto il mondo è la giornata dedicata alla tutela della Terra.
Il nostro pianeta è la culla delle civiltà e la madre di ogni essere vivente. Siamo solo un puntino sperduto nell'infinito dell'universo, che sta viaggiando a velocità grandissima all'interno di un'immensa galassia.
E' una sfera bellissima colma di natura meravigliosa e di cose straordinarie in continua evoluzione.
Non abbiamo altri posti dove andare a vivere, perchè, anche se ci fossero, sarebbero troppo lontani per essere raggiunti in tempo utile. Ma continuiamo a deturpare, distruggere e abusare di una risorsa che non è illimitata. Ci consideriamo i padroni dominanti di un mondo con cui possiamo fare ciò che vogliamo. In un'arroganza di potere che diventa l'omicidio della natura.
Al di là di una questione di coscienza ambientale, si impone invece il rispetto umano verso la fonte dell'essenza suprema che ci dà cibo, energia, svago e futuro.
Siamo di passaggio in questo grande condominio globale e preservarlo è un dovere di tutti. Un impegno che deve essere profuso da 6 miliardi di persone, ma soprattutto da chi li governa.
Per l'oggi e ancor di più per il domani.
Il nostro pianeta è la culla delle civiltà e la madre di ogni essere vivente. Siamo solo un puntino sperduto nell'infinito dell'universo, che sta viaggiando a velocità grandissima all'interno di un'immensa galassia.
E' una sfera bellissima colma di natura meravigliosa e di cose straordinarie in continua evoluzione.
Non abbiamo altri posti dove andare a vivere, perchè, anche se ci fossero, sarebbero troppo lontani per essere raggiunti in tempo utile. Ma continuiamo a deturpare, distruggere e abusare di una risorsa che non è illimitata. Ci consideriamo i padroni dominanti di un mondo con cui possiamo fare ciò che vogliamo. In un'arroganza di potere che diventa l'omicidio della natura.
Al di là di una questione di coscienza ambientale, si impone invece il rispetto umano verso la fonte dell'essenza suprema che ci dà cibo, energia, svago e futuro.
Siamo di passaggio in questo grande condominio globale e preservarlo è un dovere di tutti. Un impegno che deve essere profuso da 6 miliardi di persone, ma soprattutto da chi li governa.
Per l'oggi e ancor di più per il domani.
| 9 aprile 2009
La caccia un tempo non era regolamentata come oggi e molte specie di animali selvatiche erano praticamente sparite dal nostro territorio.
Lupi, orsi, linci, galli cedroni, cervi, daini, stambecchi, aquile, falchi e aironi erano diventati una vera rarità.
Poi negli anni le foreste e i boschi nazionali si sono pian piano ripopolati, grazie anche a norme più restrittive che non consentono più di impallinare tutto quello che passa davanti ad un mirino.
La natura è anche diventata un business perchè incrementa il turismo in quelle aeree dove sono presenti gli animali più belli. Il Parco Nazionale d'Abruzzo e quello dello Stelvio ne sono un eccellente esempio.
Ma non tutti la pensano nello stesso modo e a Bergamo ed a Genova sono scoppiati due casi eclatanti.
Da noi c'è un bell'orso bruno che, dopo il risveglio dal letargo invernale, si è mangiato un paio di capre. Non sia mai! E allora allevatori e cacciatori sono già sul piede di guerra. Secondo loro, l'orso deve essere fucilato (soluzione proposta) o al massimo trasferito altrove (soluzione auspicata dai verdi), perchè le pecore orobiche non si devono toccare.
A Genova invece dei cinghiali, ormai addomesticati, vagano per i parchi cittadini e prendono il cibo dalle mani dei residenti. Ieri è intervenuta la Polizia per abbattere i bestioni, ma la popolazione si è ribellata e così verranno castrati (i cinghiali!) e portati vivi da un'altra parte.
Storie bestiali dall'incerto confine con l'intelligenza umana.
Lupi, orsi, linci, galli cedroni, cervi, daini, stambecchi, aquile, falchi e aironi erano diventati una vera rarità.
Poi negli anni le foreste e i boschi nazionali si sono pian piano ripopolati, grazie anche a norme più restrittive che non consentono più di impallinare tutto quello che passa davanti ad un mirino.
La natura è anche diventata un business perchè incrementa il turismo in quelle aeree dove sono presenti gli animali più belli. Il Parco Nazionale d'Abruzzo e quello dello Stelvio ne sono un eccellente esempio.
Ma non tutti la pensano nello stesso modo e a Bergamo ed a Genova sono scoppiati due casi eclatanti.
Da noi c'è un bell'orso bruno che, dopo il risveglio dal letargo invernale, si è mangiato un paio di capre. Non sia mai! E allora allevatori e cacciatori sono già sul piede di guerra. Secondo loro, l'orso deve essere fucilato (soluzione proposta) o al massimo trasferito altrove (soluzione auspicata dai verdi), perchè le pecore orobiche non si devono toccare.
A Genova invece dei cinghiali, ormai addomesticati, vagano per i parchi cittadini e prendono il cibo dalle mani dei residenti. Ieri è intervenuta la Polizia per abbattere i bestioni, ma la popolazione si è ribellata e così verranno castrati (i cinghiali!) e portati vivi da un'altra parte.
Storie bestiali dall'incerto confine con l'intelligenza umana.
| 6 aprile 2009
Dopo una sciame sismico che è durato parecchie settimane, poco prima dell'alba l'Abruzzo è stato colpito da una forte scossa del 9° grado (su 12) della scala Mercalli.
Molti edifici sono crollati e la lista delle persone decedute purtroppo si riempirà di ora in ora. I danni sono ingenti.
Ho fatto Protezione Civile per molti anni e so che questi eventi non scuotono unicamente la terra, ma anche i cuori. Tanta povera gente si ritrova nel dolore per aver perso non solo le cose, ma soprattutto gli affetti.
I luoghi che subiscono queste devastazioni si impregnano di un alone di tensione che diventa palpabile, come se un'energia maligna dal sottosuolo si spandesse sulla superficie e coprisse con una coltre invisibile ogni cosa.
La gente si sente impotente e vede distrutte le sue certezze di dominio sulla natura.
In questi momenti, dove il rispetto, il lavoro e la solidarietà dovrebbero prevalere su ogni cosa, sento invece parlare delle ennesime polemiche sulla possibile prevedibilità dei terremoti.
Oggi molto si sa su questi eventi naturali, ma poco si può fare per anticiparli. L'unica via è quella di costruire, come in Giappone, edifici antisismici di ottima fattura. Perchè il terremoto non uccide, mentre sono le costruzioni dell'uomo che fanno vittime.
Ma spesso è una via dimenticata e si preferisce allestire con miliardi di euro il ponte di Messina, piuttosto che risanare i vecchi edifici della nostra nazione.
Molti edifici sono crollati e la lista delle persone decedute purtroppo si riempirà di ora in ora. I danni sono ingenti.
Ho fatto Protezione Civile per molti anni e so che questi eventi non scuotono unicamente la terra, ma anche i cuori. Tanta povera gente si ritrova nel dolore per aver perso non solo le cose, ma soprattutto gli affetti.
I luoghi che subiscono queste devastazioni si impregnano di un alone di tensione che diventa palpabile, come se un'energia maligna dal sottosuolo si spandesse sulla superficie e coprisse con una coltre invisibile ogni cosa.
La gente si sente impotente e vede distrutte le sue certezze di dominio sulla natura.
In questi momenti, dove il rispetto, il lavoro e la solidarietà dovrebbero prevalere su ogni cosa, sento invece parlare delle ennesime polemiche sulla possibile prevedibilità dei terremoti.
Oggi molto si sa su questi eventi naturali, ma poco si può fare per anticiparli. L'unica via è quella di costruire, come in Giappone, edifici antisismici di ottima fattura. Perchè il terremoto non uccide, mentre sono le costruzioni dell'uomo che fanno vittime.
Ma spesso è una via dimenticata e si preferisce allestire con miliardi di euro il ponte di Messina, piuttosto che risanare i vecchi edifici della nostra nazione.
| 25 febbraio 2009
Ieri Berlusconi e Sarkozy, oltre che a confrontarsi sul livello di statura, hanno parlato anche di nucleare italiano.
Il nostro Premier ha annunciato pomposamente che l'Italia avrà le sue nuove centrali atomiche di terza (?) generazione già operative nel 2020.
Così come accadde oltre 20 anni fa quando le massaie italiane furono chiamate a discernere in materia con un referendum, anche oggi le informazioni in proposito sono date col contagocce.
Ad esempio.
Quanto costa una centrale? Qual'è il suo rendimento termodinamico? Qual'è il prezzo del kilowattora prodotto? Quanto tempo ci vuole per smantellarla quando avrà finito il suo ciclo vitale? Perchè non aspettare le centrali di 4^ generazione che sono già in avanzato stato di studio? Fusione o fissione nucleare? Quanta acqua è necessaria per raffreddarla e l'Italia dispone di questa quantità? Ci sono comunque emissioni nucleari durante l'attività? Dove verranno realizzate le nuove centrali? E in quali siti si stoccheranno le scorie radioattive?
Come vedete un conto è fare propaganda politica, un altro è parlare seriamente ai cittadini di scienza per convincerli su una cosa così importante.
Tutte le risposte alle domande di cui sopra le potete trovare anche in internet (v. wikipedia).
E' inutile che cerchiate sui giornali di oggi.
Non vi diranno un gran che, perchè si sa, la conoscenza richiede impegno e si fa prima a chiacchierare che a riflettere.
Il nostro Premier ha annunciato pomposamente che l'Italia avrà le sue nuove centrali atomiche di terza (?) generazione già operative nel 2020.
Così come accadde oltre 20 anni fa quando le massaie italiane furono chiamate a discernere in materia con un referendum, anche oggi le informazioni in proposito sono date col contagocce.
Ad esempio.
Quanto costa una centrale? Qual'è il suo rendimento termodinamico? Qual'è il prezzo del kilowattora prodotto? Quanto tempo ci vuole per smantellarla quando avrà finito il suo ciclo vitale? Perchè non aspettare le centrali di 4^ generazione che sono già in avanzato stato di studio? Fusione o fissione nucleare? Quanta acqua è necessaria per raffreddarla e l'Italia dispone di questa quantità? Ci sono comunque emissioni nucleari durante l'attività? Dove verranno realizzate le nuove centrali? E in quali siti si stoccheranno le scorie radioattive?
Come vedete un conto è fare propaganda politica, un altro è parlare seriamente ai cittadini di scienza per convincerli su una cosa così importante.
Tutte le risposte alle domande di cui sopra le potete trovare anche in internet (v. wikipedia).
E' inutile che cerchiate sui giornali di oggi.
Non vi diranno un gran che, perchè si sa, la conoscenza richiede impegno e si fa prima a chiacchierare che a riflettere.
| 11 febbraio 2009
La nostra Lombardia è carente di strade rispetto al numero di automobili che le percorrono.
Di aeroporti invece ne abbiamo a iosa.
Quelle che ci sono per la maggior parte si presentano vecchie, con una corsia per ogni senso di marcia e risalgono a tracciati antichi.
L'autostrada A4, nel tratto Brescia-Bergamo-Milano, ha presentato per decenni il più lungo intasamento d'Italia.
Grazie alla quarta corsia, inaugurata da poco, il problema è stato quasi totalmente risolto.
Circa 8 anni fa a Brescia fui invitato alla presentazione ufficiale della Brebemi (avvenuta davanti a Berlusconi), una nuova autostrada che, collegando Brescia a Milano, avrebbe dovuto risolvere buona parte delle code sulla A4.
Il tempo è passato e ovviamente (siamo in Italia) la Brebemi non è ancora partita. Ma tra poco inizieranno i lavori che dovrebbero finire nel 2012.
E siccome siamo in Italia (2), nella bassa pianura sono già cominciati i pianti dei 1.000 campanili e di chi vede i terreni attraversati dal lembo d'asfalto. Poco importa se il loro valore è triplicato.
E' stato persino scomodato l'amarcord dell'albero degli zoccoli, con cascine e agricoltori che piangono il loro panorama devastato dalla Brebemi!
Insomma, prima di poter far qualcosa di nuovo, inizia subito il bello dei disfattisti.
Di aeroporti invece ne abbiamo a iosa.
Quelle che ci sono per la maggior parte si presentano vecchie, con una corsia per ogni senso di marcia e risalgono a tracciati antichi.
L'autostrada A4, nel tratto Brescia-Bergamo-Milano, ha presentato per decenni il più lungo intasamento d'Italia.
Grazie alla quarta corsia, inaugurata da poco, il problema è stato quasi totalmente risolto.
Circa 8 anni fa a Brescia fui invitato alla presentazione ufficiale della Brebemi (avvenuta davanti a Berlusconi), una nuova autostrada che, collegando Brescia a Milano, avrebbe dovuto risolvere buona parte delle code sulla A4.
Il tempo è passato e ovviamente (siamo in Italia) la Brebemi non è ancora partita. Ma tra poco inizieranno i lavori che dovrebbero finire nel 2012.
E siccome siamo in Italia (2), nella bassa pianura sono già cominciati i pianti dei 1.000 campanili e di chi vede i terreni attraversati dal lembo d'asfalto. Poco importa se il loro valore è triplicato.
E' stato persino scomodato l'amarcord dell'albero degli zoccoli, con cascine e agricoltori che piangono il loro panorama devastato dalla Brebemi!
Insomma, prima di poter far qualcosa di nuovo, inizia subito il bello dei disfattisti.
